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Perché Marx aveva ragione sul capitalismo

18 agosto 2015 | Liz Walsh

 

 

Dal momento in cui Karl Marx mise mano alla penna, i commentatori politici e gli accademici pro-capitalisti hanno tentato di seppellire le sue idee. Ma generazioni successive di attivisti politici si sono rivolti continuamente alle idee di Marx, dai migliori combattenti della classe lavoratrice che agli inizi del 20° secolo sono entrati a far parte di vari partiti comunisti e socialisti agli studenti radicali che hanno hanno resistito agli orrori del Vietnam negli anni '60, abbracciando la sua rovente accusa del capitalismo ed i suoi argomenti a favore della rivoluzione.

Oggi, con milioni di persone per il mondo che sono affondati nell'umiliazione e nella sofferenza della disoccupazione, della fame e della mancanza di un tetto sopra la testa e con fasce del Medio Oriente distrutte, le idee di Marx hanno una pertinenza duratura. Sono essenziali per comprendere perché il capitalismo moderno è così osceno; per quelli di noi che vogliono conquistare una società libera dalla miseria e dalla disuguaglianza di classe che sfregiano il nostro mondo, sono anche indispensabili come guida per l'azione.

"La società nell'insieme è sempre più divisa in due grandi campi ostili, in due grandi classe che si affrontano direttamente l'una con l'altra  – la borghesia ed il proletariato". Il Manifesto del Partito Comunista

Nonostante tutte le dichiarazioni che la classe non esiste, che le maggiori divisioni sono quelle tra nazioni, sessi e culture, Marx aveva ragione sulla natura del capitalismo. E' un sistema definito dallo sfruttamento della classe lavoratrice da parte dei capitalisti. Quando Marx scrisse il Manifesto e, più tardi, Il Capitale, il capitalismo dominava soltanto in sacche dell'Europa e del Nord America. La vasta maggioranza della popolazione mondiale erano contadini, agricoltori indipendenti o gruppi tribali.

Tuttavia, il capitalismo divenne rapidamente un sistema globale. I contadini furono gettati fuori dalla loro terra e spinti nei centri urbani in rapido sviluppo. La classe lavoratrice e la classe capitalista crebbero come venivano costituiti gli stati nazione. La società divenne sempre più polarizzata tra queste due principali classi sociali. La classe lavoratrice, che comprende lavoratori colletti bianchi e colletti blu chiunque che debba vendere la propria forza lavoro ad un padrone in cambio di un salario è ora stimata in un numero di 2 miliardi di persone.

Dall'altra parte i capitalisti sono una parte infinitesimalmente minuscola della popolazione. Tuttavia esercitano un enorme potere attraverso la loro proprietà privata ed il loro controllo dei mezzi di produzione della ricchezza nella nostra società, siano questi la terra arabile che le miniere, gli uffici o le fabbriche. Sono quelli che arrivano a decidere cosa viene prodotto e come viene distribuito, chi avrà un posto di lavoro e chi sarà gettato nella povertà. Sono quelli che decidono se le nostre risorse naturali saranno saccheggiate o preservate. Sono quelli che fanno o mettono fine ai governi.

Mentre la società è diventata polarizzata tra classe capitalista e capitalisti, è stata sempre più guastata da una grottesca disuguaglianza. In Australia, il pacchetto paga totale medio di un amministratore vale quasi 100 volte quello del salario medio di un operaio. Globalmente la concentrazione della ricchezza significa che, secondo un documento ONU pubblicato nel 2006, l'1% più ricco di adulti ora possiede il 40% delle risorse totali ed il 10% in cima possiede l'85%. Al contrario, la metà in fondo della popolazione mondiale adulta – ovvero circa 1,85 miliardi di persone  – possiede soltanto l'1% delle risorse mondiali.

Questo è parte della struttura della nostra società ed aiuta a spiegare non soltanto perché le classi esistono, ma sono "campi ostili". La loro ricchezza non arriva proprio dal nulla. I profitti dei capitalisti non sono un prodotto del loro genio o duro lavoro, ma piuttosto provengono dai lavoratori: provengono dal pagarci meno del valore che produciamo al lavoro. E poiché i capitalisti sono serrati nella competizione l'uno con l'altro, cercano sempre delle maniere per tagliare i costi e massimizzare i profitti che possono spremere da noi.

