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Dopo Tunisia e Egitto il mondo
Dal quotidiano britannico
Independent: “Come in molti altri paesi nella regione, in Egitto i dimostranti si
lamentano che aumentano,della disoccupazione e dell'affidamento
delle autorità a una sicurezza dispotica per tenere silenziose le
voci di chi dissente".
Suona familiare?
La cronaca dei media controllati dallo stato USA delle
rivoluzioni in Tunisia e Egitto è per metà troppo vaga: dicono che è
una cosa araba. E' così. Ma non a lungo. I problemi che hanno dato
l'avvio alle ultime rivolte, crescente disuguaglianza dei redditi,
mercati del credito congelati, assieme al governo totalmente
insensibile, hanno attraversato il globo. Dobbiamo riconoscerlo, i
primi regimi scaduti a essere rovesciati possono essere i più
brutali stati protetti degli USA
— stati arabi come Yemen, Giordania e Algeria. Anche gli autocrati dell'Asia
Centrale corrotti dagli USA non possono essere molto indietro;
Islam Karimov dell'Uzbekistan, cui piace bollire a morte i suoi dissidenti, sarebbe la mia prima
scommessa. Ma questo non si fermerà in Asia.
Persistente disoccupazione, governi insensibili e repressivi
esistono in Europa e, si, qui negli USA. Sono instabili. La
pressione aumenta d'intensità.
La rivoluzione globale è imminente.
La prima grande ondata di rivoluzioni dal 1789 al 1848 fu una
risposta al declino del regime agrario
feudale. (Come gli storici progressisti, non considero la guerra
d'indipendenza americana del
1775-1781 essere una vera rivoluzione. Perché non risultò in un
radicale rimescolamento delle classi, fu poco più di un gruppo di
ricchi evasori fiscali che ottenne dei vantaggi).
Durante il 19° secolo le elite europee videro l'ascesa del
capitalismo industriale come un'opportunità per sistemare le carte a
loro favore, pagando salari da schiavi per un lavoro durissimo. I
lavoratori si organizzarono e formarono un proletariato che respinse
questo ordinamento asimmetrico. Si sollevarono. Formarono dei
sindacati. Per la metà del 20° secolo, era stato istituito un rozzo
equilibrio tra lavoro e gestione negli USA e negli altri paesi
industrializzati. Tre generazioni di lavoratori dell'auto hanno
guadagnato a sufficienza per mandare i loro figli all'università.
Ora Detroit è una città fantasma.
Le insurrezioni delle quali oggi siamo testimoni hanno le loro
radici nel declino della produzione industriale che iniziò 60 anni
fa. Agli inizi dell'ottocento l'ordine economico è stato
rimescolato. Porti, fabbriche e magazzini che li servivano sono
stati chiusi. Grazie alla globalizzazione, la produzione industriale
è stata deprofessionalizzata, contratta e esternalizzata
all'impoverito Terzo Mondo. Nei paesi occidentali il risultato è una
classe media svuotata all'interno—indebolendo le fondamenta della stabilità politica nelle società post
feudali.
Nell'ex Primo Mondo l'industria è stata soppiantata
dall'economia della conoscenza. Piuttosto che portare l'economia
globale a un atterraggio morbido dopo il crollo del capitalismo
industriale utilizzando il settore dell'informazione in sviluppo per
spargere la ricchezza, le classi dominanti hanno scelto di fare ciò
che fanno sempre: hanno sfruttato la situazione per il guadagno a
breve termine, afferrando per loro stesse qualunque cosa potessero.
Durante i '70 e gli '80 hanno frantumato i sindacati. (Questa è una
ragione per la quale il reddito medio familiare è declinato
stabilmente dal 1968). Hanno imbrogliato i consumatori negli anni
'90 e '00. (Ora le loro carte di credito hanno raggiunto il limite
massimo). Adesso le banche stanno saccheggiando lo stato.
Ora che è arriva il conto, vogliono far pagare noi. Ma non
possiamo. Non pagheremo.
E' abbastanza spiacevole durante una recessione ciclica, quando
milioni di americani perdono il posto di lavoro e vengono sfrattati
dalle loro case. Quando la risposta del governo a un olocausto
economico non è di aiutare questa povera gente, ma invece di
distribuire centinaia di miliardi di dollari alle gigantesche banche
e compagnie di assicurazione che provocano i licenziamenti e
eseguono i sequestri, è folle.
E quando i media raccontano che un adulto su quattro che è
"strutturalmente" (cioè permanentemente) disoccupato non esiste—la recessione è finita! la ripresa è in moto!—è ovvio che gli USA stiano viaggiando a velocità di crociera per la
rivoluzione. Non del genere del Tea Party, con trite bandiere e
cappelli insulsi.
