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I leader del G8 non riescono a raggiungere

un accordo sulla crisi globale

Cina, Francia e Russia sfidano la supremazia del dollaro USA

di Stefan Steinberg
11 luglio 2009

 

I leader del gruppo dei principali paesi industrializzati del G8 si sono allineati per la chiamata alla fotografia alla conclusione del vertice di quest'anno ed hanno cercato di mettere nella miglior luce possibile le loro deliberazioni nella città italiana dell'Aquila.

Il presidente USA Barack Obama ha parlato di uno storico consenso sulla politica ambientale ed il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dichiarato che al vertice era stato compiuto un "progresso considerevole". Di fatto, la maggior parte delle decisioni annunciate nei tre giorni passati erano vaghe ed evasive. In generale, hanno segnato una ritirata dalle posizioni concordate (e non attuate) in precedenti vertici del G8.

Cambiamento climatico

I tentativi al vertice di giungere ad una decisione vincolante sulla limitazione dei gas serra sono stati bloccati dalle economie in via di sviluppo come India, Cina e Brasile, che hanno sostenuto che gli obiettivi sul clima venivano utilizzati dai paesi industrializzati sviluppati—in particolare gli USA—per ostacolare la loro crescita economica. I rappresentanti di tutti i tre paesi erano stati invitati a partecipare alla seconda giornata di colloqui del G8 a L'Aquila.

Una proposta iniziale avanzata al vertice per una riduzione dell'80% delle emissioni di gas serra per il 2050 è stata seppellita entro poche ore dall'annuncio. Il Canada ha affermato che l'obiettivo era "ambizioso" e la Russia ha dichiarato che non poteva proprio centrare il bersaglio.

Come risulta, il vertice ha convenuto di dimezzare le emissioni di gas serra per il 2050, ma la sua risoluzione finale è stata notevole per la mancanza di dettagli. E' rimasto non chiaro quale anno di riferimento si applicherebbe per la riduzione. Se il punto di partenza è successivo al 1990—la linea di partenza normalmente utilizzata—allora l'obiettivo comporta tagli più modesti, poiché la maggior parte dei paesi hanno visto le emissioni crescere dopo quella data.

Anche l'ultimo accordo è ben inferiore all'obiettivo stabilito dall'Unione Europea nel marzo 2007, che domandava una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 per il 2020, rispetto ai livelli del 1990. La Germania aveva persino dichiarato che voleva tagli di quasi il 40% per il 2020.

I leader del G8 hanno lasciato aperta anche la questione su come dovevano essere finanziati i loro obiettivi climatici, con qualunque decisione su questo problema abbandonata fino al vertice del G20 pianificato per la fine di settembre a Pittsburgh, Pennsylvania.

Commentando la risoluzione del G8 sul cambiamento climatico, il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon si è lamentato che il G8 aveva mancato una "opportunità unica" per un progresso.

Aiuti all'agricoltura

Gran parte dei discorsi del successo al termine del vertice sono centrati sulla decisione dei leader del G8 di costituire un fondo di $20 miliardi scaglionati in tre anni per gli aiuti all'agricoltura per le nazioni meno sviluppate. I comunicati ufficiali iniziali del vertice menzionavano una somma di $15 miliardi ed i partecipanti al vertice hanno presentato la somma finale concordata, impegnando $5 miliardi aggiuntivi, come un aumento considerevole mirato ad assistere le nazioni ed i continenti poveri, in particolare l'Africa.

La somma di $20 miliardi è completamente inadeguata per alleviare la povertà nei paesi sottosviluppati. In un rapporto pubblicato una settimana prima del vertice, l'associazione di beneficienza britannica ActionAid ha osservato che nel mondo stavano diventando affamate un miliardo di persone ed ha dichiarato che le decisioni alla riunione del G8 potevano "letteralmente fare la differenza tra la vita e la morte per milioni di persone nel mondo in via di sviluppo".

L'ammontare simbolico annunciato in Italia condanna queste centinaia di milioni di persone a fame e povertà in aggravamento, mentre la crisi economica globale prende un dazio particolarmente crudele sulle economie più deboli e più vulnerabili. La maggior parte dell'Africa e dell'Asia vengono affamate di capitale, che viene monopolizzato dalle potenze imperialiste che cercano di salvare i loro sistemi bancari, proprio nello stesso momento nel quale i mercati d'esportazione dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo si ritraggono.

