Narco-aggressione
VLADIMIR
RADYUHIN
da Mosca
Volume 25 - Numero 04 :: 16-29 febbraio 2008
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La Russia, di fronte ad un aumento catastrofico della tossicodipendenza, accusa le forze armate degli USA di coinvolgimento nel narcotraffico dall'Afghanistan.
Potrebbe essere che le forze armate americane in Afghanistan fossero coinvolte nel narcotraffico? Si, è del tutto possibile secondo l'ambasciatore russo in Afghanistan Zamir Kabulov. Commentando i rapporti secondo i quali i cargo dell'aviazione militare degli Stati Uniti viene utilizzata per trasportare narcotici fuori dall'Afghanistan, l'inviato russo ha detto che non c'è fumo senza arrosto. "Se simili azioni hanno luogo non possono essere intraprese senza contatto con gli afgani e se lo sa un afgano almeno metà dell'Afghanistan prima o poi lo saprà", ha detto Kabulov al Vesti, il canale di 24 ore di notizie. "E' per questo che penso che ciò sia possibile, ma non posso provarlo". Per la Russia i narcotici afgani sono una questione estremamente dolorosa. Colpirono per la prima volta il mercato russo durante l'occupazione sovietica dell'Afghanistan negli anni '80, quando i soldati russi svilupparono una preferenza per l'eroina afgana e la contrabbandavano al ritorno in Russia. La disintegrazione dell'Unione Sovietica nel dicembre 1991 aprì le porte della chiusa al traffico di droga dall'Afghanistan attraverso l'Asia Centrale alla Russia ed oltre all'occidente ed all'Europa. I narcotici dall'Afghanistan si abbatterono sulla Russia come uno tsunami, minacciando di decimare la sua popolazione già in contrazione. Secondo il Servizio Federale di Controllo sulla Droga il 90% di tutta l'eroina venduta in Russia proviene dall'Afghanistan. Oggi la Russia ha circa sei milioni di utilizzatori di droga – un incremento di 20 volte dal crollo dell'Unione Sovietica ed una cifra enorme per un paese di 142 milioni di persone. Il Servizio Federale di Controllo sulla Droga ha detto precedentemente in gennaio che da 30 a 40 milioni di persone in Russia potrebbero avere provato almeno una volta la droga. Annualmente, circa 80.000 russi muoiono per cause collegate alla droga. Uno su cinque reati commessi in Russia sono connessi alla droga. In Russia il giro d'affari della droga illegale è stimato tra 10 e 15 miliardi di dollari, non tenendo conto del traffico di transito. I narcotici sono diventati una parte integrale della sottocultura dei giovani in Russia. Nella sola Mosca i narcotici vengono venduti in circa 100 discoteche e caffè frequentati da giovani, ha riferito in dicembre in servizio controllo droga cittadino. Secondo il Ministro russo dell'Istruzione e delle Scienze Andrei Fursenko circa il 45% degli studenti universitari russi utilizza droga. Ha descritto la situazione come "critica". Il governo della città di Mosca progetta questo anno di introdurre test sulla droga obbligatori per tutti gli studenti della capitale russa. Gli scolari potrebbero essere i prossimi in sequenza per il l'esame: alcune indagini indicano che quattro su cinque giovani russi hanno familiarità con la droga. Il Parlamento russo sta progettando di discutere una legge che permetta le cure coattive degli assuefatti alla droga ed all'alcool. Il Presidente Vladimir Putin ha descritto il problema dell'abuso di sostanze stupefacenti come una "calamità nazionale". L'ascesa catastrofica della tossicodipendenza in Russia è stata stimolata dalla dolorosa transizione dal socialismo al capitalismo che la Russia attraversa dal 1991. Milioni hanno perso il lavoro e sono stati ridotti in miseria nera durante il peggiore crollo economico di tutti i tempi della Russia negli anni '90. Ma i fattori esterni hanno giocato un ruolo cruciale nella diffusione della droga. Lo scorso anno Putin ha dichiarato senza mezzi termini che la Russia e l'Europa erano state vittime di "narco-aggressione". Quando l'Unione Sovietica si disgregò in 15 stati indipendenti, d'un tratto Mosca perse il controllo di quasi 5.000 km di ex confini sovietici in Asia Centrale e nel Caucaso. Allo stesso tempo, quasi 8.000 km di quelli che erano confini nominali interni tra le ex repubbliche sovietiche divennero nuovi confini di stato della Russia. Nel 1993, le guardie di confine russe ritornarono in Tajikistan nel tentativo di contenere il flusso di droga dall'Afghanistan produttore di oppio. Nel solo 2002 intercettarono 6,7 tonnellate di droga, metà