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La maggior parte dei paesi dell'eurozona, che comprende ma
maggior parte delle principali economie d'Europa (sono due notevoli
eccezioni la Gran Bretagna e la Svizzera), ora sono in recessione.
La maggiore economia della zona, la Germania, sta rallentando
rapidamente. La crisi crescente di sovrapproduzione tra le economie
capitaliste d'Europa sta avendo un impatto mondiale, poiché le
economie asiatiche e gli USA che vengono interessate dal commercio
che rallenta e da crescenti paure di un'altra crisi finanziaria.
Negli ultimi due anni i media
mainstream sta dipingendo un quadro della
crisi economica nell'eurozona
come una di troppa spesa dello stato sui programmi dello stato
sociale, portando a grandi deficit di bilancio e debiti. Questo
riflette un punto di vista di libero mercato, di destra, che la
crisi di
sovrapproduzione sotto il capitalismo vi sono a causa di
'troppo intervento pubblico' nell'economia. Il modello per questa
storia è stato la Grecia, il cui grande deficit del bilancio statale
di circa il 15% del PIL (totale produzione di beni e servizi) greco
ed il grande debito pubblico (che è andato al 160% del PIL greco),
nel 2010 ha scatenato la crisi. In risposta, i grandi capitalisti ed
i loro politici hanno richiesto sempre più austerità nella forma di
aumenti di imposte, tagli alla spesa e riduzione delle pensioni dei
lavoratori e della protezione dell'occupazione.
Ma la Spagna, la cui economia è molto maggiore di quella della
Grecia e che in realtà ha un tasso di disoccupazione più alto
di quello della Grecia, è ora il nuovo centro della crisi. La Spagna
ha appena dovuto prendere un salvataggio da 100 miliardi di euro
($125 miliardi) delle sue
banche dall'eurozona. Ma effettivamente durante l'ultima espansione
economica
(2001-2007) la Spagna ha
avuto avanzi del bilancio statale cosicché le sue entrate
fiscali sono state maggiori della spesa pubblica. Per contrasto, la
Germania, che viene spesso ritratta come 'economa', ha anche avuto
deficit del bilancio statale (sebbene circa della metà della
grandezza di quelli della Grecia). Inoltre la Spagna ha avuto uno
dei livelli più bassi di debito statale totale prima dell'ultima
recessione ed ancora ha avuto un livello del debito pubblico più
basso della Germania, finché ha acquisito il piano di salvataggio
bancario.
Quello che la Grecia e la Spagna (assieme a Portogallo ed
Irlanda che pure hanno dovuto imporre l'austerità in cambio di altri
prestiti) avevano in comune è che tutti hanno avuto grandi afflussi
di capitali dalla Germania e da altri paesi del nord Europa. Quando
la recessione (ovvero, in un numero crescente di paesi, la
depressione) e la crisi finanziaria che è iniziata negli USA hanno
colpito, questi flussi di capitali si sono seccati. Così l'attuale
crisi dell'eurozona è molto simile alla crisi economica asiatica del
1997, che è risultata anche da una crescita e poi un crollo dei
flussi di capitale ed ha portato ad una grave crisi di
sovrapproduzione che si è propagata alla Russia ed all'America
Latina.
Queste crescite e crolli provocati dai flussi internazionali di
capitale non sono degli incidenti; piuttosto sono un fatto della
vita sotto il moderno capitalismo monopolistico. Circa 100 anni fa,
il rivoluzionario russo V.I. Lenin rilevò che la concentrazione e
centralizzazione del capitale portava ad una manciata di enormi
società che dominano industria dopo industria. Lenin chiamò questo
capitalismo monopolistico per differenziarlo dal
capitalismo più competitivo del tempo di Marx, dove la maggior parte
delle imprese capitaliste erano relativamente piccole.
Una delle caratteristiche del capitalismo monopolistico
indicate da Lenin era che l'esportazione di capitale, che è il
movimento del denaro attraverso le frontiere, diventava più
importante del commercio internazionale, ovvero il movimento di beni
e servizi tra paesi. Oggi i flussi di capitale, sia che per
investimenti che per motivi speculativi, eccedono di gran lunga il
valore del commercio. Nel 2010, il commercio mondiale è stato circa
di $75 miliardi al giorno. Per contrasto, il mercato dei cambi
esteri, che cambia denaro per commercio, investimenti e
speculazione, era in media di un enorme $4 trilioni al giorno,
ovvero 50 volte maggiore del commercio di beni e servizi.
Mentre gli apologeti del libero mercato per il
capitalismo monopolistico sostengono che questi enormi flussi
di capitale speculativo in realtà rendono più stabile il
capitalismo, il fatto è che questi flussi possono essere la causa di
crisi economiche di sovrapproduzione mondiali. Questi enormi flussi
internazionali di capitale vanno di pari passo con la crescita del
settore finanziario, un'altra caratteristica del capitalismo
monopolistico descritta da Lenin nella sua opera L'imperialismo,
fase suprema del capitalismo.
Alcuni paesi ad economia capitalista, come la Malesia durante
la crisi economica del 1997, deviò dalle fantasie del libero mercato
ed introdusse controlli sui flussi di capitale. Mentre gli
economisti del libero mercato predissero il disastro, questi
controlli effettivamente aiutarono l'economia della Malesia a
superare la crisi.
Ma, mentre i controlli sul capitale, come altre politiche
governative keynesiane come la spesa in deficit statale, possono
contribuire a ridurre il danno di una crisi economica, non
impediscono queste crisi. Più questi controlli aiutano a limitare i
danni della crisi, più i capitalisti vogliono ridurre il ruolo dello
stato nell'economia per lasciare libere le grandi società e le
grandi banche di guadagnare il massimo dei profitti. E' questa la
politica di deregolamentazione, imposta negli ultimi 30 anni
dai politici comprati e pagati dall'1%.
Soltanto con un'economia socialista un paese può distanziarsi
dal vortice finanziario capitalista monopolistico globale che sta
portando da un disastro economico all'altro. Un'economia socialista
è una dove la produzione è per i bisogni del popolo e non per il
profitto e la proprietà non è concentrata nelle mani dell'1% ricco
ma invece posseduta collettivamente dal popolo.
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