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Qui Yves.
Don Quijones descrive
alcuni dei meccanismi per mezzo dei quali i ricchi d'Europa
ad ottenere il trattamento dei loro fondi a livello di paradiso fiscale dei loro fondi,
proprio nello stesso momento in cui i cittadini comuni
vengono finiti sulle spine dell'austerità.
Di Don Quijones, scrittore freelance e traduttore con sede a Barcellona, Spagna. Il suo
blog,
Raging Bull-Shit,
è un modesto tentativo di mettere in discussione alcune delle illusioni e
sfregare via la schiuma dell'ipocrisia diffuse dai nostri leader
politici ed imprenditoriali e dai loro leali media mainstream. Originariamente pubblicato a
Testosterone Pit
Di Don Quijones,
In Spagna questa settimana è accaduto qualcosa completamente fuori
dell'ordinario: si è dimesso un politico. Il suo nome è
Willy Meyer
ed era, almeno fino a mercoledì mattina, membro del Parlamento Europeo
(MEP)
e leader parlamentare europeo per il partito spagnolo apparentemente
di estrema sinistra “Izquierda Union”.
Il motivo delle dimissioni di Meyer è che è stato preso ad incanalare le
contribuzioni del sussidio di parlamentare in un fondo d'investimento
sponsorizzato dalla UE al quale ci si riferisce comunemente come SICAV
(che sta per
Socità
d’Investimento a Capitale Variabile) –
un veicolo di investimento che lo stesso partito di Meyer ha a lungo
promesso di proibire.
Un SICAV è uno schema collettivo d'investimenti senza limiti
precisi che è comune per tutta l'Europa Occidentale, specialmente in
Lussemburgo, Svizzera, Italia, Spagna, Belgio, Malta, Francia e
Repubblica Ceca. In tutti questi paesi le SICAV ricevono un trattamento
fiscale preferenziale. Per esempio, in Spagna gli investitori possono
depositare insieme un minimo di 2,4 milioni di euro e pagare soltanto
l'1% di imposte sui guadagni annui. Nel frattempo, nel Lussemburgo
amichevole per i banchieri
– dove capita proprio che sia basata la SICAV
sponsorizzata dalla UE
–
i fondi sono tassati di un misero tasso dello 0,05%.
Meyer non è l'unico politico spagnolo ad avere investito nel mini-paradiso
fiscale della SICAV. Secondo il quotidiano finanziario
El
Confidencial,
un totale di 39 membri
del parlamento spagnolo, MEP e ministri del governo sono entrati nella
lista della SICAV. Essi includono l'attuale ministro delle finanze
spagnolo,
Cristobal Montoro,
l'uomo che nel corso dei due anni passati ha aumentato
le imposte dirette ed indirette su entrambe lavoratori e piccole imprese a livelli
di confisca.
Legislazione lasca ed imposizione molle
Grazie alla legislazione lasca ed all'imposizione molle, sono di
fatto diventate dei mini-paradisi fiscali che permettono a molti degli
individui e delle famiglie più agiati del paese di evitare di pagare
quasi ogni imposta sui guadagni del loro investimento. Un modo in cui lo
fanno non è incassando i loro dividendi o vendendo le loro quote nei
fondi, poiché ciò risulterebbe in imposte del 19% e del 21%
rispettivamente. Invece, ciò che fanno è di eseguire regolari riduzioni
del loro investimento di capitale. Ritirando soltanto parte
– piuttosto che tutto
– del loro investimento iniziale, pagano soltanto l'imposta dell'1% sui loro
guadagni.
Inoltre, per legge ciascuna SICAV deve avere un minimo di 100
azionisti. La maggior parte dei fondi evita tuttavia questa norma,
nominando una serie di investitori prestanome, comunemente noti come
"mariachis", di modo che ciascuna SICAV sia efficacemente controllata
soltanto da una persona o da una famiglia.
Sei Borboni e centinaia di
mariachis
Un esempio calzante perfetto è la SICAV posseduta dalla sorella del
re di spagna che ha recentemente abdicato,
Juan Carlos II.
