Nell'ultimo capitolo, il decimo, del suo libro del 1920
“L'estremismo”, malattia infantile del
comunismo, Lenin
si volge indietro ai nove capitoli precedenti e quindi trae
diverse conclusioni sull'allora stato attuale della lotta
mondiale per il socialismo e inoltre presagisce alcuni sviluppi
futuri. Vediamo come è stato preciso dal nostro punto di vista
all'incirca 93 anni più tardi.
Egli comincia guardando alla Rivoluzione Russa del 1905 e
osservando che da essa possono trarsi due lezioni. In primo
luogo che la classe lavoratrice industriale (il proletariato) ha
molto più potere e influenza nella società di quanto
suggerirebbero i suoi numeri reali. Non deve essere una
maggioranza della popolazione allo scopo di guidare la
popolazione in una direzione rivoluzionaria. Intraprendere
scioperi economici e politici può incominciare un'insurrezione
armata rivolta contro la classe dominante. Ammesso che il 1905
era prematuro, ma le tattiche sviluppate allora hanno avuto
successo nel 1917. In secondo luogo, la creazione dei Soviet nel
1905 è stato l'inizio di un nuovo modo di organizzare le masse e
di guidare una lotta di massa contro il capitalismo.
Penso che qui possiamo dare a Lenin dei voti alti. Anche se
soltanto all'inizio di una nuova ondata rivoluzionaria, a causa
della crisi in corso del capitalismo mondiale, possiamo già
vedere la classe lavoratrice che si organizza sempre di più sia
economicamente che politicamente per condurre la lotta contro il
dominio delle banche e degli oligarchi finanziari e industriali.
"Soviet" è un termine russo, così se si vuole usare questo
o il termine "consigli dei lavoratori" oppure "movimento occupy"
organizzazioni simili a queste dovranno alla fine essere
costituite mentre i governi borghesi perdono il controllo
dell'economia e la gente che lavora dovrà assumerne la direzione
e destinarla a servire i bisogni del popolo.
Avendo affermato questo, dobbiamo ammettere che l'ottimismo
di Lenin sul futuro imminente nei suoi giorni era completamente
sbagliato. Egli pensava fosse chiaro che i tipi di governo
parlamentare borghese fossero chiaramente in declino e sarebbero
stati rimpiazzati dovunque nel mondo da governi tipo Soviet.
Questa tendenza, dopo l'ascesa del fascismo, la II Guerra
Mondiale e la Guerra Fredda non è più distinguibile all'inizio
del 21° secolo.
Lenin era convinto che il "comunismo", cioè il marxismo
rivoluzionario, fosse in ascesa
contro i suoi due principali nemici nel movimento della
classe lavoratrice, da una parte il "menscevismo" (con cui
intendeva il nazionalismo e l'opportunismo sotto qualunque forma
in paesi diversi) e l'ultra-sinistra (il comunismo "estremista")
dall'altra.
Dopo un tumultuoso secolo di lotta abbiamo attualmente
cinque paesi "comunisti" nei quali entrambe queste correnti sono
state nominalmente superate (almeno come apertamente sostenuto
per posizioni). Nel resto del mondo sviluppato il menscevismo è
sano e vivo come opzione popolare nel movimento della classe
lavoratrice ed il marxismo "rivoluzionario", dove esista
affatto, è una frazione molto piccola della classe lavoratrice
(sebbene in alcuni paesi stia crescendo e stia radicalizzando
migliaia di lavoratori in reazione alle richieste di "austerità"
come risposta alla crisi generale del capitalismo).
L'"estremismo" è stato ridotto a piccoli gruppi estremisti
simile a un culto ai margini della lotta anticapitalista con
piccola o nessuna influenza all'interno della classe
lavoratrice.
La Seconda Internazionale (che Lenin riteneva "praticamente
morta") è viva e vegeta mentre la Terza Internazionale, che
Lenin reputava stesse vincendo il duello tra le Internazionali
"su scala mondiale"- è, come si dice, "storia". Lenin era
abbagliato dagli sbalorditivi successi della rivoluzione
bolscevica e della sua accoglienza positiva da parte della
classe lavoratrice internazionale. La fondazione dell'Unione
Sovietica nel 1922, soltanto due anni dopo che uscì il suo libro
sull'estremismo sembrava avere giustificato tutto questo
ottimismo.
