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Crescenti lotte sociali gettano ombra sul vertice economico di Davos

28 gennaio 2012

 

Il World Economic Forum (WEF), che domenica a Davos conclude la sua annuale conferenza al vertice, fu istituito più di 40 anni fa per riunire capi d'azienda, leader di governo ed accademici per fornire idee per la gestione dell'economia capitalista mondiale. Per i primi due decenni della sua esistenza ha funzionato semplicemente come un altro istituto di ricerca. Ha assunto il suo attuale rilievo globale soltanto dopo il crollo dell'Unione Sovietica 20 anni fa.

Mentre tutti i settori dell'establishment politico ed economico acclamavano la morte del socialismo, il trionfo finale del "libero mercato" e persino la fine della storia, alle miopi elite dominanti ed ai loro rappresentanti sembrava che tutte le grandi questioni economiche e politiche fossero state finalmente risolte.

Per tutti gli anni '90 e ben dentro al primo decennio del nuovo secolo, sembrava che, qualunque problema si presentasse, loro fossero capaci di risoluzione attraverso le attività del mercato capitalista. Il WEF è stato una maggiore fonte di tali panacee, inneggiando al mercato come all'unico sistema economico razionale, anche se le regole introdotte in periodi precedenti venivano smantellate. A nulla, insisteva, dovrebbe essere permesso di ostruire la strada delle operazioni del capitale globale nella sua ricerca infinita del profitto.

A queste fantasie è stato dato un colpo distruttivo con il crollo della Lehman Brothers nel 2008, quando si è scoperto che, lungi dal procurare stabilità e progresso economico, il libero mercato ha fatto piombare il mondo nella più grande crisi economica dalla Grande Depressione degli anni '30 e che al cuore del sistema finanziario apparentemente "fondato su regole" si trova autentica criminalità.

Ancora, è stato sostenuto che sebbene il libero mercato aveva portato alla crisi, esso avrebbe tuttavia fornito una soluzione.

Ora è entrato in scena un nuovo fattorela riapparizione della classe lavoratrice internazionale come esemplificato nella rivoluzione egiziana e nelle lotte sociali in corso per il mondo. Improvvisamente, dopo essere stata a mala pena registrata nella lista degli interessi dei partecipanti al vertice, quest'anno la disuguaglianza è stata citata come il principale fattore che minaccia la stabilità politica.

Come con tutte le precedenti classi dominanti che sono diventate una barriera al progresso storico, l'elite capitalista di oggi, assieme ai suoi portavoce nell'accademia e nei mass media, è stata così accecata dalle proprie delusioni che non è riuscita assolutamente a vedere il vasto spostamento che stava accadendo nella psicologia socialela crescente disillusione di masse di gente in tutto il mondo per il presente ordine economico.

Essendo ora stati costretti ad affrontarlo e disperati per cercare di ristabilire la legittimità del sistema capitalista, gli organizzatori del WEF hanno scelto come tema per il vertice di quest'anno "La grande trasformazione: Elaborare modelli nuovi".

Il presidente e fondatore del WEF Klaus Schwab ha parlato della "distopia" di crescente povertà e di sofferenza sempre più grande creata dall'attuale sistema. Ha avvertito di un "divario di moralità"l'accumulazione di vaste ricchezze per l'1% di vertice e le condizioni in peggioramento per la schiacciante maggioranzae della "coesione sociale" in scardinamento. Ha indicato il "pericolo di perdere completamente la fiducia delle future generazioni".

Comunque, non vi è nessun nuovo "modello" per l'economia capitalistanessun John Maynard Keynes e nessun Roosevelt con un “New Deal” che aspetta dietro le quinte. Tale è il dominio totale della finanza globale, con la complicità e il favoreggiamento della deregolamentazione di 30 anni passati, che né i governi nazionali né le istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale fissano l'agenda. Piuttosto, le loro politiche sono loro dettate dagli hedge fund, dalle banche e dalle altre istituzioni finanziarie.

Le operazioni dei giganti finanziari hanno due conseguenze correlate. Intensificano i conflitti tra le maggiori potenze capitaliste ed alimentano la lotta di classe.

Al vertice di Davos, i conflitti nazionali erano in mostra dall'inizio. Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha aperto il forum con un discorso nel quale ha respinto categoricamente le crescenti richieste internazionali perché la Germania fornisse fondi di salvataggio aggiuntivi per le banche europee.

Ciò ha portato ad una brusca risposta del finanziere miliardario George Soros, che ha avvertito che "l'austerità che la Germania vuole imporre spingerà l'Europa in una spirale deflazionistica", creando una "dinamica politica molto pericolosa". Invece di mettere insieme i paesi, "li condurrà alla mutua recriminazione".

Le profonde divisioni all'interno dell'Unione Europea si sono manifestate quando il primo ministro repubblicano David Cameron ha pronunciato il suo discorso. Parlando per gli interessi finanziari basati nella City di Londra, ha denunciato la proposta introduzione di una imposta sulle transazioni finanziarie da parte dei governi della zona euro come "semplicemente del tutto follia". La zona euro aveva bisogno di una banca centrale che fosse dietro la valuta, ha affermato. Aveva anche bisogno di ulteriore integrazione economica e di trasferimenti fiscali, ma non ha avuto nessuno di questi.

Non avendo nessuna soluzione per la crisi sociale in aggravamento, le elite capitaliste dominanti devono ricorrere a misure repressive ancora maggiori contro la classe lavoratrice all'interno mentre cercano di rinforzare la loro posizione contro i loro concorrenti internazionali. Nonostante il parlare di un nuovo "modello", questo è il vero programma.

Lo scenario è stato messo in bella mostra da Soros in una recente intervista a Newsweek. Ha dichiarato: "Stiamo fronteggiando un periodo estremamente difficile, in molte maniere paragonabile agli anni '30, alla Grande Depressione. Ora siamo di fronte ad una generale decrescita nel mondo sviluppato, che minaccia di metterci in un decennio o più di stagnazione, o peggio. Nel caso migliore lo scenario è un ambiente deflazionistico. Nel caso peggiore lo scenario è il crollo del sistema finanziario".

Ha avvisato che come la crisi in Europa è peggiorata, colpirebbe gli Stati Uniti, portando scontri nelle strade e conducendo ad una repressione ed a "tattiche della mano dura per mantenere la legge e l'ordine" che porterebbe ad un "sistema politico repressivo".

In altre parole, non vi è nessuna risoluzione socialmente pacifica per la crisi del capitalismo globale. La borghesia non ha nessun'altra via d'uscita che la guerra e la repressione. E' perciò imperativo che la classe lavoratrice internazionale, soprattutto nei maggiori paesi capitalisti, entri nella lotta politica, portando avanti il proprio programma socialista basato sulla nazionalizzazione delle banche, delle istituzioni finanziarie e delle principali industrie e combatta per l'instaurazione di un  governo dei lavoratori che lo implementi.

Nick Beams