La logica dell'"intervento umanitario"
Strumento neocoloniale al servizio di interessi geopolitici
13 maggio 2006
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Durante il suo recente
tour di discorsi attraverso il Canada, all'ex ministro della difesa
haitiano
Patrick Elie, un rappresentante eletto del primo
governo di Jean Bertrand Aristide, venne chiesto da un membro della
ONG World Federalists di sostenere la nuova dottrina "Responsabilità
di proteggere" (RtP) del Canada. L'idea dietro la "RtP" è che gli
altri paesi dovrebbero intervenire nella politica di un paese
sovrano se percepiscono instabilità oppure una crisi dei diritti
umani. Patrick, che parlò alla McMaster University all'inizio di marzo, riconobbe la necessità di proteggere la gente i cui diritti umani erano sotto attacco. Ma, dal momento che la dottrina "RtP" proviene in gran parte dalle nazioni sviluppate occidentali, molte delle quali attualmente proprio ora violano i diritti umani, Elie chiese, "Chi protegge i diritti del popolo iracheno, uccisi dalle bombe di quelli stessi che dovrebbero garantire la "responsabilità di proteggere"? Per esempio, il principale autore della stima sulle vittime irachene del Lancet recentemente ha aggiornato il numero dei morti provocati dalla guerra USA/UK a 300.000.
Quando pensate al termine
"intervento umanitario" o "responsabilità di proteggere", vi
immaginate soldati dall'Etiopia o dall'India che arrivano negli USA
ad arrestare
George Bush per crimini di guerra, per il più alto
tasso di incarcerazioni al mondo e per avere trascurato la salute
della sua popolazione, la mortalità infantile e New Orleans? No,
naturalmente no. Ciò sarebbe ridicolo. Voi pensate a soldati delle
ex ed attuali potenze coloniali bianche, come gli USA e la Gran
Bretagna, andare nel continente nero e risolvere i problemi dei
nativi, che noi implicitamente ed imperialisticamente riteniamo
siano incapaci di autogoverno.
E questo è dove si trova
l'attuale epicentro della dottrina RtP. Patrick chiese "che dire
delle potenze coloniali in Africa, cioè la Francia ed il Belgio, la
cui interferenza in Ruanda ha creato in primo luogo il problema lì"?
Come ha esposto dettagliatamente lo scrittore
Tony Black, l'invasione del Ruanda da parte di un
esercito tutsi dall'Uganda sostenuto dagli USA, che chiamiamo
"genocidio ruandese", non avvenne perché "noi" dell'occidente non
eravamo lì. Esso avvenne perché eravamo lì.[1] Utilizzare il
conflitto in Ruanda, fatto precipitare da trenta anni di
coinvolgimento occidentale seguente al periodo "post coloniale", per
giustificare l'intervento in paesi come il Sudan è nella migliore
delle ipotesi falso.
Recentemente, comunque,
personaggi delle news e del governo inclusi
George Bush e Colin Powell ci hanno chiesto di
prestare attenzione al Sudan ed alla sua popolazione di rifugiati in
pericolo. E, come riporta il Jerusalem Post "la coalizione [Salvare
il Darfur], che si è presentata come 'una alleanza di più di 130
organizzazioni di fedi diverse, umanitarie e per i diritti umani',
in realtà era nata esclusivamente come un'iniziativa della comunità
ebraica americana". Gli imbarazzati organizzatori del recente raduno
per il Darfur negli USA sono stati costretti ad ammettere il loro
fallimento nell'includere altre etnictà ed organizzazioni americane,
come la NAACP ed l'Africa Action group e hanno realmente fatto
grandi sforzi per trovare un singolo oratore del Darfur o musulmano.
Anche i fondamentalisti
cristiani sono stati una forza significativa nella coalizione.
Secondo il
Washington Post del 27 aprile "La scorsa settimana,
dopo un'inchiesta del Washington Post, il [gruppo evangelico
cristiano] Sudan Sunrise ha modificato il proprio sito web per
eliminare i riferimenti agli sforzi per convertire il popolo del
Darfur". Ed oltre ai gruppi religiosi, che giocano un ruolo
ausiliario, l'idea dell'intervento occidentale nel Darfur è
principalmente un'iniziativa del dipartimento di stato USA. La
regione del Darfur ricca di petrolio rende il Sudan il secondo
maggiore produttore di petrolio in Africa e la sua posizione
strategica colloca il paese al passaggio per il Medio Oriente.
