
11 aprile 2003
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Uccidere i media indipendenti La tragica morte di due giornalisti l'8 aprile ha una relazione diretta con i tempi delle operazioni militari USA a Baghdad. Le uccisioni erano parte integrale dei piani di guerra del Pentagono. Hanno segnato un punto di svolta nella campagna di disinformazione. L'8 aprile Al Jazeera e la Reuters vennero bersagliate deliberatamente. Non è stato un incidente. Infatti, ciò è stato conforme alle "linee guida"del Pentagono riguardo ai "giornalisti non incorporati" indipendenti che riportavano dall'inizio della guerra sotto la "protezione" del Ministero dell'Informazione iracheno. Una settimana prima della guerra il Pentagono aveva fatto capire che avrebbe bersagliato l'attrezzatura di trasmissione dei giornalisti indipendenti, compresi i loro telefoni cellulari satellitari. (Naturalmente ciò non significa che avrebbero realmente ucciso i giornalisti). Secondo la corrispondente veterana della BBC Kate Adie, intervistata dalla TV irlandese, il Pentagono aveva: "minacciato di sparare alle posizioni delle trasmissioni satellitari dei giornalisti indipendenti. I collegamenti satellitari sono dove vi sono le sistemazioni del telefono satellitare per distribuire l'informazione, i telefoni ed i segnali televisivi. Secondo i funzionari del Pentagono essi sarebbero stati 'tirati giù... Chi se ne importa... Sono stati avvertiti'" (V. trascrizione dell'intervista con Katie Adie, Pentagon Threatens to Kill Independent Reporters in Iraq) Il sottostante obiettivo era di rimuovere i "giornalisti non incorporati" e di interrompere il giornalismo reale ed obiettivo dal teatro di guerra. L'uccisione dei giornalisti è stato anche un avvertimento alle organizzazioni dei media dell'Asia e del Medio Oriente che coprivano la guerra da Baghdad senza il dovuto accreditamento presso i militari USA. Con l'entrata delle truppe USA a Baghdad i giornalisti indipendenti, che operavano sotto la protezione del Ministero dell'Informazione iracheno, vennero portati sotto il controllo diretto dei militari USA. A loro volta i "giornalisti incorporati" approvati dall'USCENTCOM, uniti alle varie divisioni USA e britanniche, ora riportavano direttamente da Baghdad, mettendo in ombra e riducendo al silenzio molti dei loro colleghi indipendenti "non incorporati"che operavano dall'Hotel Palestine. Tale spostamento di giurisdizione per i giornalisti indipendenti a Baghdad ebbe luogo l'8 aprile, con la cessazione del Ministero dell'Informazione e l'uccisione di due giornalisti indipendenti da parte delle forze USA. Il corrispondente di Al-Jazeera Tariq Ayoub è stato ucciso quando due missili USA hanno colpito gli uffici di Baghdad di Al Jazeera: "Il cameraman di Al Jazeera è stato ucciso sul tetto 'mentre si preparava a trasmettere dal vivo tra intensificati bombardamenti della città quando l'edificio venne colpito da due missili'". "Un altro giornalista è morto ed anche altri quattro sono stati feriti quando più tardi un proiettile di un carro armato USA colpì Hotel Palestine dove stanno almeno 200 corrispondenti internazionali, compresi i reporter di Al-Jazeera..." (V. art. Al Jazeera, 8 aprile 2003) "Un reporter della Reuters, un fotografo, un cameraman della televisione ed un tecnico televisivo vennero portati in ospedale dopo l'esplosione. L'entità delle loro ferite non era immediatamente chiara". (Reuters, 8 aprile 2003) Secondo il Pentagono "I soldati americani che hanno ucciso i due giornalisti stranieri in un hotel di Baghdad avevano 'esercitato il loro diritto di autodifesa'. (citato in Advertiser, 10 aprile 2003). L'obiettivo del Pentagono era chiaro: impedire il giornalismo indipendente sulla battaglia in corso a Baghdad. Come raggiungere questo obiettivo: -intimidire i giornalisti non incorporati ed obbligarli a cercare l'approvazione e/o l'accreditamento con i militari USA, -esercitare la censura diretta sul flusso di informazioni in uscita