|
La scala della crisi dei migranti che l'Europa oggi affronta non si
può
minimizzare. E' veramente senza precedenti. Tuttavia, quello che viene
abitualmente minimizzato — e di fatto quasi completamente ignorato dai
media
mainstream — sono le vere radici della crisi.
Il dibattito intorno all'immigrazione nella UE sta avvenendo quasi
interamente senza riferimento alle cause del recente afflusso di
emigranti dal Nord Africa e dal Medio Oriente. L'elefante nella stanza è
la NATO e nessuno vuole proprio parlarne.
Centinaia di articoli, caricati giù con
numeri,
proposte
e previsioni
trascurano di fare ogni collegamento diretto tra
causa ed effetto. I conduttori dei notiziari siedono apparentemente
confusi, con la bocca spalancata, alle
immagini
apocalittiche che vedono scaricare sulle loro scrivanie e tuttavia pochi
sono disposti a trarre le conclusioni appropriate. Ma è tale connessione
fondamentale e logica che è difficile credere non venga fatta molto
sonoramente e con molta insistenza.
Forse è soltanto che questi giornalisti sono così condizionati ad
incorniciare in una luce positiva la politica degli USA e della NATO che
i collegamenti
realmente non passano loro per la testa. Oppure forse sono
semplicemente imbarazzati e cercano di spostare il centro
dell'attenzione dal loro sostegno a lungo registrato per svariati
interventi militari in questi paesi.
In entrambe i casi, il risultato è che la storia è incorniciata in
una tale maniera da rendere che sembri quasi casuale il tempismo della
crisi. Siamo testimoni di una discussione su come 'trattare' con barche
piene di libici che si fanno strada attraverso il Mediterraneo
— come se la Libia fosse un paese che
sia auto-imploso soltanto ieri e per nessuna ragione percepibile.
Sta infuriando un feroce dibattito su 'cosa fare' di questi
migranti
—
ed in un modo che è comprensibile perché questo è il problema più
immediato
— ma il dibattito che abbiamo veramente bisogno
di avere è sulle politiche, sulle politiche della NATO, che sono
state il catalizzatore.
Anche se l'Europa si unisce per formulare una 'soluzione' al
problema, non sarà nulla più che un pasticcio provvisorio perché
tratterà soltanto il sintomo. Dopo tutto, quale è il punto nel coprire
la propria ferita aperta con un cerotto quando il tipo che vi ha
tagliato sta ancora maneggiando un coltello nella stessa stanza? Non ci
vuole un genio per capire come finisce questa storia.
Ogniqualvolta che la causa sia menzionata malvolentieri dai media,
viene menzionata brevemente ed astrattamente dove l'autore o il
conduttore possa riferirsi al "conflitto" o fare menzione di come
si sia "riaccesa" la violenza in questi paesi negli ultimi anni e mesi.
I redattori del
New York Times in particolare, sono
dei grandi tifosi dello scaricare onestamente tutta la colpa sulle
spalle dell'Europa.
Qui
un pezzo del Times sostiene che la crisi dei migranti "mette al centro
dell'attenzione i passi falsi della politica dell'Europa". Un altro
articolo, del comitato di redazione,
rimprovera l'Europa
su come trattare la situazione.
In aprile, il capo della NATO
Jens Stoltenberg ha
richiesto una "risposta completa" alla crisi e ha promesso che la
NATO avrebbe aiutato a stabilizzare la situazione. Ha dichiarato che il
ruolo dell'alleanza nello "stabilizzare" l'Afghanistan era parte del suo più ampio approccio alla crisi
dei rifugiati nel Mediterraneo.
E' questo il prezioso contributo del capo di un'alleanza per la
'sicurezza' e 'difensiva' che da anni persegue una politica di
destabilizzazione offensiva proprio nelle regioni dalle quali la gente
sta scappando a centinaia di migliaia. Ma i commenti di
Stoltenberg e le azioni della NATO sono facilmente
decodificati con l'impiego di un certo fondamentale buon senso.
Il modo di operare della NATO è chiaro: Il modello, ripetuto più e
più volte, comporta la destabilizzazione completa di una regione, per
essere seguita velocemente da un'altra 'soluzione' del problema guidata
dalla NATO. Quando associate questo con l'utilizzo di portavoce che non
si fanno vergogna di fingere ignoranza e che mentono spudoratamente
(Jen Psaki, Marie Harf ecc.) e di media compiacenti che
rigurgitano la linea senza fare domande, è questo che ottenete.
L'intervento della NATO in Libia nel 2011 è stato autorizzato dalle
Nazioni Unite su basi "umanitarie" ed è risultato nella morte di
50.000-100.000 persone ed il dislocamento di 2 milioni. Molto
umanitario.
