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In Grecia un "no" schiacciante all'austerità della UE

6 luglio 2015

 

La vittoria schiacciante del "no" nel referendum di ieri in Grecia sull'austerità è il travolgente ripudio popolare dell'Unione Europea e dell'agenda di austerità che ha perseguito attraverso l'Europa dalla crisi economica del 2008.

Il voto è uno straordinario atto di coraggio politico, sfidando minacce ed intimidazioni dell'Unione Europea, del governo USA e della classe dominante greca. Assieme alla massiccia manifestazione antiausterità UE di venerdì scorso ad Atene, lo schiacciante voto per il "no" di domenica ha rivelato ancora una volta la forza sociale che può porre fine all'austerità ed alla reazione politicala classe lavoratrice.

Berlino ha guidato la campagna per il "si" a sostegno dell'ultima serie di richieste di austerità della UE. I funzionari del governo tedesco hanno chiarito che la loro intenzione era di utilizzare un simile voto per premere per la rimozione del governo della Grecia guidato da Syriza.

Anticipatamente al referendum, Berlino ha avvertito che la UE avrebbe risposto ad un voto per il "no" tagliando il credito al sistema finanziario greco e mandando in fallimento il paese. Questo sarebbe stato seguito dall'espulsione della Grecia dalla zona euro.

I media greci hanno fatto implacabilmente campagna per il "si". Degli ufficiali a riposo dell'esercito greco sono intervenuti pubblicamente alla vigilia del referendum per attaccare il primo ministro Alexis Tsipras e domandare che il popolo greco appoggiasse le richieste di austerità della UE. Questo è stato un vistoso atto di intimidazione politica che, in un paese ancora traumatizzato dalla dittatura settennale dei colonnelli greci, conteneva la minaccia implicita di colpo di stato militare.

Il 61,3% abbondante del popolo greco, in gran parte trainato dalla classe lavoratrice e dagli strati più poveri della popolazione, ha risposto votando "no". Questa maggioranza schiacciante, arrivata dopo che i sondaggi dei media avevano predetto un voto di misura, ha stordito l'establishment in Grecia, in Europa e negli Stati Uniti.

Secondo le cifre del Ministero dell'Interno, il campo del "no" ha vinto in modo decisivo in tutte le 13 regioni amministrative greche. I giovani greci, oltre metà dei quali sono disoccupati a causa del crollo dell'economia sotto l'impatto delle politiche della UE, hanno votato "no" abbondantemente per due a uno.

Il voto per il "no" ha esposto il fatto che le politiche della UE sotto la leadership della cancelliera tedesca Angela Merkel non hanno nessun sostegno popolare e legittimazione democratica.

Dal 2009, le maggiori potenze hanno cercato di salvare il capitalismo europeo dall'impatto della crisi economica globale impadronendosi effettivamente di centinaia di miliardi di euro della popolazione europea€65 miliardi nella sola Grecia, ovvero più di €17.000 per ciascuna delle 3,7 milioni di famiglie greche.

Con il voto di domenica, articolando l'opposizione all'austerità UE della classe lavoratrice per tutta Europa, le masse greche stanno richiedendo non secondarie modificazioni all'agenda di austerità, ma il suo rovesciamento.

Sconfessata non una volta ma due volte dal popolo grecola prima volta in gennaio quando Syriza è stata eletta sulla base delle sue promesse di porre fine all'austerità UE e di nuovo nel referendum di ieril'Unione Europea è smascherata come uno spietato strumento del capitale finanziario, che opera in combutta con l'elite dominante greca per umiliare i sentimenti del popolo greco e per imporre una politica di devastazione economica.

Il voto per il "no" ha esposto ulteriormente la codardia e la bancarotta di Syriza. Domenica notte il primo ministro Tsipras è andato alla televisione nazionale per sottolineare che i negoziatori greci ritornerebbero ai colloqui sull'austerità con la UE, insistendo che "il mandato che mi avete dato non è uno di rottura con l'Europa".

Nessuno era più terrorizzato di Tsipras per lo sfogo dell'opposizione popolare all'austerità UE, visto prima nelle manifestazioni di venerdì ad Atene per il "no" e quindi nel voto di domenica. Dall'arrivo al potere nel gennaio scorso, lui ed il suo governo hanno cercato di contenere e dissipare l'opposizione sociale all'Unione Europea e legare la classe lavoratrice all'austerità ed al capitalismo.

