I potenti GI U.S.A.: ingannati, usati e perdenti

di Amer Jubran

5 gennaio 2005

 

"Sono sorpreso che le nostre forze non usino aeroplani da trasporto C-130 per evitare i trasporti via terra che ci costano circa un centinaio di soldati al mese", ha detto il Col. John Jumpier dell'aeronautica USA durante una conferenza stampa in dicembre. Circa 2.000 convogli militari devono utilizzare le autostrade irachene per rifornire le sparse forze USA di acqua, cibo, carburante ed altre forniture essenziali. Jumpier ha detto "Non sarà efficiente per servire le nostre truppe, ma è una possibilità per salvare delle vite". Ha aggiunto "So che vi sarà un aumento nelle possibilità che questi C-130 lenti e che volano a bassa quota vengano abbattuti, ma è un rischio che dovremmo correre".

Ad un primo sguardo a questa dichiarazione si dovrebbe concludere, correttamente, che è una situazione molto pericolosa sul terreno per le forze d'occupazione USA. La loro mancanza di controllo nelle città irachene è ora eguagliata dalla loro mancanza di controllo delle autostrade tra loro. Riflette un grado di disperazione ove la sicurezza delle truppe non è più un tema importante quando i capi militari USA devono decidere tra quale fatale opzione scegliere. Nessuno è in grado di definire la missione delle truppe in Iraq o per quanto tempo durerà questa missione. Proprio nessuno, compreso George W. Bush, può spiegare la strategia degli USA in Iraq. Ciò perché non vi è nessuna strategia. Con la resistenza irachena che infuria, non è chiaro perché gli USA occupino questo paese e perché gli USA siano così disposti a sacrificare lì i loro soldati.

Mentre le fonti di notizie sono divise tra il nascondere o l'esagerare il numero di quelli uccisi in Iraq, vengono dimenticate altre importanti statistiche sui soldati USA. Queste statistiche danno un'immagine scioccante sulla verità circa ciò che sta accadendo in Iraq. Per esempio, il programma della CBS 60 Minutes lo scorso autunno riferì che 300 soldati sono emigrati in Canada quando hanno ricevuto l'ordine di raggiungere le loro unità dirette in Iraq. 60 Minutes continuò dicendo che 5.500 soldati USA avevano disertato per paura di essere uccisi in Iraq. Alcuni rifiutarono di raggiungere le unità in partenza per l'Iraq, ma la maggior parte di loro fuggirono una volta arrivati in Iraq scappando in paesi vicini, come la Turchia e la Giordania. Come ha dichiarato un soldato, "Ci hanno ingannato quando hanno descritto la nostra missione in Iraq come una passeggiata nel parco". Egli aggiunse, "Sono scappato, cosicché non potranno scrivere sulla mia tomba "GI ingannato morto in Iraq".

In questi giorni in Iraq contrabbandare GI americani è un affare fiorente. Per 1.000 dollari ed il suo armamento e l'uniforme, ogni soldato USA può uscire dall'Iraq attraverso il Kurdistan. Lo scorso aprile è stata catturata dai kurdi, alleati degli USA, una soldatessa USA che tentava di attraversare il confine con la Turchia travestita da donna kurda con il velo .

Secondo il New York Times, uno studio del Pentagono ha rivelato che un soldato su sei che hanno servito in Iraq richiede immediate cure psicologiche. Negli ultimi due anni più di un milione di soldati hanno servito in Iraq ed Afghanistan. Steven Robinson, un esperto militare del NY Times, crede che il numero che necessita di cure potrebbe balzare da uno a tre soldati su sei. "C'è un treno carico di gente che ha bisogno di aiuto che arriverà in città per i prossimi trentacinque anni", ha detto Robinson.

