Una strategia, ma non per la libertà

di Rahul Mahajan

18 maggio 2004

 

Mentre gli iracheni rifiutano l'occupazione e l'amministrazione di George Bush ammette che persino dopo il 30 giugno l'Iraq avrà soltanto "sovranità limitata", vi è stato poco cambiamento nella assai diffusa supposizione che gli USA siano in Iraq per portarvi la democrazia.

Stando alle supposizioni, democratizzare l'Iraq è al centro di un piano più vasto, scritto dai neoconservatori dell'amministrazione Bush, per la trasformazione dell'intero Medio Oriente.

La retorica intorno a questa idea è stata così intensa che è stata presa per buona nella maggior parte dei resoconti giornalistici sull'Iraq.

La rivoluzione democratica

Tale diceria si è moltiplicata drammaticamente dopo che Bush il 6 novembre 2001 ha pronunciato un discorso altamente pubblicizzato per il 20° anniversario del National Endowment for Democracy (NED), un'organizzazione politica che promuove la causa della democrazia nel mondo.

Cominciando con una eccitante storia sulla "rivoluzione democratica" mondiale, apparentemente scatenata da Ronald Reagan, ha separato il Medio Oriente in quanto eccezione, suggerendo che era arrivato il suo turno.

In ciò che qualcuno vedeva come un taglio decisivo dalla politica USA del passato, ha detto: "Sessanta anni durante i quali le nazioni occidentali hanno giustificato e sono state compiacenti con la mancanza di libertà nel Medio Oriente non ci hanno reso sicuri in alcun modo, perché, nel lungo termine, la stabilità non può essere acquisita a spese della libertà".

La democrazia è stata, egli ha detto, un'arma fondamentale nella lotta al terrorismo ed alla proliferazione delle armi di distruzione di massa.

La visione degli USA

Qualcuno puntiglioso potrebbe avere notato che la radice del problema è che gli USA non tanto hanno giustificato e sono state compiacenti con la mancanza di libertà ma hanno collaborato a provocarla ma, in generale, la risposta è stata positiva in modo schiacciante.

Coloro che obiettarono lo fecero sulla base dell'idea che tali scopi erano troppo grandiosi e che forse gli arabi non erano adatti per la democrazia.

Nel suo discorso sullo stato dell'unione, Bush ha dato sostanza alle sue parole, annunziando un espansione del bilancio del NED da 40 a 80 milioni di dollari nel 2005, con i fondi in più destinati interamente al Medio Oriente.

In gennaio, l'Office of Management and Budget disse che 458 milioni di dollari sarebbero stati spesi nella "promozione della democrazia" nel solo Iraq nei primi sei mesi di quest'anno.

Assieme all'occupazione militare ed alla road map, che presumibilmente è presupposto dell'idea che i palestinesi debbano avere uno stato democratico per negoziare con Israele, queste iniziative includono la "strategia avanzata per la libertà nel Medio Oriente".

Il fardello dell'uomo bianco

Dunque parrebbe che la grande missione dell'amministrazione Bush sia di portare la democrazia in Medio Oriente, almeno per la parte che riguarda l'estremismo religioso che porta al terrorismo.

Alcuni, come lo studioso Daniel Pipes, vanno oltre e parlano della necessità di una "riforma dell'Islam".

Tutto ciò ha acceso la rinascita del "fardello dell'uomo bianco", mentre una nuova generazione di apologeti imperiali spiegano che il colonialismo è la strada per portare la democrazia ed il progresso culturale in quelli che Bush una volta ha chiamato gli "angoli bui" della terra.

E nondimeno vi è una nota stonata in questa visione idealistica.

Obiettivi discutibili

L'amministrazione Bush è in tutto, dal suo assalto alle libertà civili al suo culto per la segretezza ufficiale ed il privilegio esecutivo, la presidenza almeno più antidemocratica dai tempi di Richard Nixon.

Richard Perle, Paul Wolfowitz, Donald Rumsfeld e Dick Cheney pare che credano nella forza non solamente come essenza della politica ma la sua interezza.

Pipes è un bigotto islamofobico e Bush è un fondamentalista cristiano che parla costantemente della sua "crociata" in Medio Oriente.

Riforme previste

Ma che tipo di riforma viene in realtà, piuttosto che retoricamente, perseguita?

Quando in Afghanistan era certo che la Loya Jirga convocata dagli USA  avrebbe fornito un risultato che gli USA non volevano (l'elezione di Zahir Shah a presidente ad interim), gli USA chiusero il raduno e fecero pressioni su Shah perché si dimettesse, presentando poi alla Jirga il loro prescelto Hamid Karzai come un fatto compiuto.

Quando l'assemblea sotto gli auspici USA dei gruppi di opposizione irachena in aprile e maggio dello scorso anno si dimostrò troppo indocile, Paul Bremer decise di rinunciare alle elezioni e nominare un consiglio di governo.

Allo stesso tempo, egli cancellò le elezioni locali in molte aree. Persino dopo che venne deciso del "trasferimento della sovranità", il piano USA richiese comitati, assemblee nominate, tutto fuorché elezioni; dovettero imparare una lezione di democrazia da parte del Gran Ayat Allah Ali al-Sistani e dei suoi 100.000 sostenitori che marciavano nelle vie di Baghdad.

E certamente anche la difesa dei diritti individuali ha qualcosa a che fare con la democrazia?