La Rivoluzione Americana, stile tunisino/egiziano.
La critica del mio Manifesto non è centrata sulla tesi
che lo status quo sia insostenibile e che debba andare, ma sulla mia
divergenza dalla teoria marxista tradizionale. La sinistra di
vecchia scuola afferma che non si può (o non si dovrebbe) avere una
rivoluzione senza prima costruire un movimento rivoluzionario ad
ampia base popolare.
"Siamo ancora in un tempo e in un luogo dove possiamo e
dovremmo fare di più per costruire dei movimenti popolari che
possano liberare la consapevolezza del popolo e ottenere le riforme
necessarie per gettare le fondamenta per una società trasformata
senza che venga bagnata nel sangue", ha scritto
Michael McGehee
su
Z magazine. “Tutto questo parlare di lanciare mattoni e bottiglie Molotov è estremamente
prematuro e
avventato…”
Forse questo era vero. Penso che le cose siano cambiate. Dato
il demoralizzato stato del dissenso negli Stati Uniti dagli anni '60
e la cooptazione degli attivisti radicali dal culto del pacifismo
militante, sarebbe impossibile creare una simile organizzazione.
Come sostengo nel libro, chiunque partecipi alla sinistra
ufficiale come esiste oggi-i
MoveOns,
i
Michael Moores,
il
Green Party ecc.—è intrinsecamente screditato nell'attuale ambiente politico
che si sta radicalizzando rapidamente. I liberal sorpassati non
possono realmente aiutare, non possono realmente combattere, non se
vogliono mantenere le loro patetiche posizioni—così non provano veramente. I futuri rivoluzionari americani—quelli senza tetto di recente, quelli privati illegalmente di diritti,
la gente mandata in fallimento dall'industria dell'assistenza
sanitaria—possono vedere soltanto con disprezzo la sinistra ufficiale.
La rivoluzione arriverà. Quando sarà, come è stato in Tunisia e
Egitto, seguirà un'esplosione spontanea di forze sociali e
economiche a lungo represse. Non abbiamo bisogno dei vecchi partiti
e dei gruppi progressisti per guidarci. Il che è bene, perché non
sono psicologicamente condizionati a creare la rivoluzione o a fare
la levatrice quando capita. Dal caos emergeranno nuove formazioni.
Creeranno il nuovo ordine.
Nel mio Manifesto sostengo che gli ideologi antiquati
sono obsoleti. Sinistra, destra, chiunque deve formare delle
alleanze di convenienza per rovesciare il regime esistente. Il
critico di sinistra
Ernesto Aguilar è tipico di coloro che
mi fanno questioni, lamentandosi che "fondere dei gruppi con
obiettivi politici differenti attorno a un programma che non parla
apertamente a quegli obiettivi, o peggio niente affatto politico, è
destinato al fallimento".
Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto possono ben essere
destinate a fallire—ma ora non sembra così. Finora quelle insurrezioni popolari
si sono svolte esattamente nel modo che avevo predetto, e
devono, qui negli Stati Uniti: far scoppiare eventi imprevedibili,
formati dal popolo stesso, come risultato della passione spontanea
piuttosto che della mobilitazione organizzata.
In Egitto, una coalizione ad hoc composta di gruppi
ideologicamente differenti (la Fratellanza Musulmana, partiti
secolari, intellettuali indipendenti) si è saldata attorno a
Mohamed ElBaradei. “Qui vedrete estremisti, moderati, cristiani, musulmani, tutti i generi di
persone. E' la prima volta che siamo tutti assieme dalla rivoluzione
di
Saad Zaghloul", un ribelle chiamato Naguib, riferendosi al leader della rivoluzione del
1919 contro i britannici, ha raccontato l'Agenzia
France-Press. La popolarità di
ElBaradei, ha affermato
Tewfik Aclimandos del College de France, è dovuta al fatto che "non è compromesso con il
regime, ha integrità".
Questo è come andrà in Grecia, Portogallo, Irlanda, Gran
Bretagna e—qualche giorno—qui. Non vi è nessun bisogno di organizzare o pianificare. Progettare non
farà nessuna differenza. Soltanto essere pronti a riconoscere la
rivoluzione quando avviene, quindi lasciare ciò che state facendo e
quindi organizzarsi.
Quello che farà esplodere la prossima Rivoluzione Americana?
Non so. Tuttavia, la liberazione dei popoli a lungo oppressi degli
Stati Uniti e dei cittadini dei paesi vittimizzati dalla loro
politica estera, è inevitabile.
(Ted Rall è l'autore di "Il manifesto antiamericano". Il suo sito web è
tedrall.com).
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