Queste cifre sono le peggiori per gli USA dalla guerra del Vietnam. Si supponeva che l'"Operazione Iraqi Freedom" fosse breve e veloce. Ai soldati venne promesso che sarebbe stata una facile vittoria e che sarebbero tornati a casa per l'estate del 2003. Invece, la guerriglia urbana, come quella nella città di Fallujah lo scorso novembre che fornì possibilità illimitate di rifugi alla resistenza, case minate e strade piene di trappole esplosive, ha messo i soldati USA nella posizione di dover vivere ogni singolo minuto della giornata nella paura di un attacco. In aggiunta, vedere iracheni e non essere capaci di distinguere chi è amico da chi è nemico causa grave ansia nei soldati. Paul Raykhouve, comandante di un plotone della Guardia Nazionale della Florida che ha servito dieci mesi in Iraq, durante Sixty Minutes della CBS venne citato nel dire "Il nemico è ovunque, in ogni strada, ti osserva da ogni finestra, in ogni vicolo. Non si può pensare con calma a causa di una paura che fa saltare i nervi".

I soldati impauriti, mancanti sia della certezza della loro missione che di una forte convinzione su quello che stanno facendo, finiscono con il commettere crimini di guerra, come uccidere prigionieri o ferire gente. In questi crimini vedono un opportunità per vendicarsi del loro nemico. Il razzismo si combina con la paura per rendere possibili questi assassini. Diviene allora importante vincere il consenso degli altri soldati per giustificare i crimini. Anche lo scarso addestramento e la scadente istruzione di questi soldati sono un ostacolo alla ragione ed al pensiero critico. Essi imparano a copiare modelli di comportamento esistenti, senza un codice etico od una autorità esterna a prevenire le violazioni alle regole di guerra. Persino quei soldati che non sono convinti che sia ok commettere crimini di guerra trovano difficile resistere.

Sia i vertici politici che quelli militari delle forze USA sono direttamente responsabili per fornire copertura su larga scala a questi crimini. I soldati sono soggetti ad un'estorsione emozionale conosciuta come "Codice uniforme di lealtà e segretezza". Inoltre, viene utilizzata la forza politica degli USA per procurare l'immunità a questi soldati da un tribunale internazionale per i crimini di guerra. Ciò porta a normalizzare il comportamento criminale dei militari, che sanno di poter agire impunemente.

Presi dalla frenesia delle uccisioni in massa, come risultato del servizio in Iraq molti soldati sviluppano tensione psicologica e traumi mentali. Prevedibilmente, questa tensione è stata tirata fuori da indifesi civili iracheni. Ogni giorno molti iracheni vengono uccisi semplicemente perché i soldati USA sospettano che siano membri della resistenza. Le orrende storie su soldati USA che uccidono iracheni feriti o violentano prigionieri iracheni rivelano le gravi condizioni psicologiche nelle quali vivono le truppe USA.

Una volta terminato il servizio in Iraq, questi soldati non avranno più iracheni da assassinare a loro piacimento. Le armi delle quali erano stati addestrati all'uso saranno lasciate indietro. Senza che loro lo sappiano, queste due cose erano divenute importanti nella loro vita. Senza di loro, il ritorno nella società USA, dove vi è poco sostegno sociale, spesso significherà povertà, alcool, droga, violenza domestica, divorzio e suicidio. Per non porsi di fronte a se stessi, le menzogne che gli furono dette ed i crimini che hanno commesso, questi soldati ritorneranno a quello che hanno imparato in Iraq: crimine, traffico di droga, prostituzione, stupro, rapina a mano armata, abuso di minori, razzismo e raccogliersi attorno alla bandiera.

Il governo degli USA dovrà allora impegnarsi in un altro massiccio insabbiamento. Questa volta sarà per evitare di ammettere ogni responsabilità per i disturbi psicologici dei suoi soldati e per non fornire nessun mezzo per curarli. I soldati malati diverranno un rifornimento di criminali per il sistema giudiziario USA, che da lungo tempo ha cessato di preoccuparsi di qualsiasi tipo di giustizia sociale. Il sistema giudiziario a sua volta consegnerà i veterani al sistema carcerario, l'industria USA in maggiore crescita.

