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Libro: Evidence Of Suspicion: A
Writer’s Report On The War On Terror
Autore: Amitava Kumar
Editore: Picador India, 223 pagine,
Anno di pubblicazione: 2010
Libro: Rounded Up: Artificial
Terrorists and Muslims Entrapment After 9/11
Autore: Shamshad Ahmad
Editore: The Troy Book Makers, USA,
267 pagine
Anno di pubblicazione: 2009
Nel 1958, mentre veniva pronunciata una sentenza sul caso
Sherman v.
Stati Uniti, la Corte Suprema degli Stati Uniti
notoriamente dichiarò che "la funzione della polizia è la
prevenzione del crimine e la cattura dei criminali. Ovviamente,
questa funzione non include la fabbricazione del crimine". Ma sembra
che, anche dopo più di mezzo secolo nel futuro, le agenzie di
polizia—l'FBI & Company non soltanto considerino fabbricare il crimine (leggi
terroristi) come la loro 'funzione' più importante ma che la
esercitino con lo stesso zelo e passione specialmente in nome della
'guerra al terrore'.
I due libri—Rounded Up: Artificial Terrorists and Muslim Entrapment
After 9/11
di Shamshad Ahmad
e Evidence of Suspicion: A writer’s report on the war on
terror
di Amitava Kumar, sotto recensione, sono degli esempi illustrativi
dello stesso. I libri profilano e documentano due differenti casi
ciascuno di intrappolamento, persecuzione razziale, caccia alle
streghe pubblica e creazione di terroristi artificiali nel nome
della lotta al terrore principalmente da parte degli Stati Uniti
d'America, specialmente come strascico di eventi tragici come l'11
settembre 2001, e da parte dei loro alleati, incluso in nostro
paese, l'India.
Amitava Kumar
è uno scrittore di fama mondiale e di vari libri che
comprendono il famoso
'Husband of a Fanatic'.
Attualmente insegna letteratura dell'11/9 al
Vassar College
di New Work State, USA. Shamshad Ahmad
è fondatore e presidente della moschea di
As-Salam, Albany.
Insegna fisica all'Università di
Albany/ State University
di New Work.
Il suo libro è sull'intrappolamento di due membri della sua
moschea (compreso l'imam).
Fabbricare ‘terroristi’
Entrambe i libri espongono dettagliatamente di due interessanti
ma ridicoli casi—uno in India, nella città di Mumbai, un altro negli
USA, nella città di Albany, di come vengono prodotti i 'terroristi'.
Per voi potrebbe arrivare come una sorpresa ma la realtà è che il
modus operandi è quasi lo stesso. Prendiamo prima l'India.
Nel suo libro,
Amitava Kumar
parla di
Iqbal
Haspatel, che era stato falsamente arrestato con accuse
di terrorismo un mese dopo gli attentati di Bombay del 1993. Le
accuse contro di lui erano che nella sua stanza erano stati
ritrovati venticinque proiettili e diciassette tubi bomba e
munizioni. Circa quattro giorni dopo il ritrovamento, i 'proiettili'
scoperti erano in realtà parti di un macchinario tessile e furono
chiamati rocchetti o blocca-torsione.
(p.2)
Come
Amitava,
anche
Shamshad ha una storia—la storia del
‘comandante’, Yassin
Aref. Aref Hussain
è stato arrestato il 5 agosto 2004 su accuse di avere dei
collegamenti terroristici.
Shamshad dettaglia su un incidente di 'traduzione errata" da
parte dell'FBI nel caso Aref, per provare che la persona che ha
catturato è il 'comandante' di un gruppo terrorista in
Iraq ed è una seria minaccia al paese. La 'prova' che aveva, il suo
nome ed il suo indirizzo originario a Albany e il numero di telefono
erano stati trovati in un pc portatile scoperto in un campo
terrorista a Rawah, Iraq settentrionale. E in quel pc portatile ci
si riferiva a lui come comandante. (p.55)
Ma più tardi si è scoperto che la traduzione era
sbagliata. I dettagli scritti in kurdo ma 'scambiati' per arabo dai
traduttori dell'FBI e 'tradotti erroneamente'! E' importante
osservare che, in entrambe i casi—sia
Iqbal
che Aref sono stati perseguitati.
Mentre Iqbal è stato brutalmente torturato, a Aref è stata
negata la libertà provvisoria.
