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A REVOLUTIONARY ANTI-CAPITALIST PAPER IN BRITAIN

 

Edizione: 2317 datata: 25 agosto 2012News
postato: 6.12pm Mar 21 agosto 2012 | aggiornato: 8.13pm Ven 24 agosto 2012

La verità dietro al massacro di Marikana

34 minatori sudafricani sono stati uccisi a sangue freddo dalla polizia

 

La scorsa settimana il mondo è stato scioccato dalle immagini TV di minatori sudafricani in sciopero che venivano falciati giù dal fuoco della polizia.

Ma la verità dietro al massacro è ancora più scioccante.

La strage non è stato un tragico errore di giudizio. E'stata deliberata. Le forze statali non stavano proteggendosi da lavoratori armati. Stavano eseguendo un piano premeditato.

Ed i minatori in sciopero non stavano scagliandosi contro la polizia quando sono stati abbattuti. Erano già stati circondati e stavano fuggendo dalla polizia che sparava dietro di loro.

Questo è il quadro che emerge dalle testimonianze oculari e dalle investigazioni sul sito di un gruppo di ricercatori con sede a Johannesburg.

Uno dei capi dello sciopero ha dichiarato: "Ci hanno sparato come se fossimo stati dei criminali. Ma non abbiamo mai rubato niente a nessuno. Tutto ciò che volevamo era il nostro diritto ad una vita migliore ed a migliori condizioni di lavoro".

Un altro leader dello sciopero descrive un incontro con la polizia prima che avesse luogo il massacro. "Nelle nostre discussioni ha dichiarato che era stata mandata dal governo e che le erano stati dati pieni diritti di uccidere".

Peter Alexander ed il resto del gruppo di ricerca hanno scritto esclusivamente per Socialist Worker. Le prove che hanno presentato non sono ancora comparse sui media mainstream.

Peter ha affermato che l'indagine del gruppo dimostra "che gli scioperanti sono stati circondati da poliziotti e soldati pesantemente armati e sono stati uccisi mentre scappavano dagli spari".


 

Come la polizia ha progettato ed attuato il massacro di Marikana

Thapelo Lekgowa, Botsang Mmope e Peter Alexander investigano la scena dell'uccisione

Gli scioperanti sono stati circondati da poliziotti e soldati pesantemente armati e sono stati uccisi mentre scappavano dagli spari. Le forze dello stato non stavano "proteggendosi". Hanno partecipato ad un massacro ben organizzato, premeditato.

Abbiamo intervistato i minatori sopravvissuti ed esaminato le prove fisiche sul sito del massacro. Quello che abbiamo scoperto è persino più sconvolgente della storia presentata sui media, anche qui in Sud Africa. Seguite gli eventi numerati sulla mappa sopra.

1: Il giorno dell'uccisione circa 3.000 minatori in sciopero si sono raccolti sopra ed appena sotto il "monte" (in realtà una piccola collina).  Joseph Mathunjwa, presidente del loro sindacato, l'AMCU, è arrivato e li ha implorati di andarsene per evitare un attacco della polizia. I minatori hanno rifiutato.

2: Entro 15 minuti dalla partenza di Mathunjwa, la polizia e l'esercito hanno posato del filo spinato, separando gli scioperanti dall'insediamento informale di Enkanini, dove vivono molti di loro. Casspirs (carri blindati), cavalli e cannoni ad acqua si sono spostati su per accerchiare i lavoratori.

3: Alcuni lavoratori hanno camminato lungo il filo spinato per vedere se ancora potevano andarsene attraverso un'apertura. I testimoni affermano che la polizia vicino al "piccolo koppie" (collinetta) ha aperto il fuoco su di loro, probabilmente con proiettili di gomma.

Alcuni lavoratori sono fuggiti attraverso un'apertura di cinque metri nel filo spinato. Sono stati affrontati da uno sbarramento di fuoco della polizia e molti sono morti. Le immagini di questa sparatoria sono state trasmesse per il mondo.

4: Gli scioperanti terrificati si sono sparpagliati in tutte le direzioni, con un gran numero che andava verso una copertura presso un koppie di circa 300 metri nella direzione opposta al filo spinato. Questo "koppie mortale" è dove sono morti il maggior numero di scioperanti.

Nessuna telecamera ha registrato questo massacro. Ma lunedì, quattro giorni dopo il massacro, le prove rimanevano. Vi sono i resti di pozze di sangue. I marcatori della polizia mostrano dove i cadaveri sono stati rimossi. Abbiamo trovato indicatori etichettati con le lettere fino alla 'J'.

5-8: Altri scioperanti sono stati uccisi mentre scappavano attraverso i campi. Alcuni esempi sono segnati sulla mappa. Sono stati sparati dei colpi dagli elicotteri ed alcuni lavoratori, che si dirigevano verso la collinetta, sono stati schiacciati dai Casspirs.

