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La crisi coreana e il pericolo di una guerra più estesa

27 novembre 2010 

 

Questa settimana segna il 60° anniversario dell'entrata in forze della Cina nella Guerra di Corea. L'attacco, eseguito da circa 300.000 truppe cinesi, risultò in una delle più stupefacenti sconfitte subite dalle forze armate USA nella loro intera storia.

Ciò che seguì fu un prolungato e sanguinoso stallo che terminò soltanto con l'armistizio dichiarato nel luglio 1953. La guerra aveva reclamato la vita di più di quattro milioni di persone, la vasta maggioranza di loro civili coreani.

Sei decenni dopo che le truppe USA e cinesi hanno condotto un implacabile combattimento frontale a sud del fiume Yalu, le tensioni nella penisola coreana sono discutibilmente al loro massimo dalla fine della Guerra di Corea. Vengono alimentate da e a loro volta inaspriscono i conflitti di grande potenza tra Washington e Beijing.

L'arrivo questo fine settimana nel mar Giallo di un gruppo da battaglia navale guidato dalla portaerei nucleare USA USS George Washington comunica un'altra intensificazione dell'attuale crisi.

La spedizione della gigantesca nave da guerra è stata annunciata martedì nell'immediata scia del bombardamento nord coreano dell'isola di Yeonpyeong, che ha ucciso due marine sud coreani e due lavoratori edili.

La Corea del Nord ha sostenuto che il suo bombardamento è stato in risposta ai colpi sparati nelle sue acque territoriali dai militari sud coreani durante delle esercitazioni tenute soltanto a poche miglia dalla costa del Nord. La Corea del Sud ha lanciato un fuoco di fila di rappresaglia che ha sostenuto avere inflitto danni significativi, ma nel Nord non è stato emesso nessun rapporto su vittime. Ora delle nuove esercitazioniquesta volta con una massiccia componente USAcreano le condizioni per un altro scontro.

Da entrambe le parti della zona demilitarizzata della Corea la retorica incendiaria ha accompagnato la crisi. Venerdì, la Corea del Nord ha denunciato le progettate esercitazioni congiunte USA-Corea come una provocazione e ha avvertito che "La situazione nella penisola coreana si sposta lentamente più vicina sull'orlo della guerra".

Nel sud, il governo ha sostituito il suo ministro della difesa con un ex capo degli stati maggiori riuniti militari e ha annunciato l'adozione di nuove regole d'ingaggio che permetterebbero alle forze armate di rispondere con la forza sproporzionata ad attacchi dal Nord. Nel frattempo, la guarnigione di Yeonpyeong (appena sette miglia dalla costa nord coreana) è stata rinforzata con altre truppe e armi pesanti.

Dei legislatori di destra nel frattempo hanno denunciato il governo del presidente Lee Myung-bak per non avere intrapreso un'azione più aggressiva, compreso l'utilizzo di attacchi aerei, contro il Nord.

Lee ed il suo Partito Hannara, il partito delle precedenti dittature militari che hanno governato la Corea del Sud con il sostegno degli USA, è entrato in carica promettendo una posizione autoritaria contro la Corea del Nord. Il suo taglio agli aiuti e il rigetto della "Politica della felicità", attraverso la quale i precedenti governi sud coreani hanno cercato la riconciliazione tramite investimenti e aiuti, hanno giocato un ruolo significativo nel provocare l'intensificazione del conflitto. Ora Lee è sotto pressione da parte dei suoi sostenitori e di elementi all'interno delle forze armate per attuare la sua retorica autoritaria.

Il potenziale per un confronto catastrofico nella penisola coreana è alto. E' difficile immaginare che un altro confronto armato non provochi una maggiore rappresaglia da parte delle forze armate sud coreane.

Ciò che a maggior ragione rende la situazione piena di pericoli è il modo nel quale viene sfruttata da Washington per perseguire i propri scopi strategici nella regione, particolarmente rispetto alla Cina.

