DISSIDENT VOICE

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Lezioni e conclusioni de "L'estremismo",

malattia infantile del comunismo di Lenin

di Thomas Riggins / 14 febbraio 2013

 

Nell'ultimo capitolo, il decimo, del suo libro del 1920 L'estremismo, malattia infantile del comunismo, Lenin si volge indietro ai nove capitoli precedenti e quindi trae diverse conclusioni sull'allora stato attuale della lotta mondiale per il socialismo e inoltre presagisce alcuni sviluppi futuri. Vediamo come è stato preciso dal nostro punto di vista all'incirca 93 anni più tardi.

Egli comincia guardando alla Rivoluzione Russa del 1905 e osservando che da essa possono trarsi due lezioni. In primo luogo che la classe lavoratrice industriale (il proletariato) ha molto più potere e influenza nella società di quanto suggerirebbero i suoi numeri reali. Non deve essere una maggioranza della popolazione allo scopo di guidare la popolazione in una direzione rivoluzionaria. Intraprendere scioperi economici e politici può incominciare un'insurrezione armata rivolta contro la classe dominante. Ammesso che il 1905 era prematuro, ma le tattiche sviluppate allora hanno avuto successo nel 1917. In secondo luogo, la creazione dei Soviet nel 1905 è stato l'inizio di un nuovo modo di organizzare le masse e di guidare una lotta di massa contro il capitalismo.

Penso che qui possiamo dare a Lenin dei voti alti. Anche se soltanto all'inizio di una nuova ondata rivoluzionaria, a causa della crisi in corso del capitalismo mondiale, possiamo già vedere la classe lavoratrice che si organizza sempre di più sia economicamente che politicamente per condurre la lotta contro il dominio delle banche e degli oligarchi finanziari e industriali.

"Soviet" è un termine russo, così se si vuole usare questo o il termine "consigli dei lavoratori" oppure "movimento occupy" organizzazioni simili a queste dovranno alla fine essere costituite mentre i governi borghesi perdono il controllo dell'economia e la gente che lavora dovrà assumerne la direzione e destinarla a servire i bisogni del popolo.

Avendo affermato questo, dobbiamo ammettere che l'ottimismo di Lenin sul futuro imminente nei suoi giorni era completamente sbagliato. Egli pensava fosse chiaro che i tipi di governo parlamentare borghese fossero chiaramente in declino e sarebbero stati rimpiazzati dovunque nel mondo da governi tipo Soviet. Questa tendenza, dopo l'ascesa del fascismo, la II Guerra Mondiale e la Guerra Fredda non è più distinguibile all'inizio del 21° secolo.

Lenin era convinto che il "comunismo", cioè il marxismo rivoluzionario, fosse in ascesa contro i suoi due principali nemici nel movimento della classe lavoratrice, da una parte il "menscevismo" (con cui intendeva il nazionalismo e l'opportunismo sotto qualunque forma in paesi diversi) e l'ultra-sinistra (il comunismo "estremista") dall'altra.

Dopo un tumultuoso secolo di lotta abbiamo attualmente cinque paesi "comunisti" nei quali entrambe queste correnti sono state nominalmente superate (almeno come apertamente sostenuto per posizioni). Nel resto del mondo sviluppato il menscevismo è sano e vivo come opzione popolare nel movimento della classe lavoratrice ed il marxismo "rivoluzionario", dove esista affatto, è una frazione molto piccola della classe lavoratrice (sebbene in alcuni paesi stia crescendo e stia radicalizzando migliaia di lavoratori in reazione alle richieste di "austerità" come risposta alla crisi generale del capitalismo). L'"estremismo" è stato ridotto a piccoli gruppi estremisti simile a un culto ai margini della lotta anticapitalista con piccola o nessuna influenza all'interno della classe lavoratrice.

La Seconda Internazionale (che Lenin riteneva "praticamente morta") è viva e vegeta mentre la Terza Internazionale, che Lenin reputava stesse vincendo il duello tra le Internazionali "su scala mondiale"- è, come si dice, "storia". Lenin era abbagliato dagli sbalorditivi successi della rivoluzione bolscevica e della sua accoglienza positiva da parte della classe lavoratrice internazionale. La fondazione dell'Unione Sovietica nel 1922, soltanto due anni dopo che uscì il suo libro sull'estremismo sembrava avere giustificato tutto questo ottimismo.

