naked capitalism

 

 

I mini-paradisi fiscali Come l'1% d'Europa arriva a pagare soltanto l'1%

Postato il 30 giugno 2014 da Yves Smith

 

Qui Yves. Don Quijones descrive alcuni dei meccanismi per mezzo dei quali i ricchi d'Europa ad ottenere il trattamento dei loro fondi a livello di paradiso fiscale dei loro fondi, proprio nello stesso momento in cui i cittadini comuni vengono finiti sulle spine dell'austerità.

Di Don Quijones, scrittore freelance e traduttore con sede a Barcellona, Spagna. Il suo blog, Raging Bull-Shit, è un modesto tentativo di mettere in discussione alcune delle illusioni e sfregare via la schiuma dell'ipocrisia diffuse dai nostri leader politici ed imprenditoriali e dai loro leali media mainstream. Originariamente pubblicato a Testosterone Pit

Di Don Quijones,

In Spagna questa settimana è accaduto qualcosa completamente fuori dell'ordinario: si è dimesso un politico. Il suo nome è Willy Meyer ed era, almeno fino a mercoledì mattina, membro del Parlamento Europeo (MEP) e leader parlamentare europeo per il partito spagnolo apparentemente di estrema sinistra “Izquierda Union”.

Il motivo delle dimissioni di Meyer è che è stato preso ad incanalare le contribuzioni del sussidio di parlamentare in un fondo d'investimento sponsorizzato dalla UE al quale ci si riferisce comunemente come SICAV (che sta per Soci d’Investimento a Capitale Variabile) – un veicolo di investimento che lo stesso partito di Meyer ha a lungo promesso di proibire.

Un SICAV è uno schema collettivo d'investimenti senza limiti precisi che è comune per tutta l'Europa Occidentale, specialmente in Lussemburgo, Svizzera, Italia, Spagna, Belgio, Malta, Francia e Repubblica Ceca. In tutti questi paesi le SICAV ricevono un trattamento fiscale preferenziale. Per esempio, in Spagna gli investitori possono depositare insieme un minimo di 2,4 milioni di euro e pagare soltanto l'1% di imposte sui guadagni annui. Nel frattempo, nel Lussemburgo amichevole per i banchieri dove capita proprio che sia basata la SICAV sponsorizzata dalla UE i fondi sono tassati di un misero tasso dello 0,05%.

Meyer non è l'unico politico spagnolo ad avere investito nel mini-paradiso fiscale della SICAV. Secondo il quotidiano finanziario El Confidencial, un totale di 39 membri del parlamento spagnolo, MEP e ministri del governo sono entrati nella lista della SICAV. Essi includono l'attuale ministro delle finanze spagnolo, Cristobal Montoro, l'uomo che nel corso dei due anni passati ha aumentato le imposte dirette ed indirette su entrambe lavoratori e piccole imprese a livelli di confisca.

Legislazione lasca ed imposizione molle

Grazie alla legislazione lasca ed all'imposizione molle, sono di fatto diventate dei mini-paradisi fiscali che permettono a molti degli individui e delle famiglie più agiati del paese di evitare di pagare quasi ogni imposta sui guadagni del loro investimento. Un modo in cui lo fanno non è incassando i loro dividendi o vendendo le loro quote nei fondi, poiché ciò risulterebbe in imposte del 19% e del 21% rispettivamente. Invece, ciò che fanno è di eseguire regolari riduzioni del loro investimento di capitale. Ritirando soltanto parte piuttosto che tutto del loro investimento iniziale, pagano soltanto l'imposta dell'1% sui loro guadagni.

Inoltre, per legge ciascuna SICAV deve avere un minimo di 100 azionisti. La maggior parte dei fondi evita tuttavia questa norma, nominando una serie di investitori prestanome, comunemente noti come "mariachis", di modo che ciascuna SICAV sia efficacemente controllata soltanto da una persona o da una famiglia.

