Il referendum in Venezuela: i doppi standard dei media

di Steve Rendall & Isabel Macdonald

 

Con il referendum venezuelano di domenica sui limiti al mandato, possiamo aspettarci di ascoltare molto sul "piano per diventare presidente a vita" del presidente venezuelano Hugo Chávez e della sua conseguenza sulla "danneggiata democrazia venezuelana"--come si sono espressi i redattori del New York Times all'epoca dell'ultimo referendum (fallito) sui limiti al mandato in Venezuela.

Ma quando nel 2005 i tentativi del presidente colombiano per elevare i limiti al mandato riuscirono, i media USA se ne accorsero appena e la reputazione di Uribe come 'democratico' favorito dagli USA nella regione rimase intatta.

In Colombia, l'elevazione dei limiti al mandato era una storia importante, in buona parte perché i tribunali colombiani hanno condannato il membro del congresso che ha dato il voto decisivo sull'emendamento a quasi quattro anni di prigione per aver preso tangenti dagli assistenti di Uribe (naturalmente, lui non sapeva niente) in cambio del suo voto. E sebbene i sostenitori di Uribe stiano raccogliendo firme per portarlo alla candidatura per le elezioni del 2010, la vicenda della corruzione ha causato che i tribunali colombiani abbiano sollevato interrogativi sull'eleggibilità di Uribe.

Tuttavia, la legge sui limiti al mandato dominata dagli scandali di Uribe è stata trattata come molto meno interessante dai redattori USA delle azioni del governo venezuelano per sottoporre la questione dei limiti al mandato al voto popolare. Una ricerca per “Álvaro Uribe e limiti al mandato" nel database Nexis dei quotidiani ed agenzie USA scopre 60 articoli, in contrasto ai 1003 articoli su Chávez ed i limiti al mandato. Un controllo saltuario rivela che anche gli articoli che menzionavano Uribe e "limiti al mandato" erano spesso sui tentativi di Chávez di elevare i limiti al mandato, non su quelli di Uribe.

Similmente, 286 articoli menzionavano entrambe Chávez e "presidente a vita", mentre soltanto 29 articoli citano Uribe e quell'epiteto--ma praticamente tutti di quei 29 si stavano ancora riferendo alla percepita presa del potere di Chávez, non di Uribe. (Una storia dell'Associated Press paragonava Uribe a Chávez, ma non applicava affatto il termine ad Uribe: "L'arrogante, minuto ma instancabilmente tenace politico [Uribe], che venerdì ha compiuto 56 anni, è stato cauto su quel calcolo. Quelli che si oppongono all'idea [che Uribe si candidi ancora] dichiarano che questo lo porrebbe in combutta con il suo rivale continentale, Hugo Chávez del Venezuela, che è stato ampiamente bollato come autocratico per fare il massimo per cercare di rimanere presidente a vita").

La discrepanza rinforza le conclusioni di un recente studio di FAIR, “La cronaca sui diritti umani serve le necessità di Washington", che ha scoperto che i redattori dei principali giornali degli USA descrivono la Colombia come un rifugio più sicuro del Venezuela per i diritti umani e la democrazia, nonostante l'immensamente più lugubre primato della Colombia.

Sembrerebbe che il ruolo della cronaca e nelle opinioni negli USA sul Venezuela (e sulla Colombia) sia meno sull'informare il pubblico delle vere minacce alla democrazia ed ai diritti umani in America Latina che sul servire come un'arma della propaganda della politica estera USA. Sarebbe prudente ricordare questo quando questa settimana si legge del referendum in Venezuela.

Steve Rendall è un autorevole analista di FAIR ed il coautore dello studio del febbraio 2009 di FAIR: "La cronaca sui diritti umani serve le necessità di Washington: FAIR scopre che i redattori minimizzano gli abusi in Colombia, amplificando quelli in Venezuela". Isabel Macdonald è direttrice delle comunicazioni di FAIR.