La scorsa settimana il mondo è stato scioccato dalle
immagini TV di minatori sudafricani in sciopero che venivano
falciati giù dal fuoco della polizia.
Ma la verità dietro al massacro è ancora più scioccante.
La strage non è stato un tragico errore di giudizio.
E'stata deliberata. Le forze statali non stavano proteggendosi
da lavoratori armati. Stavano eseguendo un piano premeditato.
Ed i minatori in sciopero non stavano scagliandosi contro
la polizia quando sono stati abbattuti. Erano già stati
circondati e stavano fuggendo dalla polizia che sparava dietro
di loro.
Questo è il quadro che emerge dalle testimonianze oculari e
dalle investigazioni sul sito di un gruppo di ricercatori con
sede a
Johannesburg.
Uno dei capi dello sciopero ha dichiarato: "Ci hanno
sparato come se fossimo stati dei criminali. Ma non abbiamo mai
rubato niente a nessuno. Tutto ciò che volevamo era il nostro
diritto ad una vita migliore ed a migliori condizioni di
lavoro".
Un altro leader dello sciopero descrive un incontro con la
polizia prima che avesse luogo il massacro. "Nelle nostre
discussioni ha dichiarato che era stata mandata dal governo e
che le erano stati dati pieni diritti di uccidere".
Peter Alexander
ed il resto del gruppo di ricerca hanno scritto esclusivamente
per
Socialist Worker.
Le prove che hanno presentato non
sono ancora comparse sui media
mainstream.
Peter
ha affermato che l'indagine del gruppo dimostra "che gli scioperanti sono
stati circondati da poliziotti e soldati pesantemente armati e
sono stati uccisi mentre scappavano dagli spari".
Come la polizia
ha progettato ed attuato il massacro di Marikana
Thapelo Lekgowa, Botsang Mmope
e Peter Alexander investigano la scena dell'uccisione
Gli scioperanti sono stati circondati
da poliziotti e soldati pesantemente armati e sono stati uccisi
mentre scappavano dagli spari. Le forze dello stato non stavano
"proteggendosi". Hanno partecipato ad un massacro ben
organizzato, premeditato.
Abbiamo intervistato i minatori sopravvissuti ed esaminato
le prove fisiche sul sito del massacro. Quello che abbiamo
scoperto è persino più sconvolgente della storia presentata sui
media, anche qui in Sud Africa. Seguite gli eventi numerati
sulla
mappa sopra.
1:
Il giorno dell'uccisione circa 3.000 minatori in sciopero
si sono raccolti sopra ed appena sotto il "monte" (in realtà una
piccola collina).
Joseph
Mathunjwa,
presidente del loro sindacato, l'AMCU, è
arrivato
e li ha implorati di andarsene per evitare un attacco della
polizia. I minatori hanno rifiutato.
2:
Entro 15 minuti dalla partenza di
Mathunjwa,
la polizia e l'esercito
hanno posato del filo spinato, separando gli scioperanti
dall'insediamento informale di
Enkanini,
dove vivono molti di loro.
Casspirs (carri
blindati), cavalli e cannoni ad acqua si sono spostati su per
accerchiare i lavoratori.
3:
Alcuni lavoratori hanno camminato lungo il filo spinato per
vedere se ancora potevano andarsene attraverso un'apertura. I
testimoni affermano che la polizia vicino al "piccolo koppie"
(collinetta) ha aperto il fuoco su di loro, probabilmente con
proiettili di gomma.
Alcuni lavoratori sono fuggiti attraverso un'apertura di
cinque metri nel filo spinato. Sono stati affrontati da uno
sbarramento di fuoco della polizia e molti sono morti. Le
immagini di questa sparatoria sono state trasmesse per il mondo.
4:
Gli scioperanti terrificati si sono sparpagliati in tutte
le direzioni, con un gran numero che andava verso una copertura
presso un koppie di circa 300 metri nella direzione opposta al
filo spinato. Questo "koppie
mortale" è dove sono morti il maggior numero di scioperanti.
Nessuna telecamera ha registrato questo massacro. Ma
lunedì, quattro giorni dopo il massacro, le prove rimanevano. Vi
sono i resti di pozze di sangue. I marcatori della polizia
mostrano dove i cadaveri sono stati rimossi. Abbiamo trovato
indicatori etichettati con le lettere fino alla 'J'.
5-8:
Altri scioperanti sono stati uccisi mentre scappavano
attraverso i campi. Alcuni esempi sono segnati sulla mappa. Sono
stati sparati dei colpi dagli elicotteri ed alcuni lavoratori,
che si dirigevano verso la collinetta, sono stati schiacciati
dai
Casspirs.
Per lunedì l'intera area era stata ripulita di proiettili
di gomma, bossoli e scatole di gas lacrimogeno. Abbiamo anche
visto macchie di erba bruciata, che i lavoratori locali
sostengono essere i resti dei fuochi della polizia utilizzati
per oscurare le prove dei morti.
