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Cinque anni dentro la ripresa capitalista, la crisi della
disoccupazione a lungo termine, di massa non se ne andrà.
Il Dipartimento del Lavoro definisce la disoccupazione a lungo
termine come stare 27 settimane o più a lungo senza un posto di lavoro.
In febbraio il numero ufficiale dei disoccupati a lungo termine era di
3,8 milioni di lavoratori.(Los Angeles Times, 20 marzo)
"Per comprendere cosa ciò significhi per la salute e la futura
crescita dell'economia", ha scritto il 15 febbraio il
Christian Science Monitor, "considerate che da soli i 'Disoccupati a lungo
termine' contano per il 2,3% della forza lavoro del paese
— una quota che è quasi tanto alta quanto non lo è mai
stata
durante l'intensità di ogni precedente recessione da quando sono
iniziati nel 1948 i calcoli del
Dipartimento del Lavoro. E' questo il caso anche se questa non sia
una recessione ma all'incirca l'Anno 5 di una ripresa che è iniziata
ufficialmente nel giugno del 2009".
Milioni di disoccupati dei quali non si da conto
Tuttavia, la cifra di 3,8 milioni di disoccupati a lungo termine è
enormemente minimizzata. E' basata sulla definizione ufficiale di
disoccupazione, secondo il
Bureau of Labor Statistics, che definisce un lavoratore disoccupato come chiunque
stia cercando un lavoro.
cioè determinato soltanto da una stima del BLS.
Ma un record di 91 milioni di persone non erano nella forza lavoro
nei cinque mesi da ottobre 2013 a febbraio 2014 compreso. Numeri
paragonabili si applicano all'intero anno passato. Il BLS non fornisce
cifre su quanti milioni di queste persone sono considerati ritirati
dalla forza lavoro molto tempo fa perché erano lavoratori disoccupati, a
lungo termine che hanno cessato di cercare di trovare lavoro.
La classe dominante è preoccupata di questa tendenza. Nella stampa
della grande impresa sono apparsi molti articoli su questo. E
sull'argomento sono state fatte ricerche. Alcuni studi sostengono che il
problema è che i lavoratori non hanno le necessarie abilità. Altri
affermano che i padroni discriminano e non assumono nessuno che sia
stato disoccupato per sei mesi o più. Altri dicono che lo scoraggiamento
sulla disoccupazione a lungo termine fiacca il morale dei lavoratori e
loro abbandonano.
Marx ha dato la spiegazione
Naturalmente c'è differenziazione tra i padroni. Per esempio, i
lavoratori neri sono il 22% dei disoccupati a lungo termine ma il 13%
della popolazione. Naturalmente alcuni lavoratori non hanno le abilità
che possono essere necessarie. E non ci vuole uno studio complesso per
sapere che stare senza lavoro per mesi ed anni è totalmente
demoralizzante.
Ma
Karl Marx ha impostato una spiegazione più fondamentale per la
persistenza della disoccupazione a lungo termine
— che si applica allo stadio attuale del capitalismo. Lo
ha spiegato nel Volume I della sua monumentale opera "Il
Capitale".
In questa opera Marx ha sviluppato la Legge
dell'Accumulazione capitalista. Per sommi capi, la legge afferma che,
come il capitalismo si sviluppa generazione dopo generazione, i
capitalisti competono l'uno con l'altro per la quota di mercato cercando
costantemente di rendere più efficiente la loro produzione, in modo che
possano avere un vantaggio competitivo sui loro concorrenti, ottenere
più profitti e distruggere o inghiottire la loro competizione.
Il vantaggio competitivo deriva dall'introdurre sempre più
tecnologia in modo che risultino sempre meno lavoratori e sempre più
beni e servizi (merci) in sempre meno tempo per salari sempre più bassi.
L'effetto di questo processo è di sbarazzarsi di sempre più
lavoratori sostituendoli con le macchine. Nell'era dell'high-tech
nella quale ora viviamo, i lavoratori vengono
rimpiazzati da robot,
software, computer, sensori ed ogni sorta di altri mezzi tecnologici. Le
abilità dei lavoratori vengono semplificate, molte abilità non sono più
necessarie e tutto intorno esistono meno posti di lavoro.
La crescita dell''esercito di riserva dei disoccupati'
Questo porta a quello che Marx ha sostenuto
sarebbe la crescita di un "esercito di riserva di disoccupati". Ha
predetto che il bisogno relativo per i padroni del lavoro sarebbe stato
ridotto come i capitalisti ed i banchieri investivano sempre più nella
tecnologia. Sarebbe sorta una popolazione di lavoratori eccedente. Ciò è
precisamente quello che è alla base del problema intrattabile della
disoccupazione a lungo termine che sta affliggendo la classe lavoratrice
a questo nuovo stadio di capitalismo in un vicolo cieco.
Uno sguardo all'economia capitalista USA da quando nel 2007 è
iniziata la crisi conferma l'analisi di Marx. Esso rivela che la
Legge dell'Accumulazione capitalista ha portato
devastazione alle masse.
Nell'anno 2007, il prodotto interno lordo, intendendo tutti i beni
e servizi prodotti negli USA, ammontava a $14,5 trilioni.
(useconomy.about.com/od/GDP-by-Year, 5 febbraio)
Nel 2013 il PIL degli USA è salito a $16,8 trilioni.
Quando la crisi è scoppiata per la prima volta, il PIL è
precipitato. Da allora, non soltanto ha raggiunto il picco del 2007, ma
il valore dei beni e servizi prodotti è aumentato di $2,3 trilioni in
dollari costanti.
Ora osserviamo la forza lavoro. Secondo le statistiche del BLS, nel
dicembre 2007, erano occupati 146,2 milioni di lavoratori, che era
compatibile con il numero medio di occupati durante l'intero anno.
Questo è quanti lavoratori hanno prodotto i $14,5 trilioni di beni e
servizi.
Lo scorso dicembre, 144,6 milioni di lavoratori erano occupati, che
è leggermente sopra la scala mensile per l'anno. Questo significa che
nel 2013 almeno 1,6 milioni in meno di lavoratori hanno prodotto $2,3
trilioni in più di beni e servizi di quanto era stato prodotto nel
2007..
Quindi, mentre i padroni hanno impiegato sempre più tecnologia
durante la crisi e la cosiddetta" ripresa", hanno ridotto il loro
bisogno di lavoratori di milioni di persone. Non importa quali abilità i
lavoratori abbiano oppure no; non importa se i padroni discriminano
contro di loro oppure no e persino se non si demoralizzano mai e
continuano a cercare lavoro, i lavoratori non riescono a trovare
impiego.
I lavoratori non possono lavorare se i padroni non hanno bisogno di
sfruttarli allo scopo di fare profitti. Se i padroni fanno i loro
profitti con sempre meno lavoratori, allora vi è,
come si è espresso Marx, la crescita permanente
dell'"esercito di riserva dei disoccupati".
Gli economisti capitalisti non saranno mai in grado di capirlo
perché sono totalmente dediti allo sfruttamento capitalista. Ma i
lavoratori, con l'aiuto del marxismo, possono capire chiaramente il
problema. E' questa la condizione necessaria per sbarazzarsi del
problema
— che è il capitalismo stesso.
Fred Goldstein
è l'autore di “Low-Wage Capitalism”
e di “Capitalism at a Dead End”, che è stato tradotto in spagnolo come “El capitalismo en un callejón sin salida”. Entrambe i libri sono disponibili da librai online.
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