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Nessuna pospettiva di "ripresa economica" globale

7 maggio 2011

 

Qualsiasi idea che l'economia mondiale avrebbe incontrato una "ripresa" subito dietro la crisi finanziaria globale è stata frantumata dalle ultime cifre provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti.

Nel primo trimestre di quest'anno l'economia britannica è cresciuta soltanto dello 0,5% seguendo una contrazione dello stesso ammontare nell'ultimo trimestre del 2010. L'arresto cardiaco dei sei mesi passati ha provocato avvertimenti che la Gran Bretagna è sull'orlo di una "recessione a doppio tuffo".

Negli USA, il tasso di crescita annualizzato per il primo trimestre era giù dell'1,8%, un declino dal 3,1% registrato nel trimestre precedente. Durante lo scorso anno, l'economia degli USA è cresciuta soltanto del 2,3%, meno del 2,5% considerato necessario soltanto per tenere il passo con l'espansione della forza lavoro.

I timori di un rallentamento della produzione globale hanno scatenato questa settimana le vendite nei mercati dei capitali e delle materie prime mentre il presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet ha indicato che una crescita del tasso d'interesse in giugno era improbabile a causa dello stato dell'economia europea.

La situazione dell'occupazione alla quale sono di fronte i lavoratori americani è un disastro sociale. Il periodo di tempo medio per il quale il lavoratore medio resta disoccupato è ora di 39 settimaneil periodo più lungo registrato. Specialmente i giovani sono colpiti duramente. Lo scorso anno il tasso di disoccupazione per i giovani da 16 a 24 anni era del 18,4%anche questo un livello record.

Sia in Gran Bretagna che negli USA la situazione economica è contrassegnata da processi che non sono stati visti nel periodo post bellico. In Gran Bretagna, i guadagni reali sono regolati per contrarsi per il quarto anno successivo di filala prima volta che questo è avvenuto dagli anni 1870. Viene predetto che i redditi disponibili delle famiglie quest'anno cadranno del 2% in termini reali. Lungi dall'esservi alcun ritorno alla "normalità", la situazione finanziaria rimane estremamente fragile, con il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, che avvisa questa settimana che qualsiasi aumento dei tassi d'interesse a lungo termine avrebbe "gravi" conseguenze.

Negli Stati Uniti, mentre nell'anno scorso i profitti sono cresciuti, non vi è stata una ripresa economica. Questo perché gli aumentati profitti non sono provenuti da mercati in espansione ma sono il risultato del taglio dei costi, specialmente il taglio dei salari. Di conseguenza, i profitti non vengono risolcati in nuovi investimentiil modo nel quale il ciclo economico torna indietro in condizioni "normali"perché le aziende USA temono che i mercati rimarranno stagnanti o persino si contrarranno.

Gli investimenti fissi delle aziende alla fine dello scorso anno sono stati circa il 15% più bassi di prima dell'inizio della crisi finanziaria, poiché le aziende USA hanno deciso di tenere i loro profitti. Come risultato, il loro possesso di contanti e di altre attività liquide è salito a più di $1,93 trilioni nel terzo trimestre del 2010, un incremento di più del 14% nel corso dell'anno.

Le ramificazioni della catastrofe economica e sociale americana in aggravamento si stanno estendendo a livello internazionale attraverso il ruolo del dollaro USA come la valuta globale.

Allo scopo di sostenere la posizione delle banche e delle società finanziarie USA in seguito al crollo finanziario del 2008, la Federal Reserve USA ha loro reso disponibile centinaia di miliardi di dollari a tassi d'interesse vicini allo zero. Mentre si pensa che questa politica di "alleggerimento quantitativo" termini in giugno, la Fed continuerà a tenere i tassi d'interesse a livelli ultra bassi.

Il risultato è un trambusto senza precedenti nei mercati finanziari internazionali.

