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La costruzione dell'apartheid di Israele

Phil Gasper racconta la storia di come Israele sia stata fondata sulla base

dell'espulsione della popolazione araba della Palestina.

6 gennaio 2009

 

IL SIONISMO è un movimento politico che emerse originariamente alla fine del 19° secolo come risposta all'antisemitismo, particolarmente in Europa orientale.

Lo sviluppo capitalistico aveva indebolito i tradizionali ruoli commerciali che molti ebrei avevano recitato nella vecchia economia feudale. Come l'economia si muoveva in crisi periodiche, in molti paesi i gruppi dominanti deviavano la rabbia della massa facendo degli ebrei dei capri espiatori.

I sionisti trassero la conclusione pessimistica che l'antisemitismo non poteva essere eliminato--e che per sottrarsi alla persecuzione, gli ebrei dovevano emigrare in una regione dove potessero fondare uno stato esclusivamente ebraico.

Theodore Herzl, noto come il padre del sionismo, scrisse de "la stoltezza ed inutilità di tentare di 'combattere' l'antisemitismo" e chiese che uno stato ebraico venisse costituito in un paese non sviluppato fuori dell'Europa.

Herzl era esplicito che il programma poteva essere attuato solamente con l'appoggio di una delle grandi potenze imperialiste. Una volta ottenuto tale sostegno, il movimento sionista avrebbe si sarebbe comportato come le altre imprese coloniali.

Herzl scrisse che, se uno stato ebraico fosse stato creato in Palestina, avrebbe costituito "una parte del bastione dell'Europa contro l'Asia, un avamposto della civilizzazione come opposta alla barbarie". In altre parole, il nuovo stato sarebbe stato parte del sistema di dominazione coloniale del resto del mondo.

I fondatori del sionismo erano pronti ad allearsi con i più feroci antisemiti. Herzl avvicinò il conte Von Plehve, lo sponsor dei peggiori pogrom anti-ebraici in Russia, con il messaggio: "Aiutatemi a raggiungere rapidamente la terra e la rivolta [contro il dominio zarista] terminerà".

I leader sionisti offrirono di contribuire a garantire gli interessi zaristi in Palestina ed a liberare l'Europa orientale e la Russia di quei "nocivi e sovversivi ebrei anarco-bolscevichi"--in altre parole, la gente che voleva combattere l'antisemitismo, piuttosto che capitolare ad esso. Von Plehve acconsentì a finanziare il movimento sionista come un modo per neutralizzare l'opposizione socialista allo Zar.

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QUANDO LA GRAN BRETAGNA prese il controllo della Palestina alla fine della I Guerra Mondiale, i sionisti rivolsero la loro attenzione a fare pressioni sul governo britannico. Il leader sionista Chaim Weizmann sosteneva: "Una Palestina ebraica sarebbe una salvaguardia per l'Inghilterra, in particolare rispetto al Canale di Suez".

Questo argomento cominciò a sembrare sempre più attraente per la classe dominante britannica. La guerra aveva sottolineato l'importanza del Medio Oriente, che sorvegliava le rotte marittime per l'estremo oriente e conteneva gli immensamente redditizi e strategicamente vitali giacimenti petroliferi persiani. Nel novembre del 1917, il ministro degli esteri britannico Lord Balfour (un notorio antisemita) emanò una dichiarazione promettendo il sostegno del suo governo per "la costituzione in Palestina di una madrepatria nazionale per il popolo ebraico".

La dichiarazione Balfour non creò uno stato ebraico, ma incoraggiò l'emigrazione di massa in Palestina e la costruzione di un'estesa comunità di coloni che doveva diventare la base dello stato di Israele.

Ma vi era un problema. Contrariamente alla propaganda sionista che la Palestina era "una terra senza popolo per un popolo senza una terra", l'area era, infatti, la regione più densamente popolata del Mediterraneo orientale, con una popolazione araba che viveva la da circa 1.000 anni e che aveva sviluppato una vasta economia.

Dei piccoli insediamenti ebraici erano presenti in Palestina dalla fine del 19° secolo, ma dopo il 1917, il processo di colonizzazione accelerò considerevolmente. Le organizzazioni ebraiche si accaparrarono grandi aree di terra di proprietari terrieri assenti, soppiantando grandi cifre di contadini palestinesi.

I sionisti iniziarono anche a costruire una economia di "enclave" esclusivamente ebraica, organizzata attorno alla Histadrut--la confederazione generale dei lavoratori ebrei in Palestina. I coloni rifiutavano di assumere lavoratori arabi e boicottavano le merci arabe.

Negli anni '30, l'ascesa del fascismo in Europa diede una ulteriore spinta in alto all'immigrazione ebraica, anche se la maggior parte degli ebrei non avevano nessun interesse a trasferirsi in Palestina. Il sionismo era ancora un movimento marginale tra gli ebrei e soltanto l'8,5% dei migranti ebrei andò in Palestina durante questo periodo.

