|
Come e perché i servizi di intelligence americani creano reti terroriste
Oggi molte persone sono convinte che la CIA e gli Stati Uniti siano
i padri fondatori del terrorismo che ha inghiottito il mondo. Questa
convinzione è ben fondata. Le prove abbondano riguardo ai legami tra
l'intelligence americana ed i terroristi. Effettivamente, sono proprio
gli USA che hanno allevato la maggior parte di questi gruppi che stanno
facendo saltare in aria il mondo contemporaneo e ciò è stato compiuto,
come risulta, nell'interesse degli americani allo scopo di realizzare
degli obiettivi concreti, sia per l'acquisizione di risorse che per
incitare al caos nel territorio di un avversario, ma complessivamente
allo scopo di mantenere la loro egemonia. Un numero crescente di fatti
suggerisce che nessun altri che gli USA siano i principali allevatori
del terrorismo, i principali clienti e creatori delle reti terroriste.
Le agenzie di intelligence americane sono state prese ad assistere
il terrorismo più di una volta. Hanno anche partecipato ad organizzare
diversi attacchi terroristici simili agli attacchi di al Qaeda dell'11
settembre 2001 allo scopo, per esempio, giustificare l'intervento su
vasta scala negli affari mediorientali. Come molte circostanze hanno
provato, forse non la CIA stessa come istituzione, ma certe forze
all'interno della CIA e dell'intelligence americana nel complesso sono
state coinvolte nella preparazione dell'attacco terroristico, come pure
in numerose altre sortite terroristiche per il mondo. Il fatto che nel
rapporto ufficiale dell'indagine sugli eventi dell'11/9 le cose non
abbiano senso non ha infastidito nessuno negli USA proprio dall'inizio.
Inoltre, dozzine di investigazioni indipendenti hanno confermato che non
è stato bin Laden, ma centinaia di persone ben preparate ed apposta
addestrate che hanno organizzato questa operazione in grande scala.
Niente altro si può presupporre dato che una mosca non può volare senza
la conoscenza dei servizi di intelligence. E tutto ciò viene fatto allo
scopo di provocare l'inizio della fase attiva dell'invasione USA del sud
dell'Eurasia, un'operazione che un poco più tardi è giunta ad essere
formulata come il progetto del Grande Medio Oriente.
Se c'è petrolio, un pretesto si troverà
Gli Stati Uniti hanno da lungo tempo acquisito l'abitudine di
invadere paesi del Medio Oriente per prendere gas, petrolio ed altre
risorse naturali sotto il pretesto di combattere il terrorismo. E'
questo il caso di Iraq, Libia, Siria e di molti altri stati. Tuttavia,
nonostante siano tra le motivazioni più importanti, il petrolio e gli
idrocarburi non sono l'unico né il fattore principale. In realtà, gli
americani hanno sempre adoperato una combinazione di fattori. In prima
linea del perno di ogni avventura degli americani vi sono, naturalmente,
dei fattori geopolitici. Nel nostro caso, questo è il groviglio
geostrategico dell'Eurasia dei cosiddetti "anelli Anaconda", vale a dire
teste di ponte strategiche dell'occidente globale guidato dagli USA e
rinforzato dalle basi militari americane o NATO.
La presenza di petrolio, gas e di altri minerali è desiderabile, ma
non necessaria. Per esempio, in
Afghanistan non vi è nulla oltre a rocce e sabbia, ma nondimeno gli USA
ci sono andati, usando il paese come rampa di lancio per l'operazione
di ridisegno del Medio Oriente e dell'Asia Centrale, perché questo è un
importante nodo strategico per stabilire il controllo americano
sull'intera regione. Quindi, il fattore risorse è effettivamente molto
importante, ma non il principale e non l'unico fattore.
Le reti terroriste come arma moderna
La CIA e le altre agenzie di sicurezza USA hanno creato al Qaeda e
numerose reti terroriste ed "umanitarie" per rinforzare il dominio
strategico dell'America in quegli angoli del pianeta che sono più
inaccessibili per la democrazia occidentale. E' questo l'obiettivo
principale della guerra di rete. Le tecniche delle cosiddette "guerre di
sesta generazione", nelle quali i successi militari vengono realizzati
senza l'utilizzo di proprie truppe e di armi convenzionali, ma per mezzo
di reti costituite sul territorio desiderato attraverso cui vengono
risolti gli obiettivi strategici della politica estera americana
- sono questi oggi i mezzi principali degli USA per realizzare il
controllo globale.
