Afghanistan: la più grande e lunga

guerra di USA e NATO

di Rick Rozoff

Global Research, 26 marzo 2009

Stop NATO

 

Il 7 ottobre entrerà nel suo nono anno di calendario e con lo spiegamento progettato di almeno altri 30.000 soldati americani e di migliaia di altri dei paesi membri della NATO quest'anno promette di continuare indefinitamente.

E' la seconda più lunga guerra, sia sul fronte aereo che terrestre, nella storia degli Stati Uniti, con solamente il suo protratto coinvolgimento in Indocina che finora la supera in lunghezza.

La guerra afgana è anche il primo conflitto armato al di fuori dell'Europa dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico e la sua prima guerra terrestre nei sessanta anni della sua esistenza. E' stata intrapresa con la partecipazione di unità armate da tutti i 26 stati membri della NATO e da altri dodici nazioni europee e del Caucaso collegate alla NATO attraverso il Consiglio di Collaborazione Euro-Atlantico, l'Associazione per la Pace e la Carta dell'Adriatico con la prima invocazione della clausola di mutua assistenza militare dell'Articolo 5 dell'Alleanza.

I dodici associati europei della NATO che hanno inviato delle truppe in numero variabile ad aiutare Washington e l'Alleanza comprendono le cinque ex nazioni neutrali del continente: Austria, Finlandia, Irlanda, Svezia e Svizzera.

Gli schieramenti europei di NATO ed associazioni contano tra i loro numeri truppe da sei ex repubbliche sovietiche - con l'Azerbaijan, la Georgia e l'Ucraina scelte come ultimi rinforzi ed i tre stati baltici rappresentati sproporzionatamente rispetto alla loro popolazione - sebbene i funzionari ed i media occidentali si astengano dall'utilizzare termini come invasione, impero ed occupazione che furono sollevati in modo così prodigale negli anni '80.

Il conflitto rappresenta la prima volta dalla guerra del Vietnam che truppe USA, australiane, neozelandesi e sud coreane abbiano combattuto nella stessa campagna nello stesso teatro. (Anche se tutti e quattro avevano anche truppe in Iraq dopo il marzo del 2003, soltanto le forze americane erano impegnate in combattimento. Comunque, in Afghanistan, più di 1.000 truppe australiane, comprese forze speciali, partecipano ad operazioni di controinsurrezione e dieci dei loro soldati sono stati uccisi).

In tutto, 42 paesi hanno contingenti militari che si estendono da una manciata a migliaia di truppe che servono sotto la NATO in una guerra quasi così tanto distante dal Nord Atlantico quanto si potrebbe immaginare ed immischiati in un combattimento senza fine a causa di un impegno del 1949 da parte delle principali potenze occidentali di darsi l'una con l'altra aiuto militare nel caso di un conflitto in Europa Occidentale o in Nord America.

Più di mille soldati degli USA, dei paesi della NATO ed associati alla NATO sono stati uccisi nella guerra, compresi soldati da tutti e tre gli stati baltici, dall'Australia e dalla Corea del Sud.

Dal principio e dell'invasione e della guerra in Afghanistan agli inizi di ottobre del 2001 sotto l'egida della cosiddetta Operazione Enduring Freedom, che è cominciata con attacchi aerei e missilistici USA e britannici, il modello utilizzato diciassette mesi più tardi in Iraq, il conflitto non è stato limitato allo stesso Afghanistan ma piuttosto ha sfruttato le presunte ed altamente vaghe connessioni del paese agli attacchi dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle ed al World Trade Center a New York City ed al Pentagono a Washington per collocare le forze militari degli USA ed altre NATO in diversi paesi confinanti e vicini, inclusi basi aeree, dispiegamenti di truppe e navali in Kyrgyzstan, Tagikistan, Uzbekistan, Pakistan e nell'Oceano Indiano (dove la marina giapponese collabora all'Operazione Enduring Freedom).

Lo scorso dicembre, l'agenzia di stampa russa Itar-Tass ha riferito che nel 2008 120.000 soldati USA e NATO sono passati per la base aerea di Manas in Kyrgyzstan.

