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Dal momento in cui
Karl Marx mise mano alla penna, i commentatori politici e gli accademici
pro-capitalisti hanno
tentato di seppellire le sue idee. Ma generazioni successive di
attivisti politici si sono rivolti continuamente alle idee di Marx, dai
migliori combattenti della classe lavoratrice che agli inizi del 20°
secolo sono entrati a far parte di vari partiti comunisti e socialisti
agli studenti radicali che hanno hanno resistito agli orrori del Vietnam
negli anni '60, abbracciando la sua rovente accusa del capitalismo ed i
suoi argomenti a favore della rivoluzione.
Oggi, con milioni di persone per il mondo che sono affondati
nell'umiliazione e nella sofferenza della disoccupazione, della fame e
della mancanza di un tetto sopra la testa e con fasce del Medio Oriente
distrutte, le idee di Marx hanno una pertinenza duratura. Sono
essenziali per comprendere perché il capitalismo moderno è così osceno;
per quelli di noi che vogliono conquistare una società libera dalla
miseria e dalla disuguaglianza di classe che sfregiano il nostro mondo,
sono anche indispensabili come guida per l'azione.
"La società nell'insieme è sempre più divisa in due grandi campi
ostili, in due grandi classe che si affrontano direttamente l'una con
l'altra
– la
borghesia ed il proletariato". –
Il Manifesto del Partito Comunista
Nonostante tutte le dichiarazioni che la classe non esiste, che le
maggiori divisioni sono quelle tra nazioni, sessi e culture, Marx aveva
ragione sulla natura del capitalismo. E' un sistema definito dallo
sfruttamento della classe lavoratrice da parte dei capitalisti. Quando
Marx scrisse il
Manifesto
e, più tardi, Il Capitale, il
capitalismo dominava soltanto
in sacche dell'Europa e del Nord America. La vasta maggioranza
della popolazione mondiale erano contadini, agricoltori indipendenti o
gruppi tribali.
Tuttavia, il capitalismo divenne rapidamente un sistema globale. I
contadini furono gettati fuori dalla loro terra e spinti nei centri
urbani in rapido sviluppo. La classe lavoratrice e la classe capitalista
crebbero come venivano costituiti gli stati nazione. La società divenne
sempre più polarizzata tra queste due principali classi sociali. La
classe lavoratrice, che comprende lavoratori colletti bianchi e colletti
blu
– chiunque che debba vendere la propria forza
lavoro ad un padrone in cambio di un salario
– è ora stimata in un numero di 2 miliardi di
persone.
Dall'altra parte i capitalisti sono una parte infinitesimalmente
minuscola della popolazione. Tuttavia esercitano un enorme potere
attraverso la loro proprietà privata ed il loro controllo dei mezzi di
produzione della ricchezza nella nostra società, siano questi la terra
arabile che le miniere, gli uffici o le fabbriche. Sono quelli che
arrivano a decidere cosa viene prodotto e come viene distribuito, chi
avrà un posto di lavoro e chi sarà gettato nella povertà. Sono quelli
che decidono se le nostre risorse naturali saranno saccheggiate o
preservate. Sono quelli che fanno o mettono fine ai governi.
Mentre la società è diventata polarizzata tra classe capitalista e
capitalisti, è stata sempre più guastata da una grottesca
disuguaglianza. In Australia, il pacchetto paga totale medio di un
amministratore vale quasi 100 volte quello del salario medio di un
operaio. Globalmente la concentrazione della ricchezza significa che,
secondo un documento ONU pubblicato nel 2006, l'1% più ricco di adulti
ora possiede il 40% delle risorse totali ed il 10% in cima possiede
l'85%. Al contrario, la metà in fondo della popolazione mondiale adulta – ovvero circa 1,85 miliardi di persone – possiede soltanto l'1%
delle risorse mondiali.
Questo è parte della struttura della nostra società ed aiuta a
spiegare non soltanto perché le classi esistono, ma sono "campi ostili".
La loro ricchezza non arriva proprio dal nulla. I profitti dei
capitalisti non sono un prodotto del loro genio o duro lavoro, ma
piuttosto provengono dai lavoratori: provengono dal pagarci meno del
valore che produciamo al lavoro. E poiché i capitalisti sono serrati
nella competizione l'uno con l'altro, cercano sempre delle maniere per
tagliare i costi e massimizzare i profitti che possono spremere da noi.
