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Perché Karl Marx aveva ragione

Lee Sustar spiega perché gli economisti ufficiali menzionano Karl Marx nelle discussioni sull'economia mondiale--e non parlino del completo Marx.

13 settembre 2011

 

L'ECONOMISTA Nouriel Roubini, le cui previsioni sul crollo finanziario del 2008 gli hanno procurato l'appellativo di "Dr. Doom", ha indirizzato i suoi pazienti ad uno specialista della crisi capitalista: il Dr. Karl Marx.

In un'intervista con il Wall Street Journal, Roubini ha affermato:

Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può distruggere se stesso. Non si può fare a meno di trasferire reddito dal lavoro al capitale senza avere un eccesso di capacità ed una scarsità di domanda aggregata. Questo è quello che è accaduto. Pensavamo che i mercati funzionassero. Che il singolo possa essere razionale. Che l'impresa, per sopravvivere e prosperare, possa spingere il costo del lavoro sempre più giù, ma il costo del lavoro è il reddito ed il consumo di qualcun altro. E' per questo che è un processo autodistruttivo.

Il 12 agosto per diverse ore il sito web del Journal ha pubblicato il video dell'intervista come una storia più importante, sotto il titolo ""Roubini: Marx aveva ragione".

Considerando che la prima edizione del capolavoro in tre volumi di Marx Il Capitale è stata pubblicata nel 1867, la rivelazione di Roubini non è esattamente una notizia per gli oppositori socialisti del capitalismo. Ma, data la natura intrattabile della crisi attuale--una profonda recessione globale, una ripresa debole nel nucleo tradizionale del sistema in USA ed Europa ed ora la possibilità di una sbandata in una seconda recessione--l'economia ufficiale, ovvero borghese, è stata smascherata come guidata ideologicamente ed incapace di offrire delle soluzioni.

La spesa di stimolo, difesa dai seguaci liberali dell'economista John Maynard Keynes, due anni fa era in pieno fervore. Ha evitato il collasso economico totale dopo il crollo finanziario, ma non è riuscita a produrre una crescita sostenuta ed ha portato a grandi deficit di bilancio statali.

Questo ha aperto la porta ai difensori del libero mercato della cosiddetta scuola economica austriaca di Friedrich von Hayek, che sosteneva che ridurre drasticamente la spesa era la chiave per la ripresa economica--soltanto per vedere tali misure soffocare la crescita in Europa e, più recentemente, negli USA.

Ma, in agosto, le borse valori sono turbinate in tutto il mondo in mezzo ad una crisi del debito europea in peggioramento, un quasi stallo nella crescita economica degli USA ed un rallentamento in Cina, patria della grande economia più dinamica al mondo. Improvvisamente, la crisi ideologica che ha accompagnato il crollo del 2008 era palpabile ancora una volta mentre il sistema mondiale appariva sull'orlo di una nuova recessione.

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ROUBINI, Un docente all'Università di New York, si è fatto il nome--ed abbastanza denaro--raccontando al Grande Capitale la verità non verniciata prima che colpisse il tracollo di Wall Street. Lo ha fatto ancora una volta, questa volta rinviando a Marx per una spiegazione.

Nella sua intervista al Journal, Roubini ha sostenuto che l'economia USA è debole perché le imprese incettano contante--secondo una stima più di $2 trilioni--piuttosto che investire in fabbriche, nuova attrezzatura ed assumere lavoratori. Come si è espresso:

Se non si assumono lavoratori, non vi sono sufficienti redditi da lavoro, sufficiente fiducia dei consumatori, sufficiente consumo, insufficiente domanda finale. Negli ultimi due o tre anni, in realtà abbiamo avuto un peggioramento, perché abbiamo avuto una massiccia redistribuzione del reddito dal lavoro al capitale, dai salari ai profitti.

Questo spostamento non ha avuto luogo durante la crisi, ma durante la ripresa, come ha rilevato prima quest'anno l'economista David Rosenberg quando ha osservato che la "quota del lavoro nel reddito nazionale è calata al suo livello più basso nella storia moderna", il 57,5% nel primo trimestre del 2011, paragonato al 59,8% quando è iniziata la ripresa. Mentre questo potrebbe sembrare come un piccolo cambiamento, data la grandezza di $14,66 trilioni dell'economia USA, è enorme.

