Il nuovo volto della rivoluzione

Ted Rall

3 febbraio 2011

 

Dopo Tunisia e Egitto il mondo

Dal quotidiano britannico Independent: “Come in molti altri paesi nella regione, in Egitto i dimostranti si lamentano che aumentano,della disoccupazione e dell'affidamento delle autorità a una sicurezza dispotica per tenere silenziose le voci di chi dissente".

Suona familiare?

La cronaca dei media controllati dallo stato USA delle rivoluzioni in Tunisia e Egitto è per metà troppo vaga: dicono che è una cosa araba. E' così. Ma non a lungo. I problemi che hanno dato l'avvio alle ultime rivolte, crescente disuguaglianza dei redditi, mercati del credito congelati, assieme al governo totalmente insensibile, hanno attraversato il globo. Dobbiamo riconoscerlo, i primi regimi scaduti a essere rovesciati possono essere i più brutali stati protetti degli USA stati arabi come Yemen, Giordania e Algeria. Anche gli autocrati dell'Asia Centrale corrotti dagli USA non possono essere molto indietro; Islam Karimov dell'Uzbekistan, cui piace bollire a morte i suoi dissidenti, sarebbe la mia prima scommessa. Ma questo non si fermerà in Asia. Persistente disoccupazione, governi insensibili e repressivi esistono in Europa e, si, qui negli USA. Sono instabili. La pressione aumenta d'intensità.

La rivoluzione globale è imminente.

La prima grande ondata di rivoluzioni dal 1789 al 1848 fu una risposta al declino del regime agrario feudale. (Come gli storici progressisti, non considero la guerra d'indipendenza americana del 1775-1781 essere una vera rivoluzione. Perché non risultò in un radicale rimescolamento delle classi, fu poco più di un gruppo di ricchi evasori fiscali che ottenne dei vantaggi).

Durante il 19° secolo le elite europee videro l'ascesa del capitalismo industriale come un'opportunità per sistemare le carte a loro favore, pagando salari da schiavi per un lavoro durissimo. I lavoratori si organizzarono e formarono un proletariato che respinse questo ordinamento asimmetrico. Si sollevarono. Formarono dei sindacati. Per la metà del 20° secolo, era stato istituito un rozzo equilibrio tra lavoro e gestione negli USA e negli altri paesi industrializzati. Tre generazioni di lavoratori dell'auto hanno guadagnato a sufficienza per mandare i loro figli all'università.

Ora Detroit è una città fantasma.

Le insurrezioni delle quali oggi siamo testimoni hanno le loro radici nel declino della produzione industriale che iniziò 60 anni fa. Agli inizi dell'ottocento l'ordine economico è stato rimescolato. Porti, fabbriche e magazzini che li servivano sono stati chiusi. Grazie alla globalizzazione, la produzione industriale è stata deprofessionalizzata, contratta e esternalizzata all'impoverito Terzo Mondo. Nei paesi occidentali il risultato è una classe media svuotata all'internoindebolendo le fondamenta della stabilità politica nelle società post feudali.

Nell'ex Primo Mondo l'industria è stata soppiantata dall'economia della conoscenza. Piuttosto che portare l'economia globale a un atterraggio morbido dopo il crollo del capitalismo industriale utilizzando il settore dell'informazione in sviluppo per spargere la ricchezza, le classi dominanti hanno scelto di fare ciò che fanno sempre: hanno sfruttato la situazione per il guadagno a breve termine, afferrando per loro stesse qualunque cosa potessero. Durante i '70 e gli '80 hanno frantumato i sindacati. (Questa è una ragione per la quale il reddito medio familiare è declinato stabilmente dal 1968). Hanno imbrogliato i consumatori negli anni '90 e '00. (Ora le loro carte di credito hanno raggiunto il limite massimo). Adesso le banche stanno saccheggiando lo stato.

Ora che è arriva il conto, vogliono far pagare noi. Ma non possiamo. Non pagheremo.

E' abbastanza spiacevole durante una recessione ciclica, quando milioni di americani perdono il posto di lavoro e vengono sfrattati dalle loro case. Quando la risposta del governo a un olocausto economico non è di aiutare questa povera gente, ma invece di distribuire centinaia di miliardi di dollari alle gigantesche banche e compagnie di assicurazione che provocano i licenziamenti e eseguono i sequestri, è folle.

E quando i media raccontano che un adulto su quattro che è "strutturalmente" (cioè permanentemente) disoccupato non esistela recessione è finita! la ripresa è in moto!è ovvio che gli USA stiano viaggiando a velocità di crociera per la rivoluzione. Non del genere del Tea Party, con trite bandiere e cappelli insulsi.

