La rivista Nation offre un alibi per
l'appoggio dei democratici alla guerra in Iraq
26 maggio 2007
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I voti di giovedì al Senato ed alla Camera dei Rappresentanti USA a favore di una legge che stabilisce altri 100 milioni di dollari di finanziamento alla guerra hanno un significato di vasta portata ed evidente che troverà un riflesso inevitabile sulla consapevolezza politica di vaste masse del popolo americano. Avendo vinto la direzione di entrambe le camere del Congresso nelle elezioni congressuali del 2006 grazie ad un maremoto del sentimento contro la guerra, la leadership del Partito Democratico ha ora fornito tutto il denaro e di più di quello che il Presidente Bush ha chiesto per la continuazione e l'intensificazione di una guerra criminale e lo ha fatto in base alle condizioni imposte dalla Casa Bianca. Che cosa hanno comprato i Democratici con la loro legge di spesa di "emergenza"? Bush ha risposto a questa domanda giovedì in una conferenza stampa al Rose Garden della Casa Bianca, dove ha avvisato che "Ci attendiamo pesanti combattimenti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Possiamo aspettarci altre vittime americane ed irachene". Ha continuato predicendo un agosto "sanguinoso". Con almeno 90 militari americani già uccisi nel mese di maggio e migliaia di morti iracheni, ciò che viene preparato è un'ondata senza precedenti di stragi mirate a schiacciare la resistenza all'occupazione USA ed a costringere il popolo iracheno alla capitolazione. I crimini di guerra che si preparano in maniera evidente vengono opposti dalla grande maggioranza del popolo americano. Tuttavia, con quasi il 70% della popolazione contro la guerra in Iraq, questo sentimento di massa contro la guerra non può trovare nessuna vera espressione nelle decisioni e nelle azioni del governo USA. Il Partito Democratico, non meno di Bush e dei Repubblicani, è responsabile di questa privazione dei diritti politici di decine di milioni di americani negli interessi del proseguimento di una guerra neocoloniale. Nei sei mesi dalle elezioni di novembre, i Democratici hanno cercato di calmare ed ingannare gli elettori che hanno loro consegnato le redini del potere alla Camera ed al Senato atteggiandosi ad oppositori della guerra, mentre allo stesso tempo si impegnano a "sostenere le truppe" finanziando quella guerra e continuando ad appoggiare gli obiettivi geostrategici in primo luogo sottostanti all'invasione del marzo 2003. Giovedì questa commedia di equilibratura politica è andata in pezzi in una capitolazione codarda e cinica alla Casa Bianca. Il risultato inevitabile di questo crollo è di massiccia rabbia tra coloro che lo scorso novembre votarono per i Democratici e la crescente sensazione che nessuna delle istituzioni o dei partiti politici dell'establishment dominante riflettano la volontà democratica del popolo. Contrastare tali sentimenti e tentare di resuscitare illusioni nei democratici è il compito specifico di uno strato della "sinistra" americana che è interamente integrata nel Partito Democratico. Le sue concezioni ed i suoi scopi politici—condivisi da una molteplicità di gruppi di protesta, centri di ricerca di "sinistra" e da un piccolo numero di funzionari eletti—sono espressi molto chiaramente dalla rivista settimanale Nation. Sembrerebbe che l'edizione attuale di Nation, datata 11 giugno, sia andata in stampa dopo che la leadership democratica al Congresso aveva formalizzato la sua vile resa alla Casa Bianca—accettando il provvedimento sul finanziamento alla guerra senza neppure la falsa apparenza di una tabella di marcia per ritirare le truppe USA dall'Iraq—ma prima dei voti effettivi alla Camera ed al Senato per approvare la legislazione. Questa maldestra tempestività porta ad alcuni inevitabili errori dei redattori di Nation in un editoriale di testa intitolato "Finisce la sequenza sull'Iraq". La spinta di questa dichiarazione è l'asserzione che la "disunità" e le "defezioni" di una relativa manciata di Democratici di destra hanno indebolito gli sforzi coraggiosi della direzione del partito alla Camera ed al Senato per legiferare un ritiro delle truppe USA dall'Iraq. Quindi, viene raccontato ai lettori della rivista, quelli come di senatore Democratico del Michigan Carl Levin, presidente della Commissione delle Forze Armate, ed il congressista Steny Hoyer, il leader della maggioranza democratica alla Camera, hanno "impedito alla