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Nelle ultime settimane, la battaglia di Aleppo ha rivelato
con vivida chiarezza la vera essenza della politica
globale contemporanea. Il duplice
attacco del 17 settembre alle posizioni dell'esercito
siriano vicino a
Deir
ez-Zor
da parte dell'aeronautica USA, la
protesta isterica contro la Russia eruttata dal
Pentagono,
le
minacce non mascherate del Dipartimento di Stato USA
al contingente russo in Siria, i
candidi
rapporti dei media occidentali
sulle spedizioni di armi ai militanti di al Nusra ed il fantasmagorico
dramma al Consiglio di Sicurezza dell'ONU
l'8 ottobre indicano tutti soltanto una cosa: non vi è nessuna
coalizione internazionale contro l'ISIL-vi è soltanto l'esercito russo
ed i suoi alleati che stanno prendendo una posizione contro il
terrorismo internazionale utilizzato come strumento dagli USA e dalla
NATO.
I contorni del maggiore conflitto internazionale di oggi sono
chiari. Ma non tutti ancora comprendono la sua essenza e le sue
cause.
La credenza diffusa
– che un decrepito egemone globale
non sia stato in grado di esportare la "democrazia" in un paese
stabile ed ora si trova in un vicolo cieco
– non spiega realmente moltissimo. Ma perché quell'ostacolo che
risulta essere la Siria, che non è certamente il paese più significativo
del mondo? Perché non, per esempio, l'Egitto ad essere sotto attacco,
dove i "combattenti per la democrazia" della Fratellanza Musulmana sono
stati incapaci di consolidare la loro vittoria e hanno persino dovuto
cedere il potere al potente e lungi dal pro-americano governo?
Perché è la Russia il paese che resiste all'aggressore? Dopo tutto,
la Russia era sull'orlo del collasso non così molto tempo fa e non è
assolutamente un concorrente dell'economia occidentale. E perché gli
Stati Uniti spingono così ferocemente per alzare la posta, spingendo il
pianeta sull'orlo di una terza guerra mondiale?
E si, naturalmente, molti esperti di Medio Oriente possono
snocciolare un intero elenco di risposte potenziali a tutti questi
"perché". Ma subito dopo un'attenta analisi diventa chiaro che sono
soltanto le note a piè di pagina di quella che è realmente la ragione
principale.
Il primo e più frequente argomento citato è il fattore petrolio e
gas. Presumibilmente, in Siria l'eccesso di riserve ha reso quel paese
un obiettivo desiderabile per l'occidente, che
– subito dietro l'Iraq e la Libia
–
potrà trarre vantaggio dagli idrocarburi della Siria, ora che ha
eliminato il locale governo. Ma di fatto in Siria vi sono soltanto
2,5 miliardi di barili
di
riserve provate di quel petrolio, che è lo 0,1% del totale globale.
E ciò chiaramente non è sufficiente a spiegare lo scoppio
dell'intervento terrorista in Siria: se l'occidente fosse concentrato
soltanto sul petrolio, sarebbe più logico orchestrare un'esportazione di
democrazia simile in Venezuela, che siede sul 17,5% delle riserve
mondiali.
Si suppone anche che il fondamento logico dell'aggressione si possa
ricondurre al
rifiuto di Damasco
nel 2009 di permettere a una conduttura del gas di correre
attraverso le sue frontiere dal Qatar all'Europa.
Ma
anche questa sarebbe un'esagerazione. Il disaccordo potrebbe essere
stato una motivazione per il Qatar, ma difficilmente per l'occidente. Il
progetto di conduttura del gas è esso stesso così rischioso da potere essere
forse
servito come bluff o pretesto, ma non un serio motivo per
lanciare una campagna terroristica pluriennale contro Assad.
Negli ultimi anni vi è stata una popolare tendenza ad esaminare
ogni conflitto per tracce di petrolio e di incolpare quei depositi di
idrocarburi di tutte le tribolazioni, ma questa è un'esemplificazione
esagerata ed è simile all'approccio monetarista all'economia, nel quale
tutte le complessità delle relazioni economiche sono valutate
esclusivamente in termini di debiti e di crediti.