Che altro pensava Lenin che fosse in programma per il
futuro prossimo o almeno per il futuro non molto lontano? Bene,
pensava che la classe operaia internazionale fosse matura per
essere condotta verso la costruzione di una "repubblica mondiale
dei Soviet". Questa oggi è una fantasticheria rispetto al futuro
imminente. Tuttavia, le precondizioni per una simile repubblica
rimangono esattamente come Lenin le ha stabilite.
Vi sono, affermò, due principi fondamentali del comunismo
verso il quale devono lavorare questi partiti
— uno è il potere dei Soviet (cioè della gente che lavora che si
incontra realmente in consigli e come risultato prende il potere
politico ed economico); l'altro è
"la dittatura del proletariato"
— un'espressione
infelice in questi giorni
— ma questo significa soltanto che una volta al potere i
lavoratori non permetteranno alla borghesia di impegnarsi
nell'opposizione attiva al nuovo governo dei lavoratori.
Lenin pensava che l'istituzione di questi due principi
fondamentali su base mondiale fosse nei suoi giorni il compito
storico della classe lavoratrice. Come risultò era tutto quello
che la classe lavoratrice poteva fare per impedirle di essere
schiacciata dal fascismo e dalla depressione economica e non
riuscì a essere all'altezza delle aspettative che erroneamente
Lenin, come risultò, aveva avuto per essa.
Egli riteneva che la "cosa principale" necessaria per la
lotta che all'epoca in cui scrisse il libro vedeva prossima era
già stata realizzata. La cosa principale era che a livello
internazionale l'avanguardia della classe operaia era stata
conquistata sul bisogno della dittatura proletaria e
sull'istituzione del sistema dei Soviet ed era "contro la
democrazia borghese". Concediamo che su questo Lenin fosse
corretto (sebbene abbia i miei dubbi). Tuttavia questa
"avanguardia" non è stata in grado di far cadere il passo
successivo della lotta; cioè "la ricerca di forme di transizione
o l'approccio alla rivoluzione proletaria". E' stata incapace di
convincere la maggioranza delle masse lavoratrici di seguire la
sua guida ed è rimasta un contingente militante delle masse
lavoratrici ma non LA avanguardia (eccetto in senso teorico).
Lenin era ben consapevole della necessità di conquistare la
maggioranza poiché affermò che "La vittoria non si può ottenere
con la sola avanguardia". E le vaste masse del popolo non
possono essere conquistate con la "sola" agitazione e
propaganda. No, "la legge fondamentale di tutte le grandi
rivoluzioni" è che "le masse devono avere la loro propria
esperienza politica".
Bene, negli USA e in Europa hanno avuto abbondanza di tempo
per accumulare questa esperienza e, a meno che soffrano di
qualche tipo di disordine da incapacità di concentrazione
(ADD),
possiamo soltanto ipotizzare qualche fallimento da parte
della leadership socialista (opportunismo, nazionalismo) OPPURE,
disputare gli orribili sconvolgimenti mondiali che hanno
straziato il mondo negli ultimi novant'anni, le tre cruciali
costellazioni di forze sociali non si sono riunite il che
preannunzia lo scoppio di un movimento rivoluzionario mondiale
come quello che Lenin si aspettava alla sua epoca.
L'ADD non deve essere preso seriamente (secondo molti
esperti, soltanto circa il 2,5% della popolazione mondiale, più
o meno alcuni punti percentuali, sembra che soffra di ADD) e
allora sono le tre condizioni sociali che devono essere in
azione? Lenin sostiene che milioni e decine di milioni di
persone devono essere in movimento e pronte per la leadership
progressista rivoluzionaria per cambiare il sistema.
Se questo è il caso, allora i marxisti rivoluzionari devono
capire che (1) tutte le forze di classe borghesi ostili
solitamente unite contro i lavoratori siano coinvolte in lotte
micidiali tra loro e si siano così indebolite che non possano
più opporsi efficacemente ai lavoratori; (2) i democratici
piccolo borghesi (menscevichi o di qualunque banda) e i loro
partiti si siano così screditati politicamente che i lavoratori
non possano più avere fede in loro e non voteranno per loro; (3)
la gente che lavora stia diventando sempre più determinata, come
continua la lotta, a sostenere le forze rivoluzionarie dedicate
a rovesciare la borghesia ed a creare un governo dei lavoratori.