da Baghdad. Bersagliare le organizzazioni umanitarie "non incorporate" Coincidenza? Lo stesso giorno, l'8 aprile, un convoglio di sette veicoli della Croce Rossa (ICRC), coinvolti nel rifornimento degli ospedali della città venne "preso dal fuoco incrociato". Furono uccise tredici persone compreso il delegato ICRC a Baghdad (un canadese). I veicoli "erano marcati chiaramente con grandi croci rosse visibili a distanza". (Health Newswire Consumer, 10 aprile 2003). I resoconti della stampa suggeriscono che il convoglio era stato bersagliato deliberatamente. La Croce Rossa era l'ultima agenzia di aiuti internazionali indipendente che operava a Baghdad. Lo stesso 8 aprile ha sospeso le operazioni. L'attacco alla Croce Rossa, che lavorava a stretto contatto con funzionari sanitari iracheni ed il personale ospedaliero, è stato anche un importante punto di svolta. Ha gettato le basi per portare le organizzazioni umanitarie e le agenzie di aiuti approvate ("incorporate") dal Pentagono. La statua di Saddam: una sceneggiata dei media Il giorno seguente, il 9 aprile, il mondo intero aveva gli occhi fissi sul crollo della statua di Saddam di 40 piedi, trasmesso dal vivo dalle reti TV che ritraevano "una folla giubilante". Al massimo un paio di centinaia di persone, principalmente spettatori, erano radunati in Piazza Al-Fardus, mentre la statua veniva portata giù dai marines USA in un avvenimento messo in scena con cura per i media. I marines avevano messo una bandiera americana sulla statua e tirata giù con forza con il tiro di un veicolo per il recupero di carri armati. Sugli schermi TV venivano mostrati al massimo un centinaio di persone esultanti. (Il video è disponibile in rete alla Reuters. Sono disponibili anche fotografie del fatto) Il "video della liberazione" venne ripetuto ossessivamente dalle reti TV. Nelle prime pagine dei principali quotidiani vennero plastificate "immagini icona" della statua rovesciata. I media occidentali hanno ritratto in coro questa sceneggiata come "storica", come uno spontaneo movimento di massa di "migliaia" di "iracheni felici" che celebrano la "Liberazione dell'Iraq" da parte delle truppe americane. La Reuters rilasciò per prima la storia il 9, dopo le notizie TV dal vivo, ed il rapporto diceva che "dozzine" di persone stavano celebrando il crollo della statua. Ore dopo la storia era già stata cambiata. Anche il rapporto dell'AFP riconosceva che "dozzine" di persone esultavano: "Nel tardo pomeriggio i carri armati tuonarono nella centrale Piazza Al-Fardus (Paradiso), dove dozzine di iracheni rapidamente si mettevano vicini alla massiccia statua di bronzo del presidente iracheno, un simbolo dei 24 anni del suo governo dal pugno di ferro.... Dozzine di iracheni saltarono sulla figura caduta gridando di gioia e sfogando la loro rabbia facendola a pezzi". (AFP, 9 aprile 2003) Una frase del Primo Ministro Tony Blair al London Daily Express casualmente amplificò le "dozzine" a "migliaia": "In scene storiche reminiscenti della caduta del Muro di Berlino, migliaia di civili acclamavano mentre dei giovani salivano sulla statua e legavano un cappio improvvisato attorno al collo di Saddam". (Daily Express, 10 aprile 2003) Baghdad non stava esultando. Dal momento dello scoppio della guerra diverse migliaia di civili erano stati assassinati e mutilati dalle truppe USA e britanniche. Le forze d'occupazione USA invocavano il pretesto dell'autodifesa per sparare indiscriminatamente ai civili, come provato da diversi rapporti della stampa. (Vedi per esempio la trasmissione della ABC TV, 10 aprile 2003). Baghdad ha una popolazione di 5,6 milioni e la maggior parte della gente, temendo per la propria vita, decise di stare a casa. Con l'entrata delle truppe USA a Baghdad domina un regno di terrore. Propaganda dei media Il portare giù la statua di Saddam ha giocato un ruolo cruciale nella campagna di propaganda del Pentagono. Comunicata dalla Fox News e dalla CNN, venne annunciata immediatamente