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Questa settimana segna il 60° anniversario dell'entrata in
forze della Cina nella Guerra di Corea. L'attacco, eseguito da circa
300.000 truppe cinesi, risultò in una delle più stupefacenti
sconfitte subite dalle forze armate USA nella loro intera storia.
Ciò che seguì fu un prolungato e sanguinoso stallo che terminò
soltanto con l'armistizio dichiarato nel luglio 1953. La guerra
aveva reclamato la vita di più di quattro milioni di persone, la
vasta maggioranza di loro civili coreani.
Sei decenni dopo che le truppe USA e cinesi hanno condotto un
implacabile combattimento frontale a sud del fiume Yalu, le tensioni
nella penisola coreana sono discutibilmente al loro massimo dalla
fine della Guerra di Corea. Vengono alimentate da e a loro volta
inaspriscono i conflitti di grande potenza tra
Washington
e
Beijing.
L'arrivo questo fine settimana nel mar Giallo di un gruppo da
battaglia navale guidato dalla portaerei nucleare USA
USS George Washington
comunica un'altra intensificazione dell'attuale crisi.
La spedizione della gigantesca nave da guerra è stata
annunciata martedì nell'immediata scia del bombardamento nord
coreano dell'isola di
Yeonpyeong, che ha ucciso due marine sud coreani e due
lavoratori edili.
La Corea del Nord ha sostenuto che il suo bombardamento è stato
in risposta ai colpi sparati nelle sue acque territoriali dai
militari sud coreani durante delle esercitazioni tenute soltanto a
poche miglia dalla costa del Nord. La Corea del Sud ha lanciato un
fuoco di fila di rappresaglia che ha sostenuto avere inflitto danni
significativi, ma
nel Nord
non è stato emesso nessun rapporto su vittime. Ora delle nuove
esercitazioni—questa
volta con una massiccia componente USA—creano
le condizioni per un altro scontro.
Da entrambe le parti della zona demilitarizzata della
Corea la retorica incendiaria ha accompagnato la crisi.
Venerdì, la Corea del Nord ha denunciato le progettate esercitazioni
congiunte USA-Corea come una provocazione e ha avvertito che "La
situazione nella penisola coreana si sposta lentamente più vicina
sull'orlo della guerra".
Nel sud, il governo ha sostituito il suo ministro della difesa
con un ex capo degli stati maggiori riuniti militari e ha annunciato
l'adozione di nuove regole d'ingaggio che permetterebbero alle forze
armate di rispondere con la forza sproporzionata ad attacchi dal
Nord. Nel frattempo, la guarnigione di
Yeonpyeong (appena
sette miglia dalla costa nord coreana) è stata rinforzata con altre
truppe e armi pesanti.
Dei legislatori di destra nel frattempo hanno denunciato il
governo del presidente
Lee Myung-bak
per non avere intrapreso un'azione più aggressiva, compreso
l'utilizzo di attacchi aerei, contro il Nord.
Lee ed il suo Partito Hannara, il partito delle precedenti
dittature militari che hanno governato la Corea del Sud con il
sostegno degli USA, è entrato in carica promettendo una posizione
autoritaria contro la Corea del Nord. Il suo taglio agli aiuti e il
rigetto della "Politica della felicità", attraverso la quale i
precedenti governi sud coreani hanno cercato la riconciliazione
tramite investimenti e aiuti, hanno giocato un ruolo significativo
nel provocare l'intensificazione del conflitto. Ora Lee è sotto
pressione da parte dei suoi sostenitori e di elementi all'interno
delle forze armate per attuare la sua retorica autoritaria.
Il potenziale per un confronto catastrofico nella penisola
coreana è alto. E' difficile immaginare che un altro confronto
armato non provochi una maggiore rappresaglia da parte delle forze
armate sud coreane.
Ciò che a maggior ragione rende la situazione piena di pericoli
è il modo nel quale viene sfruttata da
Washington
per perseguire i propri scopi strategici nella regione,
particolarmente rispetto alla Cina.
I funzionari USA hanno riconosciuto che l'invio della
USS Washington,
delle sue cacciatorpediniere accompagnatorie e di altre navi di
scorta nel Mar Giallo è rivolto altrettanto, se non di più, alla
Cina come alla Corea del Nord.
