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La guerra dei mondi: in Siria le maschere sono state strappate via

Martedì 13 ottobre 2016

di ORIENTAL REVIEW

 

Nelle ultime settimane, la battaglia di Aleppo ha rivelato con vivida chiarezza la vera essenza della politica globale contemporanea. Il duplice attacco del 17 settembre alle posizioni dell'esercito siriano vicino a Deir ez-Zor da parte dell'aeronautica USA, la protesta isterica contro la Russia eruttata dal Pentagono, le minacce non mascherate del Dipartimento di Stato USA al contingente russo in Siria, i candidi rapporti dei media occidentali sulle spedizioni di armi ai militanti di al Nusra ed il fantasmagorico dramma al Consiglio di Sicurezza dell'ONU l'8 ottobre indicano tutti soltanto una cosa: non vi è nessuna coalizione internazionale contro l'ISIL-vi è soltanto l'esercito russo ed i suoi alleati che stanno prendendo una posizione contro il terrorismo internazionale utilizzato come strumento dagli USA e dalla NATO.

I contorni del maggiore conflitto internazionale di oggi sono chiari. Ma non tutti ancora comprendono la sua essenza e le sue cause.

La credenza diffusa che un decrepito egemone globale non sia stato in grado di esportare la "democrazia" in un paese stabile ed ora si trova in un vicolo cieco non spiega realmente moltissimo. Ma perché quell'ostacolo che risulta essere la Siria, che non è certamente il paese più significativo del mondo? Perché non, per esempio, l'Egitto ad essere sotto attacco, dove i "combattenti per la democrazia" della Fratellanza Musulmana sono stati incapaci di consolidare la loro vittoria e hanno persino dovuto cedere il potere al potente e lungi dal pro-americano governo?

Perché è la Russia il paese che resiste all'aggressore? Dopo tutto, la Russia era sull'orlo del collasso non così molto tempo fa e non è assolutamente un concorrente dell'economia occidentale. E perché gli Stati Uniti spingono così ferocemente per alzare la posta, spingendo il pianeta sull'orlo di una terza guerra mondiale?

E si, naturalmente, molti esperti di Medio Oriente possono snocciolare un intero elenco di risposte potenziali a tutti questi "perché". Ma subito dopo un'attenta analisi diventa chiaro che sono soltanto le note a piè di pagina di quella che è realmente la ragione principale.

Il primo e più frequente argomento citato è il fattore petrolio e gas. Presumibilmente, in Siria l'eccesso di riserve ha reso quel paese un obiettivo desiderabile per l'occidente, che subito dietro l'Iraq e la Libia potrà trarre vantaggio dagli idrocarburi della Siria, ora che ha eliminato il locale governo. Ma di fatto in Siria vi sono soltanto 2,5 miliardi di barili di riserve provate di quel petrolio, che è lo 0,1% del totale globale.

E ciò chiaramente non è sufficiente a spiegare lo scoppio dell'intervento terrorista in Siria: se l'occidente fosse concentrato soltanto sul petrolio, sarebbe più logico orchestrare un'esportazione di democrazia simile in Venezuela, che siede sul 17,5% delle riserve mondiali.

Si suppone anche che il fondamento logico dell'aggressione si possa ricondurre al rifiuto di Damasco nel 2009 di permettere a una conduttura del gas di correre attraverso le sue frontiere dal Qatar all'Europa Ma anche questa sarebbe un'esagerazione. Il disaccordo potrebbe essere stato una motivazione per il Qatar, ma difficilmente per l'occidente. Il progetto di conduttura del gas è esso stesso così rischioso da potere essere forse servito come bluff o pretesto, ma non un serio motivo per lanciare una campagna terroristica pluriennale contro Assad.

Negli ultimi anni vi è stata una popolare tendenza ad esaminare ogni conflitto per tracce di petrolio e di incolpare quei depositi di idrocarburi di tutte le tribolazioni, ma questa è un'esemplificazione esagerata ed è simile all'approccio monetarista all'economia, nel quale tutte le complessità delle relazioni economiche sono valutate esclusivamente in termini di debiti e di crediti.

Tuttavia, riguardo alla politica globale, il petrolio è significativo soltanto come uno strumento (sebbene uno importante) per tutelare degli interessi e realizzare degli obiettivi geopolitici: Hitler era disperato di raggiungere i giacimenti petroliferi di Baku non per il gusto di farlo, ma per tagliare l'accesso a Mosca e così dare un colpo mortale all'URSS.

E' inaccettabile combinare strumenti ed obiettivi perché ciò crea una distrazione dalla verità.

Molto meno significativa come spiegazione della guerra in Siria che è sull'orlo esplodere in un conflitto globale sono, per esempio, gli argomenti che citano le legittime animosità all'interno della Siria e della regione, oppure la diffusione dell'islamismo ed il crollo dello stato in Iraq, un paese che ora è terreno di riproduzione per la crescita dell'estremismo, oppure il confronto tra sunniti e sciiti o tra Arabia Saudita ed Iran, oppure la sovrappopolazione della regione, o crisi idriche ecc.

