MARTEDì 5 OTTOBRE 2010
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Per quasi due secoli, l'America ha disdegnosamente chiamato l'America Latina il suo "cortile posteriore", asserendo la Dottrina Monroe del 1823 una dichiarazione di dominio regionale, dichiarando: "....come un principio nel quale i diritti e gli interessi degli Stati Uniti sono coinvolti, che i continenti americani, dalla condizione libera e indipendente che hanno assunto e mantenuto, non devono d'ora in avanti essere considerati come soggetti per la futura colonizzazione da parte di qualsiasi potenza europea...dovremmo considerare qualsiasi tentativo da parte loro di estendere il loro sistema a qualunque parte di questo emisfero come pericoloso per la nostra pace e sicurezza....(impossibile da) osservare....con indifferenza". Da allora in poi, è stato tutto in discesa contro Messico, Nicaragua, Cuba, Panama, Haiti, Repubblica Dominicana, Honduras, Guatemala, El Salvador, Cile, Grenada, Venezuela e, una volta o l'altra, praticamente tutte le altre parti delle Americhe, direttamente o indirettamente.
Infatti, nel 1905, il presidente
Theodore Roosevelt
dichiarò
Washington
essere il "poliziotto" dei Caraibi e dell'America Centrale e,
implicitamente, dell'intero emisfero. Sinora, nulla è cambiato,
l'Ecuador soltanto l'ultimo paese preso di mira, un intero articolo
che spiega il fallito tentativo di colpo di stato, raggiungibile
attraverso il seguente collegamento: Il 30 settembre è stato preso di mira il presidente dell'Ecuador Raphael Correa. Eletto per la prima volta nel novembre del 2006 con una maggioranza del 58%, è stato agevolmente rieletto nell'aprile del 2009 con una maggioranza del 55% contro sette sfidanti. Il suo attuale mandato va fino al 10 agosto 2013 e con un'altra vittoria elettorale si estenderà fino al 2017. Tuttavia, è ora a fuoco la volatile storia dell'Ecuador. Ottavo presidente del paese in 14 anni, Correa è senza dubbio il più popolare, sebbene meno di prima dopo avere imposto misure di austerità. Anche quelle pro imprese, comprese politiche che favoriscono gli interessi petroliferi, minerari e dell'agribusiness a spese delle comunità locali e dei fattori ambientali. Sono praticate nonostante la nuova Costituzione del 2008 dell'Ecuador, che riconosce e garantisce i diritti dei popoli indigeni e un mandato per "preservare e promuovere la loro gestione di biodiversità e il loro ambiente naturale", tra altre disposizioni populiste, compresi i "diritti della natura". Come risultato, dei gruppi indigeni come la Confederazione delle Nazionalità Indigene dell'Ecuador (CONAIE) e la confederazione dei Popoli della Nazionalità Kichwa (ECUARUNARI) lo hanno criticato, incluse la seguente frase: "Mentre il governo si è dedicato esclusivamente a attaccare e delegittimare settori organizzati come i movimenti indigeni, i sindacati dei lavoratori ecc., non ha indebolito minimamente le strutture di potere della destra o di coloro all'interno dell'apparato statale". Dopo il fallito golpe del 30 settembre, il Comitato Consultivo sui Diritti Umani di Quito ha esortato Correa a rinnovare il sostegno per la sua base, dichiarando: "Invochiamo il governo nazionale di accantonare il suo atteggiamento arrogante che lo sta isolando dalle basi sociali. Assieme possiamo costruire un paese con dignità, pace e sovranità, nel quale il dialogo con i settori sociali in un'attività quotidiana che guida la nostra traiettoria verso un paese distanziato dalle politiche estrattive e dalla dipendenza da un modello di sviluppo fondato sulla distruzione della natura". Dato il suo vicino disastro, resta da vedere se stia ascoltando, sebbene Washington e i fautori della linea dura tenteranno ancora se va troppo lontano. James Petras spiega che non si oppongono alle sue politiche interne, principalmente ai suoi "legami con l'arcinemico degli USA Chavez e con l'ALBA", l'Alleanza Bolivariana delle Americhe alternativa al WTO/NAFTA che sostiene principi del commercio pro Sud, ai quali Washington si oppone fortemente come pure alla decisione di Correa di chiudere la base aerea USA di Manta. Di conseguenza, operativi del Pentagono e della CIA, in lega con fautori della linea dura ecuadoregni, vogliono cacciare Correa