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Monopolio e 'libero scambio'

di Redazione postato il 31 maggio 2015

 

Con l'amministrazione Obama ostinata ad ottenere che sia approvato il suo disegno di legge sulla “Trans-Pacific Partnership” , che molti critici sostengono non sia affatto una legge ma un gigantesco dono alle corporation, di sotto ristampiamo degli estratti di un articolo di Sam Marcy dell'agosto 1993 su “Free trade, monopoly and NAFTA” . Marcy era un pensatore marxista di primo piano, organizzatore e fondatore del Workers World Party. La sua prospettiva su quell'accordo di "libero scambio" è ugualmente illuminante oggi.

Libertà o libero scambio?

Nella lotta del mondo contemporaneo, la borghesia si atteggia ancora come il campione del libero scambio. Ma non è il libero scambio del vecchio stadio competitivo del capitalismo. E' il libero scambio di giganteschi monopoli imperialisti.

Il libero scambio come esisteva prima della metà del 19° secolo è praticamente scomparso. La sua sostituzione da parte di giganteschi, predatori monopoli imperialisti ha significato un ruolo sempre più ristretto per i paesi più piccoli del mondo ed accresciuta dominazione da parte dei più potenti monopoli imperialisti per tutto il globo.

La produzione su piccola scala, che aveva un ruolo più o meno stabile nell'epoca dello stadio competitivo classico del capitalismo, ha un'esistenza del tutto precaria nell'epoca dei monopoli imperialisti. Quello che gli ha dato, per così dire, un'estensione di vita, è la crescita del settore dei servizi. Ma questo è dipendente dalla stabilità dei monopoli capitalisti. Una seria crisi economica risulterebbe quasi certamente in una situazione catastrofica per le piccole imprese come pure per il settore dei servizi.

Più importante, il capitalismo monopolistico ha significato un ruolo limitato per le classi lavoratrici, data l'effettiva onnipotenza dei monopoli che controllano in blocco i governi imperialisti del mondo. E' in questo contesto contemporaneo che dovremmo esaminare il tentativo da parte del governo USA di creare una specie di "zona di libero scambio" tra USA, Canada e Messico.

I lavoratori e il NAFTA

Molta importanza è stata assegnata al North American Free Trade Agreement, originariamente negoziato dall'amministrazione Bush. L'amministrazione Clinton, dopo avere fatto alcuni propri cambiamenti, sta premendo duramente perché il governo USA adotti questo accordo.

Il movimento organizzato dei lavoratori è contrario ad esso. Nondimeno, l'amministrazione Clinton si sta muovendo velocemente per ottenere che l'accordo sia adottato.

Tuttavia, è importante considerarlo dal punto di vista degli interessi della classe lavoratrice, non soltanto in USA e Canada, ma in modo più particolare in Messico.

Il commercio tra Messico ed USA è aumentato nettamente dal 1986, quando il governo messicano ha iniziato ad abolire quelle che Washington considerava delle restrizioni alle esportazioni USA. ... Ciò significa che il governo messicano ha aperto alla grande la sua economia alla penetrazione del capitale USA.

L'atteggiamento dei lavoratori USA

Quale dovrebbe essere l'atteggiamento della classe lavoratrice USA? Da un punto di vista di classe, non dovrebbero essere sostenuti né l'accordo ne alcuna sua parte o accordi integrativi. Non dovremmo sostenere l'espansione del capitalismo USA in nessun luogo nord, sud, est o ovest.

Il compito della classe lavoratrice USA è di accrescere il proprio ruolo nella lotta contro il monopolio non di condurre una lotta a favore dell'estensione del capitalismo monopolistico. E' bene che l'AFL-CIO si opponga al NAFTA. Ma lo è su un terreno molto limitato su come il NAFTA influisca su singoli sindacati. Tuttavia, nel discutere le relazioni tra USA, Canada e Messico, i sindacati sono attirati inevitabilmente nel vortice della politica mondiale. Sono obbligati a prendere posizione sul ruolo che l'imperialismo USA gioca nel mondo contemporaneo. ...

Nessuna possibilità di tranquillo sviluppo

Tutte le chiacchiere che creerà inevitabilmente posti di lavoro in USA e Messico come risultato di sollevare le restrizioni contro le corporation USA sono infondate. Tralasciano interamente la considerazione sulla natura dello sviluppo capitalista, che è contrassegnato da crisi inevitabili.

Il capitalismo non si muove soltanto verso l'alto, può anche declinare a livelli abissali. Questo ne è soltanto un aspetto. Un altro è che la classe capitalista abbandonerà un mercato per i suoi prodotti, non importa quanto redditizi, nell'interesse di un altro mercato più redditizio nel quale il tasso di profitto sia ancora più alto.

L'obiettivo della diplomazia imperialista e della diplomazia USA in particolare, è di aiutare i monopoli capitalisti dovunque cerchino di ampliare la loro influenza. E' nella loro natura tirarsi fuori dall'Australia ed andare in Nuova Zelanda, o andare dalla Nuova Zelanda in Nicaragua o in Messico se il tasso di profitto è maggiore. E' questa la forza movente dello sviluppo capitalista.

E' stato bene per l'AFL-CIO e per tutti i suoi sindacati affiliati almeno di opporsi all'accordo, anche se soltanto su terreni sindacali ristretti. Ma questo è inadeguato, considerando le dimensioni dell'accordo. Essere d'accordo è diventare socio passivo del ruolo devastante del capitale finanziario USA all'estero ed all'interno.

Il reale obiettivo dei lavoratori dovrebbe essere di forgiare un accordo di solidarietà tra i sindacati di USA, Canada e Messico. Deve prendere prima di tutto in considerazione che il Messico è un paese oppresso e che USA e Canada sono imperialisti, sebbene il Canada nella lotta sia un socio minore. ...

Da tutto questo dovrebbe seguire che l'unica salvezza per la classe lavoratrice e per i paesi oppressi, come Marx ha messo in evidenza nel Manifesto del Partito Comunista, è "Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!". Lenin ha aggiunto che "popoli e lavoratori oppressi del mondo, unitevi!" per portare questo slogan nell'epoca imperialista.