Tuttavia, riguardo alla politica globale, il petrolio è
significativo soltanto come uno strumento (sebbene uno importante) per
tutelare degli interessi e realizzare degli obiettivi geopolitici:
Hitler era disperato di raggiungere i giacimenti petroliferi di Baku non
per il gusto di farlo, ma per tagliare l'accesso a Mosca e così dare un
colpo mortale all'URSS.
E' inaccettabile combinare strumenti ed obiettivi perché ciò crea
una distrazione dalla verità.
Molto meno significativa come spiegazione della guerra in Siria
– che è sull'orlo esplodere in un conflitto globale
– sono, per esempio, gli argomenti che citano le legittime animosità
all'interno della Siria e della regione, oppure la diffusione
dell'islamismo ed il crollo dello stato in Iraq, un paese che ora è
terreno di riproduzione per la crescita dell'estremismo, oppure il
confronto tra sunniti e sciiti o tra Arabia Saudita ed Iran, oppure la
sovrappopolazione della regione, o crisi idriche ecc.
Tutte queste, naturalmente in gradi variabili, contribuiscono alla
durezza del conflitto, ma non spiegano affatto perché truppe da dozzine
di paesi
– inclusi due dei più potenti, gli USA e la Russia
– siano attualmente attivi in Siria.
Vi è una spiegazione molto più convincente dell'attuale lotta in
Siria, sebbene non sia considerata sufficientemente dotta.
Il disastro di quel paese è di vitale urgenza per le elite
sovranazionali allo scopo di sventolare le fiamme del caos in Medio
Oriente, che renderà possibile spargere le forze della destabilizzazione
attraverso tutta l'Eurasia e contribuire a rovesciare i centri
alternativi del potere economico
– specialmente Cina e Russia.
Presumibilmente la
Federal Reserve non può sopravvivere all'inondazione del debito e la guerra in Siria viene
utilizzata come strumento per destabilizzare ogni concorrente in questa
prova di forza economica.
Ed effettivamente è stata l'economia cinese che nel 2014 ha
sorpassato il PIL americano e sembrerebbe che tra questi due
behemoth
economici
–
uno che cade ed uno che sale
–
debba seguire una lotta militare e politica. Sia quelli americani come
pure gli analisti politici cinesi hanno avuto molto da dire su questo
negli ultimi anni.
Tuttavia, durante il conflitto siriano
– e
questo è un fatto incontestabile
–
la Cina si è tenuta lontano dalla rissa. Per cinque interi anni
–
e persino durante l'attuale divampare
–
Pechino ha mantenuto la sua solita neutralità, lamentando semplicemente
le sofferenze dei siriani ed emettendo condanne del terrorismo.
In termini economici la Russia non pone una genuina minaccia agli
USA, ma in Siria è di fatto l'esercito russo che è il maggiore nemico
degli americani
–
i cinesi lì non figurano affatto.
E guardando geograficamente alla situazione, il conflitto in Siria
potrebbe spargere il contagio dell'ISIL nel Caucaso russo (attraverso un
corridoio diretto che passa attraverso la Turchia) molto più rapidamente
di quanto una simile peste potrebbe entrare, diciamo, nella più distante
Regione Autonoma Uigura dello
Xinjiang in Cina.
Inoltre, è abbastanza accurato presupporre che se la Russia non
fosse oggi un simile significativo attore geopolitico, Pechino non
sarebbe entrata in un confronto con gli USA sulla Siria, ma sarebbe
invece venuta ad un accordo con l'occidente anche sulla base di un
compromesso che per la Cina non era molto vantaggioso, prendendo la
lunga veduta storica di scommettere sull'inevitabile indebolimento della
civiltà occidentale.