Similmente, dopo la campagna a guida USA per destabilizzare la
Siria nel tentativo di rovesciare
Bashar al-Assad,
facilitando
(e
persino sostenendo)
l'ascesa dell'ISIS nella regione, è stato
dislocato (secondo Amnesty International)
il numero incredibile di 10 milioni di persone ed i paesi europei
sono rimasti a contribuire a mettere insieme i cocci. Per esempio, la
Germania ha promesso di risistemare 30.000 rifugiati siriani, la Svezia,
un paese non NATO, ha assunto una cifra simile.
Tuttavia, dovrebbe essere chiarito che il numero dei paesi europei
che hanno preso o promesso di prendere impallidisce paragonato al numero
che viene ospitato in altri paesi del Medio Oriente. Per esempio, il
Libano ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani. La Giordania ne sta
ospitando più di 600.000. L'Iraq ne ospita quasi un quarto di milione.
La Turchia ne ospita 1,6 milioni.
C'è soltanto un paese che la sta facendo franca esente da tutto ciò
— almeno sul fronte siriano. Questo paese sono gli
Stati Uniti. Gli USA hanno preso
meno di
900
rifugiati siriani dopo quattro anni di guerra. I
funzionari americani hanno citato la "sicurezza nazionale" nelle loro
spiegazioni per non prenderne altri ancora, sebbene abbiano dichiarato
che piacerebbe loro vedere aumentarne il numero.
Il dibattito non è permesso
Qui c'è un secondo crimine dei media che volano sotto il radar ed
è: Nei paesi europei dove l'afflusso massiccio di migranti dal Medio
Oriente e dal Nord Africa ha causato serie divisioni sociali, dove i
migranti non sono stati assimilati (per una varietà di motivi, comprese
entrambe le politiche governative e le credenze religiose spesso
radicali), i media occidentali non permetteranno a nessuno di parlarne
onestamente
—
e pena accadrà alla persona che cerca di farlo.
Prendete la Svezia, dove la malattia della correttezza politica è
ad uno stadio ancora più avanzato che nel resto d'Europa. Lì ogni
tentativo di discutere la coerenza di una politica dell'immigrazione di
'porte spalancate' viene marchiata come "razzista". Un'ulteriore ironia
del contesto svedese è che il paese sta affrontando una
crisi degli alloggi
e non ha nessun posto dove mettere la maggior
parte della gente che ha promesso di risistemare. C'è qualche reale
politica lungimirante di buon senso per voi.
Per l'Europa questa è una combinazione pericolosa. Un afflusso
insostenibile di migranti, una politica estera che ne assicura la
continuazione, dei media docili ed una epidemia di correttezza politica
che ha infettato l'intero continente.
Media 101
sulla crisi dei migranti: Parlate molto dei
migranti, non menzionate perché sono fuggiti e quindi chiamate chiunque
abbia un problema con ciò un "razzista"
— successo! Oh,
ed ottenete un premio supplementare se potete in qualche modo collegarlo
alla 'aggressione russa', a
Vladimir Putin
ed all'alleanza 'difensiva' NATO.
Alcuni paesi europei stanno prendendo un approccio più
intransigente e
per esso vengono criticati aspramente. Per esempio,
l'Ungheria sta guardando alla costruzione di un
muro barriera
lungo la frontiera con la Serbia, simile alle
barriere lungo le frontiere greco-turca e bulgara-turaca. Di nuovo,
questo ha scatenato accuse di xenofobia e di razzismo dei media e degli
ambienti politici.
Ma questo fa parte del gioco no? Se i sostenitori della guerra
della NATO possono concentrare il dibattito intorno all'idea che
chiunque voglia affrontare o valutare criticamente la politica
dell'immigrazione sia "razzista" allora non dovremo in primo luogo
parlare del perché i migranti sono qui o perché stanno affrontando tali
terribili circostanze a casa.
Oksana Boyko di
Russia Today
ha cercato di recente di
avanzare questo argomento
con Peter
Sutherland, il
rappresentante speciale dell'ONU per l'emigrazione e lo sviluppo, ma non
è arrivata da nessuna parte. Ha sostenuto che il dibattito intorno
all'immigrazione nella UE non si può avere realmente senza affrontare la
sostanza al cuore del problema, ma ha scoperto che la politica della
NATO non è a quanto pare un argomento all'ordine del giorno.
Dibattere della crisi dei migranti in Europa senza riconoscere il
contesto in cui è stata creata è inutile. Sarebbe come chiedere agli
americani di discutere della brutalità della polizia senza parlare della
razza. Le due sono inevitabilmente collegate ed ogni 'soluzione' che
provenga da un dibattito incompleto alla fine fallirà.
Per ora comunque sembra che l'Europa continuerà a discutere di
questa crisi umanitaria in termini di 'cosa fare' senza affrontare il
'come fermare' e continueremo a correre intorno in un circolo vizioso.
Naturalmente, una soluzione più semplice sarebbe che la NATO
mettesse fine alla sua campagna di destabilizzazione del Medio Oriente e
del Nord Africa, ma ciò richiederebbe l'accettazione ed il
riconoscimento di alcune molto difficili verità.
|