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La settimana scorsa ho presentato un saggio all'assemblea
annuale dell'American Economics Association (ASSA)
come parte di una sessione congiunta tra la AEA e la
Union for Radical Political Economy (URPE).
A questa
sessione congiunta, economisti marxisti ed eterodossi hanno
presentato dei saggi ed economisti
mainstream
li hanno commentati come
‘discussant’.
Il mio saggio era intitolato 'Depressioni, recessioni e riprese'
(Recessions,depressions
and recoveries 071215) e sosteneva che l'economia
USA e le economie globali erano in una lunga depressione che poteva
essere distinta da una 'normale' recessione economica capitalista perché
nella ripresa da un crollo l'economia non è ritornata al precedente
tasso di crescita economica. Invece, crescita economica, occupazione e
redditi sono aumentati lentamente ben sotto tendenza e le economie sono
scivolate indietro nella recessione. Depressioni simili sono rare; ce ne
sono state soltanto tre: negli anni 1880 in Europa e USA, negli anni
1930 ed ora dal 2008.
Nel saggio sostenevo che i motivi principali per cui l'economia
globale è in una lunga depressione sono perché la redditività del
capitale non ha ricuperato e perché il debito delle imprese e pubblico
resta storicamente alto, entrambe gravano sugli investimenti in
tecnologia per aumentare produttività e crescita.
Si era assemblata una combinazione di
fattori depressionari, non vista dagli anni 1930.
Una conseguenza di questa
depressione è che nessuna quantità di politiche mainstream come
incrementi monetari (QE) o stimoli fiscali (spesa pubblica) può
rovesciare le cose.
I lettori regolari del mio blog sapranno
che spingo questa tesi da diversi anni (effettivamente dal
2009)
e ho un libro intitolato La Lunga Depressione che esce circa il mese
prossimo.
Ora mi aspettavo che il mio
discussant,
il
professor Brad Delong,
un eminente economista keynesiano all'Università di
University of Berkeley, California,
stretto associato di altri keynesiani come
Larry Summers and Paul Krugman
e ben noto blogger economico, si sarebbe lanciato in una critica
dettagliata del mio saggio. Ma no, il professor Delong non ha reso
affatto nessun commento sul mio saggio.
Ma guarda soltanto alcuni giorni dopo, Delong aveva un articolo
sull'Huffington
post, chiamato
“Probabilmente i futuri economisti
chiameranno questo decennio la ‘Più Lunga
Depressione’”. In
questo pezzo, sembra, che sia stato
Joseph Stiglitz,
non io o altri economisti marxisti come
Anwar Shaikh,
o persino
Paul Krugman (vedi diverse citazioni nel mio saggio) ad
avere caratterizzato che l'economia è in una depressione.
Delong
commenta: "Almeno che
non venga fatto presto qualcosa di grosso e costruttivo sulla strada
della politica economica globale, dovremmo cambiare il primo nome di
Stiglitz in
“Cassandra” —
la principessa profeta troiana che era sempre saggia e sempre corretta,
tuttavia maledetta dal dio Apollo ad essere sempre ignorata. I futuri
storici economici potrebbero non chiamare il periodo che è iniziato nel
2007 la "Maggiore Depressione". Ma da ora è altamente e sempre più
probabile che la chiameranno la "Più Lunga Depressione".
Questa è ora davvero una lode per il vincitore del premio Nobel,
Joseph Stiglitz.
Delong continua nel suo articolo: "già prima
del 2008, insegnavo ai miei studenti che durante un turbamento nel ciclo
economico saremmo stati del 40% sulla via del ritorno al livello normale
in un anno. La tendenza di lungo periodo della crescita economica,
direi, è stata appena influenzata dai turbamenti di breve periodo del
ciclo economico. Ci sarebbero state sempre bolle, panico, inflazione e
recessione di breve periodo. Avrebbero spinto lontano dalla loro
tendenza di lungo periodo la produzione e l'occupazione
—
forse di almeno il 5%. Ma
sarebbero state transitorie. Dopo che la scossa ha colpito, l'economia
si dirigerebbe rapidamente indietro verso il livello normale. La logica
del ristabilimento dell'equilibrio e la magia dell'offerta e della
domanda spingerebbero l'economia a vicino ai due quinti del divario al
livello normale ogni anno. Dopo quattro anni, resterebbe soltanto un
settimo del turbamento di picco".
Ma ciò era sbagliato, grazie a
Stiglitz. Afferma Delong: “In seguito
al 2008,
Stiglitz effettivamente è stato uno di
quelli che ha avvertito che io e gli economisti come me sbagliavano.
Senza politiche straordinarie, sostenute ed aggressive per riequilibrare
l'economia, ha affermato, non torneremmo mai a ciò che prima del 2008
avevamo pensato fosse il livello normale.
Mi sbagliavo. Lui aveva ragione". Giusto, così noi
economisti marxisti non riceveremo nessun credito da
Delong per avere colto lo stato attuale
dell'economia globale come una depressione. Questo apparentemente
va ad economisti
mainstream come
Stiglitz o Krugman, oppure a Larry Summers con la sua tesi della
'stagnazione secolare'.
