La complicità dei media nei crimini finanziari

di Danny Schechter

Global Research, 30 agosto 2010

 

D: Perché gli organi d'informazione fanno un tale cattivo lavoro trattando di Wall Street?

R: Potrebbe essere perché sono posseduti da Wall Street?

 

Quando si collegano i punti nella composizione o si cercano spiegazioni più profonde dietro le decisioni dei responsabili delle politiche, di mercato e dei media, è facile essere respinti come uno svitato complottista.

 

Ma perdonatemi per ritenere che coloro che servono degli interessi hanno più influenza di quelli che soltanto parlano chiaro sulle questioni. Vi sono delle relazioni nascoste che talvolta decidono anticipatamente quali storie ricevono l'attenzione dei media e quali no. 

 

Ho fuori ora l'ultimo film, Plunder the Crime of our Time, che affronta le grandi società di media per rimproverarle per ciò che passa come copertura della crisi finanziaria. Chiedo perché non prestavano attenzione, non ci hanno avvisato di essa o investigato molto in profondità su come sia avvenuto.

 

Quando ho scoperto che mutuanti inaffidabili e società di carte di credito che hanno gonfiato la bolla immobiliare tra il 2002 ed il 2007 hanno pompato più di $3 miliardi nella pubblicità sui media, pensavo di avere avuto la mia risposta.

 

Basato sulla mia esperienza all'interno delle reti di notizie, potevo vedere che le reti che investigano sui loro inserzionisti in un duro clima economico non era esattamente nel loro programma. Accade, ma raramente.

 

Tuttavia, anche io, arguto come pensavo di essere, mi lasciavo sfuggire un collegamento importante che era nascosto in piena vista chi possiede proprio le istituzioni dei media contro le quali mi scagliavo?

 

Indovinate cosa: molti proprietari sono proprio le istituzioni finanziarie che dovrebbero essere state smascherate. I media sono un'impresa legata ad altre imprese e guidate da direzioni intrecciate da un cordone ombelicale non così invisibile.

 

Ho preso un collega, Barry James Dyke, autore di ‘The Pirates of Manhattan’, per darmi un piccolo giro online guidato in questa realtà tramite la pagina della finanza di Yahoo. E' facile accedere ma solitamente è utilizzata soltanto da investitori, non dai giornalisti investigativi come me.

 

Non sono estraneo alle questioni della proprietà dei media corporativi. Il nostro Mediachannel ha fatto anche un grafico, alcuni anni fa, che mostra come una manciata di giganti dei media possedevano la maggior parte dei canali televisivi e degli organi d'informazione via cavo.

 

Ciò che non facemmo, allora, è quello che Barry Dyke mi stava mostrando come scoprire: chi possiede quelle stesse società.

 

E' tutto lì, chiaramente disponibile in grafici semplici da leggere per aiutarvi a vedere come va bene il loro titolo. Nella parte sinistra del grafico, vi è una sezione da cliccare intitolata "proprietà".

 

Nell'attimo di uno scatto, appare un'esposizione della proprietà di una società per la quale lavoravo: ABC News. Questa informazione è comandata da leggi intese a assicurare la responsabilità e a proteggere gli investitori.

 

La prima categoria è "Principali proprietari diretti". In cima alla lista è un ex dirigente di ABC News, Robert A. Iger, che possiede 850.790 azioni. Sotto di lui sono altri grandi ai quali sono state date o hanno aiutato ad acquistare titoli, presumibilmente per incentivarli. Queste partecipazioni completano e si aggiungono ai loro già generosi stipendi.

 

In verità, è tutta un'apparenza per saccheggiare il valore dell'azionista. Spesso questi dirigenti hanno più influenza dei consigli di amministrazione dei quali teoricamente sono agli ordini. Talvolta, ci vuole soltanto una piccola percentuale di azioni per esercitare il controllo. Assieme questi addetti ai lavori e come sono chiamati, i proprietari del 5%, possiedono il 7% di Disney, ma esercitano un'influenza sproporzionata.

 

La categoria successiva sul grafico è proprietari Istituzionali e Fondi comuni d'investimento. Controllano il 68%. E chi sono? Fidelity, State Street Corporation, JP Morgan Chase and Company, Price T Rowe Associates ecc. ecc.

 

La categoria successiva "Più importanti proprietari Fondi comuni d'investimento" con il Fidelity Contra Fund che possiede $1,2 B [$1.200.000.000,00] in pacchetti azionari; più di 36 milioni di azioni. In tutto, 1.095, istituzioni possiedono azioni. Ma alcuni sono più uguali degli altri. Il ruolo che giocano questi in gran parte irresponsabili fondi d'investimento viene esaminato raramente. Elencare soltanto i loro pacchetti azionari non investiga la loro influenza.

 

Alcuni fondi d'investimento ricevono un vantaggio supplementare accedono alle trattenute pensionistiche dei dipendenti. Così, non soltanto finanziano Disney, ma vengono finanziati da Disney con un flusso di entrate garantito anche se spesso i fondi non vanno bene.

 

Spiega Barry Dyke:  “E' sul controllo. Le società di fondi d'investimento ottengono il denaro di altre persone attraverso le trattenute sui salari sui loro  401[k] e quelle società di fondi ed i fondi che controllano, possiedono grandi quote in società come Disney.

 

Attraverso il lobbismo, essenzialmente con la Pension Protection Act of 2006, i datori di lavoro sono esonerati dalla responsabilità fiduciaria passiva finché utilizzano un fondo d'investimento; più specificamente un fondo d'investimento a data stabilita. I datori di lavoro sono esonerati dalla responsabilità, le società dei fondi d'investimento sono esonerati dall'inizio dalla responsabilità e fanno lo spregevole lavoro di essere in cerca di azionisti".