Inoltre, il Sudan utilizza il suo petrolio per il peccato capitale
di sviluppare un'economia indipendente dagli Stati Uniti. Secondo John Laughland "il Darfur è una regione ricca di petrolio ed attraverso la quale devono essere costruite delle condotte. Per di più, il maggiore investitore nell'industria petrolifera sudanese e la China National Petroleum Company e la Cina è il maggiore partner commerciale globale del Sudan. E' stato asserito che in Sudan vi sono soldati cinesi che lì proteggono gli interessi petroliferi cinesi e che queste truppe sono state impegnate in scaramucce con i ribelli. Inoltre, mentre vi erano numerose compagnie petrolifere straniere presenti in Sudan, è precisamente nel Darfur meridionale che la Chinese National Petroleum Company ha le sue concessioni. L'USAID, l'agenzia umanitaria americana, utilmente ha fornito una mappa del Sudan che mostra precisamente dove sono le concessioni petrolifere. (v. http://www.usaid.gov/locations/sub-saharan_africa/sudan/map_oil.pdf)”.[2] La Cina ha investito 300 milioni di dollari per ampliare la maggiore raffineria del Sudan ed acquistare i due terzi del petrolio sudanese.[3]
Come
dice
l'ex presidente USA
Jimmy Carter "Il popolo del Sudan vuole
risolvere il conflitto. Il maggiore ostacolo è la politica del
governo USA. Gli USA sono impegnati a rovesciare il governo di
Khartoum. Ogni tipo di sforzo per la pace è fallito,
fondamentalmente per le politiche degli Stati Uniti...Invece di
lavorare per la pace in Sudan, il governo USA sostanzialmente ha
promosso la continuazione della guerra". Nel 2001, il “Sudan Peace
Act” della Camera dei Rappresentanti USA, ha fornito dieci milioni
di dollari in aiuti all'Alleanza Democratica Nazionale, descritta
dallo specialista del Sudan Stephen Morrison, capo del Progetto
Sudan al Centro Studi Strategici ed Internazionali di Washington-DC,
essenzialmente come un gruppo di facciata dei ribelli del Darfur.
Ulteriore sostegno alle affermazioni di Carter proviene da Enver
Masud, che si riferisce ad un articolo del Washington Post che
investiga su come nel 1996 gli USA inviarono quasi 20 milioni di
dollari di equipaggiamento militare in eccedenza ad Etiopia, Eritrea
ed Uganda per rovesciare il governo del Sudan.[6] Gli USA sotto Bill
Clinton bombardarono persino una fabbrica di medicinali in Sudan,
affermando che era utilizzata per produrre armi di distruzione di
massa, mentre più tardi venne dimostrato che i missili USA in realtà
erano stati lanciati sul maggiore produttore di farmaci contro la
malaria in Africa.
Gli USA finanziano
insurrezioni in Sudan sin da quando il paese si allontanò dal
controllo delle potenze occidentali alla fine degli anni '70,
specialmente quella dei ribelli del Movimento ed Esercito di
Liberazione del popolo sudanese
[SPLM/A]. Il capo dello SPLA, John Garang, si era
alleato con l'ala più reazionaria della classe dominante degli USA:
la destra cristiana era il suo principale associato ideologico. Il
leader della destra repubblicana senatore Bill Frith una volta entrò
nel disputato Sudan del sud e fu fotografato con Garang. La destra
cristiana USA utilizza l'asserita oppressione dei cristiani nel sud
in prevalenza musulmano per giustificare un intervento coloniale in
stile 19° secolo.
In negoziati con il
governo sudanese, Garang riuscì ad assicurare una autonomia in stile
Kosovo per aree del Sudan meridionale. Come parte del piano USA per
la balcanizzazione, ora il Sudan è stato portato ad accettare
l'inusuale intesa di un vicepresidente dal Darfur ed un
vicepresidente dal Sudan meridionale. Adesso la moglie di Garang si
incontra con dei leader USA, compreso Frist, per ulteriori negoziati
per l'indipendenza.[7]
Per tenere il Sudan in
stato di guerra perpetuo, gli USA si assicurano cje almeno un gruppo
ribelle sia in azione mentre un altro è impegnato in colloqui di
pace. Il recente ciclo di dimostrazioni "Salvare il Darfur" ha avuto
luogo durante un periodo di negoziati tra il governo ed i gruppi
ribelli e sono progettati per destabilizzare ulteriormente il paese.