Sei Borboni e centinaia di mariachis

Un esempio calzante perfetto è la SICAV posseduta dalla sorella del re di spagna che ha recentemente abdicato, Juan Carlos II. Come ha riportato Lo Que Somos in un articolo del 2012 inizialmente censurato:

Pilar di Spagna, Duchessa di Badajoz, Grande di Spagna, Viscontessa vedova de la Torre (…) ha cinque figli (…). Quei cinque sono gli unici azionisti che compaiono registrati alla SICAV. (…) Il resto degli azionisti non compare nemmeno. Allo scopo che la SICAV sia legale, è necessario un minimo di 100 e la Labiérnago 2000, come è chiamato il fondo, ne ha tanti: 237, secondo la Commissione Nazionale del Mercato Azionario (CNMV), ma non è noto chi siano 231 di loro (…)

(…) Alla fine dell'anno fiscale 2001, le attività della SICAV avevano già superato 4,3 milioni di euro (…) [Nel 2009] Labiérnago 2000 ha guadagnato 392.970 euro, sui quali sono stati pagati 930 euro di tasse, secondo le dichiarazioni finanziarie che mettono in evidenza i dati. Non manca nessuno zero. Per mettere ciò in prospettiva, se una comune società guadagnasse questo profitto, dovrebbe pagare circa 100.000 euro di imposta sulle società. Se una persona ricevesse questo dal lavoro, più della metà dei suoi guadagni, circa 200.000 euro, andrebbe al Ministero dell'Economia e delle Finanze. (Gentile traduzione di Global Voices Online)

Non sono soltanto i reali nella commedia. Così lo è anche la Chiesa Cattolica e membri importanti della comunità degli affari, compreso Amancio Ortega, l'uomo più ricco d'Europa e proprietario del gigante globale della moda Indifex. Sono in questo anche politici, membri della nobiltà, banchieri, personalità della TV e del cinema, calciatori, cantanti, tennisti e toreri (dopotutto questa è la Spagna).

Effettivamente, gli abusi dei veicoli finanziari sono così gravi ed assai diffusi che nel 2004 hanno indotto un'indagine generale da parte dell'ufficio fiscale della Spagna. Ciò che è stato scoperto era che delle 3.100 SICAV in funzione in Spagna, 58 erano chiaramente illegali. La vasta maggioranza di loro (2.650) erano, nelle parole degli ispettori fiscali, "altamente dubbie" poiché più del 90% delle quote erano controllate soltanto da un singolo o da una famiglia.

Ma prima che l'ufficio fiscale potesse intraprendere un'azione legale e recuperare alcune delle tasse dovute. Il governo dei socialisti al caviale di Zapatero intervenne, concedendo l'immunità legale ai proprietari di SICAV e consegnando l'autorità regolamentare esclusiva alla Commisión Nacional de Mercados de Valores – la versione spagnola della Security and Exchange Commission (il che dovrebbe dirvi più o meno tutto ciò di cui avete bisogno di sapere su dove si sta dirigendo questa storia).

Soltanto per dare un'idea di quanto sia stata accurata la supervisione regolamentare della Commissione, una delle persone responsabili di sorvegliare l'industria delle SICAV è il vicepresidente della CNMV, Carlos Arernillas – un uomo che fino a di recente ha passato gran parte del suo tempo libero a gestire la propria SICAV da 9 milioni di euro, della quale possiede il 99,25% delle quote.

L'eterna corsa globale al ribasso

In realtà, piuttosto che affrontare gli abusi delle SICAV, la Commissione pare molto più propensa ad inchinarsi ancora più in basso alle richieste dei rappresentanti dell'industria, che sostengono che anche meno tasse effettivamente, preferibilmente zero dovrebbero essere pagate dagli investitori delle SICAV mentre le norme che richiedono almeno 100 partecipanti dovrebbero essere del tutto smantellate.

