
Il mito della superiorità culturale, religiosa,
politica e sociale degli U.S.A.
Destino manifesto - Stile 21° secolo
di Kristina M. Gronquist
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25/04/2005 "ICH" - - Il concetto di Destino Manifesto descrive la convinzione del 19° secolo che Dio intendeva che il continente nordamericano fosse sotto il controllo di cristiani, americani di origine europea. L'ideologia del Destino Manifesto era la spina dorsale degli sforzi del governo USA per colonizzare le terre abitate dai popoli indigeni in Nord America ed espandere gli Stati Uniti nel territorio messicano. I sostenitori del Destino Manifesto asserivano che i governanti USA erano predestinati a diffondere i loro proclamati superiori valori vicino e lontano. La propaganda, gli interventi armati, le occupazioni ed il terrore vennero usati in diverse subdole combinazioni. Il popolo indigeno nel cui paese viviamo può testimoniare al meglio i risultati della politica del Destino Manifesto, dal momento che sono sopravvissuti a secoli di ingiustizie indescrivibili e morti a milioni ma, coraggiosamente, sono sopravvissuti. Ulysses S. Grant, il più eminente militare di quell'era e lui stesso partecipante alla guerra USA-Messico, ha scritto nelle sue memorie: "Non penso vi sia mai stata una guerra più immorale di quella fatta dagli Stati Uniti in Messico. All'epoca pensavo questo, quando ero giovane, ma non avevo sufficiente coraggio morale per dimettermi". Sebbene il vergognoso concetto di Destino Manifesto dovrebbe essere confinato nei libri di storia, esso ha rialzato la sua ignobile testa, in quanto riflesso dalla missione del 21° secolo del nostro governo di rimodellare il Medio Oriente. Naturalmente, la psicologia del Destino Manifesto, la proiezione della supremazia anglosassone, non se ne è mai veramente andata, essa è sempre stata utilizzata per giustificare le avventure espansionistiche dell'America. La sconfitta nella guerra del Vietnam la guidò verso l'azione coperta, cioè gli sforzi degli USA durante gli anni '80 di annientare la rivoluzione nicaraguense ed il sostegno agli squadroni della morte in El Salvador e Guatemala. Ma la politica estera degli USA è stata basata coerentemente sul punto di vista arrogante e razzista che "L'America agisce al meglio". Per la maggior parte degli americani il mito della superiorità culturale, religiosa, politica e sociale degli USA è stato così vigorosamente rinforzato negli anni che è preso come un dato, è dato per scontato. Nel linguaggio della scienza politica, questa è chiamata "reificazione", quando i miti diventano accettati come realtà. Il pubblico dibattito è spesso vacuo, poiché siamo incapaci di discutere 1) se il sistema di governo USA sia desiderato oppure no dai non americani, o 2) se il modello USA "una misura buona per tutti" offra vere soluzioni oppure no ai popoli di altri paesi. Senza tale dibattito, il processo di reificazione diventa spaventoso: Se è un dato che il nostro sistema ed i nostri valori sono superiori, ne deriva che rifare altri a nostra immagine sarà sempre il "fine" meritevole. Possono essere utilizzati tutti i mezzi per raggiungere il meritevole fine sul quale concordato (ma indiscusso). Questo è perché gli USA hanno invaso e devastato l'Iraq, e perché i nostri capi e una maggioranza di americani possono ignorare le 100.000 vittime civili irachene. Se è un dato che un Iraq stile occidentale, capitalista sia il fine giusto, allora i mezzi con i quali questo si realizza possono essere illegali, spietati, sanguinosi, inumani e quant'altro. I mezzi sono senza limiti precisi. Vediamo quegli sguardi lucidi, leggermente fuori della realtà costantemente negli occhi dei membri di questa amministrazione mentre parlano della "democrazia" in Iraq. I loro occhi fissi guardano in alto verso i fini, ma essi non sono mai seriamente rivolti all'indietro per rivedere e valutare i mezzi terribili con i quali stanno cercando di raggiungere quei fini. Naturalmente, questo progetto di "rifare l'Iraq" non è guidato in modo genuino dal vero nobile obiettivo di implementare la democrazia. Invece, il suo epicentro è sincronizzare i valori sociali e culturali del Medio Oriente con i valori capitalisti occidentali, perché ciò facilitarà meglio un ordine mondiale globale che ruoti attorno agli interessi economici delle elite degli USA. Noi tutti ricordiamo e ci ritorciamo quando ricordiamo i giorni immediatamente successivi all'entrata a Baghdad delle truppe d'invasione, quando diffusi saccheggi distrussero i musei e le biblioteche irachene. Le truppe USA stavano lì pigramente mentre veniva cancellata la storia culturale irachena. Vi sono iracheni che ora dicono