Gli USA hanno istituito in Iraq la censura ufficiale della stampa ed avviato una prova di forza con Muqtada al-Sadr ed il suo Esercito del Mahdi quando hanno chiuso il loro quotidiano, non per avere incitato alla violenza, ma per aver riportato affermazioni che la CPA decise essere false.

Circa 20.000 persone sono detenute senza un valido giudizio, in isolamento, arrestati per ragioni puramente arbitrarie senza alcun criterio di prova richiesto e, come ora sappiamo, torturate, brutalizzate e degradate.

La disonorevole storia del NED

Quello che stranamente è chiamato NED ha un lungo passato di non promuovere la democrazia ma di controllare, sovvertire e persino rovesciare i processi democratici.

Ha giocato un ruolo chiave, assieme alla manifesta forza militare, nel provocare la perdita delle critiche elezioni del 1990 ai sandinisti in Nicaragua ed ha cercato senza successo di fermare il movimento popolare che portò Jean-Bertrand Aristide al potere ad Haiti nello stesso anno.

Le organizzazioni che tramarono il colpo di stato del 2002 in Venezuela vennero finanziate dal NED, che operava efficacemente in tandem con in funzionario dell'amministrazione Otto Reich, che incontrò e pianificò con i congiurati del golpe.

Ad Haiti, lo International Republican Institute, strettamente associato al NED, fabbricò un gruppo di "opposizione democratica" (la Convergenza Democratica ed il Gruppo dei 184); quando non riuscrono ad ottenere nulla con i metodi elettorali (Aristide offrì le elezioni, ma avrebbe vinto in misura schiacciante), gli stessi gruppi crearono una campagna di violenza che terminò nel febbraio del 2004 con il rapimento di Aristide da parte degli USA.

La promozione della democrazia dovrebbe essere una cosa più seria e, nondimeno, di fronte a tutto ciò, il ritornello è ancora in qualche modo che gli USA cercano di portare la democrazia in Iraq, ma, semplicemente, trascurando di farlo.

Chiare motivazioni

La verità è che gli USA hanno reso chiari i loro obiettivi e la loro politica a lungo termine in Iraq.

Il 17 aprile 2003 il New York Times pubblicò un articolo sui piani USA per quattro basi militari permanenti in Iraq.

In maggio gli USA spinsero nel Consiglio di Sicurezza per la Risoluzione 1483; questa dà alla "coalizione" il controllo delle entrate petrolifere irachene.

In settembre Paul Bremer passò delle leggi che permettono il 100% di proprietà straniera nella maggior parte delle società irachene, chiedendo una imposta fissa del 15%, ed altro.

Ora, abbiamo una legge ad interim che richiede che il nuovo governo "sovrano" dell'Iraq mantenga quelle leggi passate illegalmente senza alterazioni fino a nuove elezioni. Le quattro basi militari sono diventate 14.

Gli USA manterranno in Iraq una forza di più di 130.000 uomini, ma nomineranno anche il Tenente Generale Ricardo Sanchez a comandante del nuovo "esercito" iracheno.

Il nuovo ambasciatore USA, John Negroponte, che era noto come "proconsole" quando era ambasciatore in Honduras negli anni '80 e responsabile per la guida di gran parte della guerra sporca dell'amministrazione Reagan contro i sandinisti, ha detto alla commissione relazioni estere del Senato che il nuovo governo sovrano non "avrebbe bisogno dell'autorità per legiferare".

Cosa è un governo sovrano con un esercito di occupazione straniero, nessun esercito sotto il suo comando, nessuna autorità per legiferare e nessun controllo sulle sue entrate?

L'amministrazione Bush potrebbe ben desiderare di tenere elezioni in Iraq ad un certo momento in futuro.

Asia centrale

In Afghanistan sta spingendo per rapide elezioni sebbene solamente il 15% degli afgani sia iscritto nelle liste elettorali (in Iraq, la tessera per le razioni alimentari funge da pratico sistema di registrazione dei votanti).

Sarà felicissima di avere elezioni finché vi è un solo candidato (che essa approva) o finché il risultato è sotto controllo, come dovrebbe esserlo in Afghanistan.

Gli obiettivi reali sono e sono stati chiari sin da prima della guerra.

L'Iraq deve essere reso un avamposto militare permanente di una rete militare-imperiale espansionista americana che comprende, in senso più ampio, molto dell'Europa orientale, Asia centrale e Medio Oriente.

Il suo governo dovrebbe essere uno stato cliente strettamente controllato, non uno stato cliente con i suoi programmi indipendenti, come lo è stato l'Arabia Saudita.

Il petrolio del Medio Oriente è ora troppo importante, non soltanto come fonte di rifornimento per gli USA, ma come fonte di influenza sulle altre potenze che ne hanno bisogno (Europa, Cina e Giappone) per permettere agli arabi più di un grado marginale di controllo su di esso.

Trasformazione

Questa è la vera trasformazione del Medio Oriente.

Non verso una maggiore democrazia o più elezioni, ma verso un maggiore e più esplicito dominio militare-politico americano.

Finché le elezioni e la difesa dei diritti umani promuovono questo obiettivo, gli USA spingeranno per esso; se la punizione collettiva, il massacro di civili, la tortura e l'autoritarismo promuovono l'obiettivo, Falluja e Abu Ghraib dimostrano che gli USA possono fare anche questo.

Rahul Mahajan è l'editore del blog EmpireNotes.org ed è l'autore di Full Spectrum Dominance: US Power in Iraq and Beyond. Si può contattare a rahul@empirenotes.org

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