|
Che senso ha leggere questo libro? E' questo che mi sono chiesto
mentre lo leggevo. La mia domanda non aveva nulla a che fare con la
qualità di questa raccolta di saggi (eccellente senza eccezione) o con
la competenza dei collaboratori (diversi, ciascuno con la propria
opinione). Come un indaffarato professionista, pragmatista, filisteo e
principiante politico è stato un riflesso su di me. Vicino al termine di
una lettura inaspettatamente rapida e stimolante, ho avuto la risposta.
La prossima volta che assisto al G8 o alla riunione di redazione del
Guardian, del club
Bullingdon o alla conferenza del Bilderberg, della società AGM o ad una
riunione di gabinetto, lo avrò nella mia tascva posteriore. Oppure,
meglio ancora,
colpirò gli altri partecipanti intorno alla testa (naturalmente in
modo figurato) con le sue cognizioni tecniche.
E quali sono le sue cognizioni tecniche? E' una borsa degli
attrezzi per chiunque voglia comprendere ed analizzare punto per punto
il capitalismo e la 'democrazia' (la marca liberale
– la variante pervasiva, capitalista-consumatore
di democrazia nella quale vivono molti nel mondo). Più
precisamente, mette a nudo quanto il capitalismo e la democrazia
liberale
abbiano in comune e, effettivamente, contino l'uno sull'altro.
Entrambe danno l'apparenza di essere plurali, quando di fatto sono
monopolistici e diretti dall'elite. E, d'altronde, sono separati dalla
più sottile delle carte per sigarette. Correzione: sono legati
assieme da quella Rizla. Il neoliberalismo è il tabacco tossico
all'interno. Le dita di chiunque che tanto la toccano sono macchiate di
giallo della nicotina. Chiunque
– il pubblico, i consumatori, gli elettori –
che aspira nella migliore delle ipotesi rischia una tosse stridula
e pelle prematuramente invecchiata e, al peggio, un cancro terminale. E,
per terminare la metafora, sappiamo tutti dove finiscono i profitti di
questo commercio tossico.
Quindi, cosa c'è in questa borsa degli attrezzi? Come in tutte le buone
borse degli attrezzi, comincia con un pratico manuale di istruzioni. La
sua introduzione dispone inequivocabilmente la bancarella: 'Questo
volume mira quindi ad esporre alcuni dei modi manifesti e nascosti nei
quali viene gestita la democrazia per proteggere le disuguali strutture
di potere del capitalismo dalla forza potenziale della democrazia
partecipativa'. E, come tutte le buone borse degli attrezzi, ha degli
ordinati compartimenti ripiegati. Di fatto cinque.
Il primo compartimento, parte uno, solleva forse
la questione maggiore di tutte. Perché, in una cosiddetta democrazia,
può essere illegittimo fare quasi tutto tranne che votare alle elezioni
e, a parte questo magro atto politico, accettare indiscutibilmente il
loro governo dello stato? I capitoli aggiornano la risposta spesso
attribuita all'ex presidente degli USA
Thomas Jefferson: "la democrazia non è nulla di più che il governo della
moltitudine, dove il 51% del popolo può portare via i diritti dell'altro
49%". Essa invia velocemente a Wall Street, 2011, al movimento Occupy ed
al suo grido di chiamata a raccolta che è di fatto l'1% che controlla
entrambe la ricchezza ed il potere politico nella democrazia
capitalista. E, per la strada, siamo presi (capitolo uno) da una cagnara
sebbene la storia e la modificazione della democrazia - cominciando in
tempi feudali, attraverso il capitalismo e l'industrializzazione
emergenti, passando velocemente oltre il suffragio universale, con un
cenno alle opinioni del radicalismo di Ralph
Miliband (anatema per i suoi figli David e Ed), alla versione oggi
liberale, imperialista e militarista, pervasiva ed invasiva.
Come tutte le buone letture, il libro trattiene l'attenzione del
lettore inducendo delle domande rapidamente seguite da risposte. Così,
la parte due rivela come l'elettorato viene controllato non dalla
schiuma di panem et circenses o dalla corruzione o dai borghi putridi,
ma dai 'piccoli aiutanti' del neoliberalismo
- i media corporativi.
Questa è un'analisi più ponderata, meglio indagata del citare
semplicistico del triumvirato di
Murdoch (il massimo pezzo grosso dei media internazionali),
Cameron (inserzionista diventato politico) e dell'indagine Leveson (che
alcuni possono caratterizzare come una versione da schermo di
Hello!). E se questo non funziona, la parte tre spiega
come il dissenso malleabile viene cooptato e la parte quattro come
viene represso il dissenso ostinato.
Lungo la strada, gli autori identificano pochi amici. I nemici sono
noti: i governi (principalmente occidentali), le grandi imprese, i
militari ed i loro agenti, gli acronimi anonimi come NED (il
National Endowment for Democracy)
e la pletora di unità dei servizi di sicurezza. Così,
anche, sono gli spauracchi, vicini se non parte dell'establishment - Bono
e Geldof,
la BBC
ed il Guardian. Altri sono citati per illustrare
il margine del sistema, tollerati per dare l'apparenza di pluralità, ma
non veramente radicali
– Robert Fisk, George Monbiot, Jon Snow.
Il movimento Occupy quasi evita la critica diretta
– simboleggiato dal principio di questa frase 'sebbene
possa certamente sembrare come lo fosse, questo saggio non è stato
scritto per
sminuire il movimento
[Occupy Wall Street]...'.
Chomsky esce relativamente incolume.
Sebbene inventi o assimili alcune frasi orecchiabili ('democrazia a
bassa intensità', la 'creazione a tavolino dei movimenti di base'),
questo non è né un giornale scandalistico né la denuncia violenta di un
adolescente. Evita la teoria della grande cospirazione
–
il termine
‘Bilderberg’ non compare nemmeno nel suo indice. Il sistema, e
l'analisi del libro del sistema, è molto più sofisticato di quello.
'Siamo chiari: il sistema non è una gigantesca cospirazione...
immaginate di costruire una cornice di legno quadrata poco profonda
ed un secchio carico di biglie per versarvele sopra. Scoprirete che le
biglie si sistemano in una struttura piramidale regolare. Le biglie non
stanno cospirando: stanno rispondendo alle condizioni della struttura'.
E' un 'assemblaggio' che, secondo il compartimento finale della
borsa degli attrezzi, parte cinque, si sta globalizzando più
velocemente e più potentemente dei contromovimenti.
Tutte le buone rassegne richiedono critica, così lasciatemene tirare
fuori una. Mi sarebbe piaciuto avere ascoltato di più delle opinioni
degli autori sulla nostra psicologia (o sui nostri bisogni) che
permettono a tanti di noi di venire raggirati dal sistema. E di più
sulle soluzioni. Ma, ciononostante, forse i saggisti rispondono a questo
spiegando cosa può portare il sistema al limite ed oltre. Vi possono
essere almeno tre inneschi. In primo luogo, la catastrofe ambientale
- 'la logica intrinsecamente biocida del capitalismo
corporativo'. In secondo luogo, lo sconvolgimento politico provocato
dalla comprensione e dalla disperazione causate dall'austerità
– la Primavera Araba, ma su scala globale. Oppure,
terzo, armarci noi tutti di qualche conoscenza di scienza politica,
cominciando con questo libro.
Managing Democracy, Managing Dissent è edito da Rebecca Fisher e
pubblicato da Corporate Watch. E' disponibile per l'acquisto a £8.00 a
http://www.corporatewatch.org.uk/democracy
|