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Nessun accordo al vertice del G8 sulla crisi finanziaria in aggravamento

di Nick Beams
21
maggio 2012

 

Un editoriale del quotidiano britannico Independent lo ha chiamato il più importante vertice del G8 da tre decenni, mentre la crisi finanziaria in aggravamento in Europa minacciava l'intera economia globale. Il comunicato emanato dopo un giorno di colloqui al ritiro presidenziale USA di Camp David ha tuttavia rivelato che non vi era nessun piano per affrontare la crisi, soltanto una decisione di mettere la faccia migliore su una situazione in deterioramento.

E' iniziato con due autentiche menzognedichiarando che "il nostro imperativo è di promuovere la crescita ed i posti di lavoro" e che la "ripresa economica globale mostra segni di speranza".

Il presidente Obama è emerso dal vertice per dichiarare "fin qui niente da dire" e sostenere che "vi è ora il consenso affiorante che deve essere fatto di più per promuovere la crescita economica e la creazione di posti di lavoro, proprio ora". In una dichiarazione successiva, ha indicato il dato di questa amministrazione nell'introdurre "alcune delle più vigorose riforme finanziarie dalla Grande Depressione"un'affermazione smentita dalla recente perdita di più di $3 miliardi negli scambi di derivati.

Il comunicato ha cercato di compiere due cose: dare l'impressione che i leader del G8 abbiano delle risposte alla crisi globale e tappezzare sulle differenze dove queste esistono. Molto è stato costruito nella cronaca dei media sull'enfasi posta da Obama e dai suoi sostenitori nel G8 sulla "crescita", mentre il cancelliere tedesco Angela Merkel viene ritratta come la principale propugnatrice dell'austerità.

Le differenze sono secondarie ed in gran parte tattiche. Per quanto gli USA favoriscano la crescita, vogliono vedere altro denaro iniettato nel sistema finanziario europeo per proteggere le banche e quindi gli interessi finanziari USA, come pure l'implementazione di "riforme strutturali" per spingere in basso i salari e le condizioni di lavoro. Piacerebbe loro anche vedere alcuni limitati progetti di infrastrutture per fornire un sostegno alla arretrata economia europea, assistendo gli esportatori americani.

Il comunicato ha accolto "la discussione in corso in Europa su come generare la crescita, mentre si mantiene un fermo impegno al consolidamento fiscale da valutarsi su una base strutturale". In altre parole, le misure di austerità, che comportano tagli alla spesa statale e che prendono a bersaglio i programmi sociali, verranno proseguite.

Mentre vi sono state differenze minori sull'enfasi, tutti i leader del G8 hanno concordato che non vi sarebbe nessun ritorno alle misure di stimolo fiscale del 2008-2009. Ad ogni modo, tali misure non potrebbero essere attuate a dispetto della feroce opposizione dei mercati finanziari globali, che rappresentano gli interessi delle banche e delle istituzioni finanziarie.

Se Spagna, Portogallo o persino Francia dovessero introdurre delle misure di spesa mirate ad aumentare i posti di lavoro, i loro titoli sarebbero svenduti in massa nei mercati finanziari, forzando in alto i tassi d'interesse e creando una crisi finanziaria.

Per quanto riguarda la Germania, l'opposizione della Merkel ad un allentamento del programma di austerità riflette la paura del capitale finanziario tedesco che sarà trascinato più profondamente nel pantano se viene costretto a fornire altro denaro per operazioni di salvataggio.

La Merkel ha mostrato il proprio appoggio all'appello del comunicato per "investimenti nell'istruzione ed in infrastrutture moderne", ma ha aggiunto che "ciò non significa stimolo nel senso tradizionale". E' stati riferito che i funzionari USA abbiano concordato, sostenendo che la crescita non richiede spesa pubblica vera e propria, ma potrebbe assumere la forma di associazioni pubblico-privato e di allentamento del credito.