della quale eroina. Comunque, nel 2005 il Presidente tagiko Imomali Rakhmon, sperando di ottenere aiuto finanziario dagli USA, chiese alle guardie di confine russe di partire, dicendo che il Tagikistan si era discretamente ripreso da una quinquennale guerra civile (dal 1992 al 1997) per assumersi il compito. Entro pochi mesi dal ritiro russo, il narcotraffico attraverso il confine aumentò di molte volte. Il Turkmenistan, un'altro importante punto della via dell'oppio dall'Afghanistan, ha respinto le guardie di confine russe nel 1999. Dal 2000, il Turkmenistan non ha riportato nessun sequestro di droga alle organizzazioni internazionali. Il Presidente Saparmurat Niyazov, deceduto lo scorso anno, affermò che il suo parse non aveva nessun problema di droga. Comunque, stime indipendenti indicano che fino a metà della popolazione maschile del Turkmenistan fa uso di droga. Nel 2002, il Procuratore Generale del paese Kurbanbibi Atadzhanova è stata arrestata per avere gestito un'organizzazione del narcotraffico. Diciassette anni dopo lo scioglimento dell'Unione Sovietica, i confini tra i nuovi stati indipendenti sono ancora permeabili e per viaggiare non serve il visto. I passeggeri degli aerei che arrivano dall'Asia Centrale vengono ripetutamente controllati per la droga negli aeroporti russi, ma se la droga viene trasportata via terra vi è solamente una remota possibilità che vengano arrestati. L'Afghanistan sotto gli USA Quando la Russia appoggiò l'invasione dell'Afghanistan guidata dagli USA per schiacciare i talibani ed al Qaeda nello scenario post 11/9, l'ultima cosa che si aspettava accadesse era che il traffico di droga avrebbe assunto proporzioni gigantesche sotto i militari USA. Dal 2001, i campi di papavero, una volta proibiti dai talibani, sono di nuovo cresciuti molto rapidamente. Secondo l'Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga ed il Crimine, lo scorso anno l'Afghanistan ha prodotto 8.200 tonnellate di oppio, sufficienti a produrre il 93% della fornitura mondiale di eroina. Le forze della NATO a guida USA nel paese non soltanto non sono riuscite ad eliminare la minaccia terroristica dei talibani, ma hanno anche presieduto ad una crescita spettacolare nella produzione di oppio. Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha detto che l'Afghanistan era sul punto di diventare un "narco stato". L'affare dei narcotici è sorto di fatto come l'unica attività economica dell'Afghanistan ed è valutato a circa 10 miliardi di dollari l'anno. L'ONU stima che il traffico di oppio sia equivalente al 53% dell'economia ufficiale del paese e contribuisce a finanziare i talibani. "Sfortunatamente, la NATO non fa nulla per ridurre la minaccia dei narcotici dall'Afghanistan nemmeno un poco", ha osservato in modo irritato Putin tre anni fa. Ha accusato le forze della coalizione di "distendersi ed osservare carovane che trasportano droga attraverso l'Afghanistan verso l'ex Unione Sovietica e l'Europa". Con il passare del tempo, i sospetti dei russi riguardo al ruolo degli USA nella crescita di un narco stato in Afghanistan sono divenuti più profondi, specialmente dopo che rapporti dall'Iraq dicevano che anche lì si stava diffondendo rapidamente la coltivazione dei papaveri da oppio. "Gli americani stanno lavorando per mantenere fiorente l'affare della droga in entrambe i paesi", ha detto Mikhail Khazin, presidente della ditta di consulenza Niakon. "Distruggono regolarmente le infrastrutture locali, spingendo la popolazione locale a cercare mezzi illegali di sussistenza. E la CIA [Central Intelligence Agency] fornisce la protezione al narcotraffico". Lo scrittore freelance USA Dave Gibson in un articolo pubblicato in dicembre su American Chronicle ricordava quello che un ufficiale dell'intelligence estera USA, parlando a condizione dell'anonimato, disse a NewsMax.com nel marzo del 2002 del primato della CIA nel coinvolgimento nel traffico internazionale di droga. L'ufficiale disse: "La CIA fece quasi l'identica cosa durante la guerra del Vietnam, con conseguenze catastrofiche – l'incremento del traffico di eroina negli USA a cominciare dagli anni '70 è direttamente attribuibile alla CIA. La CIA è da anni complice nel traffico globale di droga, perciò penso che voglia semplicemente continuare nella sua impresa preferita". Ora la Russia è entrata nella mischia accusando le forze armate USA di coinvolgimento nel traffico di eroina dall'Afghanistan all'Europa. Il