La Rivoluzione Americana, stile tunisino/egiziano.

La critica del mio Manifesto non è centrata sulla tesi che lo status quo sia insostenibile e che debba andare, ma sulla mia divergenza dalla teoria marxista tradizionale. La sinistra di vecchia scuola afferma che non si può (o non si dovrebbe) avere una rivoluzione senza prima costruire un movimento rivoluzionario ad ampia base popolare.

"Siamo ancora in un tempo e in un luogo dove possiamo e dovremmo fare di più per costruire dei movimenti popolari che possano liberare la consapevolezza del popolo e ottenere le riforme necessarie per gettare le fondamenta per una società trasformata senza che venga bagnata nel sangue", ha scritto Michael McGehee su Z magazine. “Tutto questo parlare di lanciare mattoni e bottiglie Molotov è estremamente prematuro e avventato…”

Forse questo era vero. Penso che le cose siano cambiate. Dato il demoralizzato stato del dissenso negli Stati Uniti dagli anni '60 e la cooptazione degli attivisti radicali dal culto del pacifismo militante, sarebbe impossibile creare una simile organizzazione.

Come sostengo nel libro, chiunque partecipi alla sinistra ufficiale come esiste oggi-i MoveOns, i Michael Moores, il Green Party ecc.—è intrinsecamente screditato nell'attuale ambiente politico che si sta radicalizzando rapidamente. I liberal sorpassati non possono realmente aiutare, non possono realmente combattere, non se vogliono mantenere le loro patetiche posizionicosì non provano veramente. I futuri rivoluzionari americaniquelli senza tetto di recente, quelli privati illegalmente di diritti, la gente mandata in fallimento dall'industria dell'assistenza sanitariapossono vedere soltanto con disprezzo la sinistra ufficiale.

La rivoluzione arriverà. Quando sarà, come è stato in Tunisia e Egitto, seguirà un'esplosione spontanea di forze sociali e economiche a lungo represse. Non abbiamo bisogno dei vecchi partiti e dei gruppi progressisti per guidarci. Il che è bene, perché non sono psicologicamente condizionati a creare la rivoluzione o a fare la levatrice quando capita. Dal caos emergeranno nuove formazioni. Creeranno il nuovo ordine.

Nel mio Manifesto sostengo che gli ideologi antiquati sono obsoleti. Sinistra, destra, chiunque deve formare delle alleanze di convenienza per rovesciare il regime esistente. Il critico di sinistra Ernesto Aguilar è tipico di coloro che mi fanno questioni, lamentandosi che "fondere dei gruppi con obiettivi politici differenti attorno a un programma che non parla apertamente a quegli obiettivi, o peggio niente affatto politico, è destinato al fallimento".

Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto possono ben essere destinate a fallirema ora non sembra così. Finora quelle insurrezioni popolari si sono svolte esattamente nel modo che avevo predetto, e devono, qui negli Stati Uniti: far scoppiare eventi imprevedibili, formati dal popolo stesso, come risultato della passione spontanea piuttosto che della mobilitazione organizzata.

In Egitto, una coalizione ad hoc composta di gruppi ideologicamente differenti (la Fratellanza Musulmana, partiti secolari, intellettuali indipendenti) si è saldata attorno a Mohamed ElBaradei. “Qui vedrete estremisti, moderati, cristiani, musulmani, tutti i generi di persone. E' la prima volta che siamo tutti assieme dalla rivoluzione di Saad Zaghloul", un ribelle chiamato Naguib, riferendosi al leader della rivoluzione del 1919 contro i britannici, ha raccontato l'Agenzia France-Press. La popolarità di ElBaradei, ha affermato Tewfik Aclimandos del College de France, è dovuta al fatto che "non è compromesso con il regime, ha integrità".

Questo è come andrà in Grecia, Portogallo, Irlanda, Gran Bretagna equalche giornoqui. Non vi è nessun bisogno di organizzare o pianificare. Progettare non farà nessuna differenza. Soltanto essere pronti a riconoscere la rivoluzione quando avviene, quindi lasciare ciò che state facendo e quindi organizzarsi.

Quello che farà esplodere la prossima Rivoluzione Americana? Non so. Tuttavia, la liberazione dei popoli a lungo oppressi degli Stati Uniti e dei cittadini dei paesi vittimizzati dalla loro politica estera, è inevitabile.

(Ted Rall è l'autore di "Il manifesto antiamericano". Il suo sito web è tedrall.com).

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