Colloqui a due tra Obama e la Merkel dopo la conclusione della sessione formale hanno chiarito che non vi era nessuna differenza fondamentale. Un funzionario della Casa Bianca, informando i giornalisti dopo la discussione, ha dichiarato che vi è stato l'intendimento che la spinta alla crescita "non doveva prendere il posto della riforma fiscale" ma che le due andrebbero "in tandem".

"Vi è il crescente riconoscimento del bisogno nel termine immediato di intraprendere dei passi che possano promuovere la crescita nella zona euro...ed inoltre perseguire il consolidamento fiscale sul quale si sono concentrati il cancelliere Merkel ed altri", ha affermato.

Sulla questione cruciale del futuro della Grecia, la dichiarazione del vertice ha affermato soltanto che "riaffermiamo il nostro interesse che la Grecia rimanga nella zona euro mentre rispetta i suoi impegni". In altre parole, le misure di austerità che hanno immerso il paese in condizioni economiche non viste dagli anni '30 devono essere continuate.

I leader del vertice hanno lasciato Camp David senza nulla che nemmeno somigliasse ad un piano per affrontare la crisi e con nessuno impegnato a nulla, nonostante la situazione in peggioramento.

Alla vigilia dei colloqui, il principale addetto alle previsioni economiche del governo britannico ha avvisato che l'economia del Regno Unito subirebbe un "danno permanente" e "non si riprenderebbe mai completamente" se l'euro crollasse. Il cancelliere del Regno Unito George Osbourne ha dichiarato che si stanno accumulando ancora delle "tempeste" della crisi della zona euro.

Persino mentre il vertice si riuniva sono emerse nuove preoccupazioni sulla stabilità della Spagna, con la notizia tardi il venerdì che il suo deficit pubblico del 2011 era significativamente più alto di quanto precedentemente riportato a causa dei conti aggiustati di tre delle regioni del paese.

Il deficit pubblico per il 2011 ora è stimato essere l'8,9% del prodotto interno lordo, paragonato alla stima precedente dell'8,5%. La notizia della posizione in peggioramento del governo spagnolo si aggiungerà alla pressione sui tassi d'interesse dei titoli di stato a 10 anni, che sono già andati sopra il 6%, raggiungendo dei livelli considerati essere insostenibili.

Mentre non hanno suggerito nessuna misura per affrontare la crisi economica, i leader del G8 hanno manifestato il loro sostegno allo sforzo USA per il cambio di regime in Siria, accogliendo l'attuale missione ONU in Siria e stabilendo di "considerare ulteriori misure dell'ONU come appropriate".

L'allineamento dietro agli USA si è esteso all'Iran, con il comunicato che ha espresso "grave preoccupazione per il programma nucleare iraniano" e ha invitato il suo governo a "mirare senza ritardo a tutte le straordinarie questioni collegate con il suo programma nucleare".

L'epicentro dell'attenzione economica questa settimana si sposterà in Europa, dove mercoledì i leader della UE terranno un vertice informale. Tra gli argomenti che saranno discussi vi è la proposta di autorizzare il fondo di salvataggio da €500 della zona euro a ricapitalizzare direttamente le banche europee e di emettere titoli della zona euro.

Le proposte sono state in circolazione prima ma respinte a causa dell'opposizione tedesca. Ma ora vi sono timori che in parti del sistema bancario europeo si manifesti una corsa agli sportelli, seguente alle questioni sulla stabilità delle banche greche e spagnole la settimana scorsa.

Sul Financial Times di oggi sono dedicati due commenti al problema.

Secondo l'editorialista Gavyn Davies; “Ora all'interno della zona euro sta avvenendo una corsa agli sportelli. Finora è stata relativamente lenta, ma è nondimeno una corsa. E la settimana scorsa, ha mostrato segni di accelerare bruscamente in un modo che richiede una risposta urgente dei politici".

Il commentatore economico europeo Wolfgang Münchau  ha indicato dei rapporti della stampa che i risparmiatori spagnoli avevano ritirato €1 miliardo dalla afflitta conglomerata Bankia, osservando che, mentre questa non era una corsa agli sportelli, "potrebbe essere l'inizio di una".