Inoltre, il comunicato ufficiale sugli aiuti all'agricoltura non rende chiaro se i $20 miliardi (dei quali gli USA hanno promesso un insignificante $3,5 miliardi) rappresenta denaro nuovo, o se sarà semplicemente redistribuito dai fondi da lungo promessi. Al vertice di Gleneagles, Scozia, nel 2005, i leader del G8 hanno promesso non meno di $50 miliardi in aiuti per i paesi sottosviluppati entro l'anno 2010. Secondo l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), soltanto un terzo di questo obiettivo è stato realizzato.

Politica economica e finanziaria.

I leader del G8 sono stati anche incapaci di arrivare a qualsiasi solido accordo su come combattere la crisi finanziaria. Riconoscendo i pericoli posti dalla crisi, mercoledì il vertice ha pubblicato una dichiarazione che dichiarava: "La situazione rimane incerta e rimangono rischi significativi per la stabilità economica e finanziaria".

Comunque, il G8 è profondamente diviso su come rispondere alla crisi. Gli USA e la Gran Bretagna sostengono iniezioni supplementari su grande scala di capitale alle banche ed alle grandi imprese, mentre molti paesi europei, guidati dalla Germania, sono contrari ad ulteriori misure di stimolo, avvisando del pericolo di deficit di bilancio governativi che si gonfiano e della minaccia dell'inflazione. La Germania, la cui economia è attrezzata per le esportazioni industriali, è particolarmente preoccupata sulla prospettiva che deficit USA che vanno alle stelle deprimeranno ulteriormente il valore del dollaro USA in rapporto all'euro, prezzando le esportazioni tedesche fuori degli USA e degli altri principali mercati.

I leader del G8 non sono stati in grado di arrivare ad una politica coordinata come risposta alla crisi. Potevano fare un poco di più che esortare i singoli governi a collaborare l'uno con l'altro mentre perseguono le loro soluzioni nazionali. La dichiarazione congiunta ha riconosciuto la mancanza di consenso, affermando che "le strategie di uscita varieranno secondo le condizioni economiche e le finanze pubbliche".

Per pura formalità, i partecipanti al vertice del G8 hanno denunciato all'unanimità il protezionismo commerciale ed avvertito dei pericoli di isolamento nazionale crescente. In una dichiarazione congiunta rilasciata giovedì, i membri del G8 e del gruppo del G5 delle economie emergenti—Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa—hanno dichiarato che erano "impegnati" a completare per la fine del 2010 il turno di colloqui di Doha dell'Organizzazione Mondiale del Commercio mirati a ridurre le barriere commerciali ed a liberalizzare le economie.

Nessuna di queste dichiarazioni può essere presa seriamente. Piuttosto che abbattere le barriere commerciali ed altre forme di protezionismo economico, la risposta universale da parte di singole nazioni alla crisi finanziaria è stata di aumentare misure di rappresaglia su commercio, valute e capitali contro altri paesi.

Il governo USA ha adottato una clausola "compra americano" come parte del suo programma di stimolo, pretendendo che soltanto l'acciaio ed altri beni prodotti dai fabbricanti domestici vengano utilizzati in progetti di infrastrutture pianificati. Il salvataggio bancario multitrilionario promulgato dall'amministrazione Obama e risultante in deficit di bilancio record è, inoltre, risultato nel fatto che la maggior parte del capitale privato disponibile sui mercati finanziari mondiali scorre negli USA.

Le autorità cinesi hanno risposto con il loro pacchetto di stimolo, che pure contiene una clausola "compra nazionale". Altri importanti paesi stanno prendendo misure simili.

Secondo Holger Görg dell'Istituto Kiel per l'Economia Mondiale "Il cancelliere tedesco Angela Merkel salva la Opel come conseguenza della crisi perché è una società tedesca, che è anche protezionismo".

