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Sono 97 anni da quando Lenin scrisse per la prima volta quello che
da allora è diventato un "classico" del marxismo
— Stato e Rivoluzione: La dottrina marxista dello
stato ed i compiti del proletariato nella rivoluzione, in futuro
riferito come SR.
Propongo di discutere il significato di quest'opera per oggi (il
principio del 21° secolo) e così non impiegherò molto tempo a discuterne
la rilevanza nel mondo di 97 anni fa.
Quindi, i compiti della classe lavoratrice nelle rivoluzioni russe
del 1905 e del 1917 saranno soltanto accennati ed invece mi concentrerò
sulla teoria marxista dello stato. Lenin ed i bolscevichi
ai loro giorni applicarono con successo questa teoria e
furono in grado di rovesciare la classe dominante capitalista ed i suoi
sostenitori in Russia e nelle zone circostanti e nel 1922 a fondare
l'Unione Sovietica. Come dovremmo comprendere oggi questa teoria mentre
lottiamo per portare avanti gli interessi dei lavoratori per il mondo
nel loro tentativo di liberarsi dallo sfruttamento e dall'oppressione
capitalista (compresi i lavoratori degli ex paesi socialisti)?
Inizierò con alcune osservazioni sulla "Prefazione" di Lenin alla
prima edizione di SR. In primo luogo, la caratterizzazione dello stato
di Lenin
è tanto accurata oggi quanto lo era quando scrisse la sua
prefazione: L'"oppressione dei lavoratori da parte dello stato che si
fonde sempre più con le onnipotenti associazioni capitaliste, sta
diventando mostruosa in modo crescente".
Ormai gli stati capitalisti hanno praticamente completato la
fusione. Negli USA, l'attuale depressione economica, iniziata, tra le
altre ragioni, da fraudolente pratiche di prestito e da altre attività
illegali da parte delle banche e delle grandi società, ha visto lo stato
salvare le grandi imprese capitaliste mentre ha lasciato i lavoratori,
le vittime della depressione, a difendersi da soli. Recentemente lo
stato ha tagliato i buoni alimentari ed i sussidi per l'assicurazione
contro la disoccupazione per i lavoratori mentre ha dato sovvenzioni ai
grandi interessi agricoli e dell'energia. Non vi è nessun dubbio di
quali interessi serva lo stato.
Nei paesi europei lo stato sta imponendo regimi di estrema
austerità sulla popolazione lavoratrice allo scopo di estrarre ricchezza
da girare ai possessori di titoli di stato ed alle banche o costringendo
ad accettare delle misure per riorganizzare le leggi sul lavoro ed i
piani di pensionamento dei lavoratori a loro svantaggio perché le
imprese possano licenziare la gente più facilmente e non avere le loro
imposte aumentate per sostenere i programmi sociali.
Nel Terzo Mondo, da
Bangladesh, Cambogia e Indonesia
a Messico, Haiti
e Africa, e punti in mezzo, vediamo lo stato alleato degli
interessi commerciali e che utilizza la polizia ed i militari per
stroncare gli scioperi e le interruzioni del lavoro a sostegno dei
possessori del capitale.
Lenin inoltre ha messo in evidenza che quelli che pretendono di essere
dei difensori della classe lavoratrice, specialmente i cosiddetti leader
"socialisti", si sono schierati con la classe capitalista contro i
lavoratori dei loro paesi, ma anche a livello internazionale. Per
esempio, il governo socialista francese sostiene apertamente gli
elementi più reazionari della classe dominante USA nella sua ricerca
internazionale di dominare i paesi del Terzo Mondo. Questo è in linea
con l'osservazione di Lenin che "la maggioranza delle cosiddette grandi
potenze da lungo tempo sfruttano ed assoggettano un numero intero di
piccole e deboli nazioni". Il mondo oggi è affatto diverso?
Uno dei modi più efficaci con cui la classe capitalista mantiene in
soggezione e non preparati i lavoratori è il patriottismo
(USA! USA!) e mettendo i lavoratori di un paese contro quelli di
un altro ("Acquistate il made in America!"). L'idea che lo
stato sia in qualche modo neutrale riguardo alla classe o che possa
essere obbligato a difendere i lavoratori contro gli interessi
finanziari ed industriali è vista da Lenin come un ostacolo nel
mobilitare i lavoratori a lottare per i LORO interessi piuttosto che per
gli interessi degli sfruttatori. Lenin utilizza il termine
"opportunismo" per descrivere i leader della classe lavoratrice che
operano per raggiungere conquiste limitate a breve termine a spese degli
interessi a lungo termine della classe lavoratrice. L'opportunismo non è
lo stesso del riformismo che provoca cambiamenti sostanziali a lungo
termine sotto il capitalismo che rafforzeranno la consapevolezza della
classe lavoratrice (come la lotta per i diritti civili e politici).
Le lotte per le riforme aumentano la coscienza di classe della
classe lavoratrice, mentre l'opportunismo la diminuisce. E' per questo
che Lenin pensa che comprendere la natura dello stato sia di importanza
vitale. "La lotta per liberare i lavoratori dell'influenza della
borghesia in generale e della borghesia imperialista in particolare è
impossibile senza una lotta contro i pregiudizi opportunistici riguardo
allo "stato".
Fino a questo punto penso che le idee espresse da Lenin nella sua
prefazione siano ancora applicabili oggi. Tuttavia, vi sono tre
questioni alle quali ora mi rivolgo che oggi hanno un merito
discutibile. (1) "La rivoluzione mondiale del proletariato sta
chiaramente maturando". Questa era una posizione eccessivamente, anche
se comprensibile, nel 1917. Ma gli eventi successivi hanno in realtà
portato al deragliamento della "rivoluzione proletaria mondiale" che non
mostra nessun segno di ritorno sul sentiero molto presto. Tuttavia, gli
eventi in Nord America ed in Europa, a Cuba ed in Sud America, come pure
in Africa ed in Medio Oriente sono indicativi di un generale malessere
dell'ordine capitalista internazionale il cui risultato non è ora
prevedibile.
(2) Mentre vi sono molte lezioni che si possono apprendere
dalla Rivoluzione Russa, Lenin
era inesatto, penso, nel vederla come il primo anello di una catena
di rivoluzioni che avrebbero rovesciato il capitalismo. In definitiva il
capitalismo la rovesciò, speriamo per il momento. (3) L'enfasi nel
rifiutare le idee di
Karl Kautsky,
mentre essenziale all'epoca della IGM, non è più tanto
rilevante quanto lo era alla luce degli sviluppi della teoria marxista
attribuibili a
Gramsci, Trotsky, Mao
ed altri.
Infine, Lenin termina la prefazione con le seguenti parole in
relazione alla comprensione della natura dello stato e del suo rapporto
alla lotta per il socialismo, che afferma "è il problema del giorno più
urgente, il problema di spiegare alle masse cosa dovranno compiere ben
presto per liberarsi dalla tirannia capitalista". Bene, è molto tempo
dal "ben presto" di Lenin ma il problema è ancora urgente e la
spiegazione deve ancora essere resa.
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