Il capitalismo è quindi caratterizzato da una lotta infinita tra il
lavoro da una parte contro i capitalisti ed i loro alleati nel sistema
parlamentare e legale dall'altra. Questa lotta di classe viene
intrapresa sul tasso di sfruttamento, sulla sicurezza e le condizioni di
lavoro, sul fatto se i servizi essenziali come ospedali e trasporti
pubblici sui quali la classe lavoratrice conta saranno finanziati
pubblicamente oppure privatizzati e così via.
Questa lotta di classe talvolta è nascosta ed altre volte è parte
di un'aperta battaglia. Si può vedere chiaramente nei tentativi dei
governi di ridurre drasticamente la spesa sociale e congelare i salari.
"Quello che quindi la borghesia produce, sopra tutto, sono
i suoi becchini".
– Il Manifesto del Partito Comunista
Marx aveva pure ragione quando sosteneva che l'unico gruppo della
società capace di mettere in discussione fondamentalmente la
disuguaglianza, la guerra e l'oppressione era proprio la classe che era
più urtata da queste cose
– la classe lavoratrice. Gli orrori del capitalismo spingono inevitabilmente
tutte le sue vittime a resistere. Ma Marx sosteneva che la classe
lavoratrice ha una speciale capacità di essere il becchino del sistema.
Marx vedeva la classe lavoratrice come l'agente per il cambiamento
rivoluzionario per numerose ragioni. In primo luogo, abbiamo i numeri
dalla nostra parte. Come notoriamente si espresse il poeta
Percy Shelley, "Noi siamo molti, loro sono pochi". Ma, più importante dei
numeri è la centralità dei lavoratori nella produzione e nella
formazione del profitto. Senza il nostro operare sul posto di lavoro,
non una singola ruota dell'industria girerebbe, non un singolo prodotto
sarebbe fabbricato. Se ritirassimo in massa il nostro lavoro, la fonte
dei loro profitti si prosciugherebbe.
Nessun altro gruppo della società ha questo potere di sfidare
il funzionamento del capitalismo in una simile fondamentale maniera. La
classe lavoratrice riunisce tutto il popolo
– neri, bianchi, omosessuali, eterosessuali, uomini, donne ecc. Mentre
ognuno ha in qualche modo una diversa identità, è come lavoratori che
possono esercitare veramente potere.
Mentre il capitalismo costringe i lavoratori a competere l'uno con
l'altro per scarsi posti di lavoro, alloggi, posti all'università e così
via, ci mette tutti insieme nel mondo del lavoro dove abbiamo bisogno di
cooperare l'uno con l'altro perché in nostro luogo di lavoro funzioni.
Similmente, per portare l'economia ad un arresto, l'eroismo individuale
non servirà. Ciò richiede il coinvolgimento attivo dei nostri colleghi.
Il bisogno dell'azione collettiva a sua volta richiede che i lavoratori
costruiscano delle organizzazioni democratiche che possano ispirare
solidarietà e convincere ed organizzare la maggioranza dei lavoratori ad
agire.
E' questa natura collettiva della vita e della lotta della classe
lavoratrice sotto il capitalismo che ci da la capacità di riordinare la
società nell'interesse della maggioranza. Nel prendere il controllo dai
capitalisti, i lavoratori non possono semplicemente dividere le
fabbriche, gli ospedali e gli uffici e suddividerli in quote
individualmente
– una persona che prende un altoforno, un'altra che controlla la
macchina, un'altra una fotocopiatrice. Ovviamente, nessuno è sufficiente
per sostenere la vita.
L'unica maniera in cui i lavoratori possono abolire le condizioni
di sfruttamento è di collettivizzare e socializzare i mezzi di
produzione e distribuzione, democratizzando tutti gli aspetti del
processo produttivo e decisionale.
Data la natura interdipendente dell'economia mondiale, questo
processo dovrebbe essere internazionale, di qui Marx domanda ai lavoratori del mondo di unirsi.