Tuttavia, per la Russia il conflitto con l'occidente non ha
assolutamente nulla a che vedere con l'economia. E' insensato suggerire
che l'economia russa, nonostante tutto il suo genuino progresso nel
corso dei 15 anni passati, ponga una minaccia all'economia globale USA,
nella quale la Cina gioca ancora una parte integrale.
Si, le associazioni geopolitiche come i
BRICS
potrebbero potenzialmente rovesciare il sistema attuale istituito alla
Conferenza della Giamaica, come pure il
Washington consensus, ma di nuovo non è la competizione economica, ma la proiezione finanziaria
di un rallentamento militare e politico.
Ma cosa è al suo nucleo? Perché la Russia è ancora una volta
all'epicentro di un conflitto globale che sta minacciando di traboccare?
Perché lo stato russo
– che
alla fine del 20° secolo ha sopportato una dolorosa
trasformazione dalla quale deve ancora ricuperare completamente
– è stato costretto a resistere all'attacco di un egemone che
governa gli sviluppi internazionali e che possiede strumenti di
confronto molto più avanzati?
Per comprendere l'essenza ci ciò che sta accadendo, si deve in
definitiva riconoscere che le azioni di coloro negli scaglioni
più alti della civiltà occidentale
– non
degli impiegati che lavorano al Dipartimento di Stato ed al
Pentagono, ma i veri direttori del progetto globale di
Pax Americana, che vengono considerati come dei pragmatici assoluti
–
sono di fatto dettate da ideali ed obiettivi finali molto
specifici.
Le loro parole sull'eccezionalismo americano
come l'ideale di società libera, il faro della democrazia e l'ultima
speranza della Terra non sono altro che gradevoli frasi fatte e motivi
pubblicitari – rappresentano il loro senso di se stessi come una forza speciale su questo
pianeta. Già nel 18° secolo, Jonathan Edwards
dichiarò
che gli americani avevano preso il posto degli
ebrei come popolo eletto di Dio. Ed anche il Padri Fondatori
dell'America vedevano nella loro opera il culmine della storia del
mondo.
Per il 20° secolo,
Ronald Reagan, che accusava l'Unione Sovietica di essere un "impero del male", stava
chiaramente rivendicando per gli USA il ruolo dell'"impero
del bene". In questo senso, i Bush, i Clinton ed Obama non stanno
inventando nulla di nuovo, utilizzano soltanto termini diversi per
esprimere proprio questo messianismo americano.
Un'espressione naturale di questa ideologia può vedersi dovunque
nella politica estera degli USA moderni come "esportatori di democrazia"
e di arbitri e poliziotti del mondo. Questa presa di risorse, petrolio e
gas
– come pure di compensi finanziari
–
sono soltanto dei premi ed uno strumento per aiutare a raggiungere
questi ideali.
Il concetto chiave è "libertà", attorno al quale è costruito il
resto della costruzione di "esclusività". Questa viene comunicata come
libertà umana (cioè, come benedizione), ma
in realtà i "dominatori del mondo" intendono questa come
libertà del capitale, cioè una politica di
"tutto va bene" per l'homo economicus.
Secondo loro, il mondo ideale dovrebbe essere un mercato per beni e servizi,
nel quale un essere umano è lui stesso entrambe questi. Il denaro
diventa l'equivalente di ogni manifestazione dell'universo come pure la
sua essenza primaria.
Tutto ciò che viene designato come pragmatismo è in realtà derivato
da questa interpretazione "monetaria" della vita.
Tuttavia, l'espansione del denaro
– in una dimensione spaziale e spirituale
– non è ristretta ai profitti di oggi ma persegue ad ogni costo il
suo obiettivo principale, che è di
inghiottire totalmente il mondo e l'umanità riformata in un
meccanismo finanziario (il processo stesso è noto come
progresso, che è analogo allo sviluppo della tecnologia).
Vale ancora la pena spiegare che "libertà" e
"progresso" come intesi in questa maniera sono assolutamente in
discordia con l'intero sentiero di 2000 anni di cristianità e sono
letali per l'umanità?