Il 2009 ha portato al Pentagono ed alla NATO la cattiva notizia che il governo del Kyrgyzstan potrebbe chiudere la base agli aeroplani da guerra utilizzati per la guerra n Afghanistan, una base che dal 2001 ha ospitato personale militare da Stati Uniti, Australia, Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia, Turchia, Olanda, Italia, Spagna, Francia e Corea del Sud.

Ufficialmente il Pentagono definisce l'area di responsabilità dell'Operazione Enduring Freedom come comprendente quindici paesi: Afghanistan, Pakistan, Cuba (base navale della Baia di Guantanamo), Gibuti, Eritrea, Etiopia, Giordania, Kenya, Kyrgyzstan, Filippine, Seychelles, Sudan, Tagikistan, Turchia, Uzbekistan e Yemen.

Dopo l'invasione dell'Afghanistan nell'ottobre del 2001, gli USA ed i loro alleati della NATO hanno ottenuto dalle Nazioni Unite del sempre servizievole Segretario Generale Kofi Annan (che nel 1995 manteneva i posti di Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per l'ex Jugoslavia e di inviato speciale presso la NATO e fu installato come Segretario Generale dopo che gli USA deposero il suo predecessore Boutros Boutros-Ghali ed intimidirono gli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza per accettarlo nel 1997) una risoluzione che autorizzava la costituzione di una Forza Internazionale di Assistenza per la Sicurezza (ISAF), inizialmente per soprintendere all'occupazione dell'Afghanistan, ma più tardi per intraprendere una completa campagna di controinsurrezione all'interno del paese ed attraverso la frontiera in Pakistan.

Non vi è stato e non vi è nulla di internazionale riguardo l'ISAF. E' interamente un'operazione della NATO.

Dal dicembre del 2001 all'agosto del 2003 il comando dell'ISAF è stato tenuto per sei mesi a rotazione dai principali paesi della NATO. Alla fine di quel periodo è passato alla NATO collettivamente. Inizialmente la sua missione era limitata alla capitale Kabul, ma al 2003 il suo mandato è stato esteso oltre la capitale e per il 2006 a tutte le province dell'Afghanistan.

Schierare forze da combattimento in una nazione che è stata bombardata ed invasa e condurre assalti aerei e terrestri per tutto il suo territorio è la definizione migliore e più funzionante che si possa concepire delle parole guerra ed occupazione.

L'Afghanistan è diventato un terreno di addestramento e poligono di tiro permanente per procurare agli USA ed ai suoi alleati e candidati membri della NATO opportunità per sperimentare nuovi sistemi d'arma, intraprendere operazioni di controinsurrezione del 21° secolo ed integrare cosiddette unità militari di spiegamento di nicchia da tutti i 42 paesi per realizzare l'interoperabilità degli armamenti e di combattimento.

Tre gli altri, degli ufficiali polacchi hanno dichiarato apertamente che in Afghanistan la NATO ha fornito loro le condizioni per modernizzare le loro forze armate, che non erano state impiegate in zona di guerra ed in operazioni di combattimento dagli inizi della II Guerra Mondiale. Associate con le recenti dichiarazioni di funzionari polacchi e baltici che la NATO dovrebbe rinnovare la sua attenzione sul "difendere" l'Europa, il teatro della Grande guerra afgana è un laboratorio per preparare le nazioni dell'Europa Orientale e del Caucaso meridionale ad azioni alle frontiere orientali e meridionali della Russia.

Lo scorso mese gli USA hanno firmato un accordo con la Polonia per addestrare le sue forze speciali (paragonabile a quello che il Pentagono ha già compiuto con la Georgia), citando l'Afghanistan come la località pronta per la sua attuazione congiunta.

La misura relativa del contributo di ciascuna nazione della NATO è meno importante del fatto che diverse decine, forse centinaia, di migliaia di truppe della NATO sono state avvicendate attraverso Afghanistan, Kyrgyzstan, Tagikistan ed Uzbekistan negli ultimi sette anni e mezzi e nel processo acquistato esperienza nel servire sotto il comando delle principali potenze della NATO.

