NEO

New Eastern Outlook

 

 

09.06.2015 Autore: Tony Cartalucci

Logistica 101: Dove prende le armi l'ISIS?

 

Sin dai tempi antichi un esercito ha richiesto un significativo supporto logistico per attuare ogni genere di campagna militare sostenuta. Nell'antica Roma, fu costruita un'estesa rete di strade per facilitare non soltanto il commercio, ma per permettere alle regioni romane di spostarsi rapidamente verso dove erano necessarie e per i rifornimenti necessari per sostenere le operazioni militari che a loro volta seguivano.

Alla fine del 1700 il generale francese, esperto stratega e leader Napoleone Bonaparte osservò che "un esercito marcia sul suo stomaco", riferendosi all'estesa rete logistica richiesta per tenere nutrito un esercito e quindi in grado di mantenere la sua capacità combattiva. Per i francesi, la loro incapacità di mantenere una stabile colonna di rifornimenti per le loro forze che combattevano in Russia e la decisione dei russi di bruciare la loro terra e le loro infrastrutture per negarle alle forze invasori, sconfisse in definitiva i francesi.

La Germania nazista soffrì un destino simile quando anche essa estese eccessivamente le sue capacità logistiche durante l'invasione della Russia durante l'Operazione Barbarossa. Ancora una volta, gli eserciti invasori si arenarono con risorse limitate prima di venire tagliati fuori ed annientati o costretti a ritirarsi.

Ed in tempi moderni, durante la guerra del Golfo negli anni 1990, un'estesa linea di rifornimenti che seguiva le forse d'invasione USA accoppiata ad uno scontro anticipato con la maggior parte dell'esercito di Saddam Hussein arrestò quella che altrimenti era una veloce avanzata che molti erroneamente credevano avrebbe raggiunto Baghdad se vi fosse stata la volontà politica. La volontà di conquistare era lì, la logistica per implementarla non c'era.

Le lezioni della storia, per quanto chiare possano essere, sembrano essere completamente senza effetto su una compagnia di politici e di agenzie d'informazioni da una parte all'altra dell'occidente estremamente ignoranti o incredibilmente disonesti.

Le linee di rifornimento dell'ISIS

L'attuale conflitto che distrugge il Medio Oriente, particolarmente in Iraq e Siria, dove il cosiddetto "Stato Islamico" (ISIS) sta operando e combattendo e sconfiggendo simultaneamente le forze di Siria, Libano, Iraq ed Iran, ci viene raccontato, è costruito su una rete logistica basata sul petrolio del mercato nero ed il pagamento di riscatti.

La capacità combattiva dell'ISIS è quella di uno stato nazione. Controlla vaste falciate di territorio che si estendono disordinatamente sia in Siria che in Iraq e che non soltanto è in grado di difendere militarmente e di espandersi da questo territorio, ma possiede le risorse per occuparlo, incluse le risorse per amministrare la popolazione in esso soggiogata.

Per gli analisti militari, specialmente per ex membri delle forze armate occidentali, come pure per membri dei media occidentali che ricordano i convogli di camion richiesti per le invasioni dell'Iraq negli anni 1990 e di nuovo nel 2003, devono sicuramente domandarsi dove siano oggi i camion dell'ISIS. Dopo tutto, se le risorse per mantenere la capacità combattiva esibita dall'ISIS erano disponibili all'interno del solo territorio siriano ed iracheno, allora certamente anche le forze siriane ed irachene possiederebbero una simile o maggiore capacità combattiva ma semplicemente non ce l'hanno.

E se le linee di rifornimento dell'ISIS fossero confinate solamente all'interno del territorio siriano ed iracheno, allora sicuramente le forze siriane ed irachene utilizzerebbero il loro unico vantaggio la potenza aerea per tagliare la linea del fronte dei combattenti dell'ISIS dalla fonte dei loro rifornimenti. Ma ciò non sta accadendo e vi è una valida ragione del perché.

I terroristi e le armi rimasti dall'intervento della NATO in Libia nel 2011 sono stati prontamente mandati in Turchia e quindi in Siria coordinati da funzionari del Dipartimento di Stato USA e dai servizi segreti a Bengasi da decenni un focolaio di terroristi. Le linee di rifornimento dell'ISIS corrono precisamente dove la forza aerea siriana ed irachena non possono andare. Verso nord e nella Turchia membro della NATO ed a sudovest in Giordania ed Arabia Saudita alleati degli USA. Oltre queste frontiere esiste una rete logistica che attraversa una regione che include entrambe Europa orientale e nord Africa.

Il London Telegraph riportava nel suo articolo del 2013,La squadra del 'contrabbando di armi della CIA a Bengasi quando il consolato è stato attaccato, che:

La CNN ha dichiarato che in un edificio annesso vicino al consolato una squadra della CIA stava lavorando ad un progetto per fornire ai ribelli siriani missili dai depositi di armi libici.

