Palestine Think Tank

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In Libano non vi è nessuna guerra civile;

vi è una guerra contro la resistenza

di Nadia Hasan • 12 maggio 2008

 

Ciò che succede oggi in Libano è soltanto una estensione della situazione nell'intera regione. Gli USA ed i loro alleati occidentali cercano di dimostrare a tutti che la religione è il fattore principale di questa disputa e tentano di coprire le motivazioni politiche e specialmente gli interessi economici coinvolti nell'intero processo. Oggi in Libano vi sono due posizioni principali; da una parte un progetto colonialista sostenuto dagli USA e dal suo principale alleato nella regione, Israele, il cui portavoce è lo stesso governo libanese, e dall'altra, un progetto di sovranità guidato dal movimento di resistenza. Infatti, è una guerra tra coloro che sono semplicemente patriottici ed agenti esterni. E' per questo che entrambe i campi sono composti simultaneamente da diverse correnti: religiose, settarie, ideologiche e così via. E' importante osservare che Michiel Aoun, il nazionalista QS (Qornet Shehwan) ed i partiti comunisti sono a fianco di Hezbollah?

Il governo libanese pro-imperialisti occidentali mira a contrapporre l'Esercito Nazionale al popolo ed alla resistenza. Il suo obiettivo è nascondersi dietro l'esercito perché manca di sostegno popolare. Dovrebbe essere sottolineato che l'establishment dell'esercito è ancora guidato da nazionalisti.

Prima dell'invasione israeliana del Libano nel 2006, vi è stata una serie di pressioni interne ed esterne per smantellare il legittimo movimento di resistenza in Libano, che è Hezbollah. Queste pressioni sono aumentate dopo che questo gruppo ha sconfitto l'esercito israeliano e ristabilire le speranze di altri movimenti di resistenza in varie parti della Patria Araba. Questa vittoria ha dimostrato senza dubbio che la resistenza contro la globalizzazione da una parte e la guerriglia dall'altra sono ancora possibili.

Pochi giorni fa, dopo la più lunga seduta nella storia del parlamento libanese, la coalizione pro-occidentale ha votato per rendere illegale la rete di comunicazione di Hezbollah, un sistema di comunicazioni che è stato molto efficace contro l'esercito israeliano durante la guerra della scorsa estate. Questa "Dichiarazione di guerra" contro la resistenza è solamente un altro esempio di come i fantocci locali di USA ed Israele combattano contro il loro popolo, perché, per mezzo di questa azione, in realtà il governo demolisce il principale strumento che la resistenza ha per combattere contro il progetto colonialista nella regione.

Questa non è una questione secondaria, è la prima volta dagli Accordi di Taif del 1989, che hanno messo fine alla guerra civile nel paese e consacrato la legittimità della resistenza armata di Hezbollah contro Israele, che il governo denuncia una rete di comunicazione che è parte dell'apparato di sicurezza del movimento e la considera una "minaccia illegale contro lo Stato".

Quello che oggi compie il governo libanese non è niente meno che il lavoro sporco di Israele, appena pochi giorni dopo che il governo USA ha dichiarato ancora una volta che Hezbollah è una organizzazione terrorista, mantenendolo nella "Lista nera".

Lo scopo qui può essere soltanto dare agli USA il controllo dell'aeroporto e di tutti i sistemi di comunicazione all'interno del paese, con il risultato di indebolire la resistenza legittima del popolo contro il suo principale obiettivo, Israele. Fa questo provocando lotte interne, che sono semplici da aggiungere alla confusione delle dispute religiose, esattamente nel modo in cui lo stanno già facendo in Iraq ed in Palestina. La ragione principale dietro il licenziamento del capo dell'aeroporto è che ha dichiarato che al-Hariri ha segretamente incontrato Bandar, l'emiro saudita, all'aeroporto diversi giorni prima che il governo decidesse di licenziarlo. Bandar è stato l'unico arabo al quale Bush raccontò quando sarebbe iniziata l'invasione dell'Iraq.

La minaccia più grande per un progetto colonialista nella regione, che comprende entrambe i regimi dei governanti arabi ed i sostenitori occidentali, è il popolo e la sua forza di resistenza. Indebolire questa forza e per creare un clima costante di tensione interna è l'obiettivo di chiunque sia contro un movimento nazionalista arabo unificato nella Patria Araba.

Come altro che in questa maniera possiamo spiegare le varie accuse di intromissione iraniana in Libano, chiedendo perfino l'espulsione del suo ambasciatore e di paralizzare tutti i voli per e dall'Iran in seguito all'appoggio del governo iraniano a Hezbollah, ma non una singola parola è stata proferita contro l'intromissione esterna degli USA in Iraq, non una parola contro l'assegnazione di un terzo della terra del Qatar ceduta per ospitare una base USA, non una parola contro forze esterne, armate fino ai denti sotto il falso pretesto di "salvaguardare la democrazia", ignorando il rispetto della territorialità libanese e considerando come "terroristi" una grande parte della sua popolazione?

La Francia, la "madrepatria" mantiene una importante presenza militare nell'area, concentrata principalmente sull'imporre la realizzazione del ricupero del progetto colonialista ed ancora una volta facendo il lavoro sporco di una entità che da più di 60 anni opprime un intero popolo.

A ministerial meeting will take place in Cairo, convened by Egypt and Saudi Arabia, for what reason other than to condemn once again the right of people to resist the oppressor, as Hezbollah is doing successfully in Lebanon? Certainly these ministers will discuss ways to stop the “negative” influence that the supporters of resistance have inside the country.

Al Cairo avrà luogo un incontro ministeriale, convocato da Egitto ed Arabia Saudita, per quale ragione altro che per condannare ancora una volta il diritto del popolo di resistere all'oppressore, come fa con successo Hezbollah in Libano?

Infine, bisogna notare che la Palestina è il cuore del conflitto in Libano. La fine della resistenza non è mai stata dedicata a 'costruire' e salvaguardare il Libano, ma a proteggere Israele ed a renderlo uno stato 'normale' nella Patria Araba. Ma la prima decisione degli agenti, se hanno successo, sarà il reinsediamento dei profughi palestinesi dal Libano a...in qualche altro luogo eccetto la Palestina.

 

Nadia Hasan è una attivista palestinese nata in Cile che vive tra diverse nazioni del Sud America e del Medio Oriente. Il suo sito è Palestina Resiste! e sogna il giorno in cui tutti i palestinesi potranno esercitare il loro Diritto al Ritorno.