Che altro pensava Lenin che fosse in programma per il futuro prossimo o almeno per il futuro non molto lontano? Bene, pensava che la classe operaia internazionale fosse matura per essere condotta verso la costruzione di una "repubblica mondiale dei Soviet". Questa oggi è una fantasticheria rispetto al futuro imminente. Tuttavia, le precondizioni per una simile repubblica rimangono esattamente come Lenin le ha stabilite.

Vi sono, affermò, due principi fondamentali del comunismo verso il quale devono lavorare questi partiti — uno è il potere dei Soviet (cioè della gente che lavora che si incontra realmente in consigli e come risultato prende il potere politico ed economico); l'altro è "la dittatura del proletariato" — un'espressione infelice in questi giorni — ma questo significa soltanto che una volta al potere i lavoratori non permetteranno alla borghesia di impegnarsi nell'opposizione attiva al nuovo governo dei lavoratori.

Lenin pensava che l'istituzione di questi due principi fondamentali su base mondiale fosse nei suoi giorni il compito storico della classe lavoratrice. Come risultò era tutto quello che la classe lavoratrice poteva fare per impedirle di essere schiacciata dal fascismo e dalla depressione economica e non riuscì a essere all'altezza delle aspettative che erroneamente Lenin, come risultò, aveva avuto per essa.

Egli riteneva che la "cosa principale" necessaria per la lotta che all'epoca in cui scrisse il libro vedeva prossima era già stata realizzata. La cosa principale era che a livello internazionale l'avanguardia della classe operaia era stata conquistata sul bisogno della dittatura proletaria e sull'istituzione del sistema dei Soviet ed era "contro la democrazia borghese". Concediamo che su questo Lenin fosse corretto (sebbene abbia i miei dubbi). Tuttavia questa "avanguardia" non è stata in grado di far cadere il passo successivo della lotta; cioè "la ricerca di forme di transizione o l'approccio alla rivoluzione proletaria". E' stata incapace di convincere la maggioranza delle masse lavoratrici di seguire la sua guida ed è rimasta un contingente militante delle masse lavoratrici ma non LA avanguardia (eccetto in senso teorico).

Lenin era ben consapevole della necessità di conquistare la maggioranza poiché affermò che "La vittoria non si può ottenere con la sola avanguardia". E le vaste masse del popolo non possono essere conquistate con la "sola" agitazione e propaganda. No, "la legge fondamentale di tutte le grandi rivoluzioni" è che "le masse devono avere la loro propria esperienza politica".

Bene, negli USA e in Europa hanno avuto abbondanza di tempo per accumulare questa esperienza e, a meno che soffrano di qualche tipo di disordine da incapacità di concentrazione (ADD), possiamo soltanto ipotizzare qualche fallimento da parte della leadership socialista (opportunismo, nazionalismo) OPPURE, disputare gli orribili sconvolgimenti mondiali che hanno straziato il mondo negli ultimi novant'anni, le tre cruciali costellazioni di forze sociali non si sono riunite il che preannunzia lo scoppio di un movimento rivoluzionario mondiale come quello che Lenin si aspettava alla sua epoca.

L'ADD non deve essere preso seriamente (secondo molti esperti, soltanto circa il 2,5% della popolazione mondiale, più o meno alcuni punti percentuali, sembra che soffra di ADD) e allora sono le tre condizioni sociali che devono essere in azione? Lenin sostiene che milioni e decine di milioni di persone devono essere in movimento e pronte per la leadership progressista rivoluzionaria per cambiare il sistema.

Se questo è il caso, allora i marxisti rivoluzionari devono capire che (1) tutte le forze di classe borghesi ostili solitamente unite contro i lavoratori siano coinvolte in lotte micidiali tra loro e si siano così indebolite che non possano più opporsi efficacemente ai lavoratori; (2) i democratici piccolo borghesi (menscevichi o di qualunque banda) e i loro partiti si siano così screditati politicamente che i lavoratori non possano più avere fede in loro e non voteranno per loro; (3) la gente che lavora stia diventando sempre più determinata, come continua la lotta, a sostenere le forze rivoluzionarie dedicate a rovesciare la borghesia ed a creare un governo dei lavoratori.

