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Sabato al
Left Forum
a
New York City, Chris Hedges si è unito ai professori
Richard Wolff
and
Gail Dines
per discutere del perché
Karl Marx
è essenziale in un epoca in cui il capitalismo globale sta crollando.
Queste sono le osservazioni che
Hedges
ha fatto per aprire la discussione.
Karl Marx
ha esposto la dinamica peculiare del
capitalismo, ovvero ciò che ha chiamato "il modo di produzione
borghese". Ha previsto che il capitalismo aveva costruiti in se
i semi della propria distruzione. Sapeva che le ideologie regnanti—penso
il neoliberalismo—sono
state create per servire gli interessi delle elite ed in particolare
delle elite economiche, poiché "la classe che a sua disposizione ha i
mezzi di produzione materiale, allo stesso tempo ha il controllo sui
mezzi di produzione mentale" e "le idee dominanti non sono niente di più
che l'espressione ideale delle relazioni materiali dominanti ... le
relazioni che rendono una classe quella dominante". Ha capito che
sarebbe arrivato il giorno in cui il capitalismo avrebbe esaurito il suo
potenziale e sarebbe crollato. Non sapeva quando quel giorno sarebbe
arrivato. Marx, come ha scritto
Meghnad Desai,
era "un astronomo della storia, non un astrologo". Marx era acutamente
consapevole della capacità del capitalismo di innovare ed adattarsi. Ma
sapeva anche che l'espansione capitalista non era sostenibile
eternamente. E, mentre siamo testimoni dell'epilogo del capitalismo e
della disintegrazione del globalismo,
Karl Marx
viene vendicato come il più presciente ed importante critico del
capitalismo.
In una prefazione a "Il contributo alla critica dell'economia
politica", Marx scrisse:
Nessun ordine sociale scompare mai prima che tutte le forze
produttive per le quali in esso vi è spazio siano state sviluppate e
nuove relazioni di produzione superiori appaiono mai prima che le
condizioni materiali della loro esistenza siano maturate nel grembo
della vecchia società stessa.
Quindi, l'umanità assegna sempre a se stessa soltanto quei compiti
che può risolvere, poiché, guardando più intimamente all'argomento,
troviamo sempre che il compito stesso sorge soltanto quando le
condizioni materiali necessarie per la sua soluzione esistono già, o
sono almeno nel processo di formazione.
In altre parole, il socialismo non sarebbe possibile finché il
capitalismo non abbia esaurito tutto il suo potenziale per un ulteriore
sviluppo. Che la fine stia arrivando è difficile ora da disputare,
sebbene si sarebbe sciocchi a predire quando. Siamo chiamati a studiare
Marx per essere pronti.
Gli stadi finali del capitalismo, scrisse Marx, sarebbero
contrassegnati da sviluppi che sono intimamente familiari alla maggior
parte di noi. Incapace di espandersi e di generare profitti ai livelli
passati, il sistema capitalista avrebbe iniziato a consumare le
strutture che lo sostenevano. Deprederebbe, in nome dell'austerità, la
classe lavoratrice ed i poveri, spingendoli sempre più a fondo nel
debito e nella povertà e diminuendo la capacità dello stato di servire i
bisogni dei cittadini comuni. Avrebbe, come ha fatto, delocalizzato
sempre di più i posti di lavoro, includendo sia i lavori manifatturieri
che professionali, in paesi con giacimenti di lavoratori a basso costo.
Le industrie avrebbero meccanizzato i loro luoghi di lavoro. Questo
avrebbe dato l'avvio all'assalto economico non soltanto alla classe
operaia ma alla classe media—il
bastione di un sistema capitalista—che
sarebbe camuffato dall'imposizione di un massiccio debito personale
mentre i redditi diminuiscono o restano stagnanti. Negli stadi finali
del capitalismo la politica sarebbe diventata subordinata all'economia,
portando a partiti politici svuotati di ogni reale contenuto politico ed
abiettamente sottomessi ai dettati ed al denaro del capitalismo globale.
