22 novembre 2008
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Il carattere sempre più di destra della transizione che viene organizzata in preparazione dell'inaugurazione in gennaio per il presidente eletto Barack Obama ha suscitato espressioni di preoccupazione per la "sinistra" della classe media. Questo ambiente, le cui opinioni vengono riflesse in pubblicazioni come la rivista Nation, hanno giocato un ruolo significativo durante la campagna elettorale nel promuovere la candidatura di Obama ed il Partito Democratico come veicoli per il fondamentale cambiamento politico e sociale. I dieci giorni passati sono serviti ad esporre il vero contenuto del "cambiamento nel quale potete credere" di Obama. Prima è arrivata la nomina di Rahm Emanuel, congressista democratico di destra e banchiere d'affari milionario, come capo di gabinetto. Non appena estratto per il posto Emmanuel ha promesso al Wall Street Journal che la Casa Bianca di Obama "affronterebbe" le rafforzate maggioranze democratiche al Congresso. Poi è arrivata la notizia che le squadre di transizione al Pentagono ed alla CIA erano guidate, rispettivamente, da sostenitori della guerra in Iraq e da veterani della CIA che erano stati complici nelle politiche della tortura e delle traduzioni straordinarie come pure nel fabbricare le informazioni false utilizzate per promuovere la guerra contro l'Iraq. Venerdì degli insistenti rapporti che Obama ha estratto la senatrice Hillary Clinton, messa alla gogna durante la campagna per il suo voto a favore dell'invasione dell'Iraq, come suo segretario di stato e che intende mantenere Robert Gates, il difensore del "potenziamento" in Iraq, come segretario alla difesa, si sono uniti a dei rapporti che tra poco annuncerà la scelta del presidente della Federal Reserve di New York, Timothy Geithner, come segretario al tesoro. La notizia che uno dei principali architetti del salvataggio delle banche da parte del governo dirigerà il Dipartimento del Tesoro di Obama ha mandato in ascesa i prezzi delle azioni a Wall Street. Questi sviluppi, combinati alla consorteria di banchieri e di appartenenti alla scena politica di Washington che dirige la transizione di Obama e l'esercito di ex funzionari di Clinton diventati lobbysti delle grandi società che si raduna di nuovo nella Washington ufficiale, forniscono una anteprima dell'amministrazione che entrerà in carica a giusto due mesi da ora. Ciò che sta prendendo forma è un governo che rappresenta continuità con gli ultimi otto anni molto più che il cambiamento. Il suo personale e le politiche con le quali viene identificato rappresentano la continuazione di guerre di aggressione all'estero e politiche interne che difendono gli interessi dell'elite finanziaria americana a spese della vasta massa dei lavoratori. Vengono create le condizioni nelle quali le illusioni promosse dalla retorica di Obama sulla "speranza" ed il "cambiamento" saranno infrante e si presenterà inevitabilmente un periodo di lotte turbolente, sospinte dalla crisi economica. Naturalmente, vi sono illusioni ed illusioni. Milioni di lavoratori americani il 4 novembre sono andati a votare e hanno votato per Obama con lo scopo di mettere fine a due guerre criminali e per esprimere la loro rabbia sulle politiche interne che hanno portato ad una diseguaglianza sociale senza precedenti ed alla più grave crisi economica dalla Grande Depressione. Vi sono poi coloro che fanno una professione politica dell'ingannare se stessi e nell'incoraggiare illusioni tra gli altri per sostenere il Partito Democratico ed il sistema del profitto che difende. Questa è la specialità politica di Nation, che è da lungo tempo un organo centrale del liberalismo di sinistra in America. I suoi giornalisti stanno scoprendo che il compito di propagare le illusioni su Obama è più difficile alla luce delle nomine e delle dichiarazioni che circondano la transizione ed esprimono preoccupazione. Al cuore delle loro inquietudini è il fatto che Obama si sposta decisamente ed apertamente verso destra anche se la crisi che stringe il capitalismo americano sta creando le condizioni per una netta svolta a sinistra tra i lavoratori, gli studenti ed i giovani americani. Il giornalista di Nation Tom Engelhardt fa l'osservazione in un articolo pubblicato mercoledì che, date le nomine fin qui, "potreste esser perdonati per concludere che nel 2008 era stata eletta presidente Hillary Clinton". Cita un articolo di Politico.com che riferisce che "31 delle 47 persone fin qui nominate per la transizione o a posti dello staff hanno legami all'amministrazione Clinton, inclusi tutti eccetto uno dei membri del suo [di Obama] Comitato Consultivo di Transizione". Nondimeno Engelhardt continua descrivendo lo stesso Obama come "niente meno di respiro di aria fresca" ed esprime la "speranza che, mentre si stendono i bei tempi (ed anche in brutti periodi) per i Democratici, egli mantiene il suo equilibrio tra le solite pressioni consensuali di Washington". Similarmente, Robert Scheer, l'ex rubricista del Los Angeles Times che scrive per Nation, manifesta preoccupazioni sul ruolo del consigliere di Obama Zbigniew Brzezinski nella regolazione di politiche che puntano ad intensificare il confronto con la Russia. "E' in modo estremo inquietante che alcuni dei suoi [di Obama] più stretti consiglieri siano dei falchi impenitenti con una storia di avere provocato inutilmente tensione con i russi durante i giorni della Guerra Fredda", scrive Scheer. Continua con l'esprimere apprensione sulla riferita offerta di tenere Gates, un ex aiutante di Brzezinski che ha sostenuto una linea dura contro la Russia, come capo del Pentagono. "Lo so, Obama non è ancora in carica", scrive Scheer. "Ho votato per lui con entusiasmo, in parte perché sembra avere superato le preoccupazioni