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Liu Xiaobo,
il dissidente cinese al quale è stato recentemente
assegnato il Premio Nobel per la Pace, è stato acclamato come
un campione dei diritti umani e della democrazia. La sua
incarcerazione da parte delle autorità cinesi per avere incitato
alla sovversione dello stato viene ampiamente considerata come una
ingiusta soppressione dei diritti della difesa da parte di uno stato
cinese intollerante al dissenso e ostile ai "valori universali". Ma
ciò che i resoconti occidentali hanno trascurato di menzionare è che
Carta 08, il manifesto che Liu ha preso parte a scrivere e la cui
firma ha portato al suo arresto, è più che una richiesta di diritti
politici e civili. E' il piano per rimodellare la Cina in una
replica della società USA e per eliminare le ultime tracce di
socialismo del paese. Se Liu avesse potuto fare ciò che voleva, la
Cina sarebbe: diventata un libero mercato, un paradiso della libera
impresa; avrebbe accettato volentieri la dominazione delle banche
straniere; tenuto le imposte al minimo e consentito la versione
cinese dei democratici e dei repubblicani per mantenere il paese
sicuro per le corporation, i banchieri e i ricchi investitori. Il
problema di Liu con il Partito Comunista non è che abbia proceduto
per la strada capitalista, ma che non si sia mosso abbastanza
lontano e che non abbia sistemato politicamente un sistema
repubblicano pluralista per facilitare l'agevole ed efficiente
operazione di una sfrenata economia capitalista.
Liu insegnava letteratura alla
Columbia University
come studioso in visita, ma se ne è andato improvvisamente
in patria nel 1989 per
partecipare alle proteste di Piazza
Tienanmen,
portando con se i valori pro-imperialisti che aveva assorbito negli
Stati Uniti. Per il suo ruolo nelle proteste - che miravano in
definitiva al rovesciamento del governo del Partito Comunista e a
promuovere un sistema economico e politico in stile USA–ha
servito due anni in prigione.
Liu è impegnato per un modello politico pluralista e
capitalista non ostacolato del tipo di cui è stato direttamente
testimone negli Stati Uniti. Carta 08, il comitato per il Nobel, il
governo USA e i mass media occidentali hanno tutti consacrato i
liberi mercati, la libera impresa e la democrazia rappresentativa
multi-partitica come "valori universali". Lo scopo è di screditare
qualunque sistema che sia in disaccordo con la democrazia
capitalista come fosse contro valori universali e perciò condannato
al fallimento.
Liu ha servito altro tempo in prigione negli anni '90 per avere
patrocinato la fine del dominio del Partito Comunista e la
conciliazione con il Dalai Lama sostenuto dalla CIA, una volta capo
di un'aristocrazia feudale che possedeva schiavi e viveva
sontuosamente sulle spalle dei servi tibetani, prima che l'Esercito
Popolare mettesse fine al suo dominio oppressivo.
L'ultimo arresto di Liu da parte delle autorità cinesi è
avvenuto nel dicembre 2008, dopo che ha firmato la Carta 08, un
manifesto che ha contribuito a scrivere. La carta è stata pubblicata
nel 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti
Umani e delle Libertà
(UDHRF)
ed è un riferimento a Carta 77, un manifesto anticomunista emanato
dai dissidenti in Cecoslovacchia. Mentre l'UDHRF
sostiene i diritti economici (il diritto al lavoro e a un livello di
vita adeguato per la salute e il benessere di se stessi e della
propria famiglia, compresi alimentazione, vestiario, abitazione e
cure sanitarie e servizi sociali necessari e il diritto alla
sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, inabilità, vedovanza,
vecchiaia e altre mancanze di mezzi di sussistenza oltre il proprio
controllo), gli unici diritti economici che Carta 08 appoggia sono
privilegi borghesi. Sotto questo aspetto, non è per nulla nello
stesso settore dell'UDHRF
e, significativamente, è emblematico del tipo del protocollo di
diritti umani troncati favorito negli Stati Uniti.