Tutte queste, naturalmente in gradi variabili, contribuiscono alla durezza del conflitto, ma non spiegano affatto perché truppe da dozzine di paesi inclusi due dei più potenti, gli USA e la Russia siano attualmente attivi in Siria.

Vi è una spiegazione molto più convincente dell'attuale lotta in Siria, sebbene non sia considerata sufficientemente dotta.

Il disastro di quel paese è di vitale urgenza per le elite sovranazionali allo scopo di sventolare le fiamme del caos in Medio Oriente, che renderà possibile spargere le forze della destabilizzazione attraverso tutta l'Eurasia e contribuire a rovesciare i centri alternativi del potere economico specialmente Cina e Russia.

Presumibilmente la Federal Reserve non può sopravvivere all'inondazione del debito e la guerra in Siria viene utilizzata come strumento per destabilizzare ogni concorrente in questa prova di forza economica.

Ed effettivamente è stata l'economia cinese che nel 2014 ha sorpassato il PIL americano e sembrerebbe che tra questi due behemoth economici   uno che cade ed uno che sale debba seguire una lotta militare e politica. Sia quelli americani come pure gli analisti politici cinesi hanno avuto molto da dire su questo negli ultimi anni.

Tuttavia, durante il conflitto siriano e questo è un fatto incontestabile la Cina si è tenuta lontano dalla rissa. Per cinque interi anni e persino durante l'attuale divampare Pechino ha mantenuto la sua solita neutralità, lamentando semplicemente le sofferenze dei siriani ed emettendo condanne del terrorismo.

In termini economici la Russia non pone una genuina minaccia agli USA, ma in Siria è di fatto l'esercito russo che è il maggiore nemico degli americani i cinesi lì non figurano affatto.

E guardando geograficamente alla situazione, il conflitto in Siria potrebbe spargere il contagio dell'ISIL nel Caucaso russo (attraverso un corridoio diretto che passa attraverso la Turchia) molto più rapidamente di quanto una simile peste potrebbe entrare, diciamo, nella più distante Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang in Cina.

Inoltre, è abbastanza accurato presupporre che se la Russia non fosse oggi un simile significativo attore geopolitico, Pechino non sarebbe entrata in un confronto con gli USA sulla Siria, ma sarebbe invece venuta ad un accordo con l'occidente anche sulla base di un compromesso che per la Cina non era molto vantaggioso, prendendo la lunga veduta storica di scommettere sull'inevitabile indebolimento della civiltà occidentale.

Tuttavia, per la Russia il conflitto con l'occidente non ha assolutamente nulla a che vedere con l'economia. E' insensato suggerire che l'economia russa, nonostante tutto il suo genuino progresso nel corso dei 15 anni passati, ponga una minaccia all'economia globale USA, nella quale la Cina gioca ancora una parte integrale.

Si, le associazioni geopolitiche come i BRICS potrebbero potenzialmente rovesciare il sistema attuale istituito alla Conferenza della Giamaica, come pure il Washington consensus, ma di nuovo non è la competizione economica, ma la proiezione finanziaria di un rallentamento militare e politico.

Ma cosa è al suo nucleo? Perché la Russia è ancora una volta all'epicentro di un conflitto globale che sta minacciando di traboccare? Perché lo stato russo che  alla fine del 20° secolo ha sopportato una dolorosa trasformazione dalla quale deve ancora ricuperare completamente è stato costretto a resistere all'attacco di un egemone che governa gli sviluppi internazionali e che possiede strumenti di confronto molto più avanzati?

Per comprendere l'essenza ci ciò che sta accadendo, si deve in definitiva riconoscere che le azioni di coloro negli scaglioni più alti della civiltà occidentale non degli impiegati che lavorano al Dipartimento di Stato ed al Pentagono, ma i veri direttori del progetto globale di Pax Americana, che vengono considerati come dei pragmatici assoluti sono di fatto dettate da ideali ed obiettivi finali molto specifici.

Le loro parole sull'eccezionalismo americano come l'ideale di società libera, il faro della democrazia e l'ultima speranza della Terra non sono altro che gradevoli frasi fatte e motivi pubblicitari rappresentano il loro senso di se stessi come una forza speciale su questo pianeta. Già nel 18° secolo, Jonathan Edwards dichiarò che gli americani avevano preso il posto degli ebrei come popolo eletto di Dio. Ed anche il Padri Fondatori dell'America vedevano nella loro opera il culmine della storia del mondo.

Per il 20° secolo, Ronald Reagan, che accusava l'Unione Sovietica di essere un "impero del male", stava chiaramente rivendicando per gli USA il ruolo dell'"impero del bene". In questo senso, i Bush, i Clinton ed Obama non stanno inventando nulla di nuovo, utilizzano soltanto termini diversi per esprimere proprio questo messianismo americano.

Un'espressione naturale di questa ideologia può vedersi dovunque nella politica estera degli USA moderni come "esportatori di democrazia" e di arbitri e poliziotti del mondo. Questa presa di risorse, petrolio e gas come pure di compensi finanziari sono soltanto dei premi ed uno strumento per aiutare a raggiungere questi ideali.

