Le menzogne dei media sulla
rivoluzione democratica in Venezuela
Lauren Carroll Harris
17
novembre 2007
|
La campagna della destra appoggiata dagli USA per destabilizzare la rivoluzione democratica in Venezuela, guidata dal presidente socialista Hugo Chavez, si intensifica ancora. L'imminente referendum del 2 dicembre sugli emendamenti proposti alla costituzione provoca una nuova spinta dell'elite capitalista appoggiata dagli USA per indebolire il governo eletto di Chavez. In modo decisivo, la distorsione dei fatti da parte dei media corporativi internazionali raggiunge nuove vette, con false asserzioni sulla repressione governativa dei contestatori dell'opposizione come componente chiave della campagna per demonizzare Chavez ed il processo di cambiamento che il suo governo sta conducendo. Nelle due settimane passate, un ex militare ed un alleato politico di Chavez sono passati all'opposizione, le dimostrazioni studentesche contro le riforme costituzionali si sono trasformate in tumulti violenti e massicce dimostrazioni, coinvolgenti centinaia di migliaia di persone, sono avvenute a sostegno delle riforme costituzionali proposte. Il 4 novembre una manifestazione a favore dei cambiamenti costituzionali proposti ha attirato centinaia di migliaia di persone. Sebbene pacifica ed imponente, è rimasta perlopiù ignorata dai media internazionali. Tre giorni più tardi, una dimostrazione ampiamente riportata ma relativamente piccola di studenti contro le riforme è finita in violenze e spari. Più di 120 studenti e personale pro-Chavez erano stati intrappolati all'interno dell'edificio del lavoro sociale all'Università Centrale del Venezuela (UCV), circondati da una teppaglia di oppositori che gettavano pietre e granate di gas lacrimogeno. Nove studenti sono stati feriti, uno gravemente. Gli scontri tra studenti dell'opposizione e polizia da allora sono continuati, con un articolo della Reuters quel giorno che riportava che i dimostranti di opposizione avevano aperto il fuoco sulla polizia, colpendo quattro agenti. Chavez ha proposto i cambiamenti costituzionali il 15 agosto, affermando che erano necessari per effettuare il "socialismo del 21° secolo" e "per rimuovere la vecchia egemonia oligarchica e sfruttatrice". I cambiamenti sono stati ampiamente dibattuti in migliaia di riunioni di massa per tutto il paese, con il risultato che vi sono 36 aggiuntivi cambiamenti proposti alla costituzione — oltre agli iniziali 33 di Chavez — ad essere adottati dalla Assemblea Nazionale. Le 69 riforme proposte, in blocchi differenti, saranno sottoposte a referendum. L'attuale esplosione del conflitto — guidata da una elite terrorizzata di perdere altro del suo potere e della sua ricchezza attraverso crescenti movimenti verso il socialismo — è rivolta a creare una falsa crisi politica ed attraverso questa le condizioni per la controrivoluzione. Senza una significativa base di sostegno che possa essere mobilitata dopo avere sofferto una serie di sconfitte, l'opposizione non è riuscita a sviluppare una strategia intelligente per sconfiggere il movimento rivoluzionario guidato da Chavez — che ha riportato 11 leali vittorie elettorali dal 1998. L'opposizione ha contato su un ristretto strato di studenti privilegiati con base nelle università della vecchia elite. (Sotto Chavez, l'educazione universitaria gratuita è stata estesa in maniera massiccia per inserire centinaia di migliaia di poveri in precedenza esclusi, in gran parte attraverso la nuova Università Bolivariana, con il governo che attualmente sta costruendo 18 nuove università). La tradizionale base sociale dell'opposizione nella classe media viene erosa non soltanto dalla demoralizzazione provocata da ripetute sconfitte ma dai cambiamenti economici che beneficiano la grande maggioranza dei venezuelani, che rinforzano l'appoggio a Chavez ed indeboliscono l'opposizione. Secondo uno studio AC Nielson and Datos del 2007 per conto della Camera di Commercio e Industria americana venezuelana, il 97% della popolazione costituisce i tre più poveri (di sei) gruppi di reddito e tutti hanno provato incrementi significativi di reddito tra il 2004 ed il 2006, un risultato delle misure