La stessa al Qaeda non è letteralmente nulla più che una "base",
una "struttura", o "rete". Nell'ambiente di rete globale che copre
praticamente l'intero pianeta, chiamare un'organizzazione terrorista di
rete una "rete" è lo stesso che chiamare quotidiano un "quotidiano" e
giornale un "giornale". Una "organizzazione" è semplicemente un genere
di matrice di rete, un concetto vuoto che è soltanto dopo imbevuto del
contenuto necessario dipendente dalla situazione. I suoi compiti sono
stabiliti a seconda degli obiettivi intesi di politica estera degli USA,
cioè determinati dalla situazione. Come ogni "struttura senza una
testa", una "organizzazione" sorge e può crescere in ogni punto del
pianeta perché non è gerarchica ma rappresenta un "rizoma", una serie di
collegamenti, nodi orizzontali e di punti d'intersezione che sono
infinitamente complementari e sovrapposti. Il defunto bin Laden era
semplicemente uno dei molti portavoce della struttura ramificata di al
Qaeda. Governarla mentre si resta in una caverna non soltanto è
difficile
- è semplicemente impossibile. Ed è questo affatto necessario? Una rete è
non tracciabile ed è impossibile distruggere tutti i suoi seguaci
attraverso l'identificazione della sua
leadership. Una rete è questo.
Dovunque sorgano le idee dell'islamismo, così sorgono delle reti
simili a al Qaeda,
Daesh, Hizb ut-Tahrir ed esemplari simili. E'
assolutamente impossibile abbattere una rete distruggendo i suoi
principali esecutori o persino l'intero nodo, perché ne esiste un altro,
un secondo e quindi un terzo ed un quinto nodo in punti diversi con lo
stesso numero di collegamenti come il nodo precedentemente distrutto. Le
reti sono una nuova forma di fare la guerra adottata ufficialmente dal
Pentagono e, riempiendole di contenuto terroristico, gli USA creano
un'arma efficace contro il loro nemico. Ma soltanto i loro nemici?
Bombardare, non cooperare
Agli inizi di marzo 2017, l'amministrazione Trump ha annunciato che
la cooperazione tra gli USA e la Russia sulla lotta congiunta al
terrorismo è rinviata indefinitamente. Perché improvvisamente gli USA
non hanno voluto unirsi a noi e porre fine con nessuna fretta di
cominciare una guerra al terrore su vasta scala, come
Donald Trump ha proclamato soltanto di recente nella sua campagna elettorale? Il
segreto è che il nuovo presidente americano
è stato alla fine messo al corrente di tutti i documenti segreti.
Trump è rimasto sorpreso di scoprire che risulta che il terrorismo non è
in se stesso un fenomeno, ma qualcosa creato dall'intelligence
americana. Non sapeva di questo quando era un candidato presidenziale,
quindi le sue parole sull'andare a combattere il terrorismo insieme alla
Russia e persino con Assad e la Damasco ufficiale. Trump ripeteva di
routine che "Andremo a finire questo dannato ISIS e lo scaricheremo
nel vater".[1]
Ed ora vi è confusione. Subito dopo essere
diventato presidente ed avere ricevuto documenti classificati, Trump li
ha aperti impazientemente soltanto per guardare con sorpresa e
sconforto. Comprendendo
cosa
è in gioco, è rimasto sconcertato e si è rivolto ai suoi consiglieri:
"Come è possibile questo"? Nondimeno, resta il fatto che le reti
terroriste sono create dalla CIA con il sostegno finanziario e
diplomatico degli USA. "Oh Dio"!, ha gridato Trump, "Che incubo"! E cosa
si presumeva facesse ora? Distruggere tutto ciò che è stato creato nel
corso degli anni dal massacrante lavoro di centinaia di "uomini e
donne", cioè dai dipendenti dell'intelligence americana? E'
semplicemente obbligato a rinviare la lotta al terrorismo. Ora almeno ha
bisogno di pensare a come uscire da questa situazione.
"Al diavolo! Siamo noi ad avere creato questo! Perché non me lo avete
detto prima"? viene affrontato con "Scusatemi
Mr. Trump, ma chi eravate allora? Non eravate nessuno. Ed ora siete presidente".