Tutte e tre le condizioni devono tenere e se lo fanno la
"rivoluzione è realmente matura" e se i marxisti hanno compreso
correttamente che queste condizioni sono, di fatto, presenti e
agiscono su di loro al momento giusto, allora la "vittoria è
assicurata". Questo è veramente un mandato considerevole! Posso
capire perché le "vittorie sono rare, specialmente considerando
il fatto che i leader marxisti in molti paesi che già
"controllavano" erano ciechi al fatto che erano quelli nei quali
i "loro" lavoratori avevano perso la fiducia. Bene, come Lenin
ha rilevato prima, non è un crimine errare, ma lo è non imparare
dall'errore e correggerlo. I cinque stati "leninisti" ancora
esistenti hanno molto lavoro da fare.
Qui vi è un'altra importante conclusione che Lenin
trae guardando indietro alla storia del movimento socialista e
adattandola alla lotta che vede prossima. Vale a dire, che
poiché l'avanguardia che ha veramente coscienza di classe può
essere calcolata nelle migliaia, mentre un'ondata rivoluzionaria
deve essere misurata dall'attività di milioni che non si trovano
a un alto livello di consapevolezza di classe ma che reagiscono
alle condizioni oppressive in maniera quasi istintiva,
l'avanguardia deve essere in grado di padroneggiare tutte le
forme di lotta rivoluzionaria
— sia legali che illegali — ed essere pronta ad agire
correttamente in conformità a condizioni che cambiano
rapidamente.
E' relativamente semplice agire in maniera rivoluzionaria
una volta che la pentola del malcontento è traboccata, rileva
Lenin; il momento veramente difficile per i marxisti con
coscienza di classe è di sapere come comportarsi in tempi che
non sono rivoluzionari, che sono relativamente calmi e pacifici
e la rivoluzione sembra essere una possibilità remota, oppure
nessuna possibilità affatto, e la borghesia è apparentemente
benigna o anche quando si comporta in maniera reazionaria non
sembra stia per perdere il controllo dello stato.
In queste situazioni, quando le condizioni per "la lotta
veramente di massa e veramente rivoluzionaria diretta, aperta
non esistono ancora", è compito dei marxisti rivoluzionari non
perdere di vista i fini rivoluzionari anche quando le masse dei
lavoratori "sono incapaci di rendersi immediatamente conto del
bisogno di metodi di azione rivoluzionaria". Lenin sostiene che
in queste condizioni il compito principale dei socialisti sia in
America che in Europa occidentale [oggi possiamo anche includere
l'intero mondo capitalista] è di trovare un modo per guidare le
classi oppresse "alla reale, decisiva
lotta rivoluzionaria". Penso che se oggi Lenin fosse intorno,
vedrebbe questo come il vero compito del socialismo del 21°
secolo. Il problema è di capire come compiere questo senza
cadere nelle trappole dell'opportunismo (menscevismo) da una
parte, e/o di essere troppo concentrati su peculiarità e
interessi nazionali al costo di non mantenere una prospettiva
internazionale dall'altra.
Lenin comprese questo problema e stabilì che i marxisti
devono impegnarsi attivamente nelle lotte politiche dei loro
paesi ma in un modo nuovo completamente diverso dal modo
consueto di lavorare nel movimento sindacale e nei movimenti
politici influenzati dalla sinistra tradizionale (e
opportunista). Devono propagare la teoria marxista alle masse
con volantini e assemblee e lavorare non soltanto con gli operai
industriali avanzati ma anche impegnarsi con i "poveri non
organizzati e oppressi" e il loro lavoro elettorale non dovrebbe
essere rivolto a vincere le elezioni in se e per se ("per
'ottenere posti' in parlamento") ma per istruire e informare le
masse di cosa tratta il marxismo, dovrebbero "cercare di portare
la gente a pensare e a trarre le masse nella lotta, a prendere
in parola la borghesia e a utilizzare l'apparato che ha
impiantato, le elezioni che ha fissato e gli appelli che ha
fatto al popolo".