Le donne marciano per sostenere i minatori
Sorelle, mogli e figlie dei minatori hanno marciato verso
il "monte" il sabato dopo il massacro. Una donna ci ha
raccontato che "La televisione sta nascondendo la verità sulle
uccisioni. Sta mentendo!"
Un'altra ha dichiarato: "Mio marito lavora là da 27 anni—svegliandosi alle 3 del mattino e ritornando alle 14.30.
Guadagna 3.000 rand (£230) al mese. Quale pupazzo guadagnerebbe
così poco e non protesterebbe?"
Ci hanno raccontato delle sparatorie. "Tutte abbiamo visto
che volava un elicottero. Abbiamo sentito gli spari. Quindi
abbiamo visto degli uomini correre ed i poliziotti afferrare
chiunque corresse per le strade".
Molte non hanno i loro parenti dal massacro. Alcune non
sapevano se erano in ospedale, in prigione o morti. Hanno anche
affrontato problemi pratici immediati. Una ha affermato: "Non
abbiamo soldi per l'affitto, il cibo, per la scuola dei nostri
figli. Questo mese non ci aspettiamo più entrate".
Thapelo Lekgowa, Botsang Mmope
e Claudia Ortu
Dallo sciopero deriva una tempesta politica
Dal massacro la determinazione dei lavoratori a continuare
lo sciopero contro la Lonmin si è rafforzata enormemente. Sabato
e lunedì due massicce assemblee presenziate da 12.000 a 15.000
lavoratori e dalle loro famiglie si sono impegnate a continuare.
Hanno dichiarato che sarebbe stato un tradimento dei loro
compagni uccisi se si fossero arresi. Lo sciopero è stato
presentato come un'azione settoriale da parte di trivellatori di
roccia.
La dirigenza della Lonmin ha dichiarato che ogni lavoratore
che lunedì è ancora in sciopero verrebbe licenziato. Sostiene
anche che negozierà soltanto con il NUM. Uno scioperante che ha
parlato ad un'assemblea di massa ha chiesto ai suoi colleghi se
i padroni intendevano che ritornassero le 80 persone che si
erano distese in ospedale o quelle in prigione.
Anche il governo riconosce che la Lonmin ha perduto il
contatto con la realtà. Il ministro della polizia ha raccontato
alla società che potrebbe non licenziare i lavoratori durante
una settimana di lutto indetta dal presidente
Jacob Zuma. Martedì la società ha ritirato la minaccia dei licenziamenti.
Gli scioperanti rimangono spavaldi
L'AMCU viene sminuito come un sindacato non serio. Ma la
realtà è che mentre viene ignorato dalla Lonmin, il NUM sta
facendo accordi senza l'appoggio dei lavoratori.
Vi sono state storie di orrore scioccanti sugli scioperanti
che portavano armi tradizionali, ma non sono affatto
confrontabili con armi automatiche—e gli scioperanti non avevano nessuna illusione che le lance potessero
battere i Casspirs.
La questione che unisce i lavoratori è la richiesta di
12.500 rand
(£960) al mese. Questo è un incremento massiccio—per alcuni lavoratori il 400%. Il NUM attacca l'AMCU per sostenere queste
richieste "non realistiche".
Ma dimentica la propria storia. La principale richiesta nel
grande sciopero dei minatori africani del 1946, che il NUM
glorifica, era di dieci scellini. Questo rappresentava un
aumento del 500%. Era una richiesta di mobilitazione potente ed
alla fine è stata vinta.
Ora, la richiesta di
12.500 rand è una minaccia al sistema, ai profitti ed al
meccanismo delle relazioni industriali. Proprio come nel 1946,
il partito di governo era unito dietro ai padroni. Una vittoria
degli scioperanti della Lonmin è una vittoria per i lavoratori
ovunque. Una sconfitta incoraggerà altri massacri.
La rabbia si è formata per tanto tempo
Chris Molebatse è un controllore locale della
Bench Marks Foundation, che studia a fondo le condizioni dei minatori. Ha raccontato a
Socialist Worker che "Lo scorso anno un bianco è morto sottoterra. Alla gente è stato detto
di non andare a lavorare.
"Non molto tempo dopo è morto un nero. I minatori volevano
fermare il lavoro, ma è stato detto loro di continuare
normalmente. Questa rabbia si sta formando da molto tempo".
Ha affermato che i padroni hanno preso alla ditta Lonmin
molti minatori come subappaltatori, piuttosto che assumerli. "Le
condizioni di vita sono terribili. La gente viene alloggiata in
dei campi con nessuna igiene o acqua corrente.
"E queste sono le persone che estraggono il platino! Nel
frattempo i funzionari della Lonmin arrivano da
Sandton, il sobborgo più costoso del Sud Africa".
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