I funzionari USA hanno riconosciuto che l'invio della USS Washington, delle sue cacciatorpediniere accompagnatorie e di altre navi di scorta nel Mar Giallo è rivolto altrettanto, se non di più, alla Cina come alla Corea del Nord.

"La decisione di Obama di accelerare lo spiegamento di un gruppo di portaerei americano nella regione è intesa a pungolare i cinesi", ha riferito giovedì il New York Times. "I funzionari americani sperano che offrendo a Beijing un risultato sgradevolel'espansione delle manovre americane al largo delle sue costela Cina deciderà che premere sulla Corea del Nord è il minore di due mali".

Un autorevole funzionario dell'amministrazione mercoledì ha dichiarato al New York Times che "Ai cinesi, il messaggio è che se la Corea del Nord intraprende azioni simili all'arricchimento dell'uranio o all'attacco al Sud che minaccia le nostre proprietà, gli USA risponderanno in maniere che incidono negativamente sugli interessi sentiti dalla Cina. La risposta è diretta a inviare un messaggio alla Corea del Nord e a riassicurare la Corea del Sud, ma chiaramente alla Cina non piace vedere portaerei USA, per esempio, nel Mar Giallo".

Washington lo scorso luglio ha minacciato di eseguire esercitazioni militari congiunte USA-Corea del Sud nel Mar Giallo, apparentemente in risposta all'affondamento di una nave da guerra sud coreana nel quale hanno perso la vita 46 marinai. La Corea del Sud ha accusato la Corea del Nord di avere affondato la nave, che è colata a picco vicino al confine marittimo conteso imposto dagli USA alla fine della Guerra di Corea, ma Pyongyang ha negato qualsiasi responsabilità.

Davanti alle marcate proteste di Beijing, l'amministrazione Obama ha spostato quelle esercitazioni al Mar del Giappone, lontano da acque cinesi.

Questa volta Washington schiera una delle sue più potenti navi da guerra nel Mar Giallo come dimostrazione della propria supremazia militare contro la Cina.

Mentre il governo cinese ha spiccato un misurato avvertimento sull'esercitazione, dichiarando che si oppone a "qualunque azione militare nella nostra zona economica esclusiva"che si estende per 200 miglia dalla costa cinesealtri vicini al governo di Beijing ed alle sue forze armate hanno denunciato vigorosamente le manovre USA.

Mentre il pretesto immediato per la provocatoria esercitazione è il conflitto coreano, esso è in linea con una sempre più aggressiva politica degli USA in Asia. Ciò ha incluso il tentativo USA di inserirsi in conflitti territoriali nel Mare Cinese Meridionale, appoggiando Giappone, Vietnam e altri paesi dell'ASEAN contro la Cina. Lo scopo di Washington nella regione è il perseguimento di una serie di alleanze e asserzioni di potenza militare dirette contro la Cina che si stendono da India, Pakistan ed Afghanistan a Sudest Asiatico, Giappone, Corea del Sud e Taiwan.

Come conseguenza del crollo finanziario capitalista mondiale, l'offensiva geostrategica associata a richieste sempre più aggressive di rivalutazione della valuta cinese e di concessioni commerciali.

Fondamentalmente, le crescenti tensioni USA-Cina sono radicate in cambiamenti profondamente estesi nell'economia mondiale e nell'equilibrio globale delle forze: da una parte, l'ascesa della Cina alla posizione di seconda maggiore economia mondiale, eclissando il Giappone, e dall'altra il relativo declino economico dell'imperialismo USA, combinato con il suo crescente utilizzo della forza militare.

Il conflitto minaccia di trasformare il Nordest Asiatico e l'intero pianeta in una polveriera. Molto come nel periodo precedente la I Guerra Mondiale, dei confronti regionali apparentemente isolati tra potenze minori hanno il potenziale di lanciare una conflagrazione mondiale, questa volta tra avversari armati di armi nucleari.

Una simile catastrofe può impedirsi soltanto attraverso la mobilitazione politica della classe lavoratrice internazionale nella lotta per il socialismo.

Bill Van Auken