Myanmar-Birmania
La strategia degli U.S.A. verso le rivolte del 1988 e del 2007
di Sara Flounders
1° novembre 2007
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Il Myanmar è lo stato più etnicamente vario nella terraferma nel sudest asiatico. La nazionalità birmana comprende intorno al 68% della popolazione. Un terzo della popolazione sono delle nazionalità oppresse storicamente. Il governo riconosce otto nazionalità principali e 135 distinti gruppi etnici. Il carattere multietnico del Myanmar e la lotta delle minoranze etniche contro la dominazione birmana è un tema ricorrente nella storia del Myanmar. Così era pure il profondo sentimento anticoloniale e l'opposizione a decenni di dominio coloniale britannico. Nel 1989, dopo avere brutalmente soffocato una rivolta nazionale popolare, la dittatura militare rinominò il paese "L'Unione del Myanmar" nel tentativo di guadagnare un qualche sostegno popolare e di riflettere le molte nazionalità invece che soltanto quella birmana. I funzionari governativi hanno detto che il cambiamento del nome del paese avrebbe meglio riflesso la diversità etnica del paese e fornire uno sganciamento dal passato coloniale britannico. Myanmar e la sua capitale Yangon erano i nomi originari prima che l'amministrazione coloniale britannica le rinominasse Birmania e Rangoon. Le Nazioni Unite e molti singoli stati hanno accettato Myanmar come nome del paese, dal momento che molti altri paesi si sono dati un nuovo nome. Solamente la Gran Bretagna, l'ex potenza coloniale, e gli USA insistono nell'utilizzare il nome Birmania, come fanno alcuni oppositori della giunta militare che sono legati più strettamente all'occidente. Nel riferirsi alla storia del paese prima del 1989, Birmania è il nome appropriato. La storia anticoloniale Nei secoli 19° e 20° vi è una lunga storia di resistenza alla conquista ed all'occupazione britannica della Birmania che ancora oggi riecheggia in Myanmar. Dal 1822 al 1947 l'impero britannico ha combattuto in Birmania cinque guerre di conquista. Per tutta questa lotta i britannici hanno utilizzato le differenze tra i molti diversi gruppi nazionali ed etnico-linguistici a vantaggio del dominio britannico. Come in molte altre lotte di liberazione nazionale, l'opposizione al dominio coloniale razzista attirò un vasto spettro della popolazione. Assieme a milioni di lavoratori e piccoli contadini, tutte le lotte di liberazione attirarono leader religiosi, poeti, artisti, intellettuali e le classi di industriali e mercanti locali. I monaci buddisti sono stati il simbolo di guida di molte proteste contro il dominio britannico. Le attuali proteste guidate dai monaci fanno parte di una tradizione di azione popolare birmana/myanmar contro regimi impopolari e repressivi. Il movimento di liberazione nazionale in Birmania comprendeva una ampia opposizione comunista all'imperialismo ed una opposizione nazionale della borghesia di interessi imprenditoriali locali avversi al dominio coloniale. Dove, alla fine della seconda guerra mondiale, i britannici, i francesi e gli USA non potevano più mantenere la vecchia dominazione coloniale cercarono invece di garantire che le forze della borghesia legate all'imperialismo, forze che avrebbero continuato le relazioni economiche costituite, sarebbero state riconosciute come i nuovi governi emergenti. I comunisti rivoluzionari guidarono il risveglio politico che percorse rapidamente l'Asia, specialmente la rivoluzione cinese e le lotte di liberazione nazionale in Corea, Vietnam, Laos e Cambogia. In Indonesia and Malesia, i movimenti comunisti furono repressi brutalmente. In Birmania erano riflesse tutte queste correnti politiche. Un regime militare birmano senza una base popolare si piegò tuttavia alla pressione della massa e nazionalizzò la maggior parte delle industrie e delle risorse. Il regime subì una serie di colpi di stato militari. Dopo l'indipendenza vi furono molte diverse insurrezioni e ribellioni contro il nuovo governo birmano. I Karen, Kachin, Shan, Mon, Arakan, Chin ed altri gruppi nazionali ed etnici hanno combattuto lotte armate per rivendicare i loro diritti. Di quando in quando sono stati firmati degli accordi di pace e dei cessate il fuoco senza risolvere le questioni dell'autonomia e del federalismo. Il Partito Comunista Birmano è stato attivo contro le occupazioni britannica e giapponese e dopo l'indipendenza nel 1948 ha lanciato una ribellione contro il governo che è durata per 40 anni nelle aree rurali del nord lungo il confine cinese. Vi sono stati potenti movimenti urbani, movimenti dei lavoratori a guida socialista, rivolte contadine, proteste per la democrazia e ribellioni popolari. La rivolta del ‘8888’ La più significativa insurrezione rivoluzionaria contro il regime ha avuto luogo nel 1988. L'imperialismo USA prese un atteggiamento molto differente verso la rivolta del 1988 rispetto al suo appoggio alle dimostrazioni del mese scorso. Dimostrarono che l'imperialismo valuta queste lotte in base a se minacciano o sostengono gli interessi imperialisti. Simile alla lotta di questo anno, le dimostrazioni del 1988 iniziarono con l'opposizione ad improvvisi aumenti di prezzo dei generi alimentari e del carburante e con azioni studentesche contro la repressione politica e con processioni religiose. Questa era nota come la "Rivolta dell'8888" perché, dopo diversi mesi di azioni di intensificazione, le forze attive stabilirono l'8 agosto 