Si presenta la domanda: se il terrorismo è un prodotto
americano, allora perché l'Europa, il principale alleato degli USA,
soffre per il terrorismo? Dopo tutto, non è un segreto che nella "loro"
Europa, gli attacchi terroristici avvengono con regolarità sorprendente,
come in Belgio, a Parigi e a Berlino. La risposta è semplice: l'Europa è
un perno, un nodo della rete terroristica globale americana, uno dei
molti server proxy per preparare e spedire terroristi attraverso
l'intero continente euroasiatico, il Medio Oriente, il Nord Africa e lo
spazio post sovietico. E' un sito dell'attività terroristica. Lì i
terroristi si passano le vacanze, lì si preparano, lì raccolgono i
finanziamenti e reclutano un tipo speciale di islamisti con fenotipi
europei.
Oggi l'Europa è un nodo molto importante nella rete terrorista
globale. Ma poiché l'Europa è in condizione di occupazione americana e
schiacciata dal tallone della NATO dalla fine della seconda guerra
mondiale, non osa aprire la bocca e proferire una parola. Infatti,
l'Europa stessa non ha più voce. E' come se
Washington le dica: "Qualcosa qui è stato fatto saltare in aria, niente di cui preoccuparsi, soltanto costi. Stiamo realizzando
il grande progetto di dominazione globale della civiltà occidentale.
Qualcosa è stato fatto saltare, e allora che? Capita. Qualcosa è andato
male, l'impianto ha mal funzionato, qualcosa è rimbalzato, scosso, bene,
cosa fate. I trucioli volano". Si, degli eccessi effettivamente in
Europa accadono, dove qualche terrorista va un poco fuori controllo e va
ed uccide qualcuno, ma si suppone che questo non sia nulla nel piano di
dominazione globale degli USA.
La lotta contro il terrorismo è per gioco? La Russia non ha voce in
capitolo?
Oggi la Russia è probabilmente l'unico paese che combatte il
terrorismo mentre il resto
- l'occidente, l'Europa e gli Stati Uniti
- parlano soltanto di farlo mentre non compiono nessuno sforzo in questa
lotta antiterrorismo. La Russia sta veramente combattendo il terrorismo,
evidentemente perché in Russia nessuno
è "aggiornato" sul fatto che gli americani stessi hanno creato il
terrorismo. Naturalmente, sospettiamo qualcosa, ma poiché la nostra
leadership è formata da gente comune, non riesce nemmeno a credere che gli
americani abbiano veramente creato il terrorismo. "Probabilmente
queste sono alcuni diletti cospiratori", scrollano le spalle,
guardando il presidente, i membri del Consiglio di Sicurezza della
Federazione Russa, "Più probabilmente i terroristi esistono per conto
proprio e gli americani li combattono, ma sono soltanto arroganti e non
cooperano con noi. Bene, eccellente, combatteremo senza cooperazione".
Se si pone la domanda se gli americani stiano combattendo il
terrorismo, la risposta è ovvia. Stanno combattendo soltanto in modo che
questo terrorismo da loro creato in qualche modo non si riversi
accidentalmente negli USA stessi. Monitorano rigorosamente i batteri del
terrorismo diffusi per il mondo dall'amministrazione americana, in modi
che non infettino in nessun caso l'America. Ma questa è una speranza
completamente ingenua generata dalla coscienza adolescente dello stato
americano. Data la vasta scala della copertura della rete e le dinamiche
della globalizzazione, prima o poi il terrorismo, rilasciato dalla
provetta degli strateghi americani, troverà la sua strada verso gli USA
e, come dovunque, salterà tutto in aria, non lasciando nulla
d'intentato.
Perché ora soltanto la Russia sta combattendo il terrorismo, mentre
il resto ci sta semplicemente osservando perplessi, non comprendendo,
come se si chiedesse: "Sono semplicemente tagliati fuori da tutto o
vogliono di fatto distruggere il terrorismo americano? Cosa sta
succedendo"? E
Donald Trump,
catturato dai neocon, sta cercando come tutto il resto
di capire cosa sta succedendo. La sua domanda è, prima di tutto, che
fare con le reti terroristiche create da
Washington con il sostegno dell'intelligence americana;
in secondo luogo, cosa fare con la Russia, che sta combattendo il
terrorismo, distruggendolo veramente e non soltanto per gioco come tutti
i paesi civilizzati "normali" e, in terzo luogo, come continuare a
vivere e non andare all'inferno, che è di fatto inevitabile quando
parliamo delle elite americane, per il motivo che la loro grandezza in
questo vano mondo è dal principe di questo mondo.
***
[1]
Un riferimento all'osservazione di Putin del 1999 sul rinforzo
delle operazioni antiterrorismo in Cecenia.
|