Creare falsa familiarità
Uno degli aspetti importanti della cosiddetta guerra contro il
terrore che questi libri discutono è la creazione di falsa
familiarità tra i terroristi e l'uomo comune. Amitava offre
l'esempio di un manifesto comune—Avete visto quest'uomo?, che ci chiama dai muri delle
nostre città. Se avete visto quest'uomo, prego contattate la
polizia, Potrebbe essere armato e pericoloso. Lo
scrittore è sorpreso dalla descrizione dell'Uomo—Indossa pantaloni e maglietta. Quindi, "Come scrittore,
mi chiedo se in un romanzo il manifesto avrebbe detto qualcosa come
'Gli piacciono i film e il profumo hindi'", osserva. (P.14)
Inoltre osserva che "Dato che la familiarità con dei terroristi
è realmente basata soltanto sulla sua (e, in rare occasioni, di lei)
apparizione sul muro, ha senso chiedere cosa possiamo apprendere dal
modo nel quale funziona questa rappresentazione. Per i due decenni e
mezzo passati, i film hindi come
Roja, Mission Kashmir, Sarfarosh,
Jaal, Maachis, Dil Se, Maa Tujhe Salaam, The Hero…cercano di salvare lo stato nazione indiano dai
terroristi. Più e più volte. Nascosta nelle storie presentate dai
film è la pretesa che stiano dando ai terroristi un volto umano. Di
modo che noi comprendiamo. Nella più passabile di queste produzioni,
l'empatia viene dosata in misura uguale, democratica dai
produttori cinematografici in una situazione che è essenzialmente
antidemocratica e brutale".
(p. 15)
Frenesia e processo dei media
Shamshad Ahmad nel suo libro ricorda le sue memorie sul ruolo dei
media appena dopo l'arresto di
Yassin Aref and
Mohammed Hossain il 5 agosto 2004 e
osserva: "Saltavo da un canale all'altro e da una stazione radio
all'altra. Le notizie urgenti erano brevi, brusche e tese ma
frequenti e spaventose". (p.33)
Ricorda inoltre che "La mattina ascoltai un presentatore di
interviste informali alla radio infuriare ad alta voce. 'All'FBI
dovrebbe essere dato credito', affermava. 'Ha messo fine a un caso
dove due tipi vendevano licenze illegali e correvano attorno con
missili per sparare agli aeroplani'. Uno che ha chiamato la
stazione, una donna anziana molto irritata, chiedeva: 'Dovremmo
scoprire quanti membri della moschea sono lavoratori statali. Devono
essere licenziati'. Rabbrividii. Io ero uno statale, insegnavo
in una università statale!" (p. 40)
Migrazione globale della
tortura
Nel suo libro
Amitava cita una dichiarazione molto interessante, sensata di
una persona chiamata
Abul Jalal,
un allevatore di pollame di
Walavati,
sobborgo di Mumbai, che l'autore ha visitato nel 2006
per incontrare Iqbal. "Mentre ascoltavo Mubeen, un uomo si è piegato
più vicino a me e, parlando con tono confidenziale, ha affermato:
'Quello che gli americani facevano a
Abu Ghraib l'hanno imparato qui dai nostri poliziotti'. Il nome
dell'uomo era
Abul Jalal”. (p. 4) Conclude che "In un certo modo, Jalal,
un allevatore di pollame oltre a innocuo fabbricante di storia,
si è rivelato avere ragione. Anticipando testimonianze più tardi
celebri sulla guerra al terrore—per esempio, il documentario vincitore dell'Academy Award,
Taxi to the Dark Side,
sul tassista afgano
Dilawar
che è stato assassinato sotto custodia dai soldati
americani alla base aerea di Bagram—Jalal
mi aveva parlato della migrazione globale della
tortura. Il suo giudizio è arrivato all'approvazione". (p.8)
Reti di informatori
Ciò che essenzialmente combina entrambe i libri è il ruolo
degli informatori nell'intrappolamento. Come le agenzie di sicurezza
utilizzano le reti degli informatori per intrappolare degli
innocenti e fabbricare dei 'terroristi'. Mentre Amitava descrive di
nome due casi, quelli di
Henat Lakhani
e di Shawar
Matin Siraj,
Shamshad Ahmad
descrive il caso di
Yassin Aref
e di
Mohammad Hossain. Tutti e quattro sono immigrati e
provengono dalla bassa classe media o dalla classe media. In maniera
interessante, anche gli informatori sono immigrati, probabilmente
per ottenere confidenza e prendere in trappola facilmente. Ciò che è
molto spaventoso è che tali reti sono proprio anche in India di
fatto diffuse come negli USA o altrove. E questo posso assicurarvelo
dalla mia esperienza personale e dall'osservazione di diversi casi.
Sebbene la maggior parte dei casi, dei racconti e delle storie
siano veramente sfortunati e strazianti da leggere, entrambe i libri
sono estremamente importanti. Invitano non soltanto a pensare ma
anche a fare domande. Forniscono le basi per resistere. Sono libri
che si devono leggere per tutti coloro che sono interessati a
comprendere la politica del terrore e a fondare un mondo giusto e
equo.
(Il critico è attivista per i
diritti civili e giornalista di Delhi. Può contattarsi a
mdmahtabalam@gmail.com)
http://www.countercurrents.org/alam110510.htm
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