che questo fu deliberato, un tentativo di cancellare i dati delle conquiste culturali e storiche dell'Iraq, per pulire la lavagna, cosicché i valori occidentali potessero essere imposti più facilmente. Recentemente, centinaia di giovani iracheni sono scesi in strada per protestare un nuovo ordine governativo che istituisce il sabato come giorno festivo in Iraq, allineando ufficialmente il fine settimana iracheno con quello occidentale. Il giorno sacro per i musulmani è il venerdì e la maggior parte dei paesi musulmani concede giovedì e venerdì o soltanto venerdì. All'Università di Mustansariyah a Baghdad, una dichiarazione diceva: "Dichiariamo lo sciopero generale all'Università di Mustansariyah per respingere questa decisione e tutte le decisioni mirate a privare gli iracheni della loro identità". Vi sono stati molti cambiamenti simili dall'invasione. La CPA (Autorità Provvisoria della Coalizione) sotto L. Paul Bremer ed il governo ad interim che seguì svuotarono e modificarono entrambe la legislazione irachena in molti campi. L'intromissione della CPA con le leggi irachene viola i Regolamenti dell'Aia del 1907 e la Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che regolano il trattamento degli abitanti di territori occupati militarmente. Agli occupanti è proibito porre in atto importanti modifiche della natura della società occupata. La stampa non ha trattato dell'estensione di molti cambiamenti. Sentiamo di questi soltanto occasionalmente, come in questo articolo dell'Associated Press (27/2/05) che si prende gioco dei dimostranti, ritraendo gli studenti iracheni come degli sciocchi per non volere il sabato festivo. Questo tono di superiorità e condiscendente è prevalente nel giornalismo USA sulla società irachena. La stampa occidentale risuscita e rinforza l'idea colonialista che la gente dalla pelle scura in terre straniere sia incapace di fare qualsiasi cosa giusta. Le loro usanze, religione e cultura non sono correttamente abbastanza "moderne" o avanzate, come le nostre, e, per Dio, devono andare avanti con il programma! Ma molti musulmani nel Medio Oriente non vogliono andare avanti con "il programma", perché sono stati assoggettati prima a questo programma coloniale. Come il popolo indigeno, che rifiuta anche i tentativi di assimilarli e smantellare la loro identità, i musulmani del Medio Oriente non vogliono essere spinti comunque nelle riserve, per non dire osservare le ricche città dei loro paesi luccicare e ronzare del denaro del petrolio USA. Fast food ad ogni angolo, catene di alberghi e grandi magazzini che offrono bassi salari e prodotti possono essere il sogno americano, ma sono l'incubo di molti musulmani. Il 25 febbraio, una conferenza tenuta in Qatar richiamò a disseminare la cultura della resistenza pacifica alle politiche aggressive adottate dalle potenze mondiali verso i paesi musulmani. Parteciparono uno stuolo di importanti scienziati, intellettuali e dignitari musulmani. Il Dr. Abdael Rahman al-Nuaimi, presidente dell'Arab Center for Studies and Research, disse che i musulmani fronteggiano feroci campagne da forze globali che tentano di imporre la loro egemonia sul popolo musulmano e distruggere il suo sistema sociale. Nella sessione di apertura dei tre giorni della conferenza disse che l'obiettivo di tali campagne è di infangare l'immagine dell'Islam e di deridere i valori islamici. "In risposta a tali aggressive campagne, la conferenza invita all'adozione di tutti i mezzi pacifici ed anche economici, i media e gli strumenti legali per affrontare queste aggressioni". Vi sono stati scarsi, se ve ne sono stati, articoli su questa conferenza nella stampa occidentale. Perché? Perché invita a mettere in discussione il "fine" del fare un altro popolo adattato al presupposto perfetto modello USA di governo e parla della fallita psicologia del Destino Manifesto che ancora dirige il pensiero USA, che il governo USA abbia il diritto di diffondere i suoi valori con ogni mezzo. Non possiamo notizie che il popolo musulmano in blocco rifiuta e programma di resistere ai valori occidentali, che sono parte integrale di uno specifico sistema economico. Quella realtà (oh, non vogliono essere come noi?) si scontra scomodamente con il linguaggio reificato del Destino Manifesto, che i leader USA portano ancora avanti, per convincere i cittadini che le loro violente egoistiche politiche in Medio Oriente siano meritevoli. Kristina Gronquist è una scrittrice freelance che vive a Minneapolis. E' specializzata in analisi di politica estera ed ha un diploma in Scienze Politiche dell'Università del Minnesota. Può essere contattata a kgronquist@aol.com. 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