Ma, come avvertì Marx, vi è un limite ad un'economia costruita
sull'impalcatura dell'espansione del debito. Arriva un momento, sapeva
Marx, nel quale non ci sarebbe stato nessun nuovo mercato disponibile e
nessun nuovo giacimento di gente che poteva assumere altro debito. E'
questo ciò che è avvenuto con la crisi dei mutui
subprime.
Una volta che le banche non riescono a fare apparire nuovi debitori
subprime, lo schema va in pezzi ed il sistema crolla.
Nel frattempo, gli oligarchi capitalisti ammassano enormi somme di
ricchezza—$18
trilioni nascosti in paradisi fiscali d'oltremare—esigiti
come tributo da coloro che dominano, indebitano ed impoveriscono. Alla
fine, come affermò Marx, il capitalismo avrebbe rivoltato il cosiddetto
libero mercato, assieme ai valori ed alle tradizioni che pretende di
difendere. Nei suoi stadi finali avrebbe saccheggiato i sistemi e le
strutture che hanno reso possibile il capitalismo. Sarebbe ricorso,
mentre provocava generale sofferenza, a forme più dure di repressione.
Avrebbe tentato, in un'ultima frenetica resistenza risoluta, di
mantenere i suoi profitti saccheggiando e depredando le istituzioni
statali, contraddicendo alla sua natura dichiarata.
Marx avvertì che negli stadi successivi del capitalismo delle
enormi società avrebbero esercitato il monopolio sui mercati globali.
"Il bisogno di un mercato che si espande costantemente per i suoi
prodotti insegue la borghesia sull'intera superficie del globo",
scrisse. "Deve annidarsi dovunque, sistemarsi dovunque, stabilire
dovunque collegamenti". Queste
corporation,
nel settore bancario,
nelle industrie agricole ed alimentari, nelle industrie delle armi
o nelle industrie delle telecomunicazioni, utilizzerebbero il loro
potere, solitamente impadronendosi dei meccanismi dello stato, per
impedire a chiunque di mettere in discussione il loro monopolio.
Fisserebbero i prezzi per massimizzare i profitti. Farebbero accettare
[come stanno facendo] degli accordi commerciali come il
TPP
ed il
CAFTA
per indebolire ulteriormente la capacità dello stato nazione di impedire
lo sfruttamento imponendo norme ambientali o monitorando le condizioni
di lavoro. Ed alla fine questi monopoli corporativi avrebbero obliterato
la competizione di libero mercato.
Un
editoriale
del New York Times
del 22 maggio
ci da una finestra in ciò che Marx affermò avrebbe caratterizzato gli
ultimi stadi del capitalismo:
A partire da questa settimana,
Citicorp, JPMorgan Chase, Barclays
e
Royal Bank of Scotland
sono dei criminali, essendosi mercoledì dichiarati colpevoli di
accuse penali di cospirare per truccare il valore delle valute mondiali.
Secondo il Dipartimento della Giustizia, la lunga e redditizia
cospirazione ha permesso alle banche di gonfiare i loro profitti senza
riguardo all'equità, alla legge ed al bene pubblico.
Continua il
Times:
Le banche pagheranno delle multe ammontanti a circa $9 miliardi,
calcolate dal
Dipartimento della Giustizia come pure da legislatori statali,
federali e stranieri. Questo sembra un affare gradevole per una truffa
che è durata per almeno cinque anni, dalla fine del 2007 agli inizi del
2013, durante i quali le entrate delle banche dai cambi esteri sono
state circa $85 miliardi.
Gli stadi finali di ciò che chiamiamo capitalismo,
come comprese Marx, non sono affatto capitalismo. Le grandi società
trangugiano giù la spesa pubblica, in sostanza denaro dei contribuenti,
come maiali ad un trogolo. L'industria delle armi con la sua ufficiale
legge di autorizzazione della difesa di $612 miliardi—che
ignora numerose altre spese militari che
sono nascoste in altri bilanci, aumentando la nostra spesa reale per la
sicurezza nazionale ad oltre $1 trilione l'anno—ha
ottenuto che quest'anno il governo si impegni a spendere nel corso del
prossimo decennio
$348
miliardi per modernizzare le nostre armi nucleari e per costruire 12
nuovi sommergibili della classe Ohio, stimati a $8 miliardi ciascuno.