 

Quello che qui intende è che i loro guadagni sono stati relativamente bassie molti sono esplosi. Obbligare i dipendenti ad investire con loro non è per nulla onesto se perdono denaro.

 

Ritornando alla nostra lista, seguono "transazioni degli addetti ai lavori". Alcune delle informazioni sono considerate N/D—non disponibili.

 

Perché questo?

 

Ero alla ABC News e disponibile quando Disney piombò dentro per acquistare la società nel 1995 per $19 miliardi. Era stata in vendita per $11 miliardi appena due anni prima. L'affare è stata la più grande fusione di media nella storia, in quel momento, e il secondo maggiore ammontare di denaro mai pagato per una società USA.

 

Già nel 1940, Walt Disney aveva per la prima volta venduto le azioni per abbassare il debito. La Disney più moderna ha assunto miliardi di debiti per finanziare i suoi affari. Da dove veniva il denaro?

 

Guarda guarda, nessuna sorpresa, proprio dalle banche e dalle istituzioni finanziarie di Wall Street con le quali opera. Chiamatela sinergia, o chiamatela collusione, ma non del tipo che porta ad una migliore programmazione o responsabilità dei media.

 

La finale cancellazione graduale della ABC è avvenuta ad un incontro finale degli azionisti al quale ho assistito in uno studio TV di New York il 4 gennaio 1996. Ne ho scritto nel mio libro ‘The More You Watch, The Less You Know’ , notando che la votazione per vendere la società alla “Mouse House” (e, allo stesso tempo, arricchire i suoi azionisti) è stata approvata con un voto di 121.000.000 a 437.000. E' stato soltanto dopo che è stato fatto l'affare che sono state permesse le domande provenienti dall'uditorio.

 

Tanto per la democrazia aziendale! Sono riuscito a inserire una domanda --rivolta come "l'uomo nel retro della stanza". Ha infastidito i miei capi.

 

Ho chiesto all'ex presidente di Capital Cities, la prima società ad acquisire ABC e quindi il leader in partenza della ABC, se era "preoccupato" su cosa avrebbe significato la fusione per la nostra democrazia. [Uno dei fondatori e direttori di Capital Cities era il famigerato cospiratore dell'Iran-Contra William Casey che divenne il riservato e subdolo direttore della CIA di Ronald Reagan].

 

Non vi è stato nessun interesse per la mia preoccupazione. La mia domanda è stata ridicolizzata e respinta dal presidente Tom Murphy che ha dichiarato: "Sono preoccupato. No, non sono preoccupato". Murphy aveva prima raccontato a Charlie Rose che provava gusto a vincere. Gli è stato chiesto cosa questo significasse per lui.

 

"Fare soldi" è stata la sua risposta. "Chi ne fa di più vince. E' così che segniamo i punti".

 

In netto contrasto, lo storico dei media Robert McChesney era preoccupato, molto preoccupato, scrivendo più tardi: "Uno spettro ora si aggira per il mondo; un sistema dei media commerciali globale dominato da un piccolo numero di super potenti, principalmente basate negli USA, società dei media transnazionali. E' un sistema che opera per avanzare la causa del mercato globale e promuovere valori commerciali, mentre denigra il giornalismo e la cultura che non tendono al risultato finale immediato o di lungo termine degli interessi aziendali. E' tutt'altro che un disastro per la nozione più superficiale di democrazia -- una democrazia dove, per parafrasare la massima di John Jay, "coloro che possiedono il mondo devono governarlo".

Disney went on to acquire more stations. Their network now includes 200 affiliated stations, reaching nearly 100% of all U. S. television and 277 radio outlets, at last count. And they publish books, magazines, and financial and medical services information. The journalism they offer has noticeably declined as they slashed the number of employees in the News Division.

 

Soltanto un esempio recente e piccolo: verso la fine di agosto, ABC News ha riferito di nuove norme sulle carte di credito, recitando freddamente le nuove rivelazioni comandate nella nuova legge di "riforma". Non ha menzionato che nulla è stato fatto per tappare i tassi d'interesse o, come ha riportato il giorno successivo il Wall Street Journal, che "le banche e le società di carte di credito avevano elevato i tassi nonostante la debole economia ed il fatto che possono prendere in prestito a tassi a livelli bassi da record".

 

Perché ha fatto così? Poteva avere qualcosa a che vedere con gli interessi di coloro che possiedono la Disney, la società madre della ABC?

 

Ditemelo voi. [Incidentalmente, Disney offriva la sua carta di credito]. Ha pure censurato storie di pedofili  a Disneyland.

 

Le società di media insistono sempre che nessuno dice loro cosa fare, con Fox News forse la più abbagliante ed esplicita eccezione, considerando il controllo ideologico di Rupert Murdoch.

 

Tuttavia, anche se le 'Reti coprono il denaro in politica che compra leggi e noleggia politici, loro insistono che nessuno mai influenza le loro decisioni di cronaca -- non gli investitori, non gli inserzionisti pubblicitari e, certamente, non gli spettatori.

 

Il presidente Obama, viene detto, ha fatto ciò che era richiesto da Wall Street a causa di tutto il denaro che ha spalmato sulla sua campagna elettorale. Ma le società che possiedono e controllano le società dei media, con miliardi in ballo, hanno qualche autorità in "cosa mettere" e "cosa non mettere" in trasmissione?

Mai!

 

Il Dissettore di notizie Danny Schechter ha realizzato Plunder the Crime of our Time, un DVD e scritto un libro guida, The Crime Of Our Time, che investiga sulla crisi finanziaria come storia criminale. I commenti a dissector@mediachannel.org.