La cifra sarebbe stata ancora minore se paesi come gli USA e la Gran Bretagna non avessero avuto politiche di immigrazione razziste che esclusero molti ebrei. Ma i rifugiati che arrivarono in Palestina rinforzarono la comunità dei coloni.

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LA FONDAZIONE di uno stato sionista viene spesso giustificata come una risposta all'ascesa del fascismo ed agli orrori dell'Olocausto nazista, che sterminò 6 milioni di ebrei. Ma, lungi dall'essere dei combattenti contro il fascismo, i sionisti frequentemente collaborarono con i nazisti.

Nel 1933, la Federazione Sionista della Germania inviò un memorandum di sostegno ai nazisti: "Sulla fondazione del nuovo stato [nazista], che ha istituito il principio della razza, vorremmo adattare la nostra comunità nella struttura totale, in modo che anche per noi, nella sfera assegnataci, sia possibile una proficua attività per la patria".

Il movimento sionista arrivò al punto di opporsi a cambiamenti nelle leggi dell'immigrazione degli USA e dell'Europa occidentale, che avrebbero permesso a molti ebrei di trovare rifugio in questi paesi. Nel 1938, David Ben-Gurion,  che doveva diventare il primo primo ministro di Israele, scrisse: "Se sapevo che sarebbe stato possibile salvare tutti i bambini in Germania portandoli in Inghilterra e solamente metà di loro trasportandoli in Eretz Yisrael, allora avrei optato per la seconda alternativa".

Agli ebrei in Palestina fu dato uno status privilegiato dal regime coloniale britannico. I britannici contribuirono a costituire ed addestrare una milizia sionista, accordarono al capitale ebraico il 90% di concessioni economiche e pagarono agli ebrei salari più alti che agli arabi.

Dal 1920 in poi, il governo britannico utilizzò i coloni ebrei per collaborare a reprimere le dimostrazioni della massa araba contro la mancanza di terre e la disoccupazione e per l'indipendenza.

La più prolungata rivolta dei palestinesi ebbe luogo dal 1936 al 1939 ed incluse uno sciopero generale di diversi mesi, rifiutando di pagare le tasse, la disobbedienza civile e l'insurrezione armata. I britannici risposero dichiarando la legge marziale ed istituendo la repressione di massa, dipendendo pesantemente dalle forze sioniste. Centinaia di palestinesi furono giustiziati o assassinati, migliaia furono imprigionati e migliaia di case furono demolite.

Ma la Gran Bretagna fu grandemente indebolita dalla II Guerra Mondiale e fu costretta a ritirarsi dalla Palestina. Nel 1947, le principali potenze imperialiste, compresi gli USA e l'URSS, decisero di dividere il paese in stati ebraici e palestinesi separati. Sebbene gli ebrei comprendessero solamente il 31% della popolazione, ai sionisti venne dato il 54% della terra fertile.

Comunque, nemmeno questo non era soddisfacente per i sionisti. Nel 1938, Ben-Gurion aveva dichiarato:

I limiti dell'aspirazione sionista includono il Libano meridionale, la Siria meridionale, l'odierna Giordania, tutta la Cisgiordania ed il Sinai...Dopo che diventiamo una forza potente come risultato della creazione dello stato, aboliremo la partizione e ci espanderemo all'intera Palestina. Lo stato sarà soltanto uno stadio nella realizzazione del Sionismo ed il suo compito è di preparare il terreno per la nostra espansione. Lo stato dovrà preservare l'ordine--non predicando, ma con le mitragliatrici.

Il progetto sionista poteva essere completato soltanto se la locale popolazione araba era espulsa. Come si era espresso nel 1940 Joseph Weitz, capo del Dipartimento Colonizzazione dell'Agenzia Ebraica, "non vi è alcuno spazio per entrambe i popoli assieme in questo paese...E non vi è nessun altro modo che trasferire gli arabi da qui ai paesi limitrofi. Trasferirli tutti; non dovrebbe restare un solo villaggio, non una sola tribù".

Nel 1948, questa politica venne attuata. Le forze sioniste presero tre quarti della terra ed espulsero circa 750.000 palestinesi.

I gruppi militari, i cui capi includevano i futuri primi ministri di Israele Menachem Begin e Yitzhak Shamir, eseguirono massacri in villaggi come Deir Yasin--dove più di 100 uomini, donne e bambini furono uccisi--intesi a terrorizzare il resto della popolazione palestinese perché scappasse per salvarsi la vita.