Come esattamente si presume che questi due massicci programmi di
armamento affrontino quella che ci viene raccontato è la più grande
minaccia del nostro tempo—la
guerra al terrorismo—è
un mistero. Dopo tutto, per quanto ne sappia, l'ISIS non possiede una
barca. Spendiamo circa $100 miliardi l'anno per l'intelligence—leggi
sorveglianza—ed
il 70% di questo denaro va a contraenti privati come
Booz Allen Hamilton,
che riceve il 99% delle sue entrate dal governo USA. Ed in cima a questo
siamo i maggiori esportatori di armi al mondo.
Secondo il Fondo Monetario Internazionale
(FMI),
l'industria dei carburanti fossili inghiotte fino a $5,3 trilioni
l'anno in tutto il mondo in costi nascosti per continuare a bruciare
carburanti fossili. Questo denaro, ha osservato il FMI, è in aggiunta ai
$492 miliardi di sovvenzioni dirette offerte dai di tutto il mondo
attraverso cancellazioni, svalutazioni e scappatoie sull'utilizzo della
terra. In un mondo sensato queste sovvenzioni sarebbero state investite
per liberarci dagli effetti letali delle emissioni di anidride carbonica
causate dai
carburanti fossili, ma non viviamo in un mondo sensato.
Bloomberg News
nell'articolo del 2013
“Why Should Taxpayers Give Big Banks $83 Billion a Year?”
ha riferito che degli economisti avevano determinato che le sovvenzioni
statali abbassano i costi dei prestiti per le grandi banche di circa lo
0,8%.
"Moltiplicato per il passivo totale delle 10 maggiori banche USA
per attività", ha dichiarato il rapporto, "ammonta ad un sussidio dei
contribuenti di $83 miliardi l'anno".
"Le cinque banche più importanti—JPMorgan,
Bank of America Corp., Citigroup Inc., Wells Fargo & Co.
e
Goldman Sachs Group Inc.—contano", continuava il rapporto,
"per $64 miliardi delle sovvenzioni totali, un ammontare pari circa ai
loro profitti annui tipici. In altre parole, le banche occupano i
vertici dell'industria finanziaria USA—con
quasi $9 trilioni di attività, più della metà
della dimensione dell'economia USA—quasi
si frantumerebbero in assenza anche del welfare corporativo. In gran
parte, i profitti che riportano sono essenzialmente dei trasferimenti
dai contribuenti ai loro azionisti".
La spesa pubblica conta per il 41% del PIL. I capitalisti
corporativi intendono impadronirsi di questo denaro, da qui la
privatizzazione di intere parti delle forze armate, la spinta a
privatizzare la Sicurezza Sociale, dare in appalto alle corporation per
raccogliere il 70% delle informazioni delle nostre 16 agenzie di
intelligence, come pure la privatizzazione di prigioni, scuole e del
nostro disastroso servizio di assistenza sanitario a scopo di lucro.
Nessuno di questi sequestri di servizi fondamentali li rende più
efficienti o riduce i costi. Non è questo il punto. Riguarda nutrirsi a
spese della carcassa dello stato. Ed assicura la disintegrazione delle
strutture che sostengono il capitalismo stesso. Tutto questo Marx lo
comprese.
Marx spiegò queste contraddizioni all'interno del capitalismo.
Comprese che l'idea di capitalismo—libero
commercio, liberi mercati, individualismo, innovazione, autosviluppo—funzionano
soltanto nella mente utopistica di un
vero credente come
Alan Greenspan,
mai nella realtà. L'accaparramento della ricchezza da parte di una
minuscola elite capitalista, previde Marx, assieme allo sfruttamento dei
lavoratori, significa che le masse non potranno più acquistare i
prodotti che hanno spinto in avanti il capitalismo. La ricchezza
diventa concentrata nelle mani di una minuscola elite—entro
il prossimo anno l'1% più ricco del mondo possiederà più della metà
della ricchezza mondiale.