Alludendo a questa tendenza, apparentemente Roubini si riferisce all'osservazione di Marx sulla contraddizione centrale del capitalismo. "Il potere di consumo dei lavoratori è limitato parzialmente dalle leggi dei salari, parzialmente dal fatto che sono utilizzati soltanto finché possono essere impiegati proficuamente dalla classe capitalista", ha scritto Marx nel Volume 3 del Capitale. "La ragione ultima di tutte le crisi reali rimane sempre la povertà ed il consumo limitato delle masse".

E' sbagliato assumere, ha conteso Marx, che i capitalisti limitino i loro investimenti durante una crisi perché "il potere di consumo assoluto della società" ha raggiunto il suo limite. Al contrario, i disoccupati vogliono posti di lavoro ed i lavoratori desiderano livelli di vita più alti mentre la crisi continua.

Ma, durante le crisi, il capitalismo non può soccorrere, anche quando le imprese hanno abbondanza di capitale da investire. E' per questo che i capitalisti non metteranno il loro denaro nella costruzione di fabbriche ed uffici e non assumeranno lavoratori--come ha indicato Roubini--salvo che non abbiano una ragionevole possibilità di fare un profitto. Altrimenti, siedono sul loro denaro.

"Quindi il capitale già investito è effettivamente inattivo in grandi quantità", ha spiegato Marx. "Le fabbriche vengono chiuse, le materie prime accumulate, i prodotti finiti inondano il mercato come merci. Perciò, nulla è più erroneo che incolpare una scarsità di capitale produttivo per una simile condizione".

Il risultato, ha scritto Marx, è stato entrambe una "sovrabbondanza di capitale produttivo" ed un "consumo paralizzato"--una descrizione del tutto accurata delle recenti tendenze nell'economia USA.

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LE QUESTIONI maggiori sono queste: Perché accadono affatto queste crisi capitaliste? E perché alcune depressioni nell'economia sono delle leggere recessioni, mentre altre generano delle crisi protratte, come la Grande Depressione degli anni '30 oppure la "depressione con la d minuscola" che ha avvinto l'economia mondiale dalla fine del 2007?

Marx non è stato il primo ad osservare quello che gli economisti ufficiali di oggi chiamano il "ciclo economico"--le crisi economiche che hanno luogo ogni pochi anni. Il suo contributo è stato di approfondire le ragioni per quel modello. Ha concluso che le contraddizioni interne del capitalismo hanno condannato il sistema a crisi periodiche altamente distruttive.

La radice di queste crisi è la natura non pianificata e competitiva della produzione capitalista. Per il capitalista, ciò che importa non soddisfare i bisogni sociali, ma ottenere il massimo profitto. Se ottenere il massimo profitto è possibile dalla produzione di un congegno medico salvavita come un cardiostimolatore, questo va benissimo. Ma se si può fare più denaro producendo cibi preconfezionati o armi nucleari, maggiori investimenti scorreranno invece in quelle industrie.

Nel frattempo, la competizione mette i capitalisti sotto pressione costante. Devono accertarsi che i lavoratori producano beni nel minor tempo possibile--in quello che Marx ha chiamato il "tempo di lavoro necessario socialmente" richiesto per produrre una particolare merce. Altrimenti, i capitalisti più efficienti li spingeranno fuori dagli affari. Così i capitalisti sono costantemente costretti ad investire in macchinario che risparmi manodopera per tagliare i costi di produzione.

Questo è il segreto della redditività capitalista. Per esempio, delle nuove tecnologie possono permettere ai lavoratori di produrre abbastanza per coprire il costo dei loro salari in, diciamo, appena tre ore invece delle quattro precedentemente necessarie. Il risultato è un incremento del tempo di lavoro passato a lavorare soltanto per il capitalista--aumentando quello che Marx ha chiamato "valore di surplus", che è la fonte dei profitti.

Ma una porzione del valore di surplus deve essere anche reinvestita nel processo produttivo. Rifiutarsi di farlo non è un'opzione per i capitalisti--che vivono secondo la regola di mangiare o essere mangiati. Per il capitalista, ha scritto Marx  nel Volume 1 del Capitale, il motto è:

Accumulate, accumulate! Vale a dire Mosè ed i profeti!...risparmiate, risparmiate, cioè, riconvertite la maggior parte possibile di valore di surplus, o di prodotto di surplus in capitale! Accumulazione al fine dell'accumulazione, produzione al fine della produzione: con questa formula l'economia classica [l'economia borghese originale] ha espresso la missione storica della borghesia e non ha ingannato se stessa per un singolo istante sulle doglie di nascita della ricchezza.