Tutte e tre le condizioni devono tenere e se lo fanno la "rivoluzione è realmente matura" e se i marxisti hanno compreso correttamente che queste condizioni sono, di fatto, presenti e agiscono su di loro al momento giusto, allora la "vittoria è assicurata". Questo è veramente un mandato considerevole! Posso capire perché le "vittorie sono rare, specialmente considerando il fatto che i leader marxisti in molti paesi che già "controllavano" erano ciechi al fatto che erano quelli nei quali i "loro" lavoratori avevano perso la fiducia. Bene, come Lenin ha rilevato prima, non è un crimine errare, ma lo è non imparare dall'errore e correggerlo. I cinque stati "leninisti" ancora esistenti hanno molto lavoro da fare.

Qui vi è  un'altra importante conclusione che Lenin trae guardando indietro alla storia del movimento socialista e adattandola alla lotta che vede prossima. Vale a dire, che poiché l'avanguardia che ha veramente coscienza di classe può essere calcolata nelle migliaia, mentre un'ondata rivoluzionaria deve essere misurata dall'attività di milioni che non si trovano a un alto livello di consapevolezza di classe ma che reagiscono alle condizioni oppressive in maniera quasi istintiva, l'avanguardia deve essere in grado di padroneggiare tutte le forme di lotta rivoluzionaria — sia legali che illegali — ed essere pronta ad agire correttamente in conformità a condizioni che cambiano rapidamente.

E' relativamente semplice agire in maniera rivoluzionaria una volta che la pentola del malcontento è traboccata, rileva Lenin; il momento veramente difficile per i marxisti con coscienza di classe è di sapere come comportarsi in tempi che non sono rivoluzionari, che sono relativamente calmi e pacifici e la rivoluzione sembra essere una possibilità remota, oppure nessuna possibilità affatto, e la borghesia è apparentemente benigna o anche quando si comporta in maniera reazionaria non sembra stia per perdere il controllo dello stato.

In queste situazioni, quando le condizioni per "la lotta veramente di massa e veramente rivoluzionaria diretta, aperta non esistono ancora", è compito dei marxisti rivoluzionari non perdere di vista i fini rivoluzionari anche quando le masse dei lavoratori "sono incapaci di rendersi immediatamente conto del bisogno di metodi di azione rivoluzionaria". Lenin sostiene che in queste condizioni il compito principale dei socialisti sia in America che in Europa occidentale [oggi possiamo anche includere l'intero mondo capitalista] è di trovare un modo per guidare le classi oppresse "alla reale, decisiva lotta rivoluzionaria". Penso che se oggi Lenin fosse intorno, vedrebbe questo come il vero compito del socialismo del 21° secolo. Il problema è di capire come compiere questo senza cadere nelle trappole dell'opportunismo (menscevismo) da una parte, e/o di essere troppo concentrati su peculiarità e interessi nazionali al costo di non mantenere una prospettiva internazionale dall'altra.

Lenin comprese questo problema e stabilì che i marxisti devono impegnarsi attivamente nelle lotte politiche dei loro paesi ma in un modo nuovo completamente diverso dal modo consueto di lavorare nel movimento sindacale e nei movimenti politici influenzati dalla sinistra tradizionale (e opportunista). Devono propagare la teoria marxista alle masse con volantini e assemblee e lavorare non soltanto con gli operai industriali avanzati ma anche impegnarsi con i "poveri non organizzati e oppressi" e il loro lavoro elettorale non dovrebbe essere rivolto a vincere le elezioni in se e per se ("per 'ottenere posti' in parlamento") ma per istruire e informare le masse di cosa tratta il marxismo, dovrebbero "cercare di portare la gente a pensare e a trarre le masse nella lotta, a prendere in parola la borghesia e a utilizzare l'apparato che ha impiantato, le elezioni che ha fissato e gli appelli che ha fatto al popolo".