L'assalto alla classe lavoratrice ora continua da diversi decenni.
Dagli anni 1970 i salari sono rimasti stagnanti o sono declinati. La
spedizione è stata spedita all'estero, dove i lavoratori in paesi come
la Cina o il
Bangladesh
sono pagati tanto poco quanto 22 centesimi l'ora. I poveri che lavorano,
costretti a competere con il lavoro di quelli che nel mercato globale
stanno un poco meglio dei servi
della gleba, proliferano da una parte all'altra del paesaggio
americano, lottando per vivere ad un livello di sussistenza. Le
industrie come quella delle costruzioni, che una volta procurava posti
di lavoro sindacalizzati ben pagati, sono il dominio di lavoratori non
sindacalizzati, spesso irregolari. Le corporation importano ingegneri
stranieri e specialisti di software che svolgono lavoro professionale ad
un terzo del salario normale con
H-1B, L-1
ed altri visti per lavoro.
Tutti questi lavoratori sono privi dei diritti di cittadini.
I capitalisti rispondono al crollo delle loro economie domestiche,
che hanno progettato, diventando squali del prestito e speculatori
globali. Prestano denaro alla classe lavoratrice ed ai poveri a tassi
d'interesse esorbitanti, anche se sanno che il denaro non potrà mai
essere rimborsato, e quindi vendono questi debiti impacchettati,
credit default swaps,
obbligazioni ed azioni a fondi pensioni, città, ditte
d'investimento ed istituzioni. Questa forma tarda di capitalismo è
costruita su quello che Marx chiamava "capitale fittizio". E porta, come
sapeva Marx, alla vaporizzazione del denaro.
Una volta che i mutuatari di
subprime hanno iniziato ad essere inadempienti, che come
queste grandi banche e ditte d'investimento sapevano era inevitabile, ha
avuto luogo il crollo globale del 2008. Il governo ha salvato le banche,
in gran parte stampando denaro, ma ha lasciato i poveri e la classe
lavoratrice—per
non menzionare gli studenti di recente usciti dal college—con
un debito personale paralizzante. L'austerità è diventata la politica.
Alle vittime della frode finanziaria sarebbe stato fatto pagare per
quella frode. E quello
che ci ha salvato da una depressione completa p stato, con una
tattica che Marx avrebbe trovato ironica, il massiccio intervento dello
stato nell'economia, inclusa la nazionalizzazione di enormi corporation
come
AIG
e
General Motors.
Quello che abbiamo visto nel 2008 è stata la realizzazione di uno
stato del welfare per i ricchi, un genere di socialismo di stato per le
elite finanziarie che Marx predisse. Ma con questo viene un ciclo
accresciuto e volatile di crescita e crisi, che porta il sistema più
vicino alla disintegrazione ed al crollo. Abbiamo subito due grandi
crolli di borsa e l'implosione dei prezzi delle proprietà immobiliari
soltanto nel primo decennio del 21° secolo.
Le
corporation
che possiedono i media hanno lavorato fuori orario per
vendere ad un pubblico sconcertato la finzione che stiamo godendo di una
ripresa. Le cifre dell'occupazione, attraverso una varietà di trovate,
compresa quella di cancellare coloro che sono disoccupati da più di un
anno dalle liste di disoccupazione, sono una menzogna, come lo è quasi
ogni altro indicatore finanziario pompato fuori a consumo del
pubblico. Viviamo piuttosto nelle fasi crepuscolari del capitalismo
globale, che potrebbe sorprendentemente essere più elastico di quanto ci
aspettiamo, ma che in definitiva è terminale. Marx sapeva che una volta
che il meccanismo di mercato diventava il solo fattore determinante per
il destino dello stato nazione, come pure per il mondo naturale, ma
sarebbe stato demolito. Nessuno sa quando questo accadrà. Ma che
accadrà, forse durante la nostra vita, sembra certo.
"Il vecchio sta morendo, le nuove lotte devono nascere e
nell'interregno vi sono molti sintomi malsani", scrisse
Antonio Gramsci.
Cosa viene dopo dipende da noi.
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