a favore dei poveri del governo Chavez. Il gruppo più povero costituisce il 58% della popolazione ed il suo reddito è aumentato del 130% dopo essere stato corretto dell'inflazione. Questi guadagni non includono i benefici associati con le missioni sociali del governo Chavez, che hanno procurato assistenza sanitaria gratuita, istruzione, alimentari sovvenzionati, alloggi ed altri benefici. Lottando per una soluzione, i partiti di opposizione restano spaccati se votare "No" alle riforme o se astenersi dal voto. I precedenti tentativi di destabilizzazione sono tutti falliti — come il colpo di stato dell'aprile 2002 che rovesciò brevemente Chavez ma venne sconfitto da un'insurrezione popolare. Un articolo del 4 ottobre del blogger di opposizione Francisco Toro intitolato "Chi siamo veramente?", che è stato pubblicato su Venezuelanalysis.com, rivelava che i metodi disonesti utilizzati dall'opposizione hanno contribuito a portare a ripetute sconfitte. Rivela come l'opposizione utilizza i media privati, in gran parte posseduti e controllati dalle elite anti Chavez, come macchine della propaganda che forniscono informazioni distorte e tendenziose per presentare un quadro falso della realtà venezuelana. I media internazionali, prendendo l'iniziativa dei media privati venezuelani, ripetono queste distorsioni. Toro indica le cifre dichiarate apertamente nei media privati dal 2002 che rinuncerebbero all'imparzialità, il che significa che le notizie "non sarebbero più giudicate con i normali standard di etica giornalistica. I problemi di rilevanza delle notizie, imparzialità, validità ed interesse pubblico sarebbero messi da parte" a favore di una nuova guida — aiuterà nell'obiettivo di rovesciare Chavez? "D'ora in avanti", ha scritto, "i media servivano da specchio fasullo — riflettendo soltanto quelle parti di realtà che giudicavano avrebbero favorito un fine nascosto. Quella immagine che un tale specchio produce sia profondamente distorta è tautologico: in questo contesto, la distorsione è l'intenzione". "Eravamo ingannati sistematicamente", ha detto Toro, sostenendo che tutte le forze dell'opposizione, lui stesso incluso, erano d'accordo in questo inganno. Toro ha sostenuto che ciò è risultato controproducente per l'opposizione, perché "tutto ciò che abbiamo fatto è stato indebolire fatalmente la nostra capacità di comprendere la società nella quale viviamo", lasciando la base d'appoggio dell'opposizione confusa e demoralizzata da ripetute sconfitte che non potrebbero essere comprese se prendete per buona moneta la propaganda dei media a favore dell'opposizione. La cronaca dei media internazionali continua a seguire lo stesso modello, con copertura pesantemente distorta ed interamente falsa dei tumulti degli studenti di opposizione. Le più drammatiche sono state le violenze del 7 novembre all'UCV. Secondo dei testimoni oculari, i manifestanti anti Chavez erano armati con gas lacrimogeno e mascherati con passamontagna mentre ponevano l'assedio all'edificio contenente i chavisti intrappolati. In risposta, gli agenti della Unità di Protezione Venezuelana entrarono in scena dopo un'ora per liberare gli ostaggi, con colpi sparati in aria come avvertimento. Tuttavia, i media corporativi venezuelani ed internazionali hanno riferito che i sostenitori di Chavez avevano attaccato violentemente i loro oppositori, una menzogna ripetuta dal portavoce del dipartimento di stato USA Sean McCormack l'8 novembre ad una conferenza stampa. Il 9 novembre il Sydney Morning Herald faceva passare la stessa immagine che appariva in molti mezzi di informazione internazionali di un presunto chavista che puntava un'arma contro un presunto oppositore — non essendo mai stata confermata l'identità di entrambe. L'articolo riferiva che "i membri dell'opposizione in passato hanno accusato i militanti pro Chavez di essere dietro incidenti simili", qualcosa che anche i chavisti affermano dei sostenitori dell'opposizione, sebbene sia stata riportata soltanto la pretesa dell'opposizione. La scrittrice USA-venezuelana Eva Golinger, autrice di Il Codice Chavez, che rivela le dimensioni dei finanziamenti degli USA all'opposizione venezuelana, il 7 