Le azioni del governo guidato da Syriza durante la campagna referendaria sono state codarde ed ipocrite. Dei massimi funzionari del governo, inclusi Tsipras ed il ministro delle finanze Yanis Varoufakis, hanno indicato che si sarebbero dimessi in risposta ad un voto per il "si" ed aiutato i loro successori ad imporre le misure di austerità della UE. Per quanto riguarda la loro risposta ad un voto per il "no", mercoledì scorso Tsipras ha dichiarato che avrebbe cercato di negoziare un accordo con la UE basato su un'offerta greca che praticamente accettava tutti i tagli sociali richiesti da Bruxelles.

La manovra del referendum di Syriza, un tentativo a mala pena camuffato di organizzare un voto di sfiducia per il suo stesso governo, le è esplosa in faccia. Tsipras e compagnia sono rimasti così storditi dal voto per il "no" quanto la Merkel. I loro negoziatori si sono diretti verso Bruxelles quanto velocemente potevano. Varoufakis ed il portavoce di Syriza Gabriel Sakellaridis hanno predetto che un accordo per un nuovo pacchetto di aiuti finanziari in cambio di ulteriori misure di austerità poteva essere raggiunto in 24-48 ore.

In seguito al referendum, la questione che è di fronte alla classe lavoratrice greca è: e poi? Come sarà portata avanti la lotta contro l'austerità? Non vi dovrebbe essere nessuna illusione che Syriza o la UE modificheranno le loro politiche in risposta al voto per il "no".

Qualunque divisione possa emergere all'interno della UE su come rispondere alla sconfitta che ha subito nel referendumcon alcune fazioni che richiedono di schiacciare la Grecia e di espellerla dalla zona euro, altre per lavorare con Syriza per negoziare un accordonon cambierà la politica di classe di spietata austerità contro i lavoratori. Questo fine settimana il capo del Parlamento della UE Martin Schulz ha adombrato che l'euro non sarà più disponibile come metodo di pagamento per la Grecia e che la Grecia dovrebbe introdurre una "valuta parallela" separata.

E' criticamente importante trarre le lezioni politiche di questa esperienza. Nella classe lavoratrice in Grecia ed a livello internazionale vi è enorme opposizione all'austerità. Tuttavia, questa opposizione può essere mobilitata soltanto se la classe lavoratrice rompe con Syriza e monta una lotta rivoluzionaria contro la UE e le potenze imperialiste come pure contro la sua base di sostegno all'interno della stessa Greciala classe capitalista greca.

Mentre pronunciava un discorso ad una folla di centinaia di migliaia venerdì scorso ad Atene, un agitato Tsipras insisteva che la manifestazione di massa non era una "protesta". Ha dichiarato che "Nonostante la decisione di domenica, lunedì il popolo greco non avrà assolutamente nulla che lo divida".

Questa è un'evidente bugia. Il "no" stesso ha chiarito l'abisso sociale che separa la classe lavoratrice dalle elite dominanti di Grecia, Europa ed America. Il risultato del referendum ha portato davanti le enormi tensioni di classe all'interno dell'Europa e soprattutto all'interno della stessa Grecia.

Mentre Syriza ripudia la volontà popolare e cerca di continuare i colloqui con la UE, si baserà ancora più direttamente sulle forze di sicurezza per occuparsi dell'opposizione interna. Il ministro dell'interno di Syriza Nikos Voutsis sta supervisionando la pianificazione, nome in codice Operazione Nemesi, per la spiegamento di massa della polizia antisommossa e di unità dell'esercito per schiacciare l'agitazione sociale.

Questi preparativi sono l'avvertimento più chiaro che in Grecia la lotta contro l'austerità è una lotta contro un intero ordine sociale. Essa richiede una lotta determinata per mobilitare la classe lavoratrice internazionale su una prospettiva socialista, rivoluzionaria sia contro le potenze imperialiste che contro gli agenti locali del capitale finanziario internazionale all'interno della Greciala borghesia greca e tutti i suoi rappresentanti politici.

Alex Lantier