
Il
mito del destino manifesto
Rodrigue Tremblay
Aug 29, 2006
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"Nel campo della politica mondiale dedicherei questa nazione alla politica del buon vicino--il vicino che rispetta risolutamente se stesso e, a causa di ciò, rispetta il diritto di altri". --Presidente Franklin D. Roosevelt, 32° presidente degli USA, discorso inaugurale, 4 marzo 1933 "Parlando politicamente, il nazionalismo tribale insiste sempre che il suo popolo è circondato da "un mondo di nemici", "uno contro tutti", che esiste una differenza fondamentale tra questo popolo e tutti gli altri e nega teoricamente proprio la possibilità di una umanità comune molto tempo prima che sia usata per distruggere l'umanità dell'uomo". --Hannah Arendt, Le origini del totalitarismo "Dove vi è una concentrazione di potere in poche mani, prendono il controllo troppo spesso degli uomini con la mentalità da malfattori".--Lord Acton (1834-1902) Nel marzo del 1885, John Fiske scrisse un saggio per la rivista Harper chiamato "Manifest Destiny", nel quale contendeva che la cosiddetta "razza britannica" era destinata a dominare il mondo intero durante il prossimo 20° secolo. Quindi, secondo questa arrogante teoria, vi sarebbe stato un millennio di pace e di prosperità. Comunque, è l'editore espansionista John L. O'Sullivan, che nel 1845 coniò la famosa espressione quando scrisse del "nostro destino manifesto di coprire il continente assegnato dalla Provvidenza per il libero sviluppo dei nostri milioni che si moltiplicano annualmente". Questa opinione spaventosa fu echeggiato mezzo secolo più tardi dai fascisti tedeschi che pensavano che il loro Reich fascista sarebbe durato un millennio e che potevano controllare il mondo. Sembrerebbe che gli imperialisti nevrotici pensino spesso di avere scoperto la magica ricetta per il dominio del "millennio". Essi ammantano le loro folli ambizioni nei concetti dell'eccezionalismo americano o tedesco. Fondamentalmente, qualsiasi "eccezionalismo" tra i popoli è profondamente radicato nel razzismo e nell'odio egoistico per "l'altro". La Germania imperiale nazista era consapevole della razza e continuò a sterminare gente perché era della razza 'sbagliata' e fu dichiarata "Untermensch" (sottouomini). Morirono più di 50 milioni di persone per disperdere questi pericolosi miti. Quando gli eccessi religiosi rinforzano l'ideologia e gli istinti imperialisti le cose possono diventare persino più allucinatorie. Per alcuni, la "dottrina divina" del Destino Manifesto nasce dalla convinzione bigotta che il 'Dio' cristiano si proponeva che il mondo fosse sotto il controllo dei bianchi cristiani europei o americani. E' la vecchia idea colonialista che i popoli dalla pelle scura in terre straniere siano incapaci di governarsi e necessitino di intervento esterno. Per esempio, secondo il millenarismo puritano, o la teoria della superiorità razziale anglosassone o teutonica, alcuni religiosi americani, nel 19° secolo, si vedevano nella fissazione di un qualche genere di un "Nuovo Israele" e si persuasero che avrebbero dovuto combattere i selvaggi per il bene di una più elevata civiltà cristiana. Secondo questa teoria razziale della storia, popolare nell'America della fine del 19° secolo e nella Germania degli inizi del 20°, le nazioni teutoniche [sono destinate] "a portare la civilizzazione politica del mondo moderno in quelle parti del mondo abitate da razze apolitiche e barbare", come spiegato dallo storico John Burgess. Nel 1886, un periodo fertile di autori maniacali, Josiah Strong pubblicò un libro intitolato "Il nostro paese", nel quale riteneva che i popoli di lingua inglese hanno la "missione" di evangelizzare il mondo. Pochi anni più tardi, Brooks Adams pubblicò una simile teoria etnocentrica della storia in un libro dal titolo "La legge della civilizzazione e della decadenza", la cui tesi principale era che le nazioni storicamente oscillano tra la barbarie e la civiltà. Con uno sviluppo sorprendente, l'autore quindi continuava con l'esaltare la