novembre ha scritto sul suo blog (): "Il governo venezuelano sta facendo tutto quanto in suo potere per permettere agli studenti [di opposizione] di godere liberamente dei loro diritti di protestare senza permettere loro di destabilizzare il paese, creare il caos e porre in pericolo le vite dei cittadini". Nota che negli USA, quelli responsabili di simili atti di violenza "sarebbero incarcerati e soggetti a dura repressione. Il Venezuela, d'altra parte, è troppo permissivo con queste proteste e nonostante l'ampia libertà goduta da tutti i settori in questo paese, i media internazionali distorcono lo scenario e tentano di dipingere un ritratto del governo venezuelano come repressivo. Repressivo è il governo USA, permissivo quello venezuelano". Molti aspetti delle riforme costituzionali proposte sono direttamente in conflitto con gli interessi capitalisti. Il potere politico sarà decentralizzato, con riconoscimento formale dato alle istituzioni di potere popolare e diretto. Le risorse naturali chiave del Venezuela saranno protette da una futura privatizzazione. Ai venezuelani che lavorano nell'economia informale o che sono autonomi, la maggior parte dei quali attualmente non ha nessun beneficio o condizioni di lavoro garantite, sarà assicurata una pensione, un fondo pensione, ferie pagate e permesso di maternità. I lavoratori nell'economia formale avranno la settimana lavorativa ridotta da 44 a 36 ore con la stessa paga. L'impatto è chiaro: le elite venezuelane appoggiate dagli USA perderanno potere e ricchezza se le riforme costituzionali dovessero venire adottate. Le riforme sono di natura democratica e progressista. Per esempio, l'età per votare sarà abbassata a 16 anni, i diritti di gay e lesbiche saranno riconosciuti (per la prima volta in Sud America) ed i diritti e la cultura degli afro-venezuelani ulteriormente protetti. La partecipazione politica del popolo è stata vitale ad ogni passo del processo di riforma. Le riforme proposte sono state dibattute ampiamente dalla popolazione venezuelana — tra agosto ed ottobre si sono tenute oltre 9.000 riunioni pubbliche tra i rappresentanti dell'Assemblea Nazionale ed i cittadini per discutere delle riforme. Anche gruppi di lavoratori, di donne, di studenti ed altri gruppi sociali sono stati consultati. Contrariamente alla rappresentazione dei media convenzionali, il dissenso alle riforme non è stato represso, piuttosto, si è espresso un vivace dibattito nei media, all'Assemblea Nazionale, all'assemblea costituente ed in tutti gli aspetti della società. Anche gli aspetti della riforma che i media internazionali hanno messo in falsa luce come un attacco alla democrazia — per esempio, la proposta di permettere la rielezione di un presidente per più di due mandati (l'Australia, da parte sua, ha mandati di primo ministro illimitati) e l'estensione dei mandati da sei a sette anni — devono essere approvati dalla maggioranza dei venezuelani il 2 dicembre in un referendum. Inoltre, in Venezuela qualsiasi funzionario eletto, incluso il presidente, può essere revocato prima che il suo mandato termini se il 20% degli elettori firma una petizione che chiede una nuova elezione. Il Venezuela continua lungo la strada di un cambiamento profondamente democratico che sta attuando negli ultimi anni, spinto da e contando sulla partecipazione dei lavoratori. Diventa sempre più palese che è inevitabile un grande scontro con interessi potenti, dal momento che i guadagni ed i propositi della rivoluzione e gli interessi della classe capitalista sostenuta dagli USA continuano ad essere in disaccordo. Non vi è nessuna possibile convergenza tra il socialismo democratico e pianificato razionalmente e l'agenda del profitto al primo posto e neoliberista dell'elite venezuelana (per non parlare dei rilevanti interessi corporativi USA ed europei in Venezuela). "Il popolo dell'America Latina ha raggiunto un livello di maturità sulla politica dell'impero", ha detto il 9 novembre il ministro degli esteri venezuelano Nicolas Maduro citato da Venezuelanalysis.com. "Non abbiamo nessun dubbio che, come mostrano i sondaggi, una enorme maggioranza di venezuelani voterà 'si' alla riforma".
|
![]()