Michael Roberts Blog

blogging from a marxist economist

 

 

 

Brad Delong, i marxisti e la Lunga Depressione

11 gennaio 2016

 

La settimana scorsa ho presentato un saggio all'assemblea annuale dell'American Economics Association (ASSA) come parte di una sessione congiunta tra la AEA e la Union for Radical Political Economy (URPE).  A questa sessione congiunta, economisti marxisti ed eterodossi hanno presentato dei saggi ed economisti mainstream li hanno commentati come ‘discussant’.

Il mio saggio era intitolato 'Depressioni, recessioni e riprese' (Recessions,depressions and recoveries 071215e sosteneva che l'economia USA e le economie globali erano in una lunga depressione che poteva essere distinta da una 'normale' recessione economica capitalista perché nella ripresa da un crollo l'economia non è ritornata al precedente tasso di crescita economica. Invece, crescita economica, occupazione e redditi sono aumentati lentamente ben sotto tendenza e le economie sono scivolate indietro nella recessione. Depressioni simili sono rare; ce ne sono state soltanto tre: negli anni 1880 in Europa e USA, negli anni 1930 ed ora dal 2008.

Nel saggio sostenevo che i motivi principali per cui l'economia globale è in una lunga depressione sono perché  la redditività del capitale non ha ricuperato e perché il debito delle imprese e pubblico resta storicamente alto, entrambe gravano sugli investimenti in tecnologia per aumentare produttività e crescita. Si era assemblata una combinazione di fattori depressionari, non vista dagli anni 1930 Una conseguenza di questa depressione è che nessuna quantità di politiche mainstream come incrementi monetari (QE) o stimoli fiscali (spesa pubblica) può rovesciare le cose. I lettori regolari del mio blog sapranno che spingo questa tesi da diversi anni (effettivamente dal 2009) e ho un libro intitolato La Lunga Depressione che esce circa il mese prossimo.

Ora mi aspettavo che il mio discussant, il professor Brad Delong, un eminente economista keynesiano all'Università di University of Berkeley, California, stretto associato di altri keynesiani come Larry Summers and Paul Krugman e ben noto blogger economico, si sarebbe lanciato in una critica dettagliata del mio saggio. Ma no, il professor Delong non ha reso affatto nessun commento sul mio saggio.

Ma guarda soltanto alcuni giorni dopo, Delong aveva un articolo sull'Huffington post, chiamato “Probabilmente i futuri economisti chiameranno questo decennio laPiù Lunga Depressione’”.  In questo pezzo, sembra, che sia stato Joseph Stiglitz, non io o altri economisti marxisti come Anwar Shaikh, o persino Paul Krugman (vedi diverse citazioni nel mio saggio) ad avere caratterizzato che l'economia è in una depressione.

Delong  commenta: "Almeno che non venga fatto presto qualcosa di grosso e costruttivo sulla strada della politica economica globale, dovremmo cambiare il primo nome di Stiglitz in “Cassandra” — la principessa profeta troiana che era sempre saggia e sempre corretta, tuttavia maledetta dal dio Apollo ad essere sempre ignorata. I futuri storici economici potrebbero non chiamare il periodo che è iniziato nel 2007 la "Maggiore Depressione". Ma da ora è altamente e sempre più probabile che la chiameranno la "Più Lunga Depressione". Questa è ora davvero una lode per il vincitore del premio Nobel, Joseph Stiglitz.

Delong continua nel suo articolo: "già prima del 2008, insegnavo ai miei studenti che durante un turbamento nel ciclo economico saremmo stati del 40% sulla via del ritorno al livello normale in un anno. La tendenza di lungo periodo della crescita economica, direi, è stata appena influenzata dai turbamenti di breve periodo del ciclo economico. Ci sarebbero state sempre bolle, panico, inflazione e recessione di breve periodo. Avrebbero spinto lontano dalla loro tendenza di lungo periodo la produzione e l'occupazione forse di almeno il 5%. Ma sarebbero state transitorie. Dopo che la scossa ha colpito, l'economia si dirigerebbe rapidamente indietro verso il livello normale. La logica del ristabilimento dell'equilibrio e la magia dell'offerta e della domanda spingerebbero l'economia a vicino ai due quinti del divario al livello normale ogni anno. Dopo quattro anni, resterebbe soltanto un settimo del turbamento di picco".

Ma ciò era sbagliato, grazie a Stiglitz.  Afferma Delong: In seguito al 2008, Stiglitz effettivamente è stato uno di quelli che ha avvertito che io e gli economisti come me sbagliavano. Senza politiche straordinarie, sostenute ed aggressive per riequilibrare l'economia, ha affermato, non torneremmo mai a ciò che prima del 2008 avevamo pensato fosse il livello normale. Mi sbagliavo. Lui aveva ragione". Giusto, così noi economisti marxisti non riceveremo nessun credito da Delong per avere colto lo stato attuale dell'economia globale come una depressione. Questo apparentemente va ad economisti mainstream come Stiglitz o Krugman, oppure a Larry Summers con la sua tesi della 'stagnazione secolare'.