Il capitalismo è quindi caratterizzato da una lotta infinita tra il lavoro da una parte contro i capitalisti ed i loro alleati nel sistema parlamentare e legale dall'altra. Questa lotta di classe viene intrapresa sul tasso di sfruttamento, sulla sicurezza e le condizioni di lavoro, sul fatto se i servizi essenziali come ospedali e trasporti pubblici sui quali la classe lavoratrice conta saranno finanziati pubblicamente oppure privatizzati e così via.

Questa lotta di classe talvolta è nascosta ed altre volte è parte di un'aperta battaglia. Si può vedere chiaramente nei tentativi dei governi di ridurre drasticamente la spesa sociale e congelare i salari.

"Quello che quindi la borghesia produce, sopra tutto, sono i suoi becchini". – Il Manifesto del Partito Comunista

Marx aveva pure ragione quando sosteneva che l'unico gruppo della società capace di mettere in discussione fondamentalmente la disuguaglianza, la guerra e l'oppressione era proprio la classe che era più urtata da queste cose – la classe lavoratrice. Gli orrori del capitalismo spingono inevitabilmente tutte le sue vittime a resistere. Ma Marx sosteneva che la classe lavoratrice ha una speciale capacità di essere il becchino del sistema.

Marx vedeva la classe lavoratrice come l'agente per il cambiamento rivoluzionario per numerose ragioni. In primo luogo, abbiamo i numeri dalla nostra parte. Come notoriamente si espresse il poeta Percy Shelley, "Noi siamo molti, loro sono pochi". Ma, più importante dei numeri è la centralità dei lavoratori nella produzione e nella formazione del profitto. Senza il nostro operare sul posto di lavoro, non una singola ruota dell'industria girerebbe, non un singolo prodotto sarebbe fabbricato. Se ritirassimo in massa il nostro lavoro, la fonte dei loro profitti si prosciugherebbe.

Nessun altro gruppo della società ha questo potere di sfidare il funzionamento del capitalismo in una simile fondamentale maniera. La classe lavoratrice riunisce tutto il popolo – neri, bianchi, omosessuali, eterosessuali, uomini, donne ecc. Mentre ognuno ha in qualche modo una diversa identità, è come lavoratori che possono esercitare veramente potere.

Mentre il capitalismo costringe i lavoratori a competere l'uno con l'altro per scarsi posti di lavoro, alloggi, posti all'università e così via, ci mette tutti insieme nel mondo del lavoro dove abbiamo bisogno di cooperare l'uno con l'altro perché in nostro luogo di lavoro funzioni. Similmente, per portare l'economia ad un arresto, l'eroismo individuale non servirà. Ciò richiede il coinvolgimento attivo dei nostri colleghi. Il bisogno dell'azione collettiva a sua volta richiede che i lavoratori costruiscano delle organizzazioni democratiche che possano ispirare solidarietà e convincere ed organizzare la maggioranza dei lavoratori ad agire.

E' questa natura collettiva della vita e della lotta della classe lavoratrice sotto il capitalismo che ci da la capacità di riordinare la società nell'interesse della maggioranza. Nel prendere il controllo dai capitalisti, i lavoratori non possono semplicemente dividere le fabbriche, gli ospedali e gli uffici e suddividerli in quote individualmente  – una persona che prende un altoforno, un'altra che controlla la macchina, un'altra una fotocopiatrice. Ovviamente, nessuno è sufficiente per sostenere la vita. L'unica maniera in cui i lavoratori possono abolire le condizioni di sfruttamento è di collettivizzare e socializzare i mezzi di produzione e distribuzione, democratizzando tutti gli aspetti del processo produttivo e decisionale.

Data la natura interdipendente dell'economia mondiale, questo processo dovrebbe essere internazionale, di qui Marx domanda ai lavoratori del mondo di unirsi.