"La decisione di Obama di accelerare lo spiegamento di un
gruppo di portaerei americano nella regione è intesa a pungolare i
cinesi", ha riferito giovedì il
New York Times.
"I funzionari americani sperano che offrendo a
Beijing
un risultato sgradevole—l'espansione
delle manovre americane al largo delle sue coste—la
Cina deciderà che premere sulla Corea del Nord è il minore di due
mali".
Un autorevole funzionario dell'amministrazione mercoledì ha
dichiarato al
New York Times
che "Ai cinesi, il messaggio è che se la Corea del Nord intraprende
azioni simili all'arricchimento dell'uranio o all'attacco al Sud che
minaccia le nostre proprietà, gli USA risponderanno in maniere che
incidono negativamente sugli interessi sentiti dalla Cina. La
risposta è diretta a inviare un messaggio alla Corea del Nord e a
riassicurare la Corea del Sud, ma chiaramente alla Cina non piace
vedere portaerei USA, per esempio, nel Mar Giallo".
Washington
lo scorso luglio ha minacciato di eseguire esercitazioni militari
congiunte USA-Corea del Sud nel Mar Giallo, apparentemente in
risposta all'affondamento di una nave da guerra sud coreana nel
quale hanno perso la vita 46 marinai. La Corea del Sud ha accusato
la Corea del Nord di avere affondato la nave, che è colata a picco
vicino al confine marittimo conteso imposto dagli USA alla fine
della Guerra di Corea, ma
Pyongyang
ha negato qualsiasi responsabilità.
Davanti alle marcate proteste di
Beijing,
l'amministrazione Obama ha spostato quelle esercitazioni al Mar del
Giappone, lontano da acque cinesi.
Questa volta
Washington
schiera una delle sue più potenti navi da guerra nel Mar Giallo come
dimostrazione della propria supremazia militare contro la Cina.
Mentre il governo cinese ha spiccato un misurato avvertimento
sull'esercitazione, dichiarando che si oppone a "qualunque azione
militare nella nostra zona economica esclusiva"—che
si estende per 200 miglia dalla costa cinese—altri
vicini al governo
di
Beijing
ed alle sue forze armate hanno denunciato vigorosamente le manovre
USA.
Mentre il pretesto immediato per la provocatoria esercitazione
è il conflitto coreano, esso è in linea con una sempre più
aggressiva politica degli USA in Asia. Ciò ha incluso il
tentativo USA di inserirsi in conflitti territoriali nel Mare Cinese
Meridionale, appoggiando Giappone, Vietnam e altri paesi dell'ASEAN
contro la Cina. Lo scopo di
Washington
nella regione è il perseguimento di una serie di alleanze e
asserzioni di potenza militare dirette contro la Cina che si
stendono da
India, Pakistan
ed
Afghanistan a Sudest Asiatico, Giappone, Corea del Sud e
Taiwan.
Come conseguenza del crollo finanziario capitalista mondiale,
l'offensiva geostrategica associata a richieste sempre più
aggressive di rivalutazione della valuta cinese e di concessioni
commerciali.
Fondamentalmente, le crescenti tensioni USA-Cina sono radicate
in cambiamenti profondamente estesi nell'economia mondiale e
nell'equilibrio globale delle forze: da una parte, l'ascesa della
Cina alla posizione di seconda maggiore economia mondiale,
eclissando il Giappone, e dall'altra il relativo declino economico
dell'imperialismo USA, combinato con il suo crescente utilizzo della
forza militare.
Il conflitto minaccia di trasformare il Nordest Asiatico e
l'intero pianeta in una polveriera. Molto come nel periodo
precedente la I Guerra Mondiale, dei confronti regionali
apparentemente isolati tra potenze minori hanno il potenziale di
lanciare una conflagrazione mondiale, questa volta tra avversari
armati di armi nucleari.
Una simile catastrofe può impedirsi soltanto attraverso la
mobilitazione politica della classe lavoratrice internazionale nella
lotta per il socialismo.
Bill Van Auken
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