Effettivamente, negli ultimi decenni la civiltà occidentale si è
mossa verso un totale rifiuto della cristianità sotto la veste della
"tolleranza" e verso la promozione della depravazione sotto la veste di
"diritti degli omosessuali", mentre la Russia è diventata il principale
difensore dei valori tradizionali e delle fedi.
E' semplicemente una coincidenza che l'inizio di questa
grande battaglia tra la "libertà del capitale" e la "libertà dell'anima"
stia venendo ad un punto critico sul suolo siriano dove il mondo
cristiano intraprese i primi passi? La cristianità è nata in
mezzo a quelle rocce della regione mediterranea mediorientale e
centinaia di anni più tardi stiamo vedendo il tentativo di seppellirla
lì.
In maniera interessante, gli ideologi dell'ISIL, che sono stati
addestrati nelle prigioni USA per abusare selettivamente dei versi del
Corano, si divertono a citare lo
hadith 6924,
che descrive una battaglia tra il bene ed il male nella città
siriana di Dabiq. Sono consapevoli
–
come coloro che prestano la massima attenzione con la bocca
spalancata
– di
essere puramente la carne da
cannone raggirata del diavolo nell'ultima battaglia?
Le moltitudini che ogni giorno masticano via la vuota gomma da
masticare nota come CNN sono capaci di afferrare che la storia non è
spinta dal petrolio o da interessi fuggevoli, ma da una battaglia tra
opposti principi, due forze che stanno trascinando l'umanità in
direzioni diverse
– una giù nel geenna e l'altra su
nella terra dei leali?
E' strano ma vero: nel corso degli ultimi secoli soltanto una
potenza
– la Russia –
si è piantata lealmente sulla strada di coloro che si dichiarano
essere una "grande benedizione", una "razza pura" o un "faro di
democrazia" mentre cercano di assoggettare l'umanità. Gli storici possono passare tutto il tempo che vogliono a cercare di
convincerci dell'obiettività dell'emergere di Hitler e della sua
campagna orientale, che gli USA e la Gran Bretagna non notarono la sua
malignità nazista e quindi aiutarono negligentemente l'economia tedesca
fornendole prestiti, ma è ovvio che Hitler, come l'ISIL di oggi,
era stato attentamente curato
per un'offensiva contro la Russia. E dopo che l'esercito sovietico
distrusse l'esercito di Hitler, erano pronti a fare
“l'inconcepibile” –
attaccare l'URSS. Non intrapresero mai quella scommessa azzardata. Ma
negli iniziali anni postbellici utilizzarono la prospettiva della loro
bomba atomica per intimidire Mosca.
E' sciocco cercare di giustificare tale infamia come semplicemente
la conseguenza dello stallo tra i sistemi comunista e capitalista,
perché, come vediamo, dopo il crollo dell'Unione Sovietica
– il comunismo non c'era più, ma la Russia era ancora il nemico.
"Salvare il mondo dalla diffusione totale del male"
– è questa la missione globale ed il destino della
nazione russa e dello stato russo come fenomeno storico. Questo destino
non è stato scelto, ma la Russia è destinata ancora una volta a salvare
il mondo dalla distruzione
– altrimenti non sarebbe più la Russia.
Ciò non implica in nessun modo l'infallibilità o l'eccezionalismo
dei russi stessi, poiché la battaglia si svolge anche tra di loro, ma
conferisce a quella nazione una responsabilità speciale per il
destino del mondo intero. Il fatto di questa missione spiega
l'odio irrazionale, selvaggio della Russia e dei russi che infiamma la
"superclasse" globale e che viene riflesso dai
terabytes
di propaganda militante che paga ogni giorno.
Per tutti i cittadini del mondo è importante
comprendere che quando guardano i notiziari dalla Siria, la questione
vera non è su Assad o la Siria come tali, nemmeno sugli interessi
nazionali di uno stato nazione. La questione è sullo stallo metafisico
tra i due principi di questo universo. E' sulla guerra dei mondi. Nella
quale ogni cittadino dovrà fare la sua scelta esistenziale.
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