Alla sessione congiunta
AEA-URPE,
Brad Delong può non aver commentato
direttamente del mio saggio ma ha criticato l'analisi marxista
basata sulla redditività come essere l'immagine speculare dell'ala
destra, pro settore bancario del
mainstream. Delong ha sostenuto che l'ex
segretario al tesoro USA
Timothy Geithner durante la Grande Recessione
si è attenuto all'opinione che la politica economica deve essere
dedicata a ristabilire la 'fiducia fatata' per le grandi imprese e la
finanza, opponendosi così in ogni modo alla regolamentazione bancaria o
all'interferenza dello stato. I marxisti erano lo stesso perché
sostenevano che niente potrebbe farsi per rovesciare un'economia a meno
non salga che la redditività del grande capitale. In un modo, entrambe
stavano 'aspettando Godot'
– frase mia, non di Delong.
E' sbagliato, ha affermato Delong. Qualcosa può essere fatto. Non
possiamo aspettare che l'economia si riprenda con energia propria come
hanno sostenuto i simili ai monetaristi di Stanford
John Taylor or Martin Feldstein
in un dibattito economico
mainstream all'ASSA
– o degli economisti apparentemente
marxisti. Ora possiamo risolverlo con politiche economiche.
Capite che il problema non è la redditività. come ha sostenuto il grande
Joe Stiglitz al dibattito mainstream
dell'ASSA, il problema è la scarsità di domanda generata dalla
disuguaglianza crescente di redditi e di ricchezza, e/o
la stagnazione secolare provocata dal
risparmio eccessivo.
Nuovamente
Delong: "I problemi che abbiamo ora
di fronte, rileva
Stiglitz, includono "una deficienza della
domanda aggregata, causata da una crescente disuguaglianza e una
irragionevole ondata di austerità fiscale". Afferma che l'unica cura è
un aumento della domanda aggregata, una redistribuzione del reddito di
vasta portata ed una profonda riforma del nostro sistema finanziario.
Gli ostacoli a questa cura, scrive, "non sono radicate nell'economia, ma
nella politica e nell'ideologia".
Vedete, noi marxisti sbagliamo perché ci sono delle azioni politiche che
possono sistemare le cose e tuttavia non le sosteniamo. La posizione di
Delong riassume il punto di vista della 'sinistra' keynesiana. La crisi
nel capitalismo può essere risolta all'interno del capitalismo nella
solita maniera 'socialdemocratica' attraverso un'accresciuta spesa
pubblica e la tassazione progressiva sulla disuguaglianza. Nel suo
articolo, Delong richiede "sollievo dal debito per districare il
sospeso e 2) regolamentazione finanziaria molto più salda per impedire
la crescita di nuove fragilità. E se questi si provano in contrasto con
la piena ripresa, allora abbiamo bisogno di una massiccia spesa pubblica
in infrastrutture ed altri investimenti finanziati dalla stampa di
denaro fino a che non si sia riottenuto il pieno impiego".
Quelli che leggono regolarmente il mio blog sapranno che ho tentato
di dimostrare che le cause della Grande Recessione e della risultante
Lunga Depressione (per la prima volta osservate da
Joe Stiglitz
secondo Delong) non erano una
‘scarsità di domanda’
oppure
crescente disuguaglianza. (La
disuguaglianza provoca le crisi?). Questi sono sintomi o descrizioni
della crisi, non cause. Le cause si trovano nella redditività del
capitale che resta così bassa e nei debiti che sono così alti, anche
dopo la Grande Recessione. Regolamentazione bancaria,
quantitative easing, stimolo fiscale in alcuni paesi
ed altre misure hanno fallito nel riportare le maggiori economie alla
tendenza di crescita pre-crisi.
I marxisti non sono contrari alla regolamentazione bancaria (ma
la proprietà pubblica sarebbe meglio);
non siamo contrari alla tassazione progressiva e/o a chiudere il
divario fiscale (elusione ed evasione), o alla spesa pubblica in
istruzione, infrastrutture o sanità. Tali misure possono soltanto
aiutare il lavoro a spese del capitale. Ma è questo il punto. Tali
misure indeboliranno severamente la redditività del capitale. Così sono
contrari dagli strateghi di governo del capitale. Le riforme
'socialdemocratiche' sono state concesse (con riluttanza) sotto la
pressione dei lavoratori nell''Età d'Oro' degli anni '1950 e '1960
quando la redditività del capitale era alta. Ma, dopo che agli inizi
degli anni '1980 la redditività è calata ai minimi, la controrivoluzione
'neo-liberale' di abbassare le tasse alle imprese e le tasse ai ricchi,
della deregolamentazione bancaria, delle restrizioni sindacali e delle
privatizzazioni è diventata la norma. Questo non è stato un caso. E'
stato fatto per spingere in alto la redditività con qualche successo.
E' un'illusione da parte di
Delong
e Stiglitz che il capitalismo sia disposto a
ritornare a quell'era per salvare se stesso con 'extra domanda'. La
'seconda venuta' della socialdemocrazia (per usare la frase di Delong)
non è in programma. E ad ogni modo, secondo la mia opinione, non
funzionerebbe. Nel frattempo, l'economia globale inciampa nella sua
Lunga Depressione, come scoperto da
Joseph Stiglitz e come rivelato dal
pessimo inizio dell'anno a livello
globale per i mercati azionari e le economie.
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