Le differenze sulla politica commerciale sono venute allo scoperto al vertice sul problema dei mercati energetici. Allarmate dal recente incremento dei prezzi petroliferi, che alzano il pericolo di una recessione mondiale prolungata, la Francia e la Gran Bretagna hanno proposto misure per regolare i mercati energetici e ridurre la volatilità dei prezzi petroliferi. La loro proposta è stata snobbata prontamente dagli esportatori di petrolio Russia e Canada, entrambe i quali hanno dichiarato che sarebbe impossibile amministrare in un simile modo i mercati.

Iran

Nella sua dichiarazione congiunta e sotto massicce pressioni della delegazione USA, il G8 ha espresso "seria preoccupazione" per la "violenza post elettorale in Iran", ma ha rinviato di appoggiare nuove sanzioni contro il paese. Nella sua visita a Mosca all'inizio di questa settimana, il presidente Obama ha indotto delle considerevoli pressioni per interessare la leadership russa a prendere una posizione più dura contro il governo iraniano. Comunque, all'Aquila, la delegazione russa ha dichiarato che le misure prese contro l'opposizione in Iran erano una questione interna.

Sfide al dollaro USA

Come è spesso il caso in vertici simili, le questioni più significative e controverse non erano parte dell'agenda ufficiale. Mentre i leader del G8 non erano in grado di arrivare ad accordi praticabili sulla politica economica, sul cambiamento climatico o sulla povertà mondiale, vi sono stati prove crescenti dell'emergere di un blocco di paesi determinati a mettere in discussione il ruolo di comando degli USA nella politica economica e negli affari mondiali.

Giovedì, il consigliere di stato cinese Dai Bingguo ha criticato apertamente il ruolo del dollaro USA come valuta di riserva mondiale. Secondo il ministro degli esteri cinese, Dai ha detto ai leader del vertice: "Dovremmo avere un sistema migliore per l'emissione ed il regolamento della valuta di riserva, di modo che possiamo mantenere la stabilità relativa dei principali tassi di cambio della valuta di riserva e promuovere un sistema della valuta di riserva internazionale diversificato e razionale".

Dai non ha menzionato il dollaro, ma il bersaglio delle sue osservazioni era chiaro. La Cina ha un investimento totale in Buoni del Tesoro USA di oltre $1 trilione.

I commenti di Dai ripetono la critica del ruolo del dollaro fatta dapprima da fonti ufficiali cinesi in marzo, ma le sue osservazioni ad una riunione ad alto livello dei leader mondiali rappresenta un nuovo stadio nell'intensificazione delle tensioni economiche tra gli USA e la Cina.

Quando interrogati sui commenti di Dai, i leader del G8 hanno cercato di minimizzare il loro significato. Il primo ministro britannico Gordon Brown inizialmente ha affermato che non riusciva a ricordare che Dai avesse fatto tali osservazioni ad una sessione del vertice alla quale assisteva con il presidente USA. Quando la sua memoria si è risvegliata, Brown ha dichiarato: "Non vogliamo dare l'impressione che un grande cambiamento sia dietro l'angolo e che gli ordinamenti attuali saranno destabilizzati".

Di fatto, i commenti di Dai erano stati preceduti all'inizio della settimana da una dichiarazione del massimo consigliere economico del Cremlino, Arkady Dvorkovich, che ha raccontato al Wall Street Journal che la questione di una valuta di riserva globale alternativa dovrebbe essere parte del programma della riunione del G8.

"Assieme alla Cina, faremo rilevare la necessità di sviluppare gradualmente un sistema finanziario globale che sarà fondato su diverse nuove valute regionali forti", ha detto Dvorkovich ai giornalisti. "Col tempo", ha aggiunto, "queste nuove valute assumeranno poi un carattere più globale".

In un significativo sviluppo, lo stesso tema è stato anche assunto dal presidente francese Nicolas Sarkozy, che giovedì ad una conferenza stampa ha affermato che l'attuale sistema, basato sulla supremazia del dollaro dalla fine della II Guerra Mondiale, era sorpassato e dovrebbe essere sostituito.

"Francamente, 60 anni più tardi ci si dovrebbe porre la domanda: Un mondo che è multipolare dovrebbe ... essere riflesso da un sistema economico multipolare"? ha dichiarato Sarkozy, aggiungendo che "Anche se è una materia difficile, discuteremo questo nei prossimi mesi".