La spinta ad accumulare è cieca e caotica. Come ha riconosciuto Roubini, "i mercati non funzionano" perché ciò che è razionale per una singola persona o impresa--la massimizzazione del profitto spingendo in basso il costo del lavoro--può essere irrazionale per il sistema nel complesso.

Durante la ripresa del ciclo economico, i problemi sono in gran parte nascosti. Finché i profitti sono alti ed il credito è disponibile, la imprese possono prendere in prestito per investire in nuova produzione ed assumere nuovi lavoratori. Gli esperti proclamano che le recessioni sono una cosa del passato.

Ma anche mentre la produzione si espande, i profitti vengono spremuti poiché nuovi concorrenti inondano il mercato. Le imprese falliscono, il che colpisce duramente le loro banche. A loro volta le banche alzano i tassi d'interesse o semplicemente si rifiutano di prestare, il che scatena ulteriori bancarotte. Le chiusure di fabbriche ed i licenziamenti di massa sono garantiti--e, nell'era moderna, i tagli dei posti di lavoro colpiscono il settore pubblico poiché declinano le entrate fiscali.

Nella sezione del Volume 3 del Capitale sopra citata, Marx ha descritto come la crisi può sembrare di esplodere improvvisamente. Grazie all'estensione del credito, ha scritto:

Ogni singolo produttore industriale e mercante aggira la necessità di mantenere una grande riserva di fondi e di essere dipendente sui suoi ricavi reali. D'altra parte, l'intero processo diventa così complicato, in parte semplicemente manipolando le cambiali [cioè, gli assegni e le promesse di futuro pagamento], in parte con transazioni sulle merci al solo scopo di fabbricare cambiali, affinché l'apparenza di un'impresa molto solvibile con un armonioso flusso di redditi possa persistere facilmente anche a lungo dopo che i ricavi siano realmente entrati parzialmente soltanto a spese di prestatori di denaro frodati e parzialmente di produttori imbrogliati. Così l'impresa appare quasi eccessivamente retta alla vigilia di un crollo.

La descrizione di Marx di come il credito potrebbe ritardare, ma poi esacerbare, un crollo si applica al disastro finanziario del 2008, che ha coinvolto un ammontare non piccolo del genere di manipolazione e di frode che Marx vide alla sua epoca. Accantonata l'insieme di sigle tossiche delle attività finanziarie di oggi--CDS, CDO e MBS--e l'analisi di Marx sul ruolo dei banchieri suona familiare: "l'intera vasta estensione del sistema del credito, e tutto il credito in generale, viene da loro sfruttata come loro capitale privato".

A sua volta, lo sviluppo del credito, contribuisce ad espandere la produzione capitalista oltre la capacità del mercato di assorbire nuovi prodotti: "Il sistema bancario ed il credito...diventano i mezzi più potenti per spingere la produzione capitalista oltre i suoi limiti ed uno dei più efficaci veicoli di crisi e di frode".

Ma Marx ha anche sottolineato che la stretta creditizia è realmente un sintomo di problemi nella sottostante economia produttiva. Ha scritto nel Volume 2 del Capitale, "Ciò che appare come una crisi nel mercato monetario è in realtà un'espressione di condizioni anormali proprio nel processo di produzione e di riproduzione".

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VI SONO dibattiti di vecchia data tra i teorici economici marxisti proprio su come si svolgono in generale le crisi capitaliste e sulla loro manifestazione in differenti periodi storici.

Marx ha identificato una tendenza a lungo termine ad abbassarsi del tasso di profitto--il risultato della costante pressione ad investire in tecnologia per rimpiazzare i lavoratori, che sono la fonte del valore di surplus. Ma i capitalisti sono stati in grado di neutralizzare in vari modi il tasso di profitto calante--per esempio, distruggendo il capitale non remunerativo attraverso mezzi altamente distruttivi, che si classificano dai fallimenti e guerre come la Seconda Guerra Mondiale che, in definitiva, è stata la ragione più importante per la quale il sistema ha alla fine superato la Grande Depressione ed è stato lanciato in un periodo di crescita post bellica.