Il 24 giugno dello scorso anno Liu è stato accusato di
agitazione mirata alla sovversione del governo cinese e al
rovesciamento del sistema socialista. E' stato condannato e ora sta
servendo una condanna di 11 anni.
La stampa occidentale descrive Carta 08 come un "manifesto che
chiede riforme politiche, diritti umani e la fine del governo di un
partito", ma è più di questo. E' un manifesto per il funzionamento
non ostacolato del capitalismo in Cina.
La carta chiede un'economia di mercato libera e aperta, la
protezione della libertà di imprenditorialità, la privatizzazione
della terra e la protezione dei diritti di proprietà. I diritti di
proprietà, secondo i termini della carta, non si riferiscono al
diritto di possedere una casa o un'automobile o uno spazzolino per
uso personale ma la libertà degli individui di pretendere legalmente
il surplus economico prodotto dai contadini e dai lavoratori
salariati—il
diritto, cioè, attraverso la proprietà privata del capitale, di
sfruttare il lavoro di altri attraverso profitti, interessi e
rendite.
Mentre in Cina il capitalismo prospera, non prospera
incontrollato e senza alcuna supervisione da parte del
Partito Comunista. Nemmeno l'economia cinese è interamente posseduta
da privati. Molte imprese rimangono in mano statale. Gli estensori
di Carta 08 hanno in mente l'eliminazione di tutta la proprietà
statale e della pianificazione industriale–in
altre parole, lo scaricamento dei restanti elementi socialisti
nell'economia cinese. Allo stesso tempo, al Partito Comunista
come unica organizzazione di massa con impegno programmatico al
socialismo (magari da realizzarsi per intero in un lontano futuro) e
che preserva con zelo la libertà della Cina di operare al di fuori
dell'orbita imperialista USA, sarebbe richiesto di
abbandonare il suo ruolo guida nella società cinese. Il potere
politico passerebbe a dei partiti che verrebbero ad essere
inevitabilmente dominati dalla borghesia cinese attraverso il suo
potere del denaro.
(1)
Piuttosto che essere un paese con una miscela di
caratteristiche socialiste e capitaliste sul quale presiede il
Partito Comunista, diventerebbe interamente una società capitalista
con banchieri e capitani d'industria fermamente al comando, il loro
dominio
governato dalla necessità di arricchire la loro classe, non di
compiere progressi verso un lontano socialismo innalzando il livello
di vita ed espandendo la base produttiva del paese.
La carta chiede anche l'attuazione di "grandi riforme nel
sistema fiscale per ridurre l'aliquota contributiva" e per "creare
le condizioni per lo sviluppo del sistema bancario privato".
Il Dipartimento di Stato USA stesso non poteva scrivere un
manifesto più congeniale agli interessi corporativi e finanziari.
I campioni di Carta 08 hanno raccolto 10.000 firme prima che
Pechino ne bloccasse la circolazione su internet. Mentre i mass
media occidentali citano questo come prova di un movimento di
sostegno alle richieste della carta (sebbene 10.000 rappresenti una
frazione infinitesimalmente piccola di una popolazione di un
miliardo), la
ANSWER Coalition
negli Stati Uniti ha messo assieme centinaia di migliaia di firme a
lettere che chiedono il sollevamento dell'embargo USA contro Cuba, un
livello di opposizione alla politica USA che rende insignificante
l'appoggio a Carta 08. Tuttavia la raccolta di firme di
ANSWER
in opposizione a una politica rivolta a promuovere gli interessi del
capitale USA è praticamente ignorata dai mass media occidentali,
mentre un movimento più piccolo che beneficerebbe
il capitale USA viene presentato come se avesse sostegno assai
diffuso. Naturalmente, questo non è imprevisto. I mass media
occidentali rappresentano alquanto ovviamente gli interessi della
classe di famiglie capitaliste ereditarie e di finanzieri dai cui
ranghi provengono i loro proprietari. La natura di classe della
società capitalista e i modelli di proprietà al suo interno
intendono che i mass media costruiscano una realtà corrispondente
agli interessi dei loro proprietari.
