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Il capitalismo monopolistico, non i deficit dei bilanci statali,

alla radice della crisi dell'eurozona

Commentario dei redattori di Fight Back!

28 giugno 2012

 

La maggior parte dei paesi dell'eurozona, che comprende ma maggior parte delle principali economie d'Europa (sono due notevoli eccezioni la Gran Bretagna e la Svizzera), ora sono in recessione. La maggiore economia della zona, la Germania, sta rallentando rapidamente. La crisi crescente di sovrapproduzione tra le economie capitaliste d'Europa sta avendo un impatto mondiale, poiché le economie asiatiche e gli USA che vengono interessate dal commercio che rallenta e da crescenti paure di un'altra crisi finanziaria.

Negli ultimi due anni i media mainstream sta dipingendo un quadro della crisi economica nell'eurozona come una di troppa spesa dello stato sui programmi dello stato sociale, portando a grandi deficit di bilancio e debiti. Questo riflette un punto di vista di libero mercato, di destra, che la crisi di sovrapproduzione sotto il capitalismo vi sono a causa di 'troppo intervento pubblico' nell'economia. Il modello per questa storia è stato la Grecia, il cui grande deficit del bilancio statale di circa il 15% del PIL (totale produzione di beni e servizi) greco ed il grande debito pubblico (che è andato al 160% del PIL greco), nel 2010 ha scatenato la crisi. In risposta, i grandi capitalisti ed i loro politici hanno richiesto sempre più austerità nella forma di aumenti di imposte, tagli alla spesa e riduzione delle pensioni dei lavoratori e della protezione dell'occupazione.

Ma la Spagna, la cui economia è molto maggiore di quella della Grecia e che in realtà ha un tasso di disoccupazione più alto di quello della Grecia, è ora il nuovo centro della crisi. La Spagna ha appena dovuto prendere un salvataggio da 100 miliardi di euro ($125 miliardi) delle sue banche dall'eurozona. Ma effettivamente durante l'ultima espansione economica (2001-2007) la Spagna ha avuto avanzi del bilancio statale cosicché le sue entrate fiscali sono state maggiori della spesa pubblica. Per contrasto, la Germania, che viene spesso ritratta come 'economa', ha anche avuto deficit del bilancio statale (sebbene circa della metà della grandezza di quelli della Grecia). Inoltre la Spagna ha avuto uno dei livelli più bassi di debito statale totale prima dell'ultima recessione ed ancora ha avuto un livello del debito pubblico più basso della Germania, finché ha acquisito il piano di salvataggio bancario.

Quello che la Grecia e la Spagna (assieme a Portogallo ed Irlanda che pure hanno dovuto imporre l'austerità in cambio di altri prestiti) avevano in comune è che tutti hanno avuto grandi afflussi di capitali dalla Germania e da altri paesi del nord Europa. Quando la recessione (ovvero, in un numero crescente di paesi, la depressione) e la crisi finanziaria che è iniziata negli USA hanno colpito, questi flussi di capitali si sono seccati. Così l'attuale crisi dell'eurozona è molto simile alla crisi economica asiatica del 1997, che è risultata anche da una crescita e poi un crollo dei flussi di capitale ed ha portato ad una grave crisi di sovrapproduzione che si è propagata alla Russia ed all'America Latina.

Queste crescite e crolli provocati dai flussi internazionali di capitale non sono degli incidenti; piuttosto sono un fatto della vita sotto il moderno capitalismo monopolistico. Circa 100 anni fa, il rivoluzionario russo V.I. Lenin rilevò che la concentrazione e centralizzazione del capitale portava ad una manciata di enormi società che dominano industria dopo industria. Lenin chiamò questo capitalismo monopolistico per differenziarlo dal capitalismo più competitivo del tempo di Marx, dove la maggior parte delle imprese capitaliste erano relativamente piccole.

Una delle caratteristiche del capitalismo monopolistico indicate da Lenin era che l'esportazione di capitale, che è il movimento del denaro attraverso le frontiere, diventava più importante del commercio internazionale, ovvero il movimento di beni e servizi tra paesi. Oggi i flussi di capitale, sia che per investimenti che per motivi speculativi, eccedono di gran lunga il valore del commercio. Nel 2010, il commercio mondiale è stato circa di $75 miliardi al giorno. Per contrasto, il mercato dei cambi esteri, che cambia denaro per  commercio, investimenti e speculazione, era in media di un enorme $4 trilioni al giorno, ovvero 50 volte maggiore del commercio di beni e servizi.

Mentre gli apologeti del libero mercato per il capitalismo monopolistico sostengono che questi enormi flussi di capitale speculativo in realtà rendono più stabile il capitalismo, il fatto è che questi flussi possono essere la causa di crisi economiche di sovrapproduzione mondiali. Questi enormi flussi internazionali di capitale vanno di pari passo con la crescita del settore finanziario, un'altra caratteristica del capitalismo monopolistico descritta da Lenin nella sua opera L'imperialismo, fase suprema del capitalismo.

Alcuni paesi ad economia capitalista, come la Malesia durante la crisi economica del 1997, deviò dalle fantasie del libero mercato ed introdusse controlli sui flussi di capitale. Mentre gli economisti del libero mercato predissero il disastro, questi controlli effettivamente aiutarono l'economia della Malesia a superare la crisi.

Ma, mentre i controlli sul capitale, come altre politiche governative keynesiane come la spesa in deficit statale, possono contribuire a ridurre il danno di una crisi economica, non impediscono queste crisi. Più questi controlli aiutano a limitare i danni della crisi, più i capitalisti vogliono ridurre il ruolo dello stato nell'economia per lasciare libere le grandi società e le grandi banche di guadagnare il massimo dei profitti. E' questa la politica di deregolamentazione, imposta negli ultimi 30 anni dai politici comprati e pagati dall'1%.

Soltanto con un'economia socialista un paese può distanziarsi dal vortice finanziario capitalista monopolistico globale che sta portando da un disastro economico all'altro. Un'economia socialista è una dove la produzione è per i bisogni del popolo e non per il profitto e la proprietà non è concentrata nelle mani dell'1% ricco ma invece posseduta collettivamente dal popolo.