In un chiaro segno di crescente mancanza di fiducia nella valuta USA, questa settimana è stato rivelato che la banca centrale del Messico ha acquistato quasi 100 tonnellate d'oro in febbraio e marzo come un modo per trasferire le sue riserve fuori dalle attività in dollari USA in caduta. Gli acquisti messicani, valutati a circa $6,4 miliardi a prezzi correnti, seguono mosse similari da parte di Cina, India e Russia che in anni recenti hanno tutti eseguito grandi acquisti d'oro.

Il dollaro in caduta sta portando sia ad inflazione che a tendenze recessive. Nel corso dell'anno passato prezzi degli alimentari sono saliti intorno al 30%, aggiungendosi alle pressioni sugli standard di vita delle regioni più povere di Asia, Africa e America Latina.

Allo stesso tempo, paesi con tassi di cambio flessibili stanno sperimentando pressione di mercato crescente poiché le loro valute salgono, sottoponendoli ad una intensa competizione internazionale, specialmente nell'industria manifatturiera.

Il Brasile, il cui ministro delle finanze Guido Mantega lo scorso anno avvertì che la caduta del dollaro stava portando ad una guerra valutaria internazionale, ora come risultato dell'apprezzamento della valuta brasiliana, il real, contro il dollaro USA affronta il rischio di "deindustrializzazione".

Il dirigente capo della conglomerata tedesca Siemens, che ha grandi investimenti in Brasile, questa settimana ha raccontato al Financial Times che dovevano essere attuati dei controlli per fermare lo scoppio del real oppure l'affare delle esportazioni della società sarebbe schiacciato. "Questo è fondamentale; vi è il rischio di "deindustrializzazione", ha affermato.

L'ascesa del real, accesa dalla scivolata del dollaro USA, colpisce tutti i settori della produzione. Il funzionario capo della ArcelorMittal, il maggiore produttore d'acciaio del paese, ha rivelato al Financial Times che lo scorso anno è stato un "disastro, quasi un completo disastro".

Il dollaro australiano è un'altra valuta che è decollata contro la valuta USA. Da un livello di 60 centesimi rispetto al dollaro USA nel 2009, la valuta australiana ha colpito il suo livello più alto da quando viene fatto fluttuare nel 1983, raggiungendo a un punto $1,10. Questo ha portato a condizioni prossime alla recessione in tutti i settori dell'economia tranne che i minerali e le risorse.

Più generalmente, l'agitazione in corso nei mercati finanziari globali e nell'economia mondiale viene accompagnata da avvertimenti dei portavoce del capitale finanziario globale che non vi è nessuna prospettiva di ritornare a condizioni pre-crisi. Le loro richieste sono di misure di austerità crescente dirette contro la classe lavoratrice.

Annunciando questa settimana un incremento dei profitti del 38%, il capo del gruppo bancario ANZ in Australia, Mike Smith, ha avvisato che le imprese australiane erano state strutturate per un "mercato che tende al rialzo e la crescita costante. Ciò che è accaduto è che, dopo la crisi, abbiamo un aggiustamento dove certi settori dell'economia sono diventati improvvisamente globalmente non competitivi ed i modelli che avevano operato non sono più sostenibili". E' stato "non realistico", ha affermato, attendere un ritorno a "tempi di pre-crisi".

Questi avvertimenti di un "cambiamento di modello" sottolinea il fatto che la crisi finanziaria del 2008-2009 non è stata una depressione economica ciclica ma l'avvio di una massiccia ristrutturazione di relazioni economiche e sociali su scala globale, mirate a spingere in giù la posizione sociale della classe lavoratrice a livelli non visti dalla Grande Depressione. Le elite imprenditoriali e finanziarie globali si stanno affrettando per l'imposizione di questo programma. La classe lavoratrice deve rispondere iniziando la lotta per il potere politico come il primo passo necessario verso la fine del sistema del profitto ed implementare un programma economico socialista su scala internazionale.

Nick Beams