Presidente della Camera Nancy Pelosi ed al leader della maggioranza al Senato Harry Reid di obbligare l'amministrazione ad una serie di impegni". "La maggioranza democratica al Congresso è così esile che alla fine di maggio ha alla fine abbandonato i tentativi di approvare una legge di finanziamento che determini una serie di scadenze per il ritiro", spiega l'editoriale. I redattori della rivista scrivono come se facessero parte di una ditta di pubbliche relazioni assunta per manipolare l'immagine della Pelosi e di Reid. "Almeno la pelosi e Reid votano bene", dichiara l'editoriale. Esso cita i voti del Presidente della Camera e del leader della maggioranza al Senato su un paio di risoluzioni che erano destinate alla sconfitta dall'inizio e che entrambe domandavano un taglio dei finanziamenti per le "truppe da combattimento" in Iraq. Qui il tempismo dell'editoriale di Nation è servita a sottolineare la fraudolenza della sua intera tesi. L'apparente oppositore di principio alla guerra Harry Reid si è associato ad altri 37 Democratici al Senato nel votare per la legge di finanziamento alla guerra. Solamente 10 Democratici hanno votato contro. Per quanto riguarda la Pelosi, mentre personalmente votava contro il provvedimento alla Camera, ha attentamente confezionato la legislazione per assicurarne il passaggio da parte della minoranza repubblicana e di 86 Democratici quasi all'unanimità. Ciò è stato compiuto per mezzo di una abile manovra parlamentare, che ha scisso la porzione di finanziamento domestica della legislazione—contrastata da alcuni Repubblicani—dal suo nucleo sulla spesa bellica, garantendo in questo modo che l'ultimo riportasse una solida maggioranza. E, cosa ancora più importante, 216 Democratici hanno votato a favore di questa procedura—con solamente sette che hanno votato "no"—rendendo inevitabile l'approvazione della spesa bellica. Venerdì ad una conferenza stampa, la Pelosi ha definito la legislazione contro la quale aveva votato "un passo nella giusta direzione" ed ha difeso la sua conduzione della legge attraverso il Congresso con la sempre più logora pretesa che il denaro stanziato per continuare il macello in Iraq sia destinato a "sostenere le truppe". "Quanto ad oggi, il Presidente Bush non ha più un assegno in bianco per una guerra senza fine in Iraq", ha dichiarato la Pelosi nella sua dichiarazione predisposta emessa venerdì. In realtà, l'assegno non è in bianco. Ha su di esso il suo nome e quello del Partito Democratico. Considerando come oro colato il vuoto impegno della leadership democratica di "continuare a combattere", il Nation scrive che "la Pelosi e Reid hanno ragione quando dicono che questa non è la fine dello scontro sul denaro per l'Iraq". Suggerisce che l'unico problema è che "ancora vi sono Democratici di spicco che non lo capiscono"—Levin, Hoyer e Co.—e questi "rallentano il movimento verso l'unità a sostegno del ritiro". I "voti inaccettabili" emessi da questi Democratici apparentemente furfanti "dovrebbero sollevare la collera degli attivisti contro la guerra e del popolo americano", afferma il Nation, e coloro che li hanno emessi dovrebbero essere "considerati responsabili del prolungamento della guerra". L'editoriale conclude che "gli americani devono riuscire a spiegare che quando arriverà la prossima possibilità di utilizzare i cordoni della borsa i nostri rappresentanti dovrebbero attenersi alla volontà del popolo e mettere fine alla disastrosa guerra di Bush". Nulla potrebbe riassumere più chiaramente la funzione politica del Nation. Cerca di illudere i suoi lettori a pensare che la continua complicità del Partito Democratico nell'avvio e nella continuazione della guerra in Iraq sia una questione di una "esile" maggioranza al Congresso e dei voti ribelli di pochi eretici politici. Quindi, la prospettiva che avanza è che questi pochi politici—mere escrescenze di un altrimenti sano corpo politico—dovrebbero essere disonorati ed il pubblico dovrebbe aspettare che i Democratici facciano meglio la prossima volta. Qui tutto è ridotto agli spiccioli della politica di partito ed a meschine manovre nei saloni del Congresso. Lascia senza risposte le grosse ed ovvie domande sul perché i Democratici siano incapaci di presentare una autentica opposizione alla guerra e sul perché la leadership congressuale del partito non abbia alcuna intenzione di fare nessuna delle due cose che potrebbero provocarne la fine—bloccare tutti i finanziamenti per l'occupazione