Questo può doversi fare entro le regole della borghesia ma i marxisti manterranno sempre i loro slogan e difenderanno soluzioni marxiste e non annacqueranno le loro posizioni per ottenere il favore degli opportunisti e dei loro seguaci. Lenin afferma che questo è un compito molto duro da compiere, "ed estremamente difficile in America", ma, nondimeno, "può e deve essere fatto". Bene, questo è il messaggio per noi degli anni '20 e negli anni 2020: è ancora appropriato oppure è antiquato e pronto per un mucchio di ceneri?

Nel considerare questa domanda si deve osservare che le tattiche impiegate da Lenin erano basate sulle condizioni storiche nelle quali si trovava e sulla sua interpretazione di ciò che preannunziavano. Qui è il contesto come lo intendeva. Le masse erano dovunque in ascesa come risultato della colossale distruzione inflitta sul popolo dalla selvaggia guerra mondiale intrapresa dall'imperialismo dal 1914 al 1918 "al solo scopo di decidere se i rapinatori britannici o tedeschi dovevano saccheggiare il maggior numero di paesi". "Scintille" sociali volavano dappertutto e le rivoluzioni potevano divampare in ogni momento ed i marxisti dovevano essere pronti e in grado di approfittarne.

La Rivoluzione Russa aveva scosso il mondo e la borghesia era "terrorizzata dal bolscevismo" e rispose esageratamente alla minaccia percepita a una tale portata che in realtà aiutava il bolscevismo a crescere di popolarità presso la classe lavoratrice. Lenin si riferisce alle incursioni di Palmer quando la borghesia americana aveva "perduto completamente la testa" e arrestava migliaia e migliaia di persone sospettate di essere bolscevichi. Questo poteva soltanto aiutare la causa, pensava, perché contribuiva a ottenere " le masse interessate nella sostanza e nel significato del bolscevismo".

Ma questo fervore rivoluzionario è stato compresso fermamente, una grande depressione economica ha colpito il mondo portando a un'altra esplosione di una guerra mondiale imperialista (1939-1945), seguita da sollevamenti rivoluzionari che sono stati contrastati da un risorgente imperialismo guidato dagli USA nella forma della "Guerra Fredda". Il maccartismo è stato una ripetizione dello "spavento rosso" di Palmer e ha dimostrato definitivamente come la borghesia poteva "perdere la testa" — ma (con tutto il rispetto per Lenin) non ha "aiutato la causa" spostando la classe lavoratrice a diventare più interessata al marxismo. Infine, la Guerra Fredda si è risolta nel decesso dell'Unione Sovietica e del socialismo dell'est europeo. Così, guardando al mondo di oggi, dobbiamo decidere se le tattiche di Lenin impiegate negli anni '20 sono ancora la guida migliore all'azione nella lotta per rovesciare il capitalismo. Vi sono ancora delle conseguenze della Rivoluzione Russa in arrivo? Quali tattiche potrebbero essere migliori?

Lo stesso Lenin non era incurante del fatto che i paesi capitalisti si sarebbero alleati contro la Russia e fatto di tutto in loro possesso per schiacciare il "Bolscevismo"; non pensava soltanto fosse per loro possibile farlo. Ci racconta che la borghesia pensa praticamente a una cosa sola quando sente il termine "Bolscevismo": "insurrezione, violenza e terrore; essa perciò si sforza per prepararsi alla resistenza e all'opposizione principalmente in questo campo". Questo suona familiare.

Egli pensa anche che per un momento possa riuscire a reprimere il "contagio" marxista" (il suo termine favorito) con la violenza e l'uccisione di "centinaia, migliaia e centinaia di migliaia" di marxisti rivoluzionari (come ha già fatto in India, Ungheria e Germania[e stava per fare in Cina])ma queste sono soltanto le azioni "di tutte le classi storicamente condannate". Temo che qui Lenin sia un poco troppo altezzoso e abbia certamente sottostimato la perdita totale di vite inflitta al movimento dei lavoratori dai capitalistispecialmente la loro incarnazione nazista che costò circa 25 milioni di vite dei soli sovietici.

