|
Il sole non si era ancora levato ai primi del mattino del 14
ottobre, ma migliaia di giovani, assieme a vecchi lavoratori e
membri del sindacato, avevano già gremito
Liberty Plaza, ad alcuni isolati da
Wall Street.
Utilizzando il "microfono popolare" per amplificare la sua voce,
l'oratore ha chiesto alla folla, che stava tutta vigile, chi fosse
pronto ad essere arrestato in difesa del parco che era diventato
l'epicentro di uno dei più importanti movimenti della storia
recente. Migliaia di mani si protesero in su; la folla non era senza
paura, ma era chiaramente disposta ad agire nonostante questa.
Alcuni minuti più tardi, venne letta la dichiarazione che il sindaco
miliardario della città,
Michael Bloomberg,
aveva fatto marcia indietro dalla sua promessa di sfrattare
l'occupazione. Vittoria.
Questa prova di forza—nella
quale alcune delle forze della classe dominante del paese sono state
sconfitte—dice
molto su
cosa è accaduto il mese scorso. In quel periodo, la protesta di
Occupy Wall Street
che è cominciata con appena qualche annuncio ha riacceso un
movimento di significato globale. Ora esistono centinaia di
occupazioni per tutto il paese ed il numero delle persone che
partecipano si è ingrossato di molte volte.
Come è accaduto questo? Chi poteva prevedere soltanto un mese
fa che il 15 ottobre più di 1.500 città sarebbero state teatro di
proteste e raduni nel nome del "99%" contro la dittatura economica
dei molto ricchi?
Ogni risposta autoritaria, dall'irrorare con lo spray al pepe i
dimostranti pacifici all'intrappolamento ed arresto di 700
manifestanti, ha avuto l'effetto opposto. Senza questa
determinazione, il movimento non poteva mai avere catturato
l'immaginazione del paese e del mondo.
Guardando indietro, questo movimento sembra inevitabile. E'
chiaramente il prodotto di decenni di salari stagnanti,
dell'eliminazione di posti di lavoro sindacalizzati, di debito
crescente e di oscena disuguaglianza. E' il prodotto dei salvataggi,
dei bonus spudorati dei dirigenti, dei continui pignoramenti e della
crisi dei posti di lavoro che si aggrava. E' un prodotto del
fallimento dell'amministrazione Obama di dare il cambiamento che ha
promesso. Più in generale, è il prodotto della costante erosione del
"sogno americano" di una stabile "classe media". Il sistema non è
stato all'altezza della sua stessa mitologia ed il movimento Occupy
è il prezzo da pagare.
Ma le contraddizioni in aggravamento del capitalismo non
raccontano l'intera storia. Come si rappresentava la prova di forza
con
Bloomberg dell'alba del 14 ottobre, qualcosa è
accaduto anche tra la gente. Mentre i dominanti, l'1%, hanno
risposto con la repressione e la violenza poliziesca, i dimostranti
sono rimasti saldi, non intimiditi. Ogni risposta dispotica,
dall'infame spruzzo di pepe sui dimostranti pacifici al deliberato
intrappolamento ed agli arresti di massa dei 700 manifestanti sul
ponte di
Brooklyn, è fallita. Senza questa determinazione a continuare in avanti,
a ritornare continuamente alle barricate, il movimento non avrebbe
mai potuto catturare l'immaginazione del paese e del mondo.
Ogni settimana, il movimento si è ampliato. Il messaggio
anti-Wall Street è risonato presso i giovani in tutto il mondo che avvertono di
non avere nessun futuro sotto l'ordine attuale. Molti si sono
scoperti una volontà di lottare che non avevano mai saputo di
possedere prima.
Il messaggio del movimento è risonato anche presso i sindacati,
che sono nel disperato bisogno di una strategia e di una prospettiva
per rianimare e diffondere questa lotta. Sebbene ancora ostacolato
da numerose limitazioni politiche, essi vedono nel movimento Occupy
un segno di speranza. Il 5 ottobre, hanno co-sponsorizzato la più
grande dimostrazione finora a sostegno di
Occupy Wall Street.
La marcia di massa, che era permessa, ha dato l'opportunità di partecipare
tra la gente della classe lavoratrice che non è in grado di passare
la notte fuori a "occupare". Ha anche permesso la partecipazione tra
settori della popolazione che non possono rischiare l'arresto.
Sempre più attivisti studenti, che si organizzano contro gli
aumenti delle tasse scolastiche nelle università pubbliche della
città, hanno iniziato a collegare il loro lavoro con
Occupy Wall Street. Anche giovani dalle comunità oppresse, la loro curiosità eccitata dalla costante
cronaca di notizie, sono arrivati in gran numero.
E' per questo che così tanta gente si è unita il 14 ottobre,
determinata a bloccare il piano di sfratto di
Bloomberg. Hanno riconosciuto l'importanza di questo nuovo polo.
Similmente, lo scorso inverno l'occupazione del Campidoglio del
Wisconsin è stata attuata principalmente da giovani e da disoccupati
da una molteplicità di prospettiva politiche. Mentre i sindacati non
avevano iniziato l'occupazione, è diventata un polo di lotta che ha
loro permesso di marciare continuamente, radunarsi ed ampliare la
lotta per salvare i loro diritti.
Naturalmente, il movimento Occupy è pieno di contraddizioni e
di problemi—ciò che per definizione è un movimento di "massa". Vi è un'intera serie di
questioni che incombe—il ruolo della polizia, la nozione di movimenti "senza leader" e la
relazione di questo movimento con i settori specialmente oppressi
della società.
Ma la lotta è cominciata è da essa sorgerà una nuova
consapevolezza politica. Questo è territorio estemporaneo. La
consapevolezza politica viene formata dalla battaglia una volta che
vi si getta dentro. La rivoluzione è un processo. I movimenti
liberali diventano radicali e quindi rivoluzionari quando sono
confrontati da nuove sfide, ostacoli e necessità.
Lungo la strada, il movimento ha il potenziale per continuare
ad ingrandirsi—per diventare una scintilla per il risveglio della lotta dei
lavoratori e per collegare le comunità oppresse che da lungo tempo
sanno cosa significhi far parte del 99%.
Come dice la massima rivoluzionaria, "Vi sono decenni dove non
accade nulla e vi sono settimane dove accadono decenni". Noi viviamo
in tali settimane e sembra soltanto l'inizio.
|