dai canali TV e dai media di notizie di tutto il mondo come il segno della fine della guerra. Mentre combattimenti sono ancora in corso, con pesanti perdite da entrambe le parti, i media occidentali hanno deciso in coro: "Ora il gioco è finito". A sua volta il rovesciamento della statua di Saddam è diventato un simbolo della "Liberazione" dell'Iraq da parte delle forze USA, mettendo in ombra ogni altra cosa, comprese le atrocità commesse dalle forze USA e britanniche. Sin dall'entrata delle truppe USA a Baghdad le vittime civili non fanno più notizia sulle prime pagine. Il massacro di donne e bambini e la crisi negli ospedali non sono più un argomento. L'imminente crisi umanitaria, riportata dalle agenzie di soccorso e dall'ONU non viene più menzionata. I morti civili vengono visti come "il prezzo da pagare" per "liberare l'Iraq": "il numero di civili iracheni uccisi accidentalmente è stato molto, molto inferiore del numero di quelli che sarebbero stati uccisi dal malefico regime di Saddam Hussein nel corso normale delle cose" (Daily Telegraph, Sydney, 8 aprile 2003) "Sono sicuro che vi saranno più vittime, ma è uno dei prezzi che dobbiamo pagare" (Washington Post, 10 aprile 2003) "'un giorno' le madri dei bambini uccisi o mutilati dalle bombe a grappolo britanniche ringrazieranno la Gran Bretagna per averle usate (Geoffrey Hoon, Ministro della Difesa britannico, citato dall'Independent, 5 aprile 2003) Successivamente, poiché "la guerra è quasi finita" il giornalismo dettagliato ed accurato dal teatro di guerra non viene più ritenuto necessario. Nel frattempo, i mercati finanziari giubilano. Gli investitori di Wall Street "applaudono alle immagini della statua di Saddam...[che] mandano su le azioni..." (UPI, 9 aprile 2003). Questa "euforia da liberazione" serve anche per disarmare le critiche e creare divisioni nel movimento contro la guerra. Un segmento del movimento pacifista vede ora come "positiva" la fine del regime iracheno, dunque sottolinea tacitamente la sua approvazione per l'intervento militare USA a sostegno del "cambio di regime". I ritornelli sono "pace", "ricostruzione", "democrazia" e "l'era post Saddam". La principale giustificazione per fare la guerra (cioè il presunto possesso da parte dell'Iraq di armi di distruzione di massa) non viene più ritenuto rilevante. Il fatto che l'invasione sia stato un atto criminale in aperta violazione della carta dell'ONU e di Norimberga sui crimini di guerra non è più un argomento. (Per ulteriori dettagli vedi Charter of the Nuremberg Tribunal and in the Judgment of the Tribunal. Adopted by the International Law Commission of the United Nations, 1950 ). L'apparato di propaganda del Pentagono ha preso il controllo. Le uccisioni mirate di giornalisti a Baghdad hanno segnato un punto di svolta cruciale. Il giornalismo indipendente fuori da Baghdad è stato indebolito seriamente. I media di news dei paesi arabi, inclusa Al Jazeera, che erano stati minacciati per le loro "notizie da posizioni non occidentali" stavano tirando la linea. Dall'attacco al suo ufficio di Baghdad pare che i notiziari di Al Jazeera abbiano assunto un altro tono. Praticamente l'intera catena delle notizie è divenuta "incorporata". La guerra non è finita Come meglio disarmare il movimento pacifista e far tacere i critici: Comunicare l'illusione che la guerra sia finita. Ma la guerra non è finita. Sono in corso pesanti combattimenti. L'evidenza suggerisce che una parte significativa dell'arsenale e delle truppe irachene siano ancora intatti. (Per ulteriori dettagli vedi il rapporto di Richard Bennett published il 5 aprile 2003) . Migliaia di soldati iracheni e di volontari civili armati dai paesi vicini stanno confrontando gli invasori. Il Pentagono ha riconosciuto che controlla solamente una parte della città. La Battaglia di Baghdad non è finita. E' cominciata la lotta contro l'occupazione USA. Copyright Michel Chossudovsky, Centre for Research on Globalization 2003. For fair use on |