In ogni caso Lenin ritiene che non riusciranno a eliminare il marxismo rivoluzionario perché il "contagio" è troppo diffuso e ha infettato ogni aspetto dell'organismo capitalista — le sue istituzioni sociali, politiche, economiche, educative e morali — le idee marxiste sono dovunque e la corruzione e lo sfruttamento del capitalismo non possono più essere nascosti alle masse che devono, alla fine, rovesciarlo. "La vita", afferma, "si imporrà". Oggi, quando la borghesia sta attivamente distruggendo il pianeta stesso e minacciando l'esistenza di miliardi di persone queste opinioni di Lenin ci rammentano fin dove dobbiamo ancora andare per sbarazzare la terra degli sfruttatori e per educare le masse del popolo alla lotta contro "i frenetici deliri della borghesia".

Ai suoi giorni Lenin pensava che soltanto una cosa stesse impedendo di succedere rapidamente alla vittoria del movimento socialista — è la stessa cosa che la sta trattenendo anche  al nostro tempo? "vale a dire la consapevolezza universale e completa" da parte di tutti i marxisti rivoluzionari dedicati alla realizzazione del socialismo "in tutti i paesi della necessità di esibire una flessibilità estrema nelle loro tattiche". Questo è qualcosa che dai giorni di Lenin al presente la maggior parte dei marxisti hanno trascurato di imparare come mettere in pratica.

Alla fine, Lenin spiega perché i marxisti di primo piano della Seconda Internazionale pre-I Guerra Mondiale (Kautsky, Otto Bauer e Plekhanov per nominarne soltanto alcuni dei meglio conosciuti) sono caduti nell'opportunismo e hanno preso la strada capitalista (se posso usare questa espressione. E' stata la loro mancanza di flessibilità e l'incapacità di comprendere propriamente la dialettica.

"La ragione principale del loro fallimento è stata che sono stati ipnotizzati da una forma definita di crescita del movimento della classe operaia e del socialismo, hanno dimenticato tutto sulla unilateralità di quella forma, hanno avuto paura di vedere lo sfacelo che le condizioni obiettive hanno reso inevitabile e continuato a ripetere semplici e, al primo sguardo, incontestabili assiomi che erano stati imparati meccanicamente...."

In altre parole, non si sono resi conto dell'ambiente rivoluzionario creato dalla guerra e dalle sue conseguenze e hanno tentato di imporre la legittimità politica borghese e la democrazia parlamentare sul movimento socialista che aveva imparato nella lotta post-1848 della classe lavoratrice a organizzarsi e a sviluppare la propria coscienza. Non riuscendo a allearsi con la nuova consapevolezza rivoluzionaria (come manifestata dai soviet e dai consigli rivoluzionari dei lavoratori) sono finiti dalla parte della borghesia e contro i lavoratori. Almeno questa mi sembra sia la sua posizione.

Considerando che la situazione sia come l'ha descritta, Lenin reputava che le due tendenze all'interno del movimento socialista, le chiamò dottrinarismo (opportunismo) di destra e dottrinarismo (estremismo) di sinistra dovevano essere contrastate ma che la destra era molto più pericolosa della sinistra (che era nuova e che l'esperienza avrebbe presto corretto). Oggi l'estremismo è confinato a gruppi di margine o a gruppi che prosperano in paesi con una classe lavoratrice sottosviluppata a causa delle condizioni economiche arretrate, mentre la maggior parte di tutti i maggiori partiti politici seguenti alla distribuzione della Seconda Internazionale sono completamente controllati da quadri opportunisti non rivoluzionari che sono dei lacchè (un'altra utile espressione da un altro contesto) delle forze dominate dalla finanza e dal capitale industriale.

Questi rimanenti partiti e gruppi socialisti che si considerano di orientamento "leninista" troveranno il libro di Lenin sull'Estremismo ancora uno strumento significativo da utilizzare nelle lotte del 21° secolo come lo troveranno altri che stanno lottando con i problemi di organizzare i lavoratori per intraprendere l'azione politica ed economica per liberare loro stessi e l'umanità in generale dal flagello del capitalismo.

Thomas Riggins è attualmente condirettore di Political Affairs online. Leggete altri articoli di Thomas.