Il concetto chiave è "libertà", attorno al quale è costruito il resto della costruzione di "esclusività". Questa viene comunicata come libertà umana (cioè, come benedizione), ma in realtà i "dominatori del mondo" intendono questa come libertà del capitale, cioè una politica di "tutto va bene" per l'homo economicus Secondo loro, il mondo ideale dovrebbe essere un mercato per beni e servizi, nel quale un essere umano è lui stesso entrambe questi. Il denaro diventa l'equivalente di ogni manifestazione dell'universo come pure la sua essenza primaria.

Tutto ciò che viene designato come pragmatismo è in realtà derivato da questa interpretazione "monetaria" della vita.

Tuttavia, l'espansione del denaro in una dimensione spaziale e spirituale non è ristretta ai profitti di oggi ma persegue ad ogni costo il suo obiettivo principale, che è di inghiottire totalmente il mondo e l'umanità riformata in un meccanismo finanziario (il processo stesso è noto come progresso, che è analogo allo sviluppo della tecnologia).

Vale ancora la pena spiegare che "libertà" e "progresso" come intesi in questa maniera sono assolutamente in discordia con l'intero sentiero di 2000 anni di cristianità e sono letali per l'umanità?

Effettivamente, negli ultimi decenni la civiltà occidentale si è mossa verso un totale rifiuto della cristianità sotto la veste della "tolleranza" e verso la promozione della depravazione sotto la veste di "diritti degli omosessuali", mentre la Russia è diventata il principale difensore dei valori tradizionali e delle fedi.

E' semplicemente una coincidenza che l'inizio di questa grande battaglia tra la "libertà del capitale" e la "libertà dell'anima" stia venendo ad un punto critico sul suolo siriano dove il mondo cristiano intraprese i primi passi? La cristianità è nata in mezzo a quelle rocce della regione mediterranea mediorientale e centinaia di anni più tardi stiamo vedendo il tentativo di seppellirla lì.

In maniera interessante, gli ideologi dell'ISIL, che sono stati addestrati nelle prigioni USA per abusare selettivamente dei versi del Corano, si divertono a citare lo hadith 6924, che descrive una battaglia tra il bene ed il male nella città siriana di Dabiq. Sono consapevoli come coloro che prestano la massima attenzione con la bocca spalancata di essere puramente la carne da cannone raggirata del diavolo nell'ultima battaglia?

Le moltitudini che ogni giorno masticano via la vuota gomma da masticare nota come CNN sono capaci di afferrare che la storia non è spinta dal petrolio o da interessi fuggevoli, ma da una battaglia tra opposti principi, due forze che stanno trascinando l'umanità in direzioni diverse una giù nel geenna e l'altra su nella terra dei leali?

E' strano ma vero: nel corso degli ultimi secoli soltanto una potenza  – la Russia –  si è piantata lealmente sulla strada di coloro che si dichiarano essere una "grande benedizione", una "razza pura" o un "faro di democrazia" mentre cercano di assoggettare l'umanità. Gli storici possono passare tutto il tempo che vogliono a cercare di convincerci dell'obiettività dell'emergere di Hitler e della sua campagna orientale, che gli USA e la Gran Bretagna non notarono la sua malignità nazista e quindi aiutarono negligentemente l'economia tedesca fornendole prestiti, ma è ovvio che Hitler, come l'ISIL di oggi, era stato attentamente curato per un'offensiva contro la Russia. E dopo che l'esercito sovietico distrusse l'esercito di Hitler, erano pronti a fare l'inconcepibile” – attaccare l'URSS. Non intrapresero mai quella scommessa azzardata. Ma negli iniziali anni postbellici utilizzarono la prospettiva della loro bomba atomica per intimidire Mosca.

E' sciocco cercare di giustificare tale infamia come semplicemente la conseguenza dello stallo tra i sistemi comunista e capitalista, perché, come vediamo, dopo il crollo dell'Unione Sovietica il comunismo non c'era più, ma la Russia era ancora il nemico.

"Salvare il mondo dalla diffusione totale del male" è questa la missione globale ed il destino della nazione russa e dello stato russo come fenomeno storico. Questo destino non è stato scelto, ma la Russia è destinata ancora una volta a salvare il mondo dalla distruzione altrimenti non sarebbe più la Russia.

Ciò non implica in nessun modo l'infallibilità o l'eccezionalismo dei russi stessi, poiché la battaglia si svolge anche tra di loro, ma conferisce a quella nazione una responsabilità speciale per il destino del mondo intero. Il fatto di questa missione spiega l'odio irrazionale, selvaggio della Russia e dei russi che infiamma la "superclasse" globale e che viene riflesso dai terabytes di propaganda militante che paga ogni giorno.

Per tutti i cittadini del mondo è importante comprendere che quando guardano i notiziari dalla Siria, la questione vera non è su Assad o la Siria come tali, nemmeno sugli interessi nazionali di uno stato nazione. La questione è sullo stallo metafisico tra i due principi di questo universo. E' sulla guerra dei mondi. Nella quale ogni cittadino dovrà fare la sua scelta esistenziale.