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"Capitalismo clientelare" o soltanto semplice capitalismo?

Scritto da Marcus Mayo Venerdì, 16 maggio 2014

 

Pare che molti americani abbiano un'affascinante ossessione con una romantica, idealizzata versione di capitalismouna che in realtà non è mai esistita. Vi è una tendenza a credere che siamo in qualche modo proprio andati fuori rottache abbiamo in qualche modo perduto di vista la morale, l'etica ed i principi che incarnavano i grandi Padri Fondatori quando hanno formato il nostro stato. "Il capitalismo non è il problemaè il capitalismo clientelare che è il problema!" Abbiamo sentito questo argomento molte volte: Se soltanto potessimo sbarazzarci del "clientelismo" o "corporativismo" e "rimpiazzarlo con" o "reintrodurre" il vero capitalismo, i nostri problemi sarebbero risolti. Raccogliete su le sezioni dei commenti di ogni attuale articolo online che arrivi al punto di mettere in discussione l'attuale sistema socioeconomico globale ed è probabile vediate dichiarazioni e commenti simili.

Dunque, cos'è esattamente il cosiddetto capitalismo clientelare? Secondo il sito web againstcronycapitalism.org, "Il capitalismo clientelare ed il capitalismo genuino, se non opposti, sono fondamentalmente contrastanti . . . Il capitalismo clientelare è il matrimonio dello stato e degli interessi speciali privati. Alcune persone lo hanno chiamato corporativismo". Contrapporre "corporativismo" a "capitalismo" rivela una completa mancanza di comprensione della progressione e dello sviluppo di questo sistema. Questo è il tentativo di separare il capitalismo dal suo contesto storico e di rappresentarlo come un'astrazione idealizzata di se stesso. Il capitalismo clientelare è, piuttosto semplicemente, il capitalismo come si è sviluppato nella sua fase massima, imperialista

Abbiamo il "vero capitalismo"?

Vi sono molte personesia di destra che di sinistrache immaginano un sistema economico libero dall'interferenza dello stato, libero dalla coercizione, nel quale tutte le parti siano in grado di compiere ogni transazione volontaria che desiderino. Secondo uno dei leader originari dell'economia austriaca, Murray Rothbard, questo è un mercato libero nel quale "ciascuno scambio viene intrapreso come un accordo volontario tra due persone o tra gruppi di persone rappresentate da agenti". Tuttavia, in realtà ciò oscura i meccanismi interni del capitalismo. Alla fine della giornata, il sistema che immaginano equivale a niente altro che una fantasia, un'astrazione dalla realtà che "sembra valida sulla carta", ma che ignora le condizioni materiali e le potenti forze che vengono liberate dal capitalismo e che minano la sua stessa base.

Non altri che Albert Einstein ha avuto alcuni pensieri piuttosto perspicaci relativi all'argomento del "capitalismo puro" nel suo saggio "Perché il socialismo?" del 1949: "La situazione prevalente in un'economia fondata sulla proprietà privata del capitale è quindi caratterizzata da due principi primari: primo, i mezzi di produzione (capitale) sono posseduti privatamente ed i possessori ne dispongono come ritengono giusto fare; secondo, il contratto di lavoro è libero. Naturalmente, non vi è una cosa simile ad una società capitalista pura in questo senso. In particolare, si dovrebbe notare che i lavoratori, attraverso lunghe ed aspre lotte politiche, sono riusciti ad assicurarsi una forma in qualche modo migliorata del 'contratto di lavoro libero' per certe categorie di lavoratori. Ma, presa nell'insieme, l'economia attuale non differisce molto dal capitalismo 'puro'".

Quello di cui molte persone non si rendono conto è che il capitalismo contiene dentro se stesso la tendenza naturale verso ciò che queste persone considerano "capitalismo clientelare". Lo sviluppo e la progressione naturale del capitalismo generalmente risulta sempre in collusione tra lo stato capitalista e le imprese capitaliste. In una democrazia borghese la classe dirigente è composta da un groviglio dinamico di politici e imprenditori o alti dirigenti. Una delle contraddizioni del capitalismo è che, alla fine della giornata, gli stessi capitalisti non giocano mai secondo le "regole" sotto le quali presumibilmente il capitalismo opera meglio.

E' utopistico immaginare che si possa separare interamente il capitalismo dal governo capitalistail commercio non può funzionare senza strade, ponti, linee elettriche ecc.in altre parole, un'infrastruttura estremamente complessa può essere coordinata e pianificata propriamente soltanto da un livello elevato. Questi progetti costano molto denaro, così i contribuenti vengono colpiti per pagare il conto. I capitalisti sono naturalmente desiderosi di influenzare quelli con una carica politica e contano su di loro quando sono necessari dei cambiamenti infrastrutturali che beneficerebbero un particolare capitalista o industria.

Le molte contraddizioni intrinseche del capitalismo producono costantemente degli antagonismi che risultano in quello che i libertari percepiscono come forze esterne negativecose come i sistemi di welfare. Il welfare è reso necessario soltanto dalla tendenza del capitalismo a tagliare costantemente i salari ed i posti di lavoro, estraendo sempre più plusvalore dai lavoratori e dai suoi costanti effetti destabilizzanti sulla vita delle persone. Storicamente, lo stato è intervenuto e ha fornito una certa "rete di sicurezza", un modo per fornire un certo genere di stabilità per i milioni di persone che, per la disperazione, potrebbero altrimenti essere obbligati al crimine o ad ancora più pericolosesommosse civili. Senza questo, probabilmente la società esploderebbe più spesso e più intensamente.

Una delle maggiori scoperte di Marx è stata la crisi di sovrapproduzione. Essenzialmente, come il capitalismo si sviluppa, i capitalisti reinvestono costantemente una porzione dei loro profitti nel miglioramento del macchinario e nella tecnologia. Ciò risulta in una produzione migliorata e più merci che arrivano sul mercato. Ma i lavoratori non sono mai in grado di riacquistare tutte le merci che producono, perché non vengono pagati loro dei salari che sono uguali al valore delle merci che producono.

Questo porta inevitabilmente a cicli di espansione e crisi che risultano in continua instabilità. Nel passato, i politici keynesiani sono stati utilizzati