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Non dovendo seppellire il "dittatore" bastonato dalla folla, la
Libia democratica, creata dai bombardieri e dalle task force degli
stati membri della NATO, si è dichiarata uno stato islamico. Il
Consiglio Nazionale Transnazionale della Libia ha già annunciato che
nessun'altra legge, eccetto la sharia, avrà effetto nel paese in
avanti.
I "Padri Fondatori" della NATO, impegnati in problemi di debito
interni e nella divisione delle risorse di petrolio e gas libici,
hanno chiamato soltanto pigramente il CNT a conformarsi a norme
democratiche ed ai diritti umani. I sostenitori della pace sulle
portaerei non volevano ammettere che il "dittatore" Gheddafi,
calpestando il denaro della NATO e che in realtà
40 anni fa ha creato una Libia unificata, ha
avvisato che combatteva contro dei militanti islamici. Invece, il
padre della nuova democrazia libica e della fanciulla appena nata,
il presidente Sarkozy, ha suggerito al primo ministro della Gran
Bretagna
James Cameron
di tacere e di non ficcare il naso negli affari dell'eurozona.
In parallelo, il partito islamista
Ennahda (Rinascita)
ha vinto le elezioni in Tunisia, da dove è cominciata la primavera
araba. Il partito è stato sostenuto da almeno il 40% dei votanti.
Come pure in Iran nel 1979, questo partito è diretto da un politico
che è stato 20 anni in esilio.
Probabilmente il processo di islamizzazione del
Maghreb
continuerà e riguarderà almeno l'Egitto, con grande sorpresa della
NATO. Sebbene, in realtà, tutto ciò avvenga entro le conclusioni
fatte dagli orientalisti francesi: quando va il socialismo arriva
l'Islam. E di tutti i regimi rovesciati nel
Maghreb,
almeno uno una volta ha dichiarato la sua posizione socialista.
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