"In ogni epoca le idee della classe dominante sono le idee dominanti". – L'ideologia tedesca 

Oggi, veramente quasi tutte le idee spinte dal sistema educativo, dai media, dalle agenzie pubblicitarie ecc. giustificano il capitalismo com'è. Le idee dominanti includono la nozione di mobilità sociale, che se lavoriamo duramente, chiunque può riuscire a farcela. La disuguaglianza, di conseguenza, non è strutturata nel sistema. Inoltre comprendono l'idea che la natura competitiva, individualista, da cane mangia cane del capitalismo riflette non gli interessi dell'elite, ma invece la nostra natura umana. Ed a causa di questa "natura", ogni tentativo di alterare radicalmente la società attraverso la lotta rivoluzionaria finirà inevitabilmente nella dittatura, così sarebbe meglio non provare.

Ancora una volta, Marx aveva ragione quando ha sostenuto che un'arma chiave nelle mani della classe dominante è l'ideologia – sistemi di idee che tentano  di naturalizzare i loro privilegi e la posizione subordinata della maggioranza del popolo. Ciò non è sorprendente: il sistema capitalista cammina sui bisogni ed i desideri della maggioranza del popolo nell'interesse di una minoranza. Per preservare lo ed impedire lo scavo della fossa, deve sia spaccare la maggioranza che conquistare alcuni di noi all'idea che niente altro sia realmente possibile. La classe dominante ha a sua disposizione i mezzi per disseminare e promuovere le proprie idee su vasta scala.

Prendete i mass media, che hanno la capacità di foggiare il dibattito pubblico su scala nazionale. Sono lungi dall'essere degli osservatori neutrali. Per deviare lontano l'attenzione dai problemi reali come pessimi trasporti pubblici ed ospedali sovraffollati – i media contribuiscono ad alimentare i sentimenti anti-rifugiati ogni qualvolta decidono di dare copertura nell'orario di massimo ascolto ai politici per parlare duro su "fermare le barche". Perché qualcuno dovrebbe anche notare, e tanto meno risentirsi, per dei rifugiati disperati se non fosse per i mass media che portano in prima pagina storie che annunciano il loro arrivo?

nella nostra società, un'altra istituzione chiave per la disseminazione di idee è il sistema educativo, nel quale ci viene insegnato che per tirare avanti nella società bisogna obbedire alle regole e rispettare o almeno tollerare l'autorità di quelli sopra di noi. Questi sono i tipi di lezioni in classe che i nostri dominanti sperano che portiamo nella forza lavoro. Ci viene anche insegnato di come la storia sia fatta da grandi uomini (e, molto, molto occasionalmente da grandi donne), minimizzando il ruolo che le masse della gente comune hanno giocato nel creare il cambiamento storico.

Anche la realtà della vita sotto il capitalismo gioca un ruolo nel rinforzare le idee pro-capitaliste. Per esempio, a causa delle discriminazioni sessiste nella nostra società, le donne sono generalmente nei posti di lavoro sottopagati che portano meno autorità. Questo fatto può a sua volta rinforzare l'ideologia che le donne sono naturalmente inferiori. Le norme sotto il capitalismo possono diventare stabilite come naturali piuttosto che essere viste per quello che sono – una costruzione sociale.

Tuttavia, mentre le idee della classe dominante sono prevalenti, non sono mai completamente egemoniche. L'esperienza vissuta sotto il capitalismo non soltanto rinforza le idee dominanti, ma è anche in disaccordo con loro. Per esempio, la promessa della mobilità sociale che il capitalismo ci tende continuamente va a sbattere contro gli scogli della crisi economica; per esempio, nel paese più ricco del mondo, 1 abitante degli USA su 7 conta sui buoni alimentari per sopravvivere.

Lo scontro produce un caos di idee contraddittorie ed eterogenee nella testa dei lavoratori. La maggior parte dei lavoratori che accetta degli aspetti dell'ideologia capitalista mentre allo stesso tempo detiene delle idee d'opposizione. Se questo non fosse il caso, se fossimo tutti vittime del lavaggio del cervello, il cambiamento sociale radicale sarebbe quasi impossibile. I movimenti per i diritti civili e delle donne, che furono una diretta sfida alle idee dominanti, non sarebbero potuti avvenire.