e il National Endowment for Democracy (NED) e l'USAID finanziano dei gruppi d'opposizione e dei partiti politici per rovesciarlo. Correa lo sa e il 30 settembre dichiara che il: "tentativo di destabilizzazione è il risultato di una strategia che viene tramata proprio da qualche tempo. Uno sbarramento di messaggi di disinformazione è stato dato alla Polizia Nazionale, che oggi è stato attuato attraverso azioni violente di un tentativo di cospirazione". Ha accusato l'ex presidente di destra, Lucio Gutierrez, di incitare alla violenza e di appoggiare le canaglie golpiste di polizia e militari. Ex colonnello dell'esercito, Gutierrez ha co-guidato un colpo di stato nel 2000, quindi nel 2005è stato spodestato da una sollevazione popolare. Hugo Chavez, reso vittima lui stesso di un abortito colpo di stato di due giorni nel 2002 e temendo un altro tentativo, ha condannato l'imperialismo USA, affermando: "L'estrema destra yankee ora sta cercando, tramite le armi e la violenza, di riprendere il controllo del continente", avendo spodestato nel giugno 2002 Manuel Zelaya in Honduras e Jean-Bertrand Aristide nel febbraio 2004. Per di più, Washington ha rivelato prima le sue intenzioni quando il Dipartimento di Stato ha chiamato l'Ecuador "difficile per farvi affari", e l'Investment Climate Statement ha dichiarato: "L'Ecuador può essere un posto difficile nel quale fare affari....Vi sono restrizioni e limitazioni agli investimenti privati in molti settori che si applicano ugualmente agli investitori interni e stranieri....Una legge del 2006 sugli idrocarburi ha imposto nuove condizioni nel settore petrolifero che sono stati problematici per molte società, complicate da un decreto del 2007 che ha imposto restrizioni aggiuntive. Un mandato minerario del 2008 ha fatto andare in stallo l'attività mineraria e ci si aspetta una nuova legge mineraria per l'inizio del 2008. Le trattative per un accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Ecuador, che avrebbero incluso decisioni sugli investimenti, si sono fermate nel 2006. L'attuale governo dell'Ecuador non ha espresso interesse nel ricominciare le trattative". Nel dicembre 2008, Correa (PhD in economia all'Università dell'Illinois) si è pure alienato le agenzie di prestito internazionali e gli obbligazionisti esteri bloccando i pagamenti di miliardi di dollari di debito, chiamandoli "illegali e illegittimi", dichiarando all'epoca: "Ho dato l'ordine che non vengano eseguiti questi pagamenti di interessi. Il paese è inadempiente. Non posso permettere il pagamento continuo di un debito che secondo tutti le misure è immorale e illegittimo. Ora è il momento di guadagnare giustizia e dignità". Ha anche irritato Israele sponsorizzando lo scorso giugno una risoluzione dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) che condannava l'attacco dell'IDF alla flottiglia di Gaza, facendo sospettare a alcuni analisti che il Mossad lo volesse estromesso e possa essere stato coinvolto nel tentativo. Nel 2005 Voltairenet.org citava Alexis Ponce, portavoce dell'Assemblea Permanente per i Diritti Umani (APDH) dell'Ecuador, che ha dichiarato: "Tra il 1986 e il 1994 il Mossad ha addestrato la polizia ecuadoregna nelle tecniche di tortura. I servizi segreti israeliani hanno dato supporto tecnico alla tirannia che ha macchiato di sangue l'Ecuador. Il corpo della polizia ha ricevuto da agenti israeliani addestramento avanzato alla tortura e per costringere coloro che si opponevano alla tirannia a parlare. Gli agenti israeliani hanno trasmesso le loro conoscenze sulle numerose tecniche utilizzate per torturare la gente. Sono dei criminali! Centinaia di persone sono scomparse durante quegli anni bui". Gli agenti del Mossad operano da lungo tempo in Ecuador, segretamente attraverso l'ambasciata israeliana a Quito e forse per tutto il paese, come in tanti altri. Inoltre, Israele mantiene legami d'affari con l'Ecuador, avendo venduto 26 aerei da combattimento Kfir e secondo le voci missili aria-aria Python-3 nel 1997. Successivamente, i suoi tecnici e istruttori hanno fornito supporto e forse continuano a farlo. Inoltre, nel 2009, la On Track Innovations israeliana ha contrattato con l'Ufficio del Registro Centrale dell'Ecuador di fornire sistemi