Le Forze di Difesa ufficiali israeliane attuarono altri massacri. Un soldato fornì il seguente resoconto di testimone oculare di ciò che avvenne al villaggio di Dueima:

Uccisero tra 80 e 100 uomini, donne e bambini arabi. Per uccidere i bambini fratturavano loro la testa con i bastoni. Non vi era una casa senza dei cadaveri...Comandanti educati e cortesi che venivano considerati "bravi ragazzi"...divennero di fondo degli assassini e questo non nella bufera della battaglia, ma come metodo di espulsione e sterminio.

Vi furono quasi 500 villaggi palestinesi nel territorio che rientrò nell'occupazione israeliana dopo la partizione. Durante il 1948 ed il 1949, quasi 400 di questi furono rasi al suolo. Altri vennero distrutti negli anni '50.

Nel 1969, Moshe Dayan, ex capo di stato maggiore e ministro della difesa, ammise: "Siamo arrivati in un paese che era popolato da arabi e qui stiamo costruendo uno stato ebraico. Al posto di villaggi arabi, sono stati fondati dei villaggi ebrei...Non vi è un singolo insediamento [ebreo] che non sia stato fondato nel luogo di un precedente villaggio arabo".

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ANCHE ISRAELE ha imparato la lezione di descrivere la sua aggressione come autodifesa contro dei vicini ostili. Ma nel 1948, è stato solamente dopo che Israele aveva lanciato l'attacco ai palestinesi che altri paesi arabi si mobilitarono in una forza simbolica, in gran parte nel tentativo di ammansire le loro popolazioni, piuttosto che come un serio sforzo militare. Gli stati arabi non fecero nulla per capovolgere l'espulsione dei palestinesi ed al momento che la guerra del 1948 era terminata i sionisti avevano il controllo del 78% della Palestina storica.

Moshe Sharett, un primo ministro israeliano degli anni '50, ha ammesso che la leadership politica e militare israeliana non ha mai creduto che i governi arabi rappresentassero qualche serio pericolo per Israele. Piuttosto, Israele ha cercato di manovrare gli stati arabi in scontri militari che era certo di vincere, con lo scopo di destabilizzare i regimi ed occupare altro territorio.

Il fine di Israele, secondo Sharett, è stato di "smembrare il mondo arabo, sconfiggere il movimento nazionale arabo e creare regimi fantoccio sotto il potere regionale israeliano" e "di modificare radicalmente l'equilibrio di potere nella regione, trasformando Israele nella maggiore potenza del Medio Oriente".

Prima del 1947, gli ebrei possedevano circa il 6% della terra in Palestina. Nel processo di fondazione dello stato di Israele, i sionisti hanno espropriato il 90% della terra, la vasta maggioranza della quale precedentemente era appartenuta agli arabi.

Intere città furono svuotate dei palestinesi ed i frutteti, l'industria, il materiale rotabile, le fabbriche, le case ed i possedimenti palestinesi furono sequestrati. La maggioranza dei palestinesi subirono la pulizia etnica dalla loro patria. Gli arabi che rimasero in Israele divennero cittadini di seconda classe, mentre i palestinesi che furono scacciati via dal paese vivevano prevalentemente in povertà in campi profughi per tutto il Medio Oriente.

Israel approvò la "Legge del ritorno", che permette a tutte le persone di discendenza ebrea di emigrare in Israele. Ma ai palestinesi non fu permesso di ritornare alle loro case.

In seguito alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, Israele occupò ulteriore territorio, comprese la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. In Cisgiordania, il 55% della terra ed il 70% dell'acqua sono state sequestrate a beneficio di illegali coloni ebrei.

A Gaza, a 2.200 coloni ebrei venne dato più del 40% della terra, mentre 500.000 palestinesi furono confinati in campi e bassifondi affollati. Infine nel 2005 Israele si è ritirato da Gaza, ma ha mantenuto un blocco che ha rinforzato condizioni analoghe a quelle di un gigantesco campo di prigionia.

Le azioni di Israele sono state ripetutamente condannate dalle Nazioni Unite, ma il governo USA ha assicurato che non fosse fatto nulla per far rispettare una serie di risoluzioni.

Dalla sua creazione, Israele è stato un difensore degli interessi di Washington nel Medio Oriente ricco di petrolio. Come affermò l'autorevole giornale ebreo Ha'aretz nel 1951:

Israele diventerà il cane da guardia. Non vi è nessun timore che Israele intraprenda alcuna politica aggressiva verso gli stati arabi quando questa contraddica le volontà degli USA e della Gran Bretagna. Ma, se per qualsiasi ragione le potenze occidentali dovessero talvolta preferire chiudere gli occhi, si potrebbe fare assegnamento su Israele per punire uno o diversi stati limitrofi la cui scortesia con l'occidente andasse oltre i limiti del lecito.

Come conseguenza, Israele ha ricevuto miliardi di dollari di aiuti USA ogni anno, che ne hanno fatto uno dei paesi più pesantemente armati al mondo--uno facilmente capace di intraprendere il massacro a Gaza che oggi vediamo.