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La guerra alla Libia: un nuovo scoppio di rivalità imperialista

2 aprile 2011

 

Era dagli anni '30, nel periodo precedente alla II Guerra Mondiale, che i contrastanti interessi economici e strategici delle potenze imperialiste rivali non venivano perseguiti così apertamente come nella guerra alla Libia.

Tutte proclamano la loro "preoccupazione umanitaria" per la vita dei civili libici e la cosiddetta "responsabilità di proteggere". Ma nessun velo umanitario può nascondere le loro zanne sfoderate.

Gli Stati Uniti che, è stato ora rivelato, avevano operativi della CIA attivi in Libia molto prima dell'approvazione della risoluzione ONU 1973, hanno preso l'iniziativa di lanciare l'attacco allo scopo di prevenire la Francia e la Gran Bretagna. Questi, da parte loro, hanno senza dubbio giudicato che la debolezza economica dell'America procurasse un'opportunità per capovolgere la sconfitta strategica che hanno sofferto per Suez nel 1956.

E gli USA hanno in mente un altro rivale. Sono usciti per dimostrare a Beijing che non importa quanto rapida la crescita dei legami economici della Cina con l'Africanel 2010 gli scambi tra le due sono aumentati oltre il 40%e non importa quale influenza politica portino il denaro e gli investimenti cinesi, il militarismo americano è ancora in grado di affermare i loro interessi attraverso l'intervento militare ed il "cambio di regime".

Anche tra le potenze europee vi sono divisioni. Il conflitto su chi prenderebbe il controllo dell'operazione dopo gli iniziali attacchi USA è stato in parte motivato dalle preoccupazioni dell'Italia che, a meno che fosse al comando la NATO, la Gran Bretagna e la Francia l'avrebbero estromessa di prepotenza dall'accesso alle preziose risorse petrolifere della "nuova" Libia.

La Gran Bretagna, che al principio del 20° secolo assieme alla Francia aveva suddiviso il continente africano, guarda ben oltre la Libia. Come ha raccontato a una recente conferenza a Londra il segretario agli esteri William Hague: La Gran Bretagna ha una politica estera ambiziosa che cerca di rafforzare la nostra posizione e la nostra influenza nel mondo e di sorreggere la nostra economia", aggiungendo che "i paesi dell'Africa" sono un'area strategica dell'interesse britannico. Il loro significato è stato indicato dall'osservazione di Hague che i recenti eventi in Nord Africa e in Medio Oriente erano "già decisi per superare la crisi finanziaria del 2008 e dell'11/9" come gli sviluppi più importanti degli inizi del 21° secolo.

Lo scoppio di autentico gangsterismo imperialista e l'emergere di conflitti aperti e di rivalità non è soltanto il risultato di considerazioni immediate. In ultima analisi, è l'espressione politica di vasti spostamenti nelle placche tettoniche dell'economia mondiale che stanno scombussolando le relazioni politiche instaurate tra le grandi potenze dalla fine della II Guerra Mondiale.

La portata della trasformazione economica che è avvenuta è stata indicata in recenti cifre sulla produzione mondiale. Queste mostravano che nel 2010 la Cina ha eclissato gli Stati Uniti come primo paese manifatturiero mondiale, con il 19,8% della produzione globale, paragonato al 19,4% degli USA. Gli USA presero la posizione manifatturiera di vertice nel 1895, successiva a tre decenni di dinamico sviluppo economico in seguito alla Guerra Civile americana e l'hanno mantenuta attraverso tutte le agitazioni dei susseguenti 100 anni, salendo persino vicini al 50% del totale mondiale alla conclusione della guerra.

La rapida crescita della Cina, specialmente nel decennio passato, ha già incontrato crescente ostilità da parte degli USA.

Ma il cambiamento nei rapporti USA-Cina non è l'unico spostamento significativo. Nel 2000 i principali paesi del mondo industrializzatoEuropa occidentale, USA e Giapponecontavano per il 72% della produzione. Mentre questo era giù dall'80% del 1990, non era ancora uno spostamento qualitativo. Ciò doveva svilupparsi nel decennio successivo.

Nel 2010, questi paesi contavano per poco più di metà della produzione manifatturiera mondiale. Lo spostamento nella produzione è stato verso i cosiddetti BRICBrasile, Russia, India e Cina. Nel 2000, erano responsabili dell'11% della produzione manifatturiera globale. Lo scorso anno la loro quota era più che raddoppiata al 27%.

Queste cifre puntano alla fonte delle divisioni nel voto sulla Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che autorizza l'intervento militare contro la Libia. La risoluzione ha riportato 10 a zero, con cinque astensioni, brasile, Russia, India e Cina (i BRIC) più la Germania.

La politica post bellica in Europa è stata postulata sulla collaborazione di Francia e Germania. Ora, gli antagonisti di due guerre mondiali hanno discordato, mentre le ascendenti potenze del BRIC divergono dalle maggiori potenze capitaliste. Naturalmente, questa divisione non preclude l'accordo su altre questioni in futuro, ma indica crescenti tensioni geopolitiche, che, come dimostra la storia del 20° secolo, portano inevitabilmente alla guerra interimperialista.

Gli spostamenti profondi nelle fondamenta dell'economia globale e le tensioni geopolitiche che hanno prodotto evidenziano, ancora una volta, la preveggenza dell'analisi di Lenin nella sua opera L'imperialismo, fase suprema del capitalismo.

Pubblicata nel 1916, nell'intensità della I Guerra Mondiale, L'Imperialismo ha spiegato che il socialismo era una necessità storica come l'unico mezzo per porre fine alla minaccia alla civiltà posta dalla guerra imperialista. Lenin scriveva in diretta opposizione alle teorie del leader socialdemocratico tedesco Karl Kautsky. Kautsky, che procurò la base logica teorica perché la socialdemocrazia tedesca appoggiasse il "suo" governo nella guerra, sosteneva che la guerra non deriva organicamente dal capitalismo. Di conseguenza, le potenze imperialiste sarebbero così state in grado di regolare i loro affari per evitarla.

Questa condizione di "ultra-imperialismo" non poteva essere permanente, ha spiegato Lenin, perché qualsiasi accordo tra le potenze imperialiste ad un certo punto verrebbe inevitabilmente rotto ad un altro, a causa dello sviluppo storico ineguale del capitalismo. E questa rottura del precedente equilibrio economico metterebbe in moto una nuova lotta politica e militare per colonie, sfere d'influenza, risorse e mercatoed una nuova guerra mondiale.

Mentre ci avviciniamo al 100° anniversario dello scoppio della I Guerra Mondiale, nel mezzo di uno dei più profondi cambiamenti economici globali nella storia del capitalismo mondiale, l'analisi di Lenin è più pertinente che mai. L'assalto militare alla Libia e gli appetiti imperialisti che lo hanno motivato, puntano al fatto che la guerra imperialista è tornata moltissimo nell'agenda storica. La classe lavoratrice può affrontare questa terribile minaccia soltanto a condizione che sia politicamente riarmata con le lezioni politiche e strategiche delle immense esperienze del 20° secolo e che intraprenda la lotta per il programma della rivoluzione socialista mondiale.

Nick Beams