"In ogni epoca le idee della classe dominante sono le idee dominanti". – L'ideologia tedesca
Oggi, veramente quasi tutte le idee spinte dal sistema educativo,
dai media, dalle agenzie pubblicitarie ecc. giustificano il capitalismo
com'è. Le idee dominanti includono la nozione di mobilità sociale, che se
lavoriamo duramente, chiunque può riuscire a farcela. La disuguaglianza,
di conseguenza, non è strutturata nel sistema. Inoltre comprendono
l'idea che la natura competitiva, individualista, da cane mangia cane
del capitalismo riflette non gli interessi dell'elite, ma invece la
nostra natura umana. Ed a causa di questa "natura", ogni tentativo di
alterare radicalmente la società attraverso la lotta rivoluzionaria
finirà inevitabilmente nella dittatura, così sarebbe meglio non provare.
Ancora una volta, Marx aveva ragione quando ha sostenuto che
un'arma chiave nelle mani della classe dominante è l'ideologia
– sistemi di idee che tentano di naturalizzare i loro privilegi e la
posizione subordinata della maggioranza del popolo. Ciò non è
sorprendente:
il sistema capitalista cammina sui bisogni ed i desideri della
maggioranza del popolo nell'interesse di una minoranza. Per preservare
lo ed impedire lo scavo della fossa, deve sia spaccare la maggioranza
che conquistare alcuni di noi all'idea che niente altro sia realmente
possibile. La classe dominante ha a sua disposizione i mezzi per
disseminare e promuovere le proprie idee su vasta scala.
Prendete i
mass media, che hanno la capacità di foggiare il dibattito pubblico su
scala nazionale. Sono lungi dall'essere degli osservatori neutrali.
Per deviare lontano l'attenzione dai problemi reali
– come pessimi trasporti pubblici ed ospedali sovraffollati
– i media contribuiscono ad alimentare i sentimenti anti-rifugiati ogni
qualvolta decidono di dare copertura nell'orario di massimo ascolto ai
politici per parlare
duro su "fermare le barche". Perché qualcuno dovrebbe anche notare,
e tanto meno risentirsi, per dei rifugiati disperati se non fosse per i
mass media che portano in prima pagina storie che annunciano
il loro arrivo?
nella nostra società, un'altra istituzione chiave per la
disseminazione di idee è il sistema educativo, nel quale ci viene
insegnato che per tirare avanti nella società bisogna obbedire alle
regole e rispettare o almeno tollerare l'autorità di quelli sopra di
noi. Questi sono i tipi di lezioni in classe che i nostri dominanti
sperano che portiamo nella forza lavoro. Ci viene anche insegnato di
come la storia sia fatta da grandi uomini (e, molto, molto
occasionalmente da grandi donne), minimizzando il ruolo che le masse
della gente comune hanno giocato nel creare il cambiamento storico.
Anche la realtà della vita sotto il capitalismo gioca un ruolo nel
rinforzare le idee pro-capitaliste. Per esempio, a causa delle
discriminazioni sessiste nella nostra società, le donne sono
generalmente nei posti di lavoro sottopagati che portano meno autorità.
Questo fatto può a sua volta rinforzare l'ideologia che le donne sono
naturalmente inferiori. Le norme sotto il capitalismo possono diventare
stabilite come naturali piuttosto che essere viste per quello che sono
– una costruzione sociale.
Tuttavia, mentre le idee della classe dominante sono prevalenti,
non sono mai completamente egemoniche. L'esperienza vissuta sotto il
capitalismo non soltanto rinforza le idee dominanti, ma è anche in
disaccordo con loro. Per esempio, la promessa della mobilità sociale che
il capitalismo ci tende continuamente va a sbattere contro gli scogli
della crisi economica;
per esempio, nel paese più ricco del mondo, 1 abitante degli USA su
7 conta sui buoni alimentari per sopravvivere.
Lo scontro produce un caos di idee contraddittorie ed eterogenee
nella testa dei lavoratori. La maggior parte dei lavoratori che accetta
degli aspetti dell'ideologia capitalista mentre allo stesso tempo
detiene delle idee d'opposizione. Se questo non fosse il caso, se
fossimo tutti vittime del lavaggio del cervello, il cambiamento sociale
radicale sarebbe quasi impossibile. I movimenti per i diritti civili e
delle donne, che furono una diretta sfida alle idee dominanti, non
sarebbero potuti avvenire.