In modo analogo, il Premio Nobel, fondato da un chimico e
ingegnere svedese cha ammassò una fortuna come fabbricante di
armamenti, non è libero dalla politica. Il comitato del Nobel, un
comitato di cinque persone scelte dal parlamento norvegese, si è
allontanato molto dalle intenzioni originarie di
Alfred Nobel.
Nel suo testamento, dispose le condizioni per istituire e assegnare
il premio. "I detti interessi saranno divisi in cinque parti uguali,
che saranno distribuiti come segue:
/- – -/
una parte alla persona che avrà fatto di più o l'opera migliore per
la fraternità tra le nazioni, per l'abolizione o la riduzione degli
eserciti permanenti e per la tenuta e la promozione di conferenze
internazionali di pace". Mentre potrebbero portarsi dei motivi da
ciascuna parte sulla questione se le azioni di Liu siano
encomiabili, non vi è alcun dubbio che cercare di organizzare la
trasformazione della Cina popolare in una replica degli Stati Uniti
d'America e per questo venire arrestato, non equivale in nessun modo
a operare per la fraternità tra le nazioni, abolire gli eserciti
permanenti oppure tenere conferenze internazionali di pace.
Un ulteriore doppio standard è evidente nella condanna della
repressione cinese del dissenso anticomunista—uno
degli obiettivi nell'assegnare il Premio Nobel a Liu (gli altri:
legittimare Carta 08 e demonizzare il governo del Partito Comunista
in Cina). La realtà è che qualunque società
rivoluzionaria, se deve difendersi con successo contro la
controrivoluzione, deve limitare i diritti che verrebbero utilizzati
per organizzare il rovesciamento della rivoluzione. Porre le libertà
politiche e civili davanti alla protezione della rivoluzione, dove
la rivoluzione è mirata a migliorare la condizione economica dei
contadini e dei lavoratori cinesi, sarebbe dichiarare i diritti
politici essere maggiori ai diritti economici. Liu ha chiaramente
operato verso una controrivoluzione che spingerebbe ai margini i
diritti economici e porterebbe avanti i diritti dei proprietari del
capitale di organizzare la società esclusivamente nel loro
interesse. Permettere a Liu di organizzare liberamente il
rovesciamento dell'attuale sistema e di rimpiazzarlo con uno
modellato sul sistema politico e economico degli USA sarebbe mettere
le libertà politiche sopra gli obiettivi di ottenere l'indipendenza
dalla dominazione imperialista e di costruire le basi materiali di
una società comunista.
Altre società—comprese
quelle che strombazzano le loro credenziali di campioni della
democrazia liberale—hanno
violato liberamente i loro principi pluralisti e liberali per
contrastare singoli, movimenti e partiti che hanno minacciato lo
stile capitalista del possesso della proprietà. La storia della
democrazia capitalista occidentale abbonda di casi di stati
che trattano duramente sui loro presunti amati valori
democratico liberali, dalla persecuzione, il tormento e
l'incarcerazione di militanti sindacali, socialisti e comunisti al
bando di scioperi e partiti politici di sinistra all'aperta
dittatura fascista. Ogni volta che dei militanti di sinistra hanno
seriamente minacciato di scombussolare la tranquilla digestione di
profitti del grande capitale, la loro libertà di difendere,
organizzare e agire apertamente è stata ridotta. Pensate ai
Palmer raids
negli Stati Uniti, all'incarcerazione di attivisti contro la I
Guerra Mondiale, alla purga dei comunisti dalle
istituzioni pubbliche e da
Hollywood,
al bando del
Socialist Workers Party e alla repressione delle
Black Panthers.
Pratiche simili sono state replicate in molti altri paesi
capitalisti. In Italia e in Germania, forti movimenti dei lavoratori
sono stati soffocati da dittature fasciste.
Questo è un modello di comportamento così ricorrente da avere
lo status di una legge scientifica sociale. Lo stato, sia in società
capitaliste che rivoluzionarie, quasi invariabilmente viola i
diritti di patrocinio, di libera associazione e della stampa, allo
scopo di preservare lo stile dominante di possesso della proprietà
dovunque sia seriamente sotto minaccia.
