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Nessuno Stato Islamico a  Jarabulus — Invece, un'occupazione NATO

25 agosto 2016 The New Atlas 

 

I rapporti sulle forze turche a fianco di militanti appoggiati dagli occidentali che attraversano il confine della Siria settentrionale ed entrano nella città siriana di Jarabulus hanno preceduto quelli che molti si aspettavano fossero scontri violenti con l'autotitolatosi "Stato Islamico". Tuttavia non c'è ne è stato nessuno.

Viene asserito che i militanti dello Stato Islamico si siano arresi senza combattere o siano fuggiti, un esito non caratteristico di anni di scontri che hanno coinvolto l'organizzazione internazionale designata terrorista. Negli ultimi mesi gli analisti e persino lo stesso ministro degli esteri turco hanno rivelato che i militanti dello Stato Islamico sono basati da anni all'interno del territorio turco, rinforzando le loro posizioni in Siria con entrambe uomini e materiali con poca o nessuna resistenza da parte del governo turco.

Un articolo del maggi0 2916 del Washington Times intitolato "Turkey offers joint ops with U.S. forces in Syria, wants Kurds cut out" rivelava (nostra enfasi):

Le operazioni congiunte tra Washington ed Ankara a Manbji, un ben noto punto dell'itinerario di combattenti dello Stato Islamico, armi ed equipaggiamento provenienti dalla Turchia diretti a Raqqa, hanno aperto efficacemente "un secondo fronte" nella lotta in corso per spingere lo Stato Islamico, noto pure come ISIS o ISIL, dalle frontiere della Siria, ha dichiarato il ministro degli esteri turco Mevlut Cavusoglu.

E' probabile che analisti e strateghi indicano che se era questo il caso, secondo lo stesso ministro degli esteri turco, allora perché la capacità di combattimento dello Stato Islamico non èè stata sradicata proprio alla fonte, il territorio turco? Il fatto che lo Stato Islamico stia evidentemente operando dalla Turchia può spiegare perché le forze turche ed i militanti che le accompagnano siano stati in grado di muoversi così facilmente a Jarabulus senza combattere.

E' probabile che i combattenti dello Stato Islamico non siano "fuggiti" o si siano "arresi", ma siano invece stati assorbiti nella forza che avanza.

Ora nella Siria settentrionale esiste un bastione protetto dalle forze turche e per estensione dagli accordi NATO, l'intera appartenenza alla NATO, compresi gli Stati Uniti. Come rilevato in precedenza, questa è la realizzazione di piani USA di lunga data risalenti al 2012 che comprendono la costituzione di "rifugi sicuri" nella Siria settentrionale dai quali prolungare la lotta e colpire più a fondo in territorio siriano.

Tuttavia, quando questi piani sono stati scritti nel 2012, la Russia e l'Iran non erano coinvolti nel conflitto così direttamente. Anche la Turchia ha cambiato, anche se superficialmente, la sua posizione geopolitica di quattro anni fa.

Gli analisti sono divisi su fatto se l'avanzamento della Turchia in territorio siriano rappresenti il compimento dei progetti USA o interamente qualcos'altro, forse persino diametralmente opposto a quei piani. Le reazioni della Siria e dei suoi alleati sono ancora imminenti e fino a che siano intraprese (oppure non intraprese) delle azioni contro o con la Turchia riguardo alla sua incursione oltre confine, si può affermare poco con certezza.

Ma ciò che si può affermare per certo è che ora le truppe della NATO occupano una enclave nella Siria settentrionale e la hanno occupata con poca o nessuna resistenza dei combattenti dello Stato Islamico che hanno conteso aspramente ogni metro quadrato del territorio siriano che hanno invaso negli ultimi anni.

Le prossime mosse saranno critiche, provando una volta per tutte finalmente da quale parte è abbassata la Turchia e se stia portando con se le truppe dello Stato Islamico e quando si muove più profondamente a sud e ad ovest in territorio siriano.

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