della guerra fredda. Ma come un acquirente, devo guardarmi di quegli incorreggibili falchi democratici che adesso si librano". Il concetto essenziale espresso in entrambe le colonne è lo stesso: che, come risultato delle elezioni, il "progressista" Obama è in pericolo di cadere sotto l'influenza di assistenti e consiglieri di destra, togliendolo via dal sentiero del "cambiamento". Questa è una sciocchezza. L'intera candidatura di Obama è stata creata da questi "consiglieri" come mezzo per realizzare dei cambiamenti tattici nel perseguimento degli interessi imperialisti degli USA mascherando intanto il carattere di destra dell'agenda politica che ora intendono rifilare al popolo americano. Per chiunque facesse seria attenzione a ciò che Obama diceva e faceva nel corso della campagna elettorale—il suo voto per estendere lo spionaggio interno e garantire l'immunità alle compagnie telefoniche, le sue dichiarazioni che minacciavano la guerra contro l'Iran ed il Pakistan e giuravano fedeltà eterna ad Israele, la sua ammissione che il suo piano di ritiro dall'Iraq lascerebbe una "forza residuale" di decine di migliaia di truppe nel paese, mentre il suo ritmo sarebbe stabilito dai comandanti sul terreno ed il suo appoggio per i $700 miliardi del salvataggio di Wall Street—il carattere della transizione non arriva affatto come una sorpresa. La forte spinta della campagna politica intrapresa dai simili di Nation è di subordinare qualsiasi lotta emergente dei lavoratori americani alla subentrante presidenza Obama. Questo viene detto a chiare lettere da un altro giornalista di lunga data di Nation, Frances Fox Piven, in un articolo del 13 novembre intitolato "Obama ha bisogno di un movimento di protesta". Mentre saluta la vittoria di Obama alle elezioni come "giusta causa di esultanza", la Piven prende un approccio in qualche modo più acuto al carattere del presidente eletto. "Siamo realistici: Barack Obama non è un visionario e nemmeno un leader di movimento", scrive. Piuttosto, lo descrive come un "politico capace" che "deve conciliare ... in sfere dominate da contributori del grande capitale di Wall Street, potenti lobbysti d'affari ed un Congresso che comprende democratici conservatori della Coalizione Blue Dog e diretti da Wall Street". Non è colpa di Obama, aggiunge. "E' semplicemente come stanno le cose". Non si potrebbe chiedere una più chiara espressione della prostrazione di questi circoli liberali non così a sinistra davanti al sistema a due partiti controllato dalle corporation. La Piven suggerisce che, nonostante le limitazioni di Obama, le aspettative popolari di cambiamento sul suo entrare in carica possono creare condizioni per "un'autentica riforma dal basso". Continua per trarre un parallelo tra l'elezione di Obama e quella di Franklin Delano Roosevelt nel 1932, facendo l'esempio che FDR entrò in carica basato su un programma convenzionale, conservatore del Partito Democratico. Riferendosi ai movimenti degli scioperi di massa ed alle lotte sociali degli anni '30, comunque, sostiene che "la crescita di movimenti di protesta costrinse il nuovo presidente ed il Congresso democratico a diventare degli audaci riformatori". La protesta, suggerisce, può produrre risultati simili da Obama. Con questo argomento vi sono due ovvi problemi. Il primo è che la posizione oggettiva del capitalismo americano è molto più debole di quanto lo era negli anni '30, quando Washington restava una nazione creditrice, godendo di surplus commerciali, mentre l'industria USA dominava i mercati globali. E' stato da questa posizione di relativa forza che Roosevelt è stato in grado di concedere riforme limitate di fronte a tali lotte di massa ed a volte quasi insurrezionali, come lo sciopero della Toledo Autolite, lo sciopero generale di Minneapolis e lo sciopero generale di San Francisco nel 1934 ed i successivi scioperi bianchi nell'industria automobilistica. L'attuale crisi è il risultato del protratto declino del capitalismo americano, che è massicciamente indebitato, ha visto una decimazione lunga decenni della sua base manifatturiera ed il cui sistema finanziario è diventato il motore distruttivo di una più intensa crisi mondiale. Non vi è nessun moderno New Deal imminente da una amministrazione Obama. Inoltre, quello attuato da Roosevelt più di 70 anni fa non riuscì a superare la Depressione. Questo fu effettuato solamente attraverso una seconda guerra mondiale che annientò milioni di persone. Comunque, con l'assistenza politica della burocrazia sindacale e del Partito Comunista stalinista, l'amministrazione Roosevelt riuscì ad evitare la minaccia di rivoluzione socialista. Quel periodo contiene dure lezioni per le prossime lotte della classe lavoratrice americana ed internazionale. A meno che i lavoratori non siano in grado di portare avanti la loro propria, socialista alternativa al capitalismo, la "soluzione" all'attuale crisi verrà trovata lungo linee simili ad una ridivisione del mercato mondiale attraverso lo sterminio di massa. Questo è ciò che rende la politica di Nation e tendenze politiche simili così perniciose. La lotta contro la guerra e gli attacchi sempre più intensi alle condizioni sociali possono essere portate avanti solamente attraverso una rottura decisa con il Partito Democratico e le illusioni politiche promosse da tendenze come quelle della Nation. Non con la semplice protesta e la pressione, ma solamente costruendo il suo partito politico, armato di un programma socialista mirato ad unire i lavoratori in una comune lotta internazionale contro il capitalismo, la classe lavoratrice può portare avanti la propria soluzione progressista alla catastrofe che la crisi capitalista che si sviluppa minaccia di scatenare sull'umanità. Bill Van Auken |
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