Questo può doversi fare entro le regole della borghesia ma i
marxisti manterranno sempre i loro slogan e difenderanno
soluzioni marxiste e non annacqueranno le loro posizioni per
ottenere il favore degli opportunisti e dei loro seguaci. Lenin
afferma che questo è un compito molto duro da compiere, "ed
estremamente difficile in America", ma, nondimeno, "può e deve
essere fatto". Bene, questo è il messaggio per noi degli anni
'20 e negli anni 2020: è ancora appropriato oppure è antiquato e
pronto per un mucchio di ceneri?
Nel considerare questa domanda si deve osservare che le
tattiche impiegate da Lenin erano basate sulle condizioni
storiche nelle quali si trovava e sulla sua interpretazione di
ciò che preannunziavano. Qui è il contesto come lo intendeva. Le
masse erano
dovunque in ascesa come risultato della
colossale distruzione inflitta sul popolo dalla selvaggia guerra
mondiale intrapresa dall'imperialismo dal 1914 al 1918 "al solo
scopo di decidere se i rapinatori britannici o tedeschi dovevano
saccheggiare il maggior numero di paesi". "Scintille" sociali
volavano dappertutto e le rivoluzioni potevano divampare in ogni
momento ed i marxisti dovevano essere pronti e in grado di
approfittarne.
La Rivoluzione Russa aveva scosso il mondo e la borghesia
era "terrorizzata dal bolscevismo" e rispose esageratamente alla
minaccia percepita a una tale portata che in realtà aiutava il
bolscevismo a crescere di popolarità presso la classe
lavoratrice. Lenin si riferisce alle incursioni di Palmer
quando la borghesia americana aveva "perduto completamente la
testa" e arrestava migliaia e migliaia di persone sospettate di
essere bolscevichi. Questo poteva soltanto aiutare la causa,
pensava, perché contribuiva a ottenere " le masse interessate
nella sostanza e nel significato del bolscevismo".
Ma questo fervore rivoluzionario è stato compresso
fermamente, una grande depressione economica ha colpito il mondo
portando a un'altra esplosione di una guerra mondiale
imperialista
(1939-1945), seguita da sollevamenti rivoluzionari
che sono stati contrastati da un risorgente imperialismo guidato
dagli USA nella forma della "Guerra Fredda". Il
maccartismo è stato una ripetizione dello "spavento rosso" di
Palmer e ha dimostrato definitivamente come la borghesia poteva
"perdere la testa"
— ma (con tutto il rispetto per Lenin) non ha "aiutato la causa"
spostando la classe lavoratrice a diventare più interessata al
marxismo.
Infine, la Guerra Fredda si è risolta nel decesso
dell'Unione Sovietica e del socialismo dell'est europeo. Così,
guardando al mondo di oggi, dobbiamo decidere se le tattiche di
Lenin impiegate negli anni '20 sono ancora la guida migliore
all'azione nella lotta per rovesciare il capitalismo. Vi sono
ancora delle conseguenze della Rivoluzione Russa in arrivo?
Quali tattiche potrebbero essere migliori?
Lo stesso Lenin non era incurante del fatto che i paesi
capitalisti si sarebbero alleati contro la Russia e fatto di
tutto in loro possesso per schiacciare il "Bolscevismo"; non
pensava soltanto fosse per loro possibile farlo. Ci racconta che
la borghesia pensa praticamente a una cosa sola quando sente il
termine "Bolscevismo": "insurrezione, violenza e terrore; essa
perciò si sforza per prepararsi alla resistenza e
all'opposizione principalmente in questo campo". Questo suona
familiare.
Egli pensa anche che per un momento possa riuscire a reprimere
il "contagio" marxista" (il suo termine favorito) con la
violenza e l'uccisione di "centinaia, migliaia e centinaia di
migliaia" di marxisti rivoluzionari (come ha già fatto in India,
Ungheria e Germania–[e stava per fare in Cina])–ma queste sono soltanto le azioni "di tutte le classi
storicamente condannate". Temo che qui Lenin sia un poco troppo
altezzoso e abbia certamente sottostimato la perdita totale di
vite inflitta al movimento dei lavoratori dai capitalisti–specialmente la loro incarnazione nazista che costò
circa 25 milioni di vite dei soli sovietici.