barbarie, sostenendo che la barbarie era necessaria per sviluppare imperi ed assoggettare colonie. Adams continuava con il prevedere l'emergere di una alleanza anglosassone tra gli USA e la Gran Bretagna che avrebbe dominato il mondo. Simili stravaganti idee non sono irrilevanti, perché presto o tardi dei politici opportunisti pensano di servirsene come passi verso il potere. Ad esempio, un politico imperialista americano, Theodore Roosevelt, nel 1889 scrisse un libro intitolato "La conquista del West", nel quale diceva: "Il massacro nel 1864 di diverse centinaia di donne e bambini Cheyenne è stato "nel complesso un'azione tanto giusta e benefica come mai ne hanno avuto luogo alla frontiera". Per questo politico ebbro di idee sul millennio, lo sterminio o il genocidio degli Indiani è stato compiuto per portare avanti la "civilizzazione". Quando nel 1901 Theodore Roosevelt divenne presidente dopo l'assassinio di William McKinley, applicò le sue teorie razziali di civilizzazione nelle Filippine, dove gli Stati Uniti combatterono per 14 anni contro una insurrezione nazionalista, non diversamente dalla missione del destino che sta compiendo oggi George W. Bush in Iraq. Forse non c'è da meravigliarsi che la stampa missionaria protestante americana fosse molto sostenitrice della brutale guerra delle Filippine (1899–1913), una guerra che ebbe come risultato centinaia di migliaia di morti. Naturalmente, nel regno del genocidio, Adolf Hitler superò tutti gli imperialisti del millennio quando intraprese, negli anni '30, lo sterminio degli ebrei e degli zingari in Germania ed in molte parti dell'Europa. Ci volle una guerra mondiale per fermare questo folle buffone. All'inizio del 21° secolo in una certa regione soffia un simile vento di follia. In Israele, per esempio, il pensiero del "destino manifesto" fondato sulla religione è assai diffuso. Ad esempio, la comunemente accettata teoria del Sionismo si basa, in larga misura, sul mito egoistico del popolo "eletto". Si presume che Bibbia giudaica abbia dato agli attuali israeliani un diritto divino su tutto il territorio arabo in Palestina. Il mito viene quindi utilizzato per giustificare la costruzione e l'espansione di insediamenti israeliani illegali in terre arabe, a Gaza ed in Cisgiordania. Si possono anche meglio comprendere le cause del perpetuo conflitto in Medio Oriente quando si sa che, secondo la Halacha (legge religiosa ebraica), il termine "esseri umani" secondo la Halacha si riferisce solamente agli ebrei. Effettivamente, una decisiva maggioranza di studiosi del Talmud vedono i goyim (il termine ebraico sprezzante per non ebrei) come animali o sotto-uomini. Con tali opinioni estremiste, è comprensibile che in Israele alcuni rabbini ortodossi ritengano che le convenzioni internazionali, come la 4^ Convenzione di Ginevra che dichiara illegale l'uccisione deliberata di civili e la distruzione di abitazioni e proprietà civili, siano parte della "moralità cristiana" e non siano vincolanti per Israele. Negli USA il potente movimento neoconservatore è guidato anche da un senso di superiorità morale e dall'apologia dell'imperialismo per la "buona causa". Questa volta la causa che nasconde interessi più realistici è la diffusione dell'universalismo democratico, specialmente nel Medio Oriente ricco di petrolio. Irving Kristol, uno dei neocon originali, ha avanzato l'idea che l'America abbia bisogno di una versione da 21° secolo del Destino Manifesto. Per lui e la sua schiera di neocon, proprio come era destino manifesto per gli Stati Uniti raggiungere nel 19° secolo l'Oceano Pacifico, così è Destino Manifesto americano di oggi controllare regioni petrolifere come il Medio Oriente, con il pretesto di diffondere la 'democrazia' o di combattere il terrorismo in ogni parte del mondo. Si costruisce così la base intellettuale per costruire un impero crudele e plutocratico con la scusa di diffondere una democrazia a "taglia unica". Il vacillante presupposto dietro tale pensiero è che la gente, e specialmente gli americani, non