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La cronaca dei media sulla crisi dei migranti in Europa ne ignora la causa alla radice: la NATO

I media sembrano determinati a non mettere in evidenza che le cause principali della crisi dei migranti che la UE affronta sono

 il caos e la miseria che gli Stati Uniti hanno contribuito ad introdurre in Libia, Siria, Iraq, Yemen e Somalia

Danielle Ryan

Martedì, 23 giugno

 

La scala della crisi dei migranti che l'Europa oggi affronta non si può minimizzare. E' veramente senza precedenti. Tuttavia, quello che viene abitualmente minimizzato e di fatto quasi completamente ignorato dai media mainstream — sono le vere radici della crisi.

Il dibattito intorno all'immigrazione nella UE sta avvenendo quasi interamente senza riferimento alle cause del recente afflusso di emigranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L'elefante nella stanza è la NATO e nessuno vuole proprio parlarne.

Centinaia di articoli, caricati giù con numeri, proposte e previsioni trascurano di fare ogni collegamento diretto tra causa ed effetto. I conduttori dei notiziari siedono apparentemente confusi, con la bocca spalancata, alle immagini apocalittiche che vedono scaricare sulle loro scrivanie e tuttavia pochi sono disposti a trarre le conclusioni appropriate. Ma è tale connessione fondamentale e logica che è difficile credere non venga fatta molto sonoramente e con molta insistenza.

Forse è soltanto che questi giornalisti sono così condizionati ad incorniciare in una luce positiva la politica degli USA e della NATO che i collegamenti realmente non passano loro per la testa. Oppure forse sono semplicemente imbarazzati e cercano di spostare il centro dell'attenzione dal loro sostegno a lungo registrato per svariati interventi militari in questi paesi.

In entrambe i casi, il risultato è che la storia è incorniciata in una tale maniera da rendere che sembri quasi casuale il tempismo della crisi. Siamo testimoni di una discussione su come 'trattare' con barche piene di libici che si fanno strada attraverso il Mediterraneo come se la Libia fosse un paese che sia auto-imploso soltanto ieri e per nessuna ragione percepibile.

Sta infuriando un feroce dibattito su 'cosa fare' di questi migranti ed in un modo che è comprensibile perché questo è il problema più immediato ma il dibattito che abbiamo veramente bisogno di avere è sulle politiche, sulle politiche della NATO, che sono state il catalizzatore.

Anche se l'Europa si unisce per formulare una 'soluzione' al problema, non sarà nulla più che un pasticcio provvisorio perché tratterà soltanto il sintomo. Dopo tutto, quale è il punto nel coprire la propria ferita aperta con un cerotto quando il tipo che vi ha tagliato sta ancora maneggiando un coltello nella stessa stanza? Non ci vuole un genio per capire come finisce questa storia.

Ogniqualvolta che la causa sia menzionata malvolentieri dai media, viene menzionata brevemente ed astrattamente dove l'autore o il conduttore possa riferirsi al "conflitto" o fare menzione di come si sia "riaccesa" la violenza in questi paesi negli ultimi anni e mesi.

I redattori del New York Times in particolare, sono dei grandi tifosi dello scaricare onestamente tutta la colpa sulle spalle dell'Europa. Qui un pezzo del Times sostiene che la crisi dei migranti "mette al centro dell'attenzione i passi falsi della politica dell'Europa". Un altro articolo, del comitato di redazione, rimprovera l'Europa su come trattare la situazione.

In aprile, il capo della NATO Jens Stoltenberg ha richiesto una "risposta completa" alla crisi e ha promesso che la NATO avrebbe aiutato a stabilizzare la situazione. Ha dichiarato che il ruolo dell'alleanza nello "stabilizzare" l'Afghanistan era parte del suo più ampio approccio alla crisi dei rifugiati nel Mediterraneo.

E' questo il prezioso contributo del capo di un'alleanza per la 'sicurezza' e 'difensiva' che da anni persegue una politica di destabilizzazione offensiva proprio nelle regioni dalle quali la gente sta scappando a centinaia di migliaia. Ma i commenti di Stoltenberg e le azioni della NATO sono facilmente decodificati con l'impiego di un certo fondamentale buon senso.

Il modo di operare della NATO è chiaro: Il modello, ripetuto più e più volte, comporta la destabilizzazione completa di una regione, per essere seguita velocemente da un'altra 'soluzione' del problema guidata dalla NATO. Quando associate questo con l'utilizzo di portavoce che non si fanno vergogna di fingere ignoranza e che mentono spudoratamente (Jen Psaki, Marie Harf ecc.) e di media compiacenti che rigurgitano la linea senza fare domande, è questo che ottenete.

L'intervento della NATO in Libia nel 2011 è stato autorizzato dalle Nazioni Unite su basi "umanitarie" ed è risultato nella morte di 50.000-100.000 persone ed il dislocamento di 2 milioni. Molto umanitario.