Weapons have also come from Eastern Europe, with the New York Times reporting in 2013 in their article, “Arms Airlift to Syria Rebels Expands, With Aid From C.I.A.,” that:

Le armi sono venute anche dall'Europa orientale, con il New York Times che nel 2013 riferiva nel suo articolo,  Il trasporto aereo d'armi ai ribelli siriani si espande, con l'aiuto della  C.I.A., che:

Secondo dei funzionari americani che hanno parlato a condizione dell'anonimato, da uffici in località segrete, funzionari dei servizi segreti americani hanno aiutato i governi arabi a fare acquisti di armi, compreso un grande acquisto dalla Croazia e hanno controllato i comandanti ed i gruppi ribelli a determinare chi dovrebbe ricevere le armi mentre arrivano.

E mentre le fonti dei media occidentali si riferiscono continuamente all'ISIS ed alle altre fazioni operanti sotto la bandiera di al Qaeda come a dei "ribelli" oppure dei "moderati", è chiaro che se miliardi di dollari in armi stessero andando veramente a dei "moderati", loro, non l'ISIS, starebbero dominando il campo di battaglia.

Recenti rivelazioni hanno dimostrato che già nel 2012 il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non soltanto anticipò la creazione di un "principato salafita" che si estende disordinatamente in Siria ed Iraq precisamente dove ora è presente l'ISIS ma lo accolse in modo impaziente e contribuì alle circostanze richieste per determinarlo.

Quanto sono estese esattamente le linee di rifornimento dell'ISIS?

Mentre attraverso l'occidente molti giocano ad essere ostinatamente ignoranti riguardo a dove l'ISIS ottenga veramente i suoi rifornimenti allo scopo di mantenere la propria impressionante capacità combattiva, alcuni giornalisti hanno viaggiato nella regione e hanno registrato dei video e riportato degli infiniti convogli di camion che riforniscono l'esercito terrorista.

Questi camion viaggiavano verso e da fabbriche in territorio preso dall'ISIS in profondità nel territorio siriano ed iracheno? No, viaggiavano da lontano all'interno della Turchia, attraversando la frontiera siriana con assoluta impunità e guidati nella loro strada con la protezione implicita da vicine forze militari turche. I tentativi della Siria di attaccare questi convogli ed i terroristi che con loro fluiscono dentro sono stati affrontati dalle difese aeree turche.

L'ente radiotelevisivo internazionale tedesco Deutsche Welle (DW) ha pubblicato il primo rapporto video di una grande organizzazione di media occidentale che illustra che l'ISIS viene rifornito non dal "petrolio del mercato nero" oppure da "riscatti di ostaggi" ma da rifornimenti del valore di miliardi di dollari portati in Siria attraverso le frontiere della Turchia membro della NATO tramite centinaia di camion al giorno.

Il rapporto, intitolato I canali di rifornimento dell'IS attraverso la Turchia, conferma quello che almeno fin dal 2011 è stato riferito da analisti geopolitici  che l'ISIS sprofonda su un'immensa, multinazionale sponsorizzazione di stati, che comprende, ovviamente, la stessa Turchia.

Guardando le mappe del territorio tenuto dall'ISIS e leggendo i rapporti d'azione delle sue manovre offensive per tutta la regione ed anche oltre, si può immaginare che siano necessari centinaia di camion al giorno per mantenere questo livello di capacità combattiva. Si potrebbero immaginare convogli simili che attraversano il confine con l'Iraq da Giordania ed Arabia Saudita. E' probabile che convogli simili passino in Siria dalla Giordania.

In tutto, considerando le realtà della logistica e la loro infinita importanza per le campagne militari per tutta la storia umana, non vi è nessun'altra spiegazione plausibile della capacità dell'ISIS di intraprendere la guerra dentro la Siria e l'Iraq all'infuori di immense risorse che vengono incanalate verso di esso dall'estero.

Se un esercito marcia sul suo stomaco e lo stomaco dell'ISIS è pieno di rifornimenti dalla NATO e dagli Stati del Golfo Persico, l'ISIS continuerà a marciare a lungo e duramente. La chiave per spezzare la schiena all'ISIS, è spezzare la schiena delle sue linee di rifornimento. Tuttavia, per fare questo e precisamente perché il conflitto si è trascinato così a lungo, Siria, Iraq, Iran ed altri dovrebbero in definitiva assicurare le frontiere e costringere l'ISIS a combattere all'interno del territorio turco, giordano e saudita uno scenario difficile da implementare poiché paesi come la Turchia hanno creato zone cuscinetto di fatto all'interno del territorio siriano che richiederebbero un confronto militare diretto con la Turchia stessa per eliminarle.

Con l'Iran che entra nella mischia con un presunto spiegamento di migliaia di truppe per sostenere le operazioni militari siriane, degli schiaccianti principi di deterrenza possono impedire alla Turchia di far rispettare le sue zone cuscinetto.

Quello con cui siamo attualmente rimasti è la NATO tiene la regione letteralmente in ostaggio con la prospettiva di una catastrofica guerra regionale nel tentativo di difendere e di perpetuare la carneficina perpetrata dall'ISIS in Siria, completamente assicurata da una immensa rete logistica che scorre dal territorio della stessa NATO.

Tony Cartalucci, ricercatore geopolitico e scrittore, con base a  Bangkok, specialmente per la rivista online “New Eastern Outlook”.