In ogni caso Lenin ritiene che non riusciranno a eliminare
il marxismo rivoluzionario perché il "contagio" è troppo diffuso
e ha infettato ogni aspetto dell'organismo capitalista
— le sue istituzioni sociali, politiche, economiche, educative e
morali — le idee marxiste sono dovunque e la corruzione e lo
sfruttamento del capitalismo non possono più essere nascosti
alle masse che devono, alla fine, rovesciarlo. "La vita",
afferma, "si imporrà". Oggi, quando la borghesia
sta attivamente distruggendo il pianeta stesso e
minacciando l'esistenza di miliardi di persone queste opinioni
di Lenin ci rammentano fin dove dobbiamo ancora andare per
sbarazzare la terra degli sfruttatori e per educare le masse del
popolo alla lotta contro "i frenetici deliri della borghesia".
Ai suoi giorni Lenin pensava che soltanto una cosa stesse
impedendo di succedere rapidamente alla vittoria del movimento
socialista
— è la stessa cosa che la sta trattenendo anche al nostro
tempo?
—
"vale a dire la consapevolezza universale e completa" da
parte di tutti i marxisti rivoluzionari dedicati alla
realizzazione del socialismo "in tutti i paesi della necessità
di esibire una flessibilità estrema nelle loro tattiche". Questo
è qualcosa che dai giorni di Lenin al presente la maggior parte
dei marxisti hanno trascurato di imparare come mettere in
pratica.
Alla fine, Lenin spiega perché i marxisti di primo piano
della Seconda Internazionale pre-I Guerra Mondiale
(Kautsky, Otto Bauer e Plekhanov
per nominarne soltanto alcuni dei meglio conosciuti)
sono caduti nell'opportunismo e hanno preso la strada
capitalista (se posso usare questa espressione. E' stata la loro
mancanza di flessibilità e l'incapacità di comprendere
propriamente la dialettica.
"La ragione principale del loro fallimento è stata che sono
stati ipnotizzati da una forma definita di crescita del
movimento della classe operaia e del socialismo, hanno
dimenticato tutto sulla unilateralità di quella forma, hanno
avuto paura di vedere lo sfacelo che le condizioni obiettive
hanno reso inevitabile e continuato a ripetere semplici e, al
primo sguardo, incontestabili assiomi che erano stati imparati
meccanicamente...."
In altre parole, non si sono resi conto dell'ambiente
rivoluzionario creato dalla guerra e dalle sue conseguenze e
hanno tentato di imporre la legittimità politica borghese e la
democrazia parlamentare sul movimento socialista che aveva
imparato nella lotta post-1848 della classe lavoratrice a
organizzarsi e a sviluppare la propria coscienza. Non riuscendo
a allearsi con la nuova consapevolezza rivoluzionaria (come
manifestata dai soviet e dai consigli rivoluzionari dei
lavoratori) sono finiti dalla parte della borghesia e contro i
lavoratori. Almeno questa mi sembra sia la sua posizione.
Considerando che la situazione sia come l'ha descritta,
Lenin reputava che le due tendenze all'interno del movimento
socialista, le chiamò dottrinarismo (opportunismo) di destra e
dottrinarismo (estremismo) di sinistra dovevano essere
contrastate ma che la destra era molto più pericolosa della
sinistra (che era nuova e che l'esperienza avrebbe presto
corretto). Oggi l'estremismo è confinato a gruppi di margine o a
gruppi che prosperano in paesi con una classe lavoratrice
sottosviluppata a causa delle condizioni economiche arretrate,
mentre la maggior parte di tutti i maggiori partiti politici
seguenti alla distribuzione della Seconda Internazionale sono
completamente controllati da quadri opportunisti non
rivoluzionari che sono dei lacchè (un'altra utile espressione da
un altro contesto) delle forze dominate dalla finanza e dal
capitale industriale.
Questi rimanenti partiti e gruppi socialisti che si
considerano di orientamento "leninista" troveranno il libro di
Lenin sull'Estremismo ancora uno strumento
significativo da utilizzare nelle lotte del 21° secolo come lo
troveranno altri che stanno lottando con i problemi di
organizzare i lavoratori per intraprendere l'azione politica ed
economica per liberare loro stessi e l'umanità in generale dal
flagello del capitalismo.
Thomas Riggins è attualmente condirettore di
Political Affairs online.
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