Le informazioni sul numero delle vittime USA in Iraq sono disponibili in un sito web del Pentagono noto come il "Terminale di guerra" a www.pentagon.gov . Queste informazioni coprono solamente coloro che sono cittadini USA ufficialmente arruolati nelle diverse armi. I contraenti della sicurezza a noleggio, ovvero i mercenari, e le reclute che non sono cittadini che si sono arruolati per ottenere una "green card" non vengono contati o menzionati. Un grande numero di reclute della green card vengono dal Messico e dall'America Centrale. Non vi è nessuna organizzazione che si curi dei loro diritti o che li aiuti una volta che sono in Iraq. Quando vengono uccisi, la maggior parte di loro viene seppellita in Iraq. Un video prodotto e distribuito da "Majles Shora Al-Mojahideen in Fallujah", una delle più importanti unità militari della resistenza irachena, ha mostrato un luogo di sepoltura con decine di corpi in sacchi militari USA scoperto fuori della città irachena di Samarra. I morti erano vestiti in uniformi USA. Si stima che almeno il 40% delle truppe USA in servizio in Iraq siano reclute della green card.

Il sito del Pentagono divide le perdite in Iraq in tre categorie:

  • "Perdite in combattimento" - 1.300 morti e 9.000 feriti dal marzo 2003. Entrambe le cifre sono false.

  • "Altre perdite" - Il sito non riferisce quanti di questi siano feriti o uccisi. Lo scorso autunno  60 Minutes concluse che la cifra potrebbe essere attorno ai 3.000 uccisi e più di 25.000 feriti.

  • "Perdite della coalizione" - Le informazioni in questa categoria vennero pubblicate per breve tempo e quindi cancellate. Le cifre indicavano 750 morti e 1.034 feriti. Non è chiaro chi fossero queste persone. Se erano "forze della coalizione", perché allora i loro paesi non le rivendicano?

Il governo USA si è guadagnato una reputazione di mentire sistematicamente al suo popolo ed al resto del mondo, ma alcuni fatti sull'Iraq stanno emergendo nonostante gli sforzi per nasconderli:

La stabilità politica e la sicurezza in Iraq sono inesistenti. Ciò colpisce il cuore del preteso obiettivo USA in Iraq. Gli USA hanno giustificato la rimozione di Saddam Hussein con metodi militari come un modo per creare un paese migliore e più stabile. Invece, gli iracheni sono ogni giorno intrappolati nella povertà, nella fame e in una terribile violenza come diretto risultato delle forze USA. L'Iraq oggi non è un posto migliore, come hanno affermato Tony Blair e George Bush. E dopo Fallujah nessuno più crede che gli USA stiano cercando di portare la libertà agli iracheni.

La grande menzogna, la "guerra al terrorismo", ha fallito nello schiacciare quello che gli USA chiamano il terrorismo internazionale. Oggi i cittadini USA non sono più sicuri di quanto lo fossero l'11 settembre 2001. Infatti, la più potente forza degli USA, la loro macchina bellica, è ora completamente vulnerabile ai letali attacchi della resistenza irachena in continua crescita. Normalmente, le forze militari vengono costituite per difendere od attaccare quelli etichettati come nemici dello stato. Nel caso degli USA, i suoi militari sono designati a piegare coloro che non sono d'accordo con la loro agenda imperiale. Gli USA sono chiaramente coinvolti nel praticare il terrorismo con mezzi militari per raggiungere ovunque nel mondo i loro interessi strategici. Ma, in Iraq, i potenti militari USA, con più di 150.000 truppe bene armate, sono molto agitati e soffrono di un morale basso, ed agli occhi del mondo hanno perso vantaggio morale. Inoltre, negli USA la guerra non è una causa molto sostenuta. Questa volta il rischio di venire uccisi in Iraq è reale. Questa volta il nemico è reale.

L'opinione pubblica degli USA deve decidere se sostenere una politica di guerra che uccide proprio i suoi figli ed il popolo iracheno o se combattere contro la guerra prendendo misure drastiche, misure che vanno oltre le veglie e le tranquille dimostrazioni politiche. Possiamo essere certi che se ciò che ci viene detto sull'Iraq dal governo USA non è bello, la pura verità deve essere molto peggio. Conoscere la verità è un grosso fardello. La verità sull'Iraq è che i "potenti GI" USA non sono così potenti!

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