E' iniziato con due autentiche menzogne—dichiarando
che "il nostro imperativo è di promuovere la crescita ed i posti di
lavoro" e che la "ripresa economica globale mostra segni di
speranza".
Il presidente Obama è emerso dal vertice per dichiarare "fin
qui niente da dire" e sostenere che "vi è ora il consenso affiorante
che deve essere fatto di più per promuovere la crescita economica e
la creazione di posti di lavoro, proprio ora". In una dichiarazione
successiva, ha indicato il dato di questa amministrazione
nell'introdurre "alcune delle più vigorose riforme finanziarie dalla
Grande Depressione"—un'affermazione
smentita dalla recente perdita di
più di $3 miliardi negli scambi di derivati.
Il comunicato ha cercato di compiere due cose: dare
l'impressione che i leader del G8 abbiano delle risposte alla crisi
globale e tappezzare sulle differenze dove queste esistono. Molto è
stato costruito nella cronaca dei media sull'enfasi posta da Obama e
dai suoi sostenitori nel G8 sulla "crescita", mentre il cancelliere
tedesco
Angela Merkel
viene ritratta come la principale propugnatrice dell'austerità.
Le differenze sono secondarie ed in gran parte tattiche. Per
quanto gli USA favoriscano la crescita, vogliono vedere altro denaro
iniettato nel sistema finanziario europeo per proteggere le banche e
quindi gli interessi finanziari USA, come pure l'implementazione di
"riforme strutturali" per spingere in basso i salari e le condizioni
di lavoro. Piacerebbe loro anche vedere alcuni limitati progetti di
infrastrutture per fornire un sostegno alla arretrata economia
europea, assistendo gli esportatori americani.
Il comunicato ha accolto "la discussione in corso in Europa su
come generare la crescita, mentre si mantiene un fermo impegno al
consolidamento fiscale da valutarsi su una base strutturale". In
altre parole, le misure di austerità, che comportano tagli alla
spesa statale e che prendono a bersaglio i programmi sociali,
verranno proseguite.
Mentre vi sono state differenze minori sull'enfasi, tutti i
leader del G8 hanno concordato che non vi sarebbe nessun ritorno
alle misure di stimolo fiscale del 2008-2009. Ad ogni modo, tali
misure non potrebbero essere attuate a dispetto della feroce
opposizione dei mercati finanziari globali, che rappresentano gli
interessi delle banche e delle istituzioni finanziarie.
Se Spagna, Portogallo o persino Francia dovessero introdurre
delle misure di spesa mirate ad aumentare i posti di lavoro, i loro
titoli sarebbero svenduti in massa nei mercati finanziari, forzando
in alto i tassi d'interesse e creando una crisi finanziaria.
Per quanto riguarda la Germania, l'opposizione della Merkel ad
un allentamento del programma di austerità riflette la paura del
capitale finanziario tedesco che sarà trascinato più profondamente
nel pantano se viene costretto a fornire altro denaro per operazioni
di salvataggio.
La
Merkel
ha mostrato il proprio appoggio all'appello del comunicato per
"investimenti nell'istruzione ed in infrastrutture moderne", ma ha
aggiunto che "ciò non significa stimolo nel senso tradizionale". E'
stati riferito che i funzionari USA abbiano concordato, sostenendo
che la crescita non richiede spesa pubblica vera e propria, ma
potrebbe assumere la forma di associazioni pubblico-privato e di
allentamento del credito.
Colloqui a due tra
Obama
e la
Merkel dopo la conclusione della sessione formale
hanno chiarito che non vi era nessuna differenza fondamentale. Un
funzionario della Casa Bianca, informando i giornalisti dopo la
discussione, ha dichiarato che vi è stato l'intendimento che la
spinta alla crescita "non doveva prendere il posto della riforma
fiscale" ma che le due andrebbero "in tandem".
"Vi è il crescente riconoscimento del bisogno
nel termine immediato di intraprendere dei passi
che possano promuovere la crescita nella zona euro...ed inoltre
perseguire il consolidamento fiscale sul quale si sono concentrati
il cancelliere Merkel ed altri", ha affermato.
Sulla questione cruciale del futuro della Grecia, la
dichiarazione del vertice ha affermato soltanto che "riaffermiamo il
nostro interesse che la Grecia rimanga nella zona euro mentre
rispetta i suoi impegni". In altre parole, le misure di austerità
che hanno immerso il paese in condizioni economiche non viste dagli
anni '30 devono essere continuate.
I leader del vertice hanno lasciato
Camp David
senza nulla che nemmeno somigliasse ad un piano per affrontare la
crisi e con nessuno impegnato a nulla, nonostante la situazione in
peggioramento.
Alla vigilia dei colloqui, il principale addetto alle
previsioni economiche del governo britannico ha avvisato che
l'economia del Regno Unito subirebbe un "danno permanente" e "non si
riprenderebbe mai completamente" se l'euro crollasse. Il cancelliere
del Regno Unito
George Osbourne
ha dichiarato che si stanno
accumulando ancora delle "tempeste" della crisi della zona euro.
Persino mentre il vertice si riuniva sono emerse nuove
preoccupazioni sulla stabilità della Spagna, con la notizia tardi il
venerdì che il suo deficit pubblico del 2011 era significativamente
più alto di quanto precedentemente riportato a causa dei conti
aggiustati di tre delle regioni del paese.
Il deficit pubblico per il 2011 ora è stimato essere l'8,9% del
prodotto interno lordo, paragonato alla stima precedente dell'8,5%.
La notizia della posizione in peggioramento del governo spagnolo si
aggiungerà alla pressione sui tassi d'interesse dei titoli di stato
a 10 anni, che sono già andati sopra il 6%, raggiungendo dei livelli
considerati essere insostenibili.
Mentre non hanno suggerito nessuna misura per affrontare la
crisi economica, i leader del G8 hanno manifestato il loro sostegno
allo sforzo USA per il cambio di regime in Siria, accogliendo
l'attuale missione ONU in Siria e stabilendo di "considerare
ulteriori misure dell'ONU come appropriate".
L'allineamento dietro agli USA si è esteso all'Iran, con il
comunicato che ha espresso "grave preoccupazione per il programma
nucleare iraniano" e ha invitato il suo governo a "mirare senza
ritardo a tutte le straordinarie questioni collegate con il suo
programma nucleare".
L'epicentro dell'attenzione economica questa settimana si
sposterà in Europa, dove mercoledì i leader della UE terranno un
vertice informale. Tra gli argomenti che saranno discussi vi è la
proposta di autorizzare il fondo di salvataggio da €500 della zona
euro a ricapitalizzare direttamente le banche europee e di emettere
titoli della zona euro.
Le proposte sono state in circolazione prima ma respinte a
causa dell'opposizione tedesca. Ma ora vi sono timori che in parti
del sistema bancario europeo si manifesti una corsa agli sportelli,
seguente alle questioni sulla stabilità delle banche greche e
spagnole la settimana scorsa.
Sul
Financial Times
di oggi sono dedicati due commenti al problema.
Secondo l'editorialista
Gavyn Davies; “Ora
all'interno della zona euro sta avvenendo una corsa agli sportelli.
Finora è stata relativamente lenta, ma è nondimeno una corsa. E la
settimana scorsa, ha mostrato segni di accelerare bruscamente in un
modo che richiede una risposta urgente dei politici".