Similmente, dopo la campagna a guida USA per destabilizzare la Siria nel tentativo di rovesciare Bashar al-Assad, facilitando (e persino sostenendo)  l'ascesa dell'ISIS nella regione, è stato dislocato (secondo Amnesty International) il numero incredibile di 10 milioni di persone ed i paesi europei sono rimasti a contribuire a mettere insieme i cocci. Per esempio, la Germania ha promesso di risistemare 30.000 rifugiati siriani, la Svezia, un paese non NATO, ha assunto una cifra simile.

Tuttavia, dovrebbe essere chiarito che il numero dei paesi europei che hanno preso o promesso di prendere impallidisce paragonato al numero che viene ospitato in altri paesi del Medio Oriente. Per esempio, il Libano ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ne sta ospitando più di 600.000. L'Iraq ne ospita quasi un quarto di milione. La Turchia ne ospita 1,6 milioni.

C'è soltanto un paese che la sta facendo franca esente da tutto ciò almeno sul fronte siriano. Questo paese sono gli Stati Uniti. Gli USA hanno preso meno di 900 rifugiati siriani dopo quattro anni di guerra. I funzionari americani hanno citato la "sicurezza nazionale" nelle loro spiegazioni per non prenderne altri ancora, sebbene abbiano dichiarato che piacerebbe loro vedere aumentarne il numero.

Il dibattito non è permesso

Qui c'è un secondo crimine dei media che volano sotto il radar ed è: Nei paesi europei dove l'afflusso massiccio di migranti dal Medio Oriente e dal Nord Africa ha causato serie divisioni sociali, dove i migranti non sono stati assimilati (per una varietà di motivi, comprese entrambe le politiche governative e le credenze religiose spesso radicali), i media occidentali non permetteranno a nessuno di parlarne onestamente e pena accadrà alla persona che cerca di farlo.

Prendete la Svezia, dove la malattia della correttezza politica è ad uno stadio ancora più avanzato che nel resto d'Europa. Lì ogni tentativo di discutere la coerenza di una politica dell'immigrazione di 'porte spalancate' viene marchiata come "razzista". Un'ulteriore ironia del contesto svedese è che il paese sta affrontando una crisi degli alloggi e non ha nessun posto dove mettere la maggior parte della gente che ha promesso di risistemare. C'è qualche reale politica lungimirante di buon senso per voi.

Per l'Europa questa è una combinazione pericolosa. Un afflusso insostenibile di migranti, una politica estera che ne assicura la continuazione, dei media docili ed una epidemia di correttezza politica che ha infettato l'intero continente.

Media 101 sulla crisi dei migranti: Parlate molto dei migranti, non menzionate perché sono fuggiti e quindi chiamate chiunque abbia un problema con ciò un "razzista" — successo! Oh, ed ottenete un premio supplementare se potete in qualche modo collegarlo alla 'aggressione russa', a Vladimir Putin ed all'alleanza 'difensiva' NATO.

Alcuni paesi europei stanno prendendo un approccio più intransigente e per esso vengono criticati aspramente. Per esempio, l'Ungheria sta guardando alla costruzione di un muro barriera lungo la frontiera con la Serbia, simile alle barriere lungo le frontiere greco-turca e bulgara-turaca. Di nuovo, questo ha scatenato accuse di xenofobia e di razzismo dei media e degli ambienti politici.

Ma questo fa parte del gioco no? Se i sostenitori della guerra della NATO possono concentrare il dibattito intorno all'idea che chiunque voglia affrontare o valutare criticamente la politica dell'immigrazione sia "razzista" allora non dovremo in primo luogo parlare del perché i migranti sono qui o perché stanno affrontando tali terribili circostanze a casa.

Oksana Boyko di Russia Today ha cercato di recente di avanzare questo argomento con Peter Sutherland, il rappresentante speciale dell'ONU per l'emigrazione e lo sviluppo, ma non è arrivata da nessuna parte. Ha sostenuto che il dibattito intorno all'immigrazione nella UE non si può avere realmente senza affrontare la sostanza al cuore del problema, ma ha scoperto che la politica della NATO non è a quanto pare un argomento all'ordine del giorno.

Dibattere della crisi dei migranti in Europa senza riconoscere il contesto in cui è stata creata è inutile. Sarebbe come chiedere agli americani di discutere della brutalità della polizia senza parlare della razza. Le due sono inevitabilmente collegate ed ogni 'soluzione' che provenga da un dibattito incompleto alla fine fallirà.

Per ora comunque sembra che l'Europa continuerà a discutere di questa crisi umanitaria in termini di 'cosa fare' senza affrontare il 'come fermare' e continueremo a correre intorno in un circolo vizioso.

Naturalmente, una soluzione più semplice sarebbe che la NATO mettesse fine alla sua campagna di destabilizzazione del Medio Oriente e del Nord Africa, ma ciò richiederebbe l'accettazione ed il riconoscimento di alcune molto difficili verità.