1988 come l'inizio di uno sciopero generale nazionale contro il regime. Otto minuti dopo le otto dell'8 agosto, i lavoratori portuali del porto di Rangoon uscirono in sciopero ed iniziarono a marciare nella città. Vennero raggiunti da processioni che portarono nelle strade l'intera città. Decine di migliaia di contadini arrivarono dalla campagna. Scoppiarono simultaneamente per tutto il paese dimostrazioni ed azioni di sciopero—a Mandalay, Sagaing, Shwebo, Moulmein, Taunggyi ed in molte altre città. I militari spararono sui dimostranti e centinaia vennero uccisi. Ne seguì un sollevamento rivoluzionario. Il popolo istituì i Consigli Popolari in città e paesi per tutto il paese. L'apparato dello stato si disintegrò. Vi furono ammutinamenti di unità militari e le forze di polizia si sbriciolarono. La gente prese d'assalto le prigioni e liberò migliaia di prigionieri politici, si impadronì dei magazzini e distribuì il riso. Sorsero organizzazioni di massa e comitati rivoluzionari che assunsero la direzione dei compiti essenziali della vita cittadina—dal gestire gli ospedali a dirigere il traffico. Il Fronte Democratico Nazionale—che rappresentava 10 organizzazioni guerrigliere armate di diverse nazionalità oppresse—emanò un proclama che chiedeva una offensiva militare coordinata e sollevava le proprie richieste di autonomia, uguaglianza e solidarietà con il sollevamento rivoluzionario. Diversamente dalla cronaca favorevole delle dimostrazioni dei monaci questo scorso settembre, i media corporativi negli USA nel 1988 avvertirono di crescente anarchia e raccontarono che la Birmania stava scendendo in una spirale di caos. I governi imperialisti ordinarono al personale delle loro ambasciate di evacuare. Dall'ONU non arrivò nessuno a sostenere questo movimento democratico. Nessuno chiese sanzioni contro i generali. I generali risposero cercando di dividere il movimento e di riguadagnare la fedeltà della classe superiore e di elementi della classe media. Promisero di togliere le restrizioni commerciali, aprire l'economia agli investimenti stranieri, negoziare nuovi prestiti e ristrutturare l'economia. Le banche USA e giapponesi concessero rapidamente prestiti per 3,8 miliardi di dollari. Le corporations USA come la Unocal, oggi Chevron, intervenirono rapidamente a prendere vantaggio della brutale repressione dei militari ottenendo grandi concessioni dalla dittatura militare per i giacimenti di petrolio e di gas. Il Myanmar possiede rame, stagno, tungsteno, ferro, assieme a petrolio e gas naturale. Possiede grandi foreste di alberi di legno duro e—una volta il maggiore esportatore mondiale di riso—ha ricca terra agricola. Tutte queste risorse sono di grande interesse per le grandi società multinazionali. I generali promisero nuove elezioni. Il dittatore U Ne Win si dimise. Vi fu un nuovo rimaneggiamento di facce tra i generali. Quindi il 18 settembre 1988 il regime dichiarò uno stato di emergenza. La repressione della legge marziale fu così violenta che da 3.000 a 10.000 leader ed attivisti di base furono uccisi nel giro di qualche giorno e decine di migliaia furono rastrellati ed imprigionati per anni. La repressione ed il governo militare sono continuati per 19 anni. L'insurrezione del 1988 aprì la strada alle elezioni dell'Assemblea del Popolo del 1990, le prime tenute da 30 anni. La Lega Nazionale per la Democrazia, guidata da Aung San Suu Kyi, conquistò alle elezioni oltre il 60% dei voti e più dell'80% dei seggi parlamentari. In seguito il governo del generale superiore Saw Maung annullò i risultati delle elezioni. Dopo la brutale repressione del 1988 e con la leadership più rivoluzionaria del movimento del 1988 deceduta, in carcere o in fuga, gli USA cominciarono a finanziare una opposizione ai generali che fosse ritenuta più favorevole agli interessi corporativi USA. Il National Endowment for Democracy (NED), l'Open Society Institute di George Soros, la Freedom House, l'Albert Einstein Institute ed il Dipartimento di Stato USA hanno collaborato nel finanziare, addestrare e fornire appoggio materiale e di informazione per una nuova generazione di opposizione al governo del generale. I finanziamenti del NED di 2,5 milioni di dollari annui dal 2003 sono concentrati sul cambio di regime. Il NED ammette di finanziare i media chiave dell'opposizione come il New Era Journal, Irrawaddy e la radio Democratic Voice of Burma. L'ufficio del Console Generale USA nella vicina Thailandia, ora sotto una dittatura che è favorevole agli interessi USA, ha fornito importante appoggio logistico ed addestramento. Resta da vedere se queste organizzazioni sovversive possano controllare il movimento di massa del Myanmar. L'appoggio coperto degli USA all'opposizione in Myanmar è fondata sull'allargare rapidamente il ritorno al coinvolgimento nell'Asia meridionale. La crescente preoccupazione della aziende USA per la crescita della Cina e la spinta del Pentagono per piantare una nuova generazioni di basi USA per controllare gli Stretti di Malacca conduce ad un rinnovato impegno degli USA nella regione. Circa l'80% del petrolio diretto alla Cina passa attraverso questi stretti. Il vero atteggiamento dell'imperialismo USA verso il movimento in Myanmar non è guidato dall'interesse di Washington al cambiamento democratico. Dipenderà dagli interessi economici e dai piani militari strategici degli USA nella regione.
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