La logica è semplice: se la Spagna non offre le migliori condizioni possibili per gli investitori, loro semplicemente se ne andranno e porteranno altrove il loro denaro, compreso negli pseudo paradisi fiscali come il Lussemburgo. In altre parole, allo scopo di non perdere la protezione finanziaria dei singoli e delle famiglie più ricchi della Spagna, il governo ed i regolatori finanziari hanno bisogno di replicare le condizioni favorevoli e l'opacità offerti dai paradisi fiscali.

E non è soltanto la Spagna a giocare questa partita. Le SICAV sono ovunque in Europa occidentale. Come riferisce Nicholas Shaxson nel suo libro Treasure Islands, il maggiore paradiso fiscale al mondo è da lungo tempo la sovrana City di Londra. Grazie alla creazione del mercato dell'eurodollaro negli anni post-bellici, divenne il posto preferito dagli stranieri per parcheggiare il loro denaro, non importa chi fossero o da dove venissero  [Cliccate qui per vedere due affascinanti interviste di Democracy Now con Shaxson e John Le Carre sui paradisi fiscali].

I principali beneficiari di questa corsa globale al ribasso non sono stati i membri dell'% in cima, ma lo 0,1% in cima della popolazione, che nei soli USA ha visto gonfiarsi la sua quota della ricchezza nazionale dal 2,7% nel 1974 al 13% di oggi ed in non piccola parte grazie al lusso di vivere esenti tasse.

Nulla di ciò è avvenuto per caso. Come Jacob Hacker e Paul Pierson documentano in Winner-Take-All Politics, è avvenuto perché i legislatori ed i funzionari pubblici hanno permesso che avvenisse non perché i mercati internazionali o la globalizzazione lo hanno reso inevitabile. E' stata una scelta guidata dalla pressione di lobbisti e di altre organizzazioni per creare un ambiente molto più ospitale ai bisogni dei veramente ricchi.

Suicidio fiscale

Oggi il problema è che i veramente ricchi sono ora ricchi oltre la loro più sfrenata immaginazione, mentre la maggior parte del resto di noi lotta con salari reali declinanti. In discussione non è soltanto la questione della giustizia o dell'equità. Non è neppure, come pretendono i difensori dell'attuale sistema, sull'invidia. Quello che è in gioco è la sostenibilità fiscale.

I super-ricchi non soltanto sono i beneficiari principali di paradisi offshore e veicoli come le SICAV, sono anche i beneficiari principali se non esclusivi del modello profondamente imperfetto di creazione del denaro di oggi, per mezzo del quale il nuovo denaro viene iniettato nell'economia in punti strategici, creando lungo la via alcuni vincitori ed innumerevoli perdenti. Coloro con accesso al nuovo denaro (cioè coloro già dotati di vasta ricchezza finanziaria e potere) guadagnano incommensurabilmente, mentre la vasta maggioranza, lontana dal rubinetto del denaro gratuito, continua a perdere potere d'acquisto e finisce dovendo per giunta pagare più tasse.

Mentre questo processo si intensifica, tutti i discorsi (sia di governi che di economisti, banchieri centrali e FMI) del bisogno di riequilibrare i conti fiscali dello stato sono crudelmente falsi.

I governi europei possono continuare (e senza dubbio lo faranno) a privatizzare ciò che resta della loro industria, infrastrutture e risorse naturali nazionali; possono aumentare (e senza dubbio lo faranno) le imposte sui redditi di quel poco che resta delle classi medie; possono persino come ha appena deciso di fare il governo spagnolo  iniziare a tassare i depositi bancari. Ma finché i singoli e le società che possiedono la parte del leone della ricchezza finanziaria e di risorse riescono a scappare contribuendo quasi con nulla ai forzieri pubblici, la salute fiscale dei nostri stati è destinata a continuare il suo declino terminale.

Inoltre da Don Quijones: Silenziosamente, le norme che governano il commercio mondiale ed i mercati finanziari vengono cambiate. Nonostante l'enorme impatto che hanno sulle nostre vite, il pubblico non viene consultato. La maggior parte della gente non è nemmeno consapevole di ciò che sta avvenendo. Leggete…. The Global Corporatocracy Is Nearing Completion