Come ha riportato
Lo Que Somos
in un articolo del 2012 inizialmente censurato:
Pilar di Spagna, Duchessa di
Badajoz, Grande di Spagna, Viscontessa vedova
de la Torre (…)
ha cinque figli
(…).
Quei cinque sono gli unici azionisti che compaiono registrati
alla
SICAV. (…) Il resto degli azionisti non compare nemmeno. Allo scopo che la SICAV sia
legale, è necessario un minimo di 100 e la
Labiérnago 2000,
come è chiamato il fondo, ne ha tanti: 237, secondo la Commissione Nazionale
del Mercato Azionario
(CNMV),
ma non è noto chi siano 231 di loro
(…)
(…) Alla fine dell'anno fiscale 2001, le attività della SICAV avevano già superato 4,3 milioni di
euro (…)
[Nel 2009]
Labiérnago 2000 ha guadagnato
392.970 euro, sui quali sono stati pagati 930 euro di tasse,
secondo le dichiarazioni finanziarie che mettono in evidenza i dati. Non
manca nessuno zero. Per mettere ciò in prospettiva, se una
comune società guadagnasse questo profitto, dovrebbe pagare circa
100.000 euro di imposta sulle società. Se una persona ricevesse
questo dal lavoro, più della metà dei suoi guadagni, circa 200.000 euro,
andrebbe al Ministero dell'Economia e delle Finanze. (Gentile
traduzione di
Global Voices
Online)
Non sono soltanto i reali nella commedia. Così lo è anche la Chiesa
Cattolica e membri importanti della comunità degli affari, compreso
Amancio Ortega, l'uomo più ricco d'Europa e proprietario del gigante globale della moda
Indifex.
Sono in questo anche politici, membri della nobiltà, banchieri,
personalità della TV e del cinema, calciatori, cantanti, tennisti e
toreri (dopotutto questa è la Spagna).
Effettivamente, gli abusi dei veicoli finanziari sono così gravi ed
assai diffusi che nel 2004 hanno indotto un'indagine generale da parte
dell'ufficio fiscale della Spagna. Ciò che è stato scoperto era che
delle 3.100 SICAV in funzione in Spagna, 58 erano chiaramente illegali.
La vasta maggioranza di loro (2.650) erano, nelle parole degli ispettori
fiscali, "altamente dubbie" poiché più del 90% delle quote erano
controllate soltanto da un singolo o da una famiglia.
Ma prima che l'ufficio fiscale potesse intraprendere un'azione
legale e recuperare alcune delle tasse dovute. Il governo dei socialisti
al caviale di Zapatero intervenne, concedendo l'immunità legale ai
proprietari di SICAV e consegnando l'autorità regolamentare esclusiva
alla
Commisión Nacional de Mercados de
Valores –
la versione spagnola della
Security and Exchange Commission (il che dovrebbe dirvi più o meno tutto ciò di cui avete bisogno di sapere su
dove
si sta dirigendo questa storia).
Soltanto per dare un'idea di quanto sia stata accurata la
supervisione regolamentare della Commissione, una delle persone
responsabili di sorvegliare l'industria delle SICAV è il vicepresidente
della CNMV,
Carlos Arernillas –
un uomo che fino a di recente ha passato
gran parte del suo tempo libero a gestire la propria SICAV da 9
milioni di euro, della quale possiede il 99,25% delle quote.
L'eterna corsa globale al ribasso
In realtà, piuttosto che affrontare gli abusi delle SICAV, la
Commissione pare molto più propensa ad inchinarsi ancora più in basso
alle richieste dei rappresentanti dell'industria, che sostengono che
anche meno tasse
– effettivamente, preferibilmente zero
– dovrebbero essere pagate dagli investitori delle SICAV mentre
le norme che richiedono almeno 100 partecipanti dovrebbero essere del
tutto smantellate.
La logica è semplice: se la Spagna non offre le migliori condizioni
possibili per gli investitori, loro semplicemente se ne andranno e
porteranno altrove il loro denaro, compreso negli pseudo paradisi
fiscali come il Lussemburgo. In altre parole, allo scopo di non perdere
la protezione finanziaria dei singoli e delle famiglie più ricchi della
Spagna, il governo ed i regolatori finanziari hanno bisogno di replicare
le condizioni favorevoli e l'opacità offerti dai paradisi fiscali.
