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La crisi dell'euro e le lezioni della repubblica di Weimar

3 ottobre 2012

 

Negli anni conclusivi della repubblica tedesca di Weimar, tra il 1930 ed il 1932, il programma di austerità implementato dal governo Brüning in risposta alla fuga di capitali ed alla crisi economica mondiale fece precipitare la catastrofe che seguì: disoccupazione di massa, nazismo e guerra. Per anni, questo è stato considerato come evidente ed era insegnato nelle scuole. Comunque, gli attuali sviluppi in Europa dimostrano che la classe dominante non è capace di imparare dalla storia.

In giorni recenti, i governi greco e spagnolo hanno concordato misure d'austerità che eccedono di molto le misure di emergenza implementate dal governo Brüning.

Anche se la Grecia è in recessione da sei anni, il governo greco ha concordato un ulteriore turno di austerità ammontante a €11,5 miliardi. Secondo i calcoli del governo, la produzione economica scenderà del 25% paragonato al 2008un declino sbalorditivo. La maggior parte dei tagli sono eseguiti alle pensioni, alla sanità ed alla spesa sociale, che urtano contro gli strati più poveri della popolazione.

La scorsa settimana, il gabinetto spagnolo ha tagliato il bilancio del 2013 di €40 miliardi aggiuntivi. I cinque pacchetti di austerità approvati dal governo Rajoy nell'ultimo anno ora ammontano a €127 miliardi. Ciò equivale ad un quarto del bilancio nazionale annuale.

Per ampi settori della popolazione queste misure significano palese povertà. Nondimeno, per l'Unione Europea e, soprattutto, per il governo tedesco, non vanno abbastanza lontano. La UE, con la Germania che precede, sta incalzando per tagli aggiuntivi, anche se questi producono una catastrofe sociale.

Gli attacchi sociali non sono limitati ai paesi altamente indebitati dell'Europa meridionale. Un enorme trasferimento di ricchezza verso coloro in cima sta avendo luogo nei paesi più ricchi del nord. In Germania le fortune private sono aumentate di €1,4 trilioni dallo scoppio della crisi economica cinque anni fa, mentre la povertà al polo opposto della società si diffonde come un cancro.

Alla luce delle esperienze storiche del secolo scorso, un corso simile potrebbe sembrare follia assoluta. Nondimeno, è sostenuto da tutti i partiti dell'establishment, sia che si chiamino conservatori, liberali, verdi, socialdemocratici o "sinistra".

I partiti socialdemocratici come il Partito Social Democratico tedesco (SPD) sotto Gerhard Schröder, il Partito Laburista britannico sotto Tony Blair e, più di recente, il PASOK della Grecia sotto George Papandreou ed il PSOE della Spagna sotto José Zapatero hanno sostenuto la causa della distruzione delle condizioni sociali e di tutte le conquiste del passato della classe lavoratrice. Lo stesso sta avvenendo in Francia sotto il Partito Socialista in seguito alla recente elezione a presidente di François Hollande.

Questo da solo dimostra che gli sviluppi attuali hanno radici oggettive profonde. Marx aveva ragione quando scriveva che "la storia di tutta la società esistente fino ad ora è la storia delle lotte di classe". Non sono la ragione ed i nobili ideali che determinano le politiche della classe dominante, ma gli interessi sociali.

Nei trenta anni passati, sono avvenuti dei cambiamenti socioeconomici fondamentali che rendono impossibile un ritorno alla politica del compromesso sociale. La globalizzazione della produzione ha oltrepassato i confini nazionali ed il mercato nazionale all'interno della struttura in cui i sindacati avevano negoziato a beneficio del compromesso tra le classi. Le industrie nazionali si sono confrontate con la spietata competizione globale, spingendo ciascuna borghesia nazionale ad attaccare la "propria" classe lavoratrice.

Durante il boom della borsa degli anni '90, il settore finanziario si è in gran parte separato dal processo di produzione reale ed è diventato sempre più parassitario. Stipendi annui e premi che ammontano a decine di milioni, che trenta anni fa sarebbero stati inconcepibili, ora sono la norma in banche e grandi società. E' sorta un'insaziabile aristocrazia finanziaria che, nel nome di "salvare l'euro", sta attaccando senza limitazioni tutte le conquiste sociali ottenute dalla classe lavoratrice nel corso degli ultimi 65 anni. I partiti politici ed i mass media giacciono ai suoi piedi.

Senza spezzare il potere dell'aristocrazia finanziaria, una catastrofe non può essere evitata. Ciò che è richiesto è una rivoluzione sociale. Le grandi banche e le grandi società devono essere espropriate e poste sotto controllo democratico, i profitti degli speculatori devono essere confiscati e le grandi fortune devono essere tassate massicciamente.

Un simile cambiamento radicale è possibile soltanto attraverso la mobilitazione della classe lavoratrice attraverso l'intervento indipendente delle masse in politica. Le condizioni per questo si stanno sviluppando rapidamente. La rabbia cresce visibilmente. Il numero di scioperi, proteste e dimostrazioni sta chiaramente aumentando, sebbene i sindacati facciano tutto quello che possono per isolarli e strangolarli. I sondaggi d'opinione trovano una profonda ostilità verso le banche, anche tra settori della classe media.

I sindacati ed i partiti socialdemocratici temono una simile mobilitazione più di ogni altra cosa al mondo. Questi apparati burocratici hanno da lungo tempo troncato ogni connessione agli interessi della gente che lavora. I loro operativi appartengono alle fila della classe media benestante e sono collegati a banche, società e governi da un migliaio di fili. Respingono la trasformazione socialista della società e vedono loro compito come reprimere la lotta di classe e difendere il capitalismo.

Questo si applica anche a partiti come il Partito della Sinistra in Germania, il Fronte della Sinistra in Francia e la Coalizione della Sinistra Alternativa (SYRIZA) in Grecia. Essi tentano di contenere la radicalizzazione della classe lavoratrice e dei giovani facendo critiche limitate del capitalismo ed incoraggiando illusioni suo potenziale per riforme. Allo stesso tempo, collaborano strettamente con i sindacati isolando e tradendo le lotte di classe dei lavoratori.

Si preparano simultaneamente ad entrare al governo nel caso che il controllo scivoli via dagli altri partiti borghesi.

Tali governi di "sinistra" agirebbero soltanto per puntellare il capitalismo soffocando brutalmente la resistenza sociale. Inoltre, la delusione politica generata da queste politiche di destra in abiti di "sinistra" lavora a vantaggio delle tendenze di estrema destra, come visto nei risultati elettorali del Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia e l'ascesa di Fidesz e Jobbik in Ungheria.

La costruzione di un partito nuovo, indipendente della classe lavoratrice che combatta per un programma socialista internazionale è il compito politico più urgente del giorno.

Peter Schwarz