dell'Iraq o incriminare Bush per i crimini di guerra e per gli abusi antidemocratici che sono stati attuati sotto la sua amministrazione. La spiegazione si deve trovare non nella "esile" maggioranza che i Democratici hanno al Congresso—che non ha mai fermato il Partito Repubblicano dal fare approvare la sua agenda di destra quando manteneva la direzione—ma nella natura di classe del Partito Democratico e nella stessa natura della guerra. Il Partito Democratico—non meno dei Repubblicani—è controllato da e difende gli interessi della elite finanziaria. Questa è la ragione fondamentale per la quale ha sostenuto e continua a sostenere una guerra che è stata lanciata per favorire gli interessi globali delle banche e delle corporations USA stabilendo l'egemonia americana sulle strategiche riserve petrolifere del Medio Oriente. Qualunque siano le differenze tattiche del partito con l'amministrazione Bush, nessuna legge che sia stata portata al voto o appoggiata da qualsiasi parte della direzione democratica nei vari mesi passati ha richiesto il completo ritiro di tutte le truppe USA dall'Iraq. Tutti i provvedimenti dei Democratici hanno incluso un linguaggio che prevede chiaramente il mantenimento di una forza di occupazione che conti almeno decine di migliaia di soldati per il prevedibile futuro e perciò una continuazione del bagno di sangue. Su questo i redattori di Nation sono particolarmente silenti. Nondimeno i Democratici si mettono in posa come un partito "del popolo", che stando alle apparenze difende gli interessi dei lavoratori medi contro le predazioni delle grandi aziende. Mentre la polarizzazione sociale negli USA è cresciuta sempre più ampia, questa falsa apparenza comunque è diventata sempre più stantia. Nel paese, i Democratici sono un partito di austerità fiscale, mentre i suoi candidati più importanti sono tutti potenzialmente multimilionari. All'estero, sono un partito del militarismo, impegnato nella crescita e nell'utilizzo della forza militare per favorire gli interessi al profitto delle grandi aziende USA. Nelle condizioni nelle quali milioni di lavoratori americani hanno tratto le loro conclusioni politiche e sono profondamente alienati da ed ostili ai Democratici ed all'intero sistema dei due partiti, il Nation, come pure organizzazioni di protesta come moveon.org e United for Peace and Justice, cercano disperatamente di dare ai Democratici una apparenza di "sinistra", tentando di risuscitare le illusioni che il Partito Democratico possa essere obbligato da pressioni di massa a perseguire una politica di giustizia sociale e di pace. Non vi è nessun dubbio che tra queste forze vi sia un elemento di autodifesa, come pure l'illusione deliberata di altri. In ogni caso, vengono espressi dei precisi interessi sociali. Il trasferimento della leadership congressuale ai Democratici può avere fallito nel fermare la guerra o nel produrre qualsiasi cambiamento significativo per le masse dei lavoratori in America, ma ha prodotto sicuri benefici per lo strato privilegiato dei liberal "di sinistra" della classe medio-alta per i quali parla il Nation. Molti di loro hanno occupato delle agognate posizioni dirigenziali a Capitol Hill o hanno visto aumentare le fortune degli istituti di ricerca liberal con i quali sono associati. Il direttore di Nation, Katrina vanden Heuvel, è stata ammessa con sempre maggiore frequenza nelle file dei sapienti che appaiono nei dibattiti televisivi. L'ala sinistra dell'establishment politico USA viene promossa per precisi scopi politici. L'elite dominante americana teme l'eruzione di movimenti di massa di protesta sociale e, soprattutto, l'emergere di un movimento politico veramente indipendente dei lavoratori in opposizione al sistema dei due partiti ed agli interessi del profitto che questo difende. Il compito di questi agenti di PR di "sinistra" per il Partito Democratico è di soffocare politicamente qualsiasi simile movimento e di contenere la protesta sociale, stornandola indietro negli innocui confini del Partito Democratico. Questo compito politico, comunque, diventa sempre più difficile. Il voto per il finanziamento alla guerra, nonostante il consiglio di Nation di aspettare la "prossima opportunità" dei Democratici di votare contro la guerra, segna un preciso punto di svolta nella vita politica americana ed uno dal quale la credibilità del Partito Democratico potrebbe non riprendersi mai.
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