Negli anni '70, sono ritornate nel sistema mondiale delle gravi crisi mentre una rianimata Europa ed il Giappone, assieme a diversi paesi di recente industrializzati, sono emersi come concorrenti più efficienti degli USA. Ma la ristrutturazione delle industrie non competitive, le politiche di libero mercato e la globalizzazione corporativa hanno aperto la strada ad una nuova crescita negli anni '90, quando gli USA dichiararono che la loro "economia del miracolo" era il modello per il mondo.

Tuttavia, in definitiva l'espansione economica degli anni '90 ha preparato la scena per una nuova crisi--una che Marx avrebbe riconosciuto.  Nel Manifesto del Partito Comunista, scritto nel 1847, anni prima che intraprendesse lo studio sistematico del sistema, Marx ed il coautore Frederick Engels osservarono che la spinta capitalismo ad espandersi portava a delle crisi di sovrapproduzione--di troppi beni da vendere per un profitto:

In queste crisi, scoppia un'epidemia che, in tutte le epoche precedenti, sarebbe sembrata un'assurdità--l'epidemia di sovrapproduzione. La società si trova improvvisamente rimessa in uno stato di momentanea barbarie; sembra come se la carestia, una guerra di devastazione universale, avessero tagliato la fornitura di tutti i mezzi di sussistenza; l'industria ed il commercio sembrano essere distrutti; e perché? Perché vi è troppa civilizzazione, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio...

E come la borghesia si riprende da queste crisi? Da una parte con la distruzione imposta di una massa di forze produttive; dall'altra, con la conquista di nuovi mercati e l'ancor più completo sfruttamento di quelli vecchi. Vale a dire, aprendo la strada a crisi sempre più vaste e distruttive e diminuendo i mezzi con i quali le crisi vengono prevenute.

Questo passaggio ha ancora lo squillo della verità. E' stata la sovrapproduzione capitalista su scala mondiale negli anni '90 che ha preparato la scena per la crisi finanziaria dell'est asiatico del 1997 e per la recessione del 2001. Ma con tassi d'interesse che calavano al livello più basso, la Federal Reserve è stata in grado di rinviare per gli USA l'effettivo giorno della resa dei conti per quasi un decennio. Il credito a buon mercato e la bolla edilizia hanno fatto continuare a spendere i consumatori americani ed a crescere il numero di fabbriche asiatiche, anche se il numero dei posti di lavoro nel settore manifatturiero negli USA è continuato a declinare durante l'espansione del 2002-2007.

Come ora sappiamo, le banche erano felici di concedere prestiti per mutui e quindi trasferirli a Wall Street, che li impacchettava in titoli che più tardi si sono rivelati tossici. Quando anche un numero limitato di prestiti sub-prime ha cominciato ad andare male, una stretta creditizia ha distrutto rapidamente le banche d'investimento Bear Stearns e Lehman Brothers. Nouriel Roubini, che da anni avvertiva su tutto questo, è stato improvvisamente una celebrità dell'economia--e persino Karl Marx ha raggiunto la stampa finanziaria.

I debiti irredimibili di quell'era di capitalismo casinò continuano ad opprimere l'economia mondiale. Le attività tossiche ieri detenute dalle banche private si sono trasformate nei deficit di bilancio statali di oggi, grazie ai salvataggi multitrilionari senza porre nessuna domanda negli USA ed in Europa.

E la crisi globale di sovrapproduzione insoluta. Negli USA, il tasso di utilizzazione della capacità per l'industria complessiva in luglio era del 77,5% , circa 2 punti percentuali sopra il tasso dell'anno prima, ma 2,9 punti percentuali sotto la media per il periodo tra il 1972 ed il 2010. Questa è la prova lampante di un'economia depressa--ed è ciò di cui parlava Roubini quando ha citato la "capacità in eccesso" ed ha menzionato Marx.

Con gli economisti ufficiali che hanno esaurito le idee su come superare la crisi, forse non dovrebbe essere sorprendente che Marx abbia fatto notizia anche nel Wall Street Journal di Rupert Murdoch. Ma non trattenete il respiro aspettando per un ulteriore titolo del Journal: "Il capitalismo non funziona: l'alternativa è il socialismo". Questa parte dipende da noi.