Importante per minare queste idee dominanti è la lotta di classe stessa. Quando i lavoratori entrano in sciopero, ciò può rivelare loro il reale potere sociale che hanno. Può rivelare proprio quanto siamo indispensabili ai capitalisti e quanto poco in realtà abbiamo bisogno di loro. Può anche minore le idee bigotte che i lavoratori possono possedere, perché la lotta di successo della classe lavoratrice richiede l'unità nell'azione e la solidarietà.

Le divisioni che la classe capitalista cerca di seminare, come il sessismo ed il razzismo, possono essere superate perché la speciale oppressione di un settore della classe lavoratrice in realtà spinge indietro l'intera classe. Come scrisse Marx in Il Capitale, "I lavoratori non possono emanciparsi nella pelle bianca quando nella nera sono marchiati".

"I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo, in varie maniere; il punto è cambiarlo". – Tesi su Feuerbach

Marx non era un pensatore da poltrona. Sosteneva che soltanto comprendere il mondo – conoscere le vere ragioni per la guerra, sapere delle menzogne che la classe dominante propaganda, sapere che la sua ricchezza è basata sul nostro sfruttamento – non l'avrebbe cambiato.

Per Marx, ottenere una più profonda comprensione nelle contraddizioni del capitalismo non era un esercizio meramente intellettuale. L'importanza di sviluppare la teoria era che così questa poteva informare la sua pratica politica. L'importanza di apprendere delle lotte storiche era così per potere meglio comprendere quali siano le leve più efficaci per cambiare la società.

Le idee da sole erano insufficienti per modificare il mondo attorno a noi. Non furono le idee di libertà, fraternità ed uguaglianza a tagliare le teste dell'aristocrazia durante la rivoluzione francese. Perché le idee abbiano forza, specialmente quelle che sotto il capitalismo operano completamente contro il senso comune, hanno bisogno di essere organizzate, hanno bisogno di essere materializzate nelle azioni degli uomini e delle donne della classe lavoratrice, che è il perché Marx ha giocato un ruolo principale in organizzazioni come la Lega dei Comunisti e l'Associazione Internazionale dei Lavoratori.

Lungi dall'essere un determinista meccanico, Marx comprese che la vittoria del socialismo sul capitalismo non era inevitabile. Il capitalismo, nonostante essere devastato da contraddizioni interne e da periodiche crisi economiche, non crollerà con il proprio consenso. C'è bisogno di combattere per il cambiamento sociale rivoluzionario.

Effettivamente per realizzare ogni cambiamento sociale progressista  abbiamo bisogno di pretendere, agitare ed organizzare per esso. Se vogliamo vedere la fine di guerre sanguinarie; se si vuole ottenere l'uguaglianza del matrimonio per le persone LGBTI; se si vogliono vedere i profughi liberati dalle gabbie in cui il nostro governo li imprigiona, allora c'è bisogno che si mettano le nostre azioni dove c'è la bocca. Il grande abolizionista Frederick Douglass disse: "Il potere non concede nulla senza una pretesa".

Soltanto una rapida occhiata alla storia lo conferma. E' la gente della classe lavoratrice che ha dovuto lottare per ottenere la giornata di otto ore. E' la gente della classe lavoratrice che ha dovuto lottare per e continua a lottare per la paga uguale per le donne. Nessuna di queste conquiste ci è stata posta da qualche impersonale legge dello sviluppo economico. Né sono state passate da qualche politico benevolo.

Il leopardo non ha cambiato le sue macchie. Il capitalismo del ventunesimo secolo continua ad essere impregnato del sangue e delle sofferenze della gente comune. E' arrivato il momento che la nostra generazione impari come combattere con passione e tenacia contro questa bestia.

[Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel gennaio 2011 sulla rivista Socialist Alternative. Gli archivi online di Socialist Alternative e Direct Action (giornale del partito Socialista Rivoluzionario, che si è fuso con SA nel 2013) è ora disponibile al sito aggiornato di Alternativa Socialista sa.org.au.]