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Manovrare la democrazia, controllare il dissenso

Mike Schwarz 15 gennaio 2014

Mike Schwarz discute del nuovo libro di Corporate Watch, Managing Democracy, Managing Dissent –

Capitalism, Democracy and the Organisation of Consent, edito da Rebecca Fisher.

 

Che senso ha leggere questo libro? E' questo che mi sono chiesto mentre lo leggevo. La mia domanda non aveva nulla a che fare con la qualità di questa raccolta di saggi (eccellente senza eccezione) o con la competenza dei collaboratori (diversi, ciascuno con la propria opinione). Come un indaffarato professionista, pragmatista, filisteo e principiante politico è stato un riflesso su di me. Vicino al termine di una lettura inaspettatamente rapida e stimolante, ho avuto la risposta. La prossima volta che assisto al G8 o alla riunione di redazione del Guardian, del club Bullingdon o alla conferenza del Bilderberg, della società AGM o ad una riunione di gabinetto, lo avrò nella mia tascva posteriore. Oppure, meglio ancora, colpirò gli altri partecipanti intorno alla testa (naturalmente in modo figurato) con le sue cognizioni tecniche.

E quali sono le sue cognizioni tecniche? E' una borsa degli attrezzi per chiunque voglia comprendere ed analizzare punto per punto il capitalismo e la 'democrazia' (la marca liberale la variante pervasiva, capitalista-consumatore di democrazia nella quale vivono molti nel mondo). Più precisamente, mette a nudo quanto il capitalismo e la democrazia liberale abbiano in comune e, effettivamente, contino l'uno sull'altro. Entrambe danno l'apparenza di essere plurali, quando di fatto sono monopolistici e diretti dall'elite. E, d'altronde, sono separati dalla più sottile delle carte per sigarette. Correzione: sono legati assieme da quella Rizla. Il neoliberalismo è il tabacco tossico all'interno. Le dita di chiunque che tanto la toccano sono macchiate di giallo della nicotina. Chiunque – il pubblico, i consumatori, gli elettori – che aspira nella migliore delle ipotesi rischia una tosse stridula e pelle prematuramente invecchiata e, al peggio, un cancro terminale. E, per terminare la metafora, sappiamo tutti dove finiscono i profitti di questo commercio tossico.

Quindi, cosa c'è in questa borsa degli attrezzi? Come in tutte le buone borse degli attrezzi, comincia con un pratico manuale di istruzioni. La sua introduzione dispone inequivocabilmente la bancarella: 'Questo volume mira quindi ad esporre alcuni dei modi manifesti e nascosti nei quali viene gestita la democrazia per proteggere le disuguali strutture di potere del capitalismo dalla forza potenziale della democrazia partecipativa'. E, come tutte le buone borse degli attrezzi, ha degli ordinati compartimenti ripiegati. Di fatto cinque.

Il primo compartimento, parte uno, solleva forse la questione maggiore di tutte. Perché, in una cosiddetta democrazia, può essere illegittimo fare quasi tutto tranne che votare alle elezioni e, a parte questo magro atto politico, accettare indiscutibilmente il loro governo dello stato? I capitoli aggiornano la risposta spesso attribuita all'ex presidente degli USA Thomas Jefferson: "la democrazia non è nulla di più che il governo della moltitudine, dove il 51% del popolo può portare via i diritti dell'altro 49%". Essa invia velocemente a Wall Street, 2011, al movimento Occupy ed al suo grido di chiamata a raccolta che è di fatto l'1% che controlla entrambe la ricchezza ed il potere politico nella democrazia capitalista. E, per la strada, siamo presi (capitolo uno) da una cagnara sebbene la storia e la modificazione della democrazia - cominciando in tempi feudali, attraverso il capitalismo e l'industrializzazione emergenti, passando velocemente oltre il suffragio universale, con un cenno alle opinioni del radicalismo di Ralph Miliband (anatema per i suoi figli David e Ed), alla versione oggi liberale, imperialista e militarista, pervasiva ed invasiva.

Come tutte le buone letture, il libro trattiene l'attenzione del lettore inducendo delle domande rapidamente seguite da risposte. Così, la parte due rivela come l'elettorato viene controllato non dalla schiuma di panem et circenses o dalla corruzione o dai borghi putridi, ma dai 'piccoli aiutanti' del neoliberalismo - i media corporativi. Questa è un'analisi più ponderata, meglio indagata del citare semplicistico del triumvirato di Murdoch (il massimo pezzo grosso dei media internazionali), Cameron (inserzionista diventato politico) e dell'indagine Leveson (che alcuni possono caratterizzare come una versione da schermo di Hello!). E se questo non funziona, la parte tre spiega come il dissenso malleabile viene cooptato e la parte quattro come viene represso il dissenso ostinato.

Lungo la strada, gli autori identificano pochi amici. I nemici sono noti: i governi (principalmente occidentali), le grandi imprese, i militari ed i loro agenti, gli acronimi anonimi come NED (il National Endowment for Democracy) e la pletora di unità dei servizi di sicurezza. Così, anche, sono gli spauracchi, vicini se non parte dell'establishment - Bono e Geldof, la BBC ed il Guardian. Altri sono citati per illustrare il margine del sistema, tollerati per dare l'apparenza di pluralità, ma non veramente radicali – Robert Fisk, George Monbiot, Jon Snow. Il movimento Occupy quasi evita la critica diretta simboleggiato dal principio di questa frase 'sebbene possa certamente sembrare come lo fosse, questo saggio non è stato scritto per sminuire il movimento [Occupy Wall Street]...'. Chomsky esce relativamente incolume.

Sebbene inventi o assimili alcune frasi orecchiabili ('democrazia a bassa intensità', la 'creazione a tavolino dei movimenti di base'), questo non è né un giornale scandalistico né la denuncia violenta di un adolescente. Evita la teoria della grande cospirazione il termine ‘Bilderberg’ non compare nemmeno nel suo indice. Il sistema, e l'analisi del libro del sistema, è molto più sofisticato di quello. 'Siamo chiari: il sistema non è una gigantesca cospirazione... immaginate di costruire una cornice di legno quadrata poco profonda ed un secchio carico di biglie per versarvele sopra. Scoprirete che le biglie si sistemano in una struttura piramidale regolare. Le biglie non stanno cospirando: stanno rispondendo alle condizioni della struttura'. E' un 'assemblaggio' che, secondo il compartimento finale della borsa degli attrezzi, parte cinque, si sta globalizzando più velocemente e più potentemente dei contromovimenti.

Tutte le buone rassegne richiedono critica, così lasciatemene tirare fuori una. Mi sarebbe piaciuto avere ascoltato di più delle opinioni degli autori sulla nostra psicologia (o sui nostri bisogni) che permettono a tanti di noi di venire raggirati dal sistema. E di più sulle soluzioni. Ma, ciononostante, forse i saggisti rispondono a questo spiegando cosa può portare il sistema al limite ed oltre. Vi possono essere almeno tre inneschi. In primo luogo, la catastrofe ambientale - 'la logica intrinsecamente biocida del capitalismo corporativo'. In secondo luogo, lo sconvolgimento politico provocato dalla comprensione e dalla disperazione causate dall'austerità la Primavera Araba, ma su scala globale. Oppure, terzo, armarci noi tutti di qualche conoscenza di scienza politica, cominciando con questo libro.

Managing Democracy, Managing Dissent è edito da Rebecca Fisher e pubblicato da Corporate Watch. E' disponibile per l'acquisto a £8.00 a http://www.corporatewatch.org.uk/democracy