di carte d'identità elettroniche basate sulla biometrica. Un commento finale I principali media americani hanno in gran parte minimizzato il complotto del golpe, specialmente le radio e i canali via cavo che hanno raccontato poco sul 30 settembre, quindi praticamente nulla del seguito. Il 4 ottobre, nella sua colonna settimanale sull'America del Wall Street Journal, Mary O'Grady ha intitolato "Ciò che è realmente accaduto in Ecuador", sostenendo: "Dei testimoni negano che la polizia abbia rapito il presidente e non vi è nessuna prova che fosse in corso un colpo di stato". Naturalmente, la O'Grady è una notoria bugiarda, le sue colonne una zona libera da verità, il suo estremismo e il suo vetriolo antipopolare insuperati nei media stampati - esattamente gli attributi "giornalistici" che Rupert Murdoch apprezza e presenta quotidianamente sulle pagine di editoriali del Journal, delle altre sue pubblicazioni e di Fox News, schietta sfacciata disinformazione, priva di verità. Secondo la O'Grady, i poteri presidenziali di Correa non sono mai stati minacciati, né i fumi del gas lacrimogeno gli hanno impedito di "camminare attraverso la strada fino all'ospedale, la sua rinomata dignità di macho ovviamente ferita". Di fatto, è stato sopraffatto dal gas lacrimogeno che esplodeva, afferma, tra le altre agenzie stampa, la AFP: "è stato rimosso con la barella al vicino ospedale", quindi "non è stato in grado di andarsene, circondato da poliziotti ostili mentre scoppiavano gli scontri nelle strade e i ribelli assalivano il Congresso e si impadronivano per ore del principale aeroporto internazionale".
Chiaramente, era un tentativo di golpe. Fuori
dell'America, delle pubblicazioni di Murdoch e della colonna della
O'Grady, è ampiamente riconosciuto. Persino il rubricista del
New York Times
Simon Romero
ha riportato quanto segue nel suo articolo del 3 ottobre, intitolato
"Dibattito sul significato della situazione di stallo in Ecuador": Tuttavia, la O'Grady continuava, affermando: "Correa ha avuto pochi fastidi a manovrare la storia. Nel mattino ha chiuso la televisione indipendente che faceva la cronaca, limitando gli ecuadoregni alla sua versione dei fatti del giorno". Di fatto, la costituzione ecuadoregna garantisce la libertà di stampa, eccetto che commetta criminosamente diffamazione, calunnia o difesa di insurrezione. Nondimeno, i media dominati dalle grandi aziende restano in gran parte combattivi, Correa li chiama "linguaggio spazzatura", "bugiardi", "disonesti" e "attori politici che cercano di opporsi al governo rivoluzionario". La televisione rete Teleamazonas è stata particolarmente dura, i controllori lo scorso dicembre ne hanno ordinato la chiusura per tre giorni per "avere incitato al disordine pubblico". Precedentemente, ha violato l'art. 58 della Legge sulle Trasmissioni che proibisce di diffondere "notizie basate su affermazioni infondate che potrebbero produrre tensioni sociali". E' stata multata diverse volte per importi simbolici, quindi sospesa per violazioni ripetute. Dopo il tentato golpe, è incorsa di nuovo in una sospensione di tre giorni per cronaca incendiaria. Comunque, Correa insiste che è impegnato alla libertà di stampa, purché siano osservate le leggi costituzionali e sulle trasmissioni, ciò che ogni stato democratico richiede. Nondimeno, la O'Grady concludeva affermando: "Una cosa è certa: Correa non lascerà andare sprecata la crisi. Da giovedì ha sequestrato l'etere per trasmettere la sua versione del racconto, che implica i suoi oppositori politici in quello che sempre più sembra un colpo di stato che non è mai avvenuto".
Di fatto, è avvenuto. Rapporti indipendenti e
molti altri lo hanno confermato. Ai media dell'Ecuador viene
richiesto di dare al presidente (e a altri funzionari governativi)
trasmissione gratuita ed è autorizzato a denunciare i tentativi di
forze oscure per spodestarlo. Questa volta, sono ancora visibili le
impronte di
Washington
e, sebbene non riuscite, Correa non può senza mezzi termini stare
tranquillo, non con attori come la O'Grady in giro, che non
diffamano affatto i leader della destra estrema, fermandosi proprio
eccetto che per appoggiare il loro spodestatore. |
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