Importante per minare queste idee dominanti è la lotta di classe stessa.
Quando i lavoratori entrano in sciopero, ciò può rivelare loro il reale
potere sociale che hanno. Può rivelare proprio quanto siamo
indispensabili ai capitalisti e quanto poco in realtà abbiamo bisogno di
loro. Può anche minore le idee bigotte che i lavoratori possono
possedere, perché la lotta di successo della classe lavoratrice richiede
l'unità nell'azione e la solidarietà.
Le divisioni che la classe capitalista cerca di seminare, come il
sessismo ed il razzismo, possono essere superate perché la speciale
oppressione di un settore della classe lavoratrice in realtà spinge
indietro l'intera classe. Come scrisse Marx in Il Capitale, "I
lavoratori non possono emanciparsi nella pelle bianca quando nella nera
sono marchiati".
"I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo, in varie maniere; il punto
è cambiarlo". – Tesi su Feuerbach
Marx non era un pensatore da poltrona. Sosteneva che soltanto
comprendere il mondo
– conoscere le vere ragioni per la guerra, sapere delle menzogne che la
classe dominante propaganda, sapere
che la sua ricchezza è basata sul nostro sfruttamento
– non l'avrebbe cambiato.
Per Marx, ottenere una più profonda comprensione nelle
contraddizioni del capitalismo non era un esercizio meramente
intellettuale. L'importanza di sviluppare la teoria era che così questa
poteva informare la sua pratica politica. L'importanza di apprendere
delle lotte storiche era così per potere meglio comprendere quali siano
le leve più efficaci per cambiare la società.
Le idee da sole erano insufficienti per modificare il mondo attorno
a noi. Non furono le idee di libertà, fraternità ed uguaglianza a
tagliare le teste dell'aristocrazia durante la rivoluzione francese.
Perché le idee abbiano forza, specialmente quelle che
sotto il capitalismo operano completamente contro il senso comune,
hanno bisogno di essere organizzate, hanno bisogno di essere
materializzate nelle azioni degli uomini e delle donne della classe
lavoratrice, che è il perché Marx ha giocato un ruolo principale in
organizzazioni come la Lega dei Comunisti e l'Associazione
Internazionale dei Lavoratori.
Lungi dall'essere un determinista meccanico, Marx comprese che la
vittoria del socialismo sul capitalismo non era inevitabile. Il
capitalismo, nonostante essere devastato da contraddizioni interne e da
periodiche crisi economiche, non crollerà con il proprio consenso. C'è
bisogno di combattere per il cambiamento sociale rivoluzionario.
Effettivamente per realizzare ogni cambiamento sociale progressista
abbiamo bisogno di pretendere, agitare ed organizzare per esso. Se
vogliamo vedere la fine di guerre sanguinarie; se si vuole ottenere
l'uguaglianza del matrimonio per le persone LGBTI; se si vogliono vedere
i profughi liberati dalle gabbie in cui il nostro governo li imprigiona,
allora c'è bisogno che si mettano le nostre azioni dove c'è la bocca. Il
grande abolizionista
Frederick Douglass disse: "Il potere non concede nulla senza una
pretesa".
Soltanto una rapida occhiata alla storia lo conferma. E' la gente
della classe lavoratrice che ha dovuto lottare per ottenere la giornata
di otto ore.
E' la gente della classe lavoratrice che ha dovuto lottare per e
continua a lottare per la paga uguale per le donne. Nessuna di queste
conquiste ci è stata posta da qualche impersonale legge dello sviluppo
economico. Né sono state passate da qualche politico benevolo.
Il leopardo non ha cambiato le sue macchie. Il capitalismo del
ventunesimo secolo continua ad essere impregnato del sangue e delle
sofferenze della gente comune. E' arrivato il momento che la nostra
generazione impari come combattere con passione e tenacia contro questa
bestia.
[Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta nel gennaio
2011 sulla rivista
Socialist
Alternative. Gli archivi online di
Socialist Alternative
e Direct Action (giornale del
partito Socialista Rivoluzionario, che si è fuso con SA nel 2013) è ora
disponibile al sito aggiornato di Alternativa Socialista
sa.org.au.]
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