Come questione politica, le limitazioni ai diritti di singoli,
movimenti e partiti che difendono e organizzano apertamente il
rovesciamento del sistema economico attuale sono buoni o cattivi a
seconda di quale è la propria politica. I nazionalisti nei paesi
liberati approveranno limitazioni ai diritti degli stranieri e dei
coloni di possedere proprietà produttiva incontrollata; misure per
impedire ai movimenti di violare gli interessi capitalisti saranno
ritenute limitazioni legittimate da parte dei capitalisti e i
comunisti si opporranno al diritto di singoli o di gruppi di
organizzare apertamente la restaurazione capitalista all'interno di
società socialiste, proprio come i repubblicani si sono opposti al
diritto di singoli e di gruppi di organizzare la restaurazione delle
monarchie all'interno di società repubblicane.
Mentre Liu viene abilmente ritratto dai mass media occidentali
come un combattente per i diritti umani e la democrazia, il suo
organizzare per basse imposte, il chiedere di disfarsi dei restanti
elementi del socialismo cinese e la promozione di robusto
capitalismo, non hanno ricevuto praticamente nessuna attenzione dei
media. E' difficile persuadere la gente che il capitalismo sia un
"valore universale" e l'impegno di Liu per rimodellare la Cina in
una replica degli Stati Uniti—con
le sue crisi economiche, i salvataggi per ricchi finanzieri e la
disoccupazione di massa per il resto—non
è per nulla il tipo di cosa che schiererà molto appoggio popolare.
Quindi, i mass media occidentali si sono saggiamente (dal loro punto
di vista) soffermati sulla repressione apparentemente ingiustificata
del dissenso di Pechino e hanno tralasciato di approfondire le
implicazioni di Carta 08 per la Cina, mentre pubblicizzano il
patrocinio da parte di Liu di termini che suonano gradevoli,
democrazia e diritti umani, spingendo
nell'ombra
il suo impegno per liberi mercati, libera impresa e imposte
basse. Attuare tutte le richieste della carta risulterebbe quasi
certamente nel fatto che la Cina sarebbe aspirata nell'orbita
imperialista degli USA e qualunque possibilità abbia il paese di
raggiungere il socialismo sarebbe fatta svanire per sempre.
Per tutti coloro preoccupati della promozione dei diritti
economici, o dell'indebolimento dell'imperialismo USA, o delle
possibilità che un giorno il socialismo possa prosperare nel paese
più popoloso al mondo, il tentativo del comitato del Nobel di
prestare credibilità a Carta 08 conferendo il suo premio per la pace
a
Liu Xiaobo
non deve essere per nulla gradito. E' tanto ostile agli interessi
della pace e del benessere dell'umanità quanto l'assegnazione del
premio lo scorso anno
al presidente USA
Barack Obama,,
che ha ampliato il numero dei paesi nei quali gli USA fanno la guerra
e ha cercato di creare l'illusione che la missione di combattimento
in Iraq che continua sia terminata dandole un nuovo nome. Allo
stesso modo, Liu non ha fatto nulla per far progredire il benessere
dell'umanità. Le sue linee guida, come quelle del vincitore del
premio per la pace dello scorso anno, sono di estendere gli
interessi dei possessori di capitale, particolarmente di quelli di
base negli Stati Uniti.
Non merita nessun appoggio, eccetto che dalla piccola frazione
della popolazione mondiale che raccoglierebbe dei vantaggi dalle
richieste di Carta 08. Invece, è l'azione di Pechino per preservare
la propria libertà e la propria indipendenza dalla dominazione
dall'esterno e di mantenere elementi di un'economia socialista che
merita il nostro appoggio.
1.
Il Partito Comunista cinese ha, con giustificazione, respinto
le "elezioni in stile occidentale ...come un gioco per i ricchi".
Come ha spiegato
un rappresentante del
partito, "Sono influenzate dalle risorse e dai
finanziamenti che un candidato può utilizzare. Coloro che riescono a
vincere le elezioni sono facilmente nelle tasche dei loro partiti o
dei loro sponsor e diventano dei portavoce per la minoranza".
Edward Wong, “Official in China says
Western-style democracy won’t take root there,” The New York Times,
20 marzo 2010
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