Precedentemente quest'anno, il capo del Comando Centrale USA David Petraeus ha cominciato a concentrarsi sulle nazioni caucasiche di Georgia ed Azerbaijan come vie di transito militari per la guerra in Afghanistan in espansione e ha visitato le ex repubbliche centroasiatiche sovietiche di Kazakhstan e Tagikistan per incorporare anche loro nel vortice bellico sempre in allargamento dell'Asia Meridionale.

Alla fine dello scorso anno, il Generale Nikolai Makarov, capo dello Stato Maggiore Generale delle forze armate russe, ha avvertito che "le basi militari americane sono sparse per tutto il mondo. Gli USA hanno aperto basi in Romania e Bulgaria e, secondo le nostre informazioni, progettano di installarne in Kazakhstan ed Uzbekistan".
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Molto viene fatto nei circoli ufficiali occidentali e negli obbedienti media sui pretesti in base ai quali gli USA e la NATO hanno attaccato ed invaso l'Afghanistan, preso il controllo di tutte le sue basi aeree strategiche dell'era sovietica (come più di recente nel 2005 è stato fatto con la base aerea di Shindand nella provincia di Herat, vicino al confine iraniano) ed installato un compiacente governo fantoccio a governare sulla nazione ed il suo popolo.

In un primo momento, quando la memoria degli attacchi dell'11 settembre 2001 ancora bruciava fresca nell'immaginazione dell'America e del mondo, il fondamento logico dell'Operazione Enduring Freedom era di catturare e "consegnare alla giustizia" - o uccidere - Osama bin Laden, il Mullah Omar e diversi dei loro massimi colleghi in un castigo da legge del taglione per i mortali attacchi al centro finanziario di New York ed al quartier generale del Dipartimento della Difesa USA.

Mentre gli anni procedevano e, non soltanto bin Laden ed il Mullah Omar non venivano arrestati, ma non poteva essere nemmeno determinata la loro posizione, l'enfasi è stata spostata sulla lotta contro i talibani per avere ospitato i due suddetti.

Questa posizione di protezione è stata smentita dal fatto che Washington, nella persona del Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, proprio dopo l'11/9 ha sostenuto che almeno sessanta paesi, quasi un terzo di quelli del mondo, davano rifugio ai terroristi e come tali erano prede consentite per attacchi missilistici ed altro, ma vistosamente omise dalla lista dei bersagli gli unici tre paesi che avevano riconosciuto, finanziato e senza dubbio armato i talibani: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

L'argomento dei talibani non è stato aiutato neppure dal Presidente installato dagli USA Hamid Karzai, che veniva citato regolarmente alla Voice of Afghanistan USA (una propaggine di Radio Free Europe/Radio Liberty) applaudire "i nostri talibani" che "hanno combattuto fianco a fianco con noi nella jihad contro i sovietici".

La finezza di USA e NATO è stata quindi di adottare in retrospettiva una maschera umanitaria per giustificare la loro diffusione nel 2003 nelle province dell'Afghanistan (in aggiunta all'originario a Kabul, la NATO ha avviato i comandi Nord, Sud, Est ed Ovest): costituire le cosiddette Squadre di Ricostruzione Provinciale (PRTs).

Gli eserciti invasori con i loro bombardieri, missili da crociera, bombe Daisy Cutter da 15.000 libbre ed artiglieria a lungo raggio sono creati per distruggere e non per costruire edifici e le PRTs sarebbero meglio definite squadre di pacificazione provinciale, perché il modello è il Programma Villaggio Strategico nel Vietnam del Sud agli inizi degli anni '60.

Si potrebbero concepire altri motivi per spiegare la continua e crescente presenza e le operazioni militari in intensificazione dell'occidente in Afghanistan e nelle sue vicinanze.

Quattro anni di potere dei talibani avevano almeno realizzato un obiettivo; avevano frenato la coltivazione di oppio.

Comunque, dopo pochi anni di occupazione NATO, l'Afghanistan è diventato il maggiore produttore ed esportatore mondiale di oppio e così lo scorso autunno l'Alleanza ha annunciato che stava progettando di condurre assalti armati contro i trafficanti di oppio ed i "trafficanti di droga", tuttavia l'occidente ha deciso di definire i secondi.