Alla sessione congiunta AEA-URPE, Brad Delong può non aver commentato direttamente del mio saggio ma ha criticato l'analisi marxista basata sulla redditività come essere l'immagine speculare dell'ala destra, pro settore bancario del mainstream. Delong ha sostenuto che l'ex segretario al tesoro USA Timothy Geithner durante la Grande Recessione si è attenuto all'opinione che la politica economica deve essere dedicata a ristabilire la 'fiducia fatata' per le grandi imprese e la finanza, opponendosi così in ogni modo alla regolamentazione bancaria o all'interferenza dello stato. I marxisti erano lo stesso perché sostenevano che niente potrebbe farsi per rovesciare un'economia a meno non salga che la redditività del grande capitale. In un modo, entrambe stavano 'aspettando Godot' frase mia, non di Delong.

E' sbagliato, ha affermato Delong. Qualcosa può essere fatto. Non possiamo aspettare che l'economia si riprenda con energia propria come hanno sostenuto i simili ai monetaristi di Stanford John Taylor or Martin Feldstein in un dibattito economico mainstream all'ASSA o degli economisti apparentemente marxisti. Ora possiamo risolverlo con politiche economiche.

Capite che il problema non è la redditività. come ha sostenuto il grande Joe Stiglitz al dibattito mainstream dell'ASSA, il problema è la scarsità di domanda generata dalla disuguaglianza crescente di redditi e di ricchezza, e/o la stagnazione secolare provocata dal risparmio eccessivo. Nuovamente Delong: "I problemi che abbiamo ora di fronte, rileva Stiglitz, includono "una deficienza della domanda aggregata, causata da una crescente disuguaglianza e una irragionevole ondata di austerità fiscale". Afferma che l'unica cura è un aumento della domanda aggregata, una redistribuzione del reddito di vasta portata ed una profonda riforma del nostro sistema finanziario. Gli ostacoli a questa cura, scrive, "non sono radicate nell'economia, ma nella politica e nell'ideologia".

Vedete, noi marxisti sbagliamo perché ci sono delle azioni politiche che possono sistemare le cose e tuttavia non le sosteniamo. La posizione di Delong riassume il punto di vista della 'sinistra' keynesiana. La crisi nel capitalismo può essere risolta all'interno del capitalismo nella solita maniera 'socialdemocratica' attraverso un'accresciuta spesa pubblica e la tassazione progressiva sulla disuguaglianza. Nel suo articolo, Delong richiede "sollievo dal debito per districare il sospeso e 2) regolamentazione finanziaria molto più salda per impedire la crescita di nuove fragilità. E se questi si provano in contrasto con la piena ripresa, allora abbiamo bisogno di una massiccia spesa pubblica in infrastrutture ed altri investimenti finanziati dalla stampa di denaro fino a che non si sia riottenuto il pieno impiego".

Quelli che leggono regolarmente il mio blog sapranno che ho tentato di dimostrare che le cause della Grande Recessione e della risultante Lunga Depressione (per la prima volta osservate da Joe Stiglitz secondo Delong) non erano una scarsità di domanda oppure crescente disuguaglianza.  (La disuguaglianza provoca le crisi?). Questi sono sintomi o descrizioni della crisi, non cause. Le cause si trovano nella redditività del capitale che resta così bassa e nei debiti che sono così alti, anche dopo la Grande Recessione. Regolamentazione bancaria, quantitative easing, stimolo fiscale in alcuni paesi ed altre misure hanno fallito nel riportare le maggiori economie alla tendenza di crescita pre-crisi.

I marxisti non sono contrari alla regolamentazione bancaria (ma la proprietà pubblica sarebbe meglio); non siamo contrari alla tassazione progressiva e/o a chiudere il divario fiscale (elusione ed evasione), o alla spesa pubblica in istruzione, infrastrutture o sanità. Tali misure possono soltanto aiutare il lavoro a spese del capitale. Ma è questo il punto. Tali misure indeboliranno severamente la redditività del capitale. Così sono contrari dagli strateghi di governo del capitale. Le riforme 'socialdemocratiche' sono state concesse (con riluttanza) sotto la pressione dei lavoratori nell''Età d'Oro' degli anni '1950 e '1960 quando la redditività del capitale era alta. Ma, dopo che agli inizi degli anni '1980 la redditività è calata ai minimi, la controrivoluzione 'neo-liberale' di abbassare le tasse alle imprese e le tasse ai ricchi, della deregolamentazione bancaria, delle restrizioni sindacali e delle privatizzazioni è diventata la norma. Questo non è stato un caso. E' stato fatto per spingere in alto la redditività con qualche successo.

E' un'illusione da parte di Delong e Stiglitz che il capitalismo sia disposto a ritornare a quell'era per salvare se stesso con 'extra domanda'. La 'seconda venuta' della socialdemocrazia (per usare la frase di Delong) non è in programma. E ad ogni modo, secondo la mia opinione, non funzionerebbe. Nel frattempo, l'economia globale inciampa nella sua Lunga Depressione, come scoperto da Joseph Stiglitz e come rivelato dal pessimo inizio dell'anno a livello globale per i mercati azionari e le economie.