E non è soltanto la Spagna a giocare questa partita. Le SICAV sono
ovunque in Europa occidentale. Come riferisce
Nicholas Shaxson nel suo libro
Treasure Islands,
il maggiore paradiso fiscale al mondo è da lungo tempo la
sovrana City di Londra. Grazie alla creazione del mercato
dell'eurodollaro negli anni post-bellici, divenne il posto preferito
dagli stranieri per parcheggiare il loro denaro, non importa chi fossero
o da dove venissero
[Cliccate
qui
per vedere due affascinanti interviste di Democracy Now
con Shaxson
e John Le Carre sui paradisi fiscali].
I principali beneficiari di questa corsa globale al ribasso non
sono stati i membri dell'% in cima, ma lo 0,1% in cima della
popolazione, che nei soli USA ha visto gonfiarsi la sua quota della
ricchezza nazionale dal 2,7% nel 1974 al 13% di oggi
– ed in non piccola parte grazie al lusso di vivere esenti tasse.
Nulla di ciò è avvenuto per caso. Come
Jacob Hacker
e Paul Pierson documentano in Winner-Take-All Politics,
è avvenuto perché i legislatori ed i funzionari pubblici hanno permesso che
avvenisse
– non perché i mercati internazionali o la globalizzazione lo hanno reso
inevitabile. E' stata una scelta guidata dalla pressione di lobbisti e
di altre organizzazioni per creare un ambiente molto più ospitale ai
bisogni dei veramente ricchi.
Suicidio fiscale
Oggi il problema è che i veramente ricchi sono ora ricchi oltre la
loro più sfrenata immaginazione, mentre la maggior parte del resto di
noi lotta con salari reali declinanti. In discussione non è soltanto la
questione della giustizia o dell'equità. Non è neppure, come pretendono
i difensori dell'attuale sistema, sull'invidia. Quello che è in gioco è
la sostenibilità fiscale.
I super-ricchi non soltanto sono i beneficiari principali di
paradisi
offshore e veicoli come le SICAV, sono anche i beneficiari principali
– se non esclusivi
–
del modello profondamente imperfetto di creazione del denaro di
oggi, per mezzo del quale il nuovo denaro viene iniettato nell'economia
in punti strategici, creando lungo la via alcuni vincitori ed
innumerevoli perdenti. Coloro con accesso al nuovo denaro (cioè coloro
già dotati di vasta ricchezza finanziaria e potere) guadagnano
incommensurabilmente, mentre la vasta maggioranza, lontana dal rubinetto
del denaro gratuito, continua a perdere potere d'acquisto e finisce
dovendo per giunta pagare più tasse.
Mentre questo processo si intensifica, tutti i discorsi (sia di
governi che di economisti, banchieri centrali e FMI) del bisogno di
riequilibrare i conti fiscali dello stato sono crudelmente falsi.
I governi europei possono continuare (e senza dubbio lo faranno) a
privatizzare ciò che resta della loro industria, infrastrutture e
risorse naturali nazionali; possono aumentare
(e senza dubbio lo faranno) le imposte sui redditi di quel poco che
resta delle classi medie; possono persino
–
come ha appena deciso di fare il governo spagnolo
–
iniziare a tassare i depositi bancari. Ma finché i singoli e le
società che possiedono la parte del leone della ricchezza finanziaria e
di risorse riescono a scappare contribuendo quasi con nulla ai forzieri
pubblici, la salute fiscale dei nostri stati è destinata a continuare il
suo declino terminale.
Inoltre da Don Quijones:
Silenziosamente,
le norme che governano il commercio mondiale ed i mercati finanziari
vengono cambiate. Nonostante l'enorme impatto che hanno sulle nostre
vite, il pubblico non viene consultato. La maggior parte della gente non
è nemmeno consapevole di ciò che sta avvenendo. Leggete….
The Global
Corporatocracy Is Nearing Completion
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