Spiega
Yoshie Furuhashi: "Il tempismo del raduno [30 aprile] è stato
perfetto, progettato per coincidere -- e far fallire -- i negoziati
di pace di Abuja tra i ribelli e Khartoum mediati dall'Unione
Africana, la cui scadenza è oggi a mezzanotte. Ed infatti i ribelli
hanno respinto l'accordo di pace”.[8] Gli USA hanno bisogno di
gruppi ribelli per vincere maggiori vittorie se devono rovesciare
l'attuale posizione vantaggiosa della Cina in Sudan.
Per guadagnare il
sostegno per un intervento militare USA, incluso un intervento NATO,
come suggerito dal presidente Bush, i media corporativi minimizzano
la violenza ed il rifiuto a firmare gli accordi di pace fra i
ribelli insorti, ed invece riportano della guerra civile in Sudan
come se fosse una unica crisi dei diritti umani, con il governo
sudanese come i "cattivi". Conflitti molto peggiori in Africa, come
l'incubo del Congo dove sono stati uccisi a milioni, vengono
ignorati a favore del Darfur. Come in Kosovo, tutte queste cronache
sono intese a fare pensare a noi canadesi che mettendo sul terreno
gli stivali occidentali possiamo prevenire una catastrofe
umanitaria.
Quello che la CNN, il
dipartimento di stato e le organizzazioni religiose occidentali non
ci raccontano è che milioni di palestinesi sono sul punto di morire
di fame a causa delle completamente evitabili azioni dei nostri
governi. Con il completo appoggio dell'"occidente" e della "comunità
internazionale" il Canada, Israele ed altri paesi hanno cancellato
donazioni alimentari essenziali ed aiuti cruciali per la
sopravvivenza dei palestinesi, perché non ci piace il governo che
hanno eletto. (Portare la democrazia in Medio Oriente, veramente!)
Dunque, da una parte, ci raccontano di usare la forza militare per
intervenire in un conflitto africano "arabo" dove non abbiamo nessun
affare e, dall'altra, ci dicono di ignorare una catastrofe dei
diritti umani in Israele nella quale i nostri governi sono complici.
Come fanno a passarla liscia su questo i nostri governi?
Scommetto che prima di
leggere i commenti di Patrick sopra, avevate chiuso l'idea della
illegale guerra USA in Iraq quando cercavate di raffigurare l'idea
di
peacekeeper USA che aiutano un paese instabile. Siamo
in grado di dissociare nella mente la strage fatta dai nostri paesi
occidentali dall'idea che possiamo proteggere i diritti umani. Come
risultato, abbiamo bisogno di "decolonizzare" la nostra mente. Come
ha spiegato Edward Said, il colonialismo non è solamente
l'occupazione di territorio, ma richiede anche uno stato della
mente; uno stato della mente che "comprende idee che certi popoli e
certi territori richiedono e implorano dominazione".
In altre parole, noi in
occidente tendiamo a credere che se un paese bianco sviluppato invia
truppe nel terzo mondo, deve essere una buona cosa. Ma finché non
possiamo concepire una situazione dove l'intervento del terzo mondo
contro gli USA o altre grandi potenze sia realistica e possibile, la
"responsabilità di proteggere" esiste semplicemente come uno
strumento per "noi" in occidente per continuare a soggiogare e
gestire gli affari di altri paesi, particolarmente del Sudan. Coloro
che vorrebbero farci intervenire in Sudan sulla base di opporsi al
disordine in base alla "responsabilità di proteggere" ci porrebbero
di fronte alla ridicola situazione, come in Kosovo, di "avere
bisogno" di violare la sovranità di un paese come risultato di
essere stato in precedenza l'occidente a violarla.
Brendan Stone è studente di Scienze Politiche e Studi
sul lavoro alla McMaster University. Iniziò ad interessarsi di
politica internazionale nel 1999 quando il Canada partecipò
all'attacco alla Jugoslavia. Brendan è membro della Coalizione
pacifista di Hamilton 16 Novembre e co-conduttore del programma
radio alla CFMU "Unusual Sources".
Uno speciale
ringraziamento a
Roger Annis del Canada Haiti Action Network che ha
riportato e citato parti del discorso di Patrick Elie.
© Copyright Brendan Stone, GlobalResearch.ca, 2006
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