Per lunedì l'intera area era stata ripulita di proiettili di gomma, bossoli e scatole di gas lacrimogeno. Abbiamo anche visto macchie di erba bruciata, che i lavoratori locali sostengono essere i resti dei fuochi della polizia utilizzati per oscurare le prove dei morti.


Le donne marciano per sostenere i minatori

Sorelle, mogli e figlie dei minatori hanno marciato verso il "monte" il sabato dopo il massacro. Una donna ci ha raccontato che "La televisione sta nascondendo la verità sulle uccisioni. Sta mentendo!"

Un'altra ha dichiarato: "Mio marito lavora là da 27 annisvegliandosi alle 3 del mattino e ritornando alle 14.30. Guadagna 3.000 rand (£230) al mese. Quale pupazzo guadagnerebbe così poco e non protesterebbe?"

Ci hanno raccontato delle sparatorie. "Tutte abbiamo visto che volava un elicottero. Abbiamo sentito gli spari. Quindi abbiamo visto degli uomini correre ed i poliziotti afferrare chiunque corresse per le strade".

Molte non hanno i loro parenti dal massacro. Alcune non sapevano se erano in ospedale, in prigione o morti. Hanno anche affrontato problemi pratici immediati. Una ha affermato: "Non abbiamo soldi per l'affitto, il cibo, per la scuola dei nostri figli. Questo mese non ci aspettiamo più entrate".

Thapelo Lekgowa, Botsang Mmope e Claudia Ortu


Dallo sciopero deriva una tempesta politica

Dal massacro la determinazione dei lavoratori a continuare lo sciopero contro la Lonmin si è rafforzata enormemente. Sabato e lunedì due massicce assemblee presenziate da 12.000 a 15.000 lavoratori e dalle loro famiglie si sono impegnate a continuare.

Hanno dichiarato che sarebbe stato un tradimento dei loro compagni uccisi se si fossero arresi. Lo sciopero è stato presentato come un'azione settoriale da parte di trivellatori di roccia.

La dirigenza della Lonmin ha dichiarato che ogni lavoratore che lunedì è ancora in sciopero verrebbe licenziato. Sostiene anche che negozierà soltanto con il NUM. Uno scioperante che ha parlato ad un'assemblea di massa ha chiesto ai suoi colleghi se i padroni intendevano che ritornassero le 80 persone che si erano distese in ospedale o quelle in prigione.

Anche il governo riconosce che la Lonmin ha perduto il contatto con la realtà. Il ministro della polizia ha raccontato alla società che potrebbe non licenziare i lavoratori durante una settimana di lutto indetta dal presidente Jacob Zuma. Martedì la società ha ritirato la minaccia dei licenziamenti.


Gli scioperanti rimangono spavaldi

L'AMCU viene sminuito come un sindacato non serio. Ma la realtà è che mentre viene ignorato dalla Lonmin, il NUM sta facendo accordi senza l'appoggio dei lavoratori.

Vi sono state storie di orrore scioccanti sugli scioperanti che portavano armi tradizionali, ma non sono affatto confrontabili con armi automatichee gli scioperanti non avevano nessuna illusione che le lance potessero battere i Casspirs.

La questione che unisce i lavoratori è la richiesta di 12.500 rand (£960) al mese. Questo è un incremento massiccioper alcuni lavoratori il 400%. Il NUM attacca l'AMCU per sostenere queste richieste "non realistiche".

Ma dimentica la propria storia. La principale richiesta nel grande sciopero dei minatori africani del 1946, che il NUM glorifica, era di dieci scellini. Questo rappresentava un aumento del 500%. Era una richiesta di mobilitazione potente ed alla fine è stata vinta.

Ora, la richiesta di 12.500 rand è una minaccia al sistema, ai profitti ed al meccanismo delle relazioni industriali. Proprio come nel 1946, il partito di governo era unito dietro ai padroni. Una vittoria degli scioperanti della Lonmin è una vittoria per i lavoratori ovunque. Una sconfitta incoraggerà altri massacri.


La rabbia si è formata per tanto tempo

Chris Molebatse è un controllore locale della Bench Marks Foundation, che studia a fondo le condizioni dei minatori. Ha raccontato a Socialist Worker che "Lo scorso anno un bianco è morto sottoterra. Alla gente è stato detto di non andare a lavorare.

"Non molto tempo dopo è morto un nero. I minatori volevano fermare il lavoro, ma è stato detto loro di continuare normalmente. Questa rabbia si sta formando da molto tempo".

Ha affermato che i padroni hanno preso alla ditta Lonmin molti minatori come subappaltatori, piuttosto che assumerli. "Le condizioni di vita sono terribili. La gente viene alloggiata in dei campi con nessuna igiene o acqua corrente.

"E queste sono le persone che estraggono il platino! Nel frattempo i funzionari della Lonmin arrivano da Sandton, il sobborgo più costoso del Sud Africa".

 

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