rapporto del canale Vesti dall'Afghanistan diceva che la droga dall'Afghanistan veniva trasportata da aerei da trasporto americani nelle nasi aeree di Ganci in Kyrgyzstan e di Incirlik in Turchia. La base dell'aeronautica militare di Ganci all'aeroporto internazionale di Manas in Kyrgyzstan è stata fondata alla fine del 2001 come linea di attestamento per le operazioni militari in Afghanistan. Il governo kyrgizo ha minacciato di chiudere la base dopo che il vicino Uzbekistan chiuse una simile base aerea degli USA sul suo territorio nel 2005, ma cedette dopo che Washington convenì di effettuare un unico pagamento di 150 milioni di dollari nella forma di un pacchetto di assistenza e di pagare 15 milioni di dollari l'anno per l'utilizzo della base. Arkady Dubnov, uno dei giornalisti russi meglio informati sull'Asia Centrale, recentemente ha citato fonti anonime afgane che dicono che "l'85% di tutta la droga prodotta nelle province meridionali e del sudest viene trasportata all'estero dall'aviazione USA". Una fonte bene informata dei servizi di sicurezza in Afghanistan ha raccontato al giornalista russo che i militari americani entrano in possesso della droga attraverso funzionari locali afgani che trattano con i comandanti sul campo responsabili della produzione della droga. Scrivendo sul quotidiano Vremya Novostei, Dubnov ha affermato che l'amministrazione filo-occidentale del Presidente Hamid Karzai, compresi i suoi due fratelli, Kajum Karzai e Akhmed Vali Karzai, è completamente coinvolta nel narcotraffico. L'articolo citava un importante esperto USA dell'Afghanistan, Barnett Rubin, che racconta di una conferenza anti-narcotici a Kabul lo scorso ottobre dove si è detto che "i trafficanti di droga avevano infiltrato le strutture dello stato afgano al punto che potevano facilmente paralizzare il lavoro del governo se fosse mai stata presa la decisione di arrestare uno di loro". L'ex ambasciatore degli USA all'ONU Richard Holbrooke in gennaio ha detto che "funzionari governativi, compresi alcuni con stretti legami alla presidenza, proteggono il traffico di droga e ne profittano". In un articolo riportato sul Washington Post, il diplomatico ha descritto lo sforzo antinarcotici da 1 miliardo di dollari l'anno degli USA in Afghanistan come "il singolo programma più inefficace nella storia della politica estera americana". "Non è soltanto uno spreco di soldi. In realtà rafforza i talibani ed al Qaeda, come pure elementi criminali all'interno dell'Afghanistan", ha scritto Holbrooke sul The Washington Post ai primi di gennaio. E' una questione aperta se le accuse russe di complicità degli USA nel narcotraffico siano fondate su prove significative o siano state causate dalla delusione di Mosca per il fallimento di Washington nel prendere di mira il problema dell'oppio in Afghanistan. Ma è un fatto che gli USA e la NATO abbiano fatto ostruzionismo su numerose offerte di cooperazione dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e dell'Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO) guidata da Mosca, un patto di difesa di sei ex repubbliche sovietiche. Nikolai Bordyuzha, Segretario Generale della CSTO, ha citato un generale del Pentagono che gli ha raccontato: "Non combattiamo i narcotici perché questo non è il nostro compito in Afghanistan". Invece di formare un'alleanza con la SCO e la CSTO per combattere la minaccia dei narcotici, ha detto il capo della CSTO, gli USA operavano per istituire nella regione strutture di sicurezza rivali. Washington lavora per "conficcare un cuneo geopolitico tra i paesi dell'Asia Centrale e la Russia e per riorientare la regione verso gli USA", ha detto lo scorso anno Bordyuzha. Con gli USA e la NATO che respingono recisamente le loro offerte di cooperazione, la Russia, la Cina e gli stati dell'Asia Centrale devono contare sulle proprie forze per opporsi alla minaccia dei narcotici dall'Afghanistan. La CSTO sta eseguendo un programma ad ampio raggio di aiuti ed assistenza militare per l'Afghanistan, che include l'addestramento di polizia antidroga. Lo scorso anno la SCO ha partecipato alla firma di un protocollo di cooperazione con la CSTO, che è mirato, soprattutto, a frenare il narcotraffico. Al suo summit lo scorso agosto a Bishkek, la capitale del Kyrgyzstan, la SCO ha deciso di istituire congiuntamente alla CSTO una "cintura antinarcotici" attorno all'Afghanistan.
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