La continua ed infinita guerra in Afghanistan - ed ora in Pakistan - si è trasformata da una caccia a bin Laden, ad una lotta contro i talibani ad una guerra della droga modellata sul sanguinario Plan Colombia iniziato nel 1999. Vi sono rapporti che 300 truppe colombiane sono programmate per lo spiegamento in Afghanistan per replicare quel modello.

Nonostante il recente discorso del Presidente degli USA Barrack Obama su una strategia di uscita afgana, non è palese che Washington ed i suoi alleati intendano mai lasciare il paese e la più vasta circonferenza Asia Meridionale/Centrale Asia/Bacino del Mar Caspio/Caucaso Meridionale al cui centro si trova l'Afghanistan.

Due settimane fa il sito web della Russia Novosti presentava questa osservazione: "Gli stati dell'Asia Centrale pensano che gli USA abbiano cominciato la guerra afgana per cambiare i regimi regionali in equivalenti di quelli di Saakashvili in Georgia e di Yushchenko in Ucraina e che abbiano iniziato con il Presidente afgano Hamid Karzai. Iran, China e Russia ritengono che la guerra possa essere un tentativo di Washington per ridurre a zero la loro influenza in Asia Centrale".

Meno di quattro mesi prima dell'invasione dell'Afghanistan, la Cina, Russia e quattro delle cinque ex repubbliche dell'Asia Centrale sovietica - Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tagikistan ed Uzbekistan - hanno istituito l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), un gruppo di sicurezza reciproca che avrebbe più tardi incluso India, Iran, Mongolia e Pakistan come osservatori.

Il suo scopo è di fornire sicurezza regionale e di affrontare i problemi del crimine transfrontaliero, compreso il contrabbando di narcotici, l'estremismo armato ed il separatismo.

Dal principio si è anche sempre più concentrata su progetti di sviluppo congiunto nelle sfere di energia, trasporti, commercio ed infrastrutture.

Con lo smembramento dell'Unione Sovietica, l'Asia Centrale è stata vista dai membri fondatori della SCO e poi dai suoi osservatori come un meccanismo per favorire relazioni interdipendenti tra i paesi dell'Asia Centrale e Russia, Cina, Iran, India ed alla fine anche Turchia.

L'Afghanistan è stato gettato in una interminabile agitazione, con centinaia di migliaia dei suoi cittadini dislocati; quasi quotidiane incursioni di bombardamento, attacchi missilistici di droni, assalti di commando nel mezzo della notte, spari indiscriminati contro i civili ai posti di controllo; sete e fame su vasta scala; esplosione della coltivazione e del traffico di oppio; espansione di tale destabilizzazione incendiando il Pakistan con il potenziale per la sua frammentazione e lo smembramento ed accresciute tensioni con il suo vicino - ugualmente nucleare - l'India.

Questa è l'attuale grave situazione sette anni e mezzo dopo l'invasione dell'Afghanistan. 

Con lo spiegamento di altre 30.000 truppe USA e di altre migliaia dai ranghi della NATO (recentemente hanno annunciato incrementi Italia, Polonia, Georgia, Azerbaijan ed alti paesi) gli effettivi delle truppe occidentali presto si avvicineranno a 100.000.

Questo è versare benzina sul fuoco. Talibani è diventato un termine tanto amorfo quanto lo è stato al Qaeda; chiunque in Afghanistan, persino nel nord e nell'ovest non Pashtun del paese, che dissenta dagli aeroplani da guerra e dalle truppe da combattimento occidentali che dispensano morte e distruzione nel suo paese e nel suo villaggio è ora un talib. Un nemico.

Più truppe USA e NATO arrivano in Afghanistan, più risentimento, resistenza e violenza seguiranno. Inevitabilmente.

Gli USA e la NATO hanno respinto con arroganza le offerte dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva post-sovietico di collaborare nel portare ad una risoluzione regionale - e non militare - della miriade di crisi che affliggono l'Afghanistan, il suo popolo da lungo tempo sofferente e la regione.

La NATO non è un gruppo che costruisce nazioni, per mantenere la pace o umanitario - è un blocco militare aggressivo. Quando questa e le forze militari dei suoi stati membri individuali lasceranno l'Asia Meridionale e Centrale allora potranno iniziare la ripresa, la ricostruzione ed una pace durevole.

 

© Copyright Rick Rozoff , Stop NATO, 2009