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Il verdetto Mubarak

5 giugno 2012

 

I verdetti passati sabato nel processo nel deposto presidente egiziano Hosni Mubarak e dei suoi massimi aiutanti sono una parodia politica.

Accusati di soprintendere alle uccisioni dei dimostranti da parte della polizia nelle settimane iniziali della rivoluzione egiziana nel gennaio-febbraio 2011, Mubarak e l'ex ministro dell'interno Habib El-Adly sono stati discolpati, sulla base che non vi erano prove che fossero coinvolti. Entrambe sono stati condannati all'ergastolo, ma soltanto per non avere fermato il massacro. Più di 1.000 persone sono state uccise dalla polizia durante l'iniziale insurrezione.

I giudici hanno assolto i vice di El-Adly ed i capi delle varie forze di sicurezza e di polizia che hanno scatenato forza letale contro i dimostranti. Poiché è stato deciso che non vi è  nessuna prova che Mubarak abbia attivamente commesso qualsiasi crimine, i giudici hanno offerto il terreno legale per fargliela passare completamente liscia se in futuro dovesse appellare il verdetto.

La decisione copre la macchina statale egiziana, sulla quale poggia la giunta militare che governa l'Egitto, come pure il ruolo dell'imperialismo USA ed europeo. Avendo lavorato strettamente per decenni con Mubarak, Washington ed i suoi alleati hanno appoggiato Mubarak durante l'insurrezione del febbraio 2011 ed ora appoggiano la giunta. Agli inizi di febbraio 2011, mentre le forze di sicurezza egiziane uccidevano centinaia di dimostranti, l'inviato degli USA Frank Wisner ha dichiarato che "Il ruolo del presidente Mubarak rimane assolutamente critico nei giorni avanti mentre organizziamo la nostra strada verso il futuro".

Il verdetto chiarisce che l'attuale regime egiziano poggia su una menzognala pretesa che le aspirazioni sociali e democratiche che hanno spinto la classe lavoratrice nella lotta rivoluzionaria lo scorso anno potevano essere soddisfatte semplicemente deponendo alcuni funzionari al vertice dell'apparato statale.

Qualsiasi investigazione seria dei crimini di Mubarak avrebbe esposto l'intero apparato statale della classe dirigente egiziana. La giunta egiziana, che è composta dai vecchi generali di Mubarak, poggia sulle stesse forze di sicurezza di Mubarak, protette dalla sua magistratura e finanziate ed armate dai suoi alleati tra le potenze imperialiste.

Il verdetto rivela pure il fallimento politico della "sinistra" della classe media egiziana. Ostile ad una lotta rivoluzionaria per mobilitare la classe lavoratrice per rovesciare il regime e combattere per il socialismo, ha invece portato avanti la pretesa che potesse essere costruita la democrazia sotto la dittatura della giunta. Il verdetto del processo Mubarak conferma di nuovo il carattere fasullo della cosiddetta "transizione democratica" che so svolge sotto il tallone della giuntacompreso il ballottaggio presidenziale del 16-17 giugno.

Entrambe i candidati che sono arrivati al ballottaggio—Ahmed Shafiq, l'ultimo primo ministro sotto Mubarak e Mohamed Mursi, il candidato della Fratellanza Musulmana di destrasono profondamente ostili alla rivoluzione. Secondo quel che si dice Shafiq in un discorso alla Camera di Commercio Americana in Egitto ha descritto Mubarak come un "modello da imitare", promettendo di ristabilire l'ordine entro un mese utilizzando esecuzioni e forza brutale.

Mursi, che ha collaborato con la giunta e che ha stretti legami con gli USA, ha chiarito anche che intende contare sull'istituzione di polizia di Mubarak. Dopo avere vinto il primo turno delle elezioni, ha lodato la polizia e l'esercito, assicurandoli che "la posizione di poliziotti e ufficiali rimarrà la stessa".

Nonostante queste dichiarazioni, le forze di "sinistra" della classe media aumentano la campagna per appoggiare Mursi e, attraverso lui, l'ordine sociale costituito. Sabato a Piazza Tahrir, Hisham Fouad, un leader del gruppo dei Socialisti Rivoluzionari, ha dichiarato: "Sto con Mohamed Mursi, strategicamente nelle elezioni presidenziali. Crediamo che se molta gente continua a scorrere nelle piazze e nelle strade dell'Egitto questo renderà più difficile per Shafiq andare al governo".

La richiesta della "sinistra" della piccola borghesia di un voto "strategico" per la destra islamista, che si schiera con lo stato egiziano, è l'ultimo di una lunga serie di tradimenti politici.

Nei primi mesi della rivoluzione, i Socialisti Rivoluzionari hanno lodato la giunta come una forza progressista, sostenendo che sui generali della giunta si potesse fare pressione dal basso per delle riforme e per rimuovere le istituzioni del regime Mubarak. Dopo che lo scorso anno questa prospettiva è stata frantumata dalle richieste popolari di una "seconda rivoluzione"alle quali i Socialisti Rivoluzionari si sono oppostiora stanno appoggiando la Fratellanza Musulmana islamista come alternativa agli ex funzionari del regime Mubarak.

Dopo le vittorie iniziali, l'esperienza della rivoluzione ha dimostrato che le ondate di proteste, comunque massicce, non possono assicurare la vittoria delle richieste sociali e democratiche della rivoluzione. La classe lavoratrice non otterrà nulla cercando di fare pressione o di riformare l'apparato statale del regime Mubarak; l'unica strada in avanti è la lotta per il suo rovesciamento.

Il compito critico che la classe lavoratrice fronteggia è di costruire i propri organi popolari di lotta, gettando le basi per il rovesciamento del regime e per la sua sostituzione con uno stato dei lavoratori che lotti per politiche socialiste in Egitto, nel Medio Oriente ed a livello internazionale.

Soltanto un simile stato dei lavoratori sarà in grado di compiere una completa contabilità dei crimini di Mubarak e dei suoi sostenitori imperialisti.

Johannes Stern