capiscano la contraddizione fondamentale di volere imporre la democrazia attraverso metodi antidemocratici (cioè usando la potenza militare per diffondere la democrazia). Nondimeno, per i missionari neocon, è legittimo utilizzare la forza per convertire il mondo ad un qualche genere di 'democrazia' diretta dall'America. Questa è una nuova religione. Questo è, naturalmente, un imbroglio; in una democrazia il potere trae origine dal popolo, non da invasori stranieri armati e la legge, non la forza, regola le interazioni tra gli individui e tra le nazioni. Infatti, l'imperialismo è proprio l'antitesi della democrazia. Nondimeno, in una simile accondiscendente arroganza si trovano i semi di molte future guerre imperialistiche, -- guerre che possono soddisfare le agende di alcuni potenti particolari interessi. Effettivamente, anche la nuova versione teologica neocon del Destino Manifesto è una teologia della guerra permanente. Come tali, queste vecchie teorie in abiti nuovi rappresentano il pericolo più grave per la pace mondiale. E, dal momento che George W. Bush ha sottoscritto questa difettosa antica teoria geopolitica, il mondo dovrebbe prestare una particolare attenzione. Per quanto riguarda proprio lo stesso Bush Jr., mentre reclama che gli USA non progettano di stare in Iraq a lungo, dopo la cosiddetta "liberazione" che da solo ha illegalmente ideato nella primavera del 2003, mette grande attenzione a rilevare che la decisione su quando allontanare dall'Iraq le truppe USA spetterà ai "futuri presidenti e governi iracheni", non a lui. Ciò è comprensibile, dal momento che la sua amministrazione è attualmente impegnata a costruire a Baghdad una fortezza di tipo medievale, camuffata come una ambasciata. Questo nuovo forte Carcassonne avrà un muro perimetrale spesso 5 metri e si stenderà su un'area di 104 acri. Il Pentagono è anche indaffarato a costruire nell'Iraq occupato 14 basi militari permanenti, in grado di ospitare 50.000 soldati americani e le loro famiglie. Proprio una spedizione temporanea! Come la ha presentata il generale Anthony Zinni, ex comandante USA in Medio Oriente, non vi potrebbe essere una più "stupida" provocazione per il mondo musulmano che costruire delle basi militari permanenti americane in paese arabo del Medio Oriente. Ciò è una garanzia certa di decenni di guerra e tensione. In una replica a 100 anni di distanza dall'invasione delle Filippine, i comandanti di guerra degli USA ora pensano che un qualche livello di forze americane sarà 'necessario' in Iraq fino al 2016. "Plus ça change, plus c'est pareil." Tale doppiezza non sfugge all'attenzione del mondo, sebbene molti americani mantengano la testa seppellita a fondo nella sabbia e si rifiutino di guardare alla realtà ed alle conseguenze del loro governo "imperiale". Un recente sondaggio fatto in Gran Bretagna, per esempio, ha scoperto che i britannici non hanno mai avuto una più cattiva opinione della leadership degli Stati Uniti che attualmente. Effettivamente, una indagine del 26-28 giugno 2006 ha trovato che soltanto il 12% dei britannici confida che l'amministrazione Bush-Cheney agisca saggiamente sulla scena mondiale. Questa è la metà del numero che aveva fiducia nella Casa Bianca post-Nixon del 1975 segnata dal Vietnam. Oggi una grande maggioranza dei britannici vedono l'America come "una società crudele, volgare, arrogante, lacerata dalle differenze di classe e dal razzismo, dominata dal crimine, ossessionata dal denaro e guidata da un ipocrita incompetente". Teniamo in mente che si presume che la Gran Bretagna di Tony Blair sia il più fedele alleato di George W. Bush. E' perciò ragionevole ritenere che, con Bush II, la reputazione dell'America in altri paesi sia probabilmente molto inferiore. Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia all'Università di Montreal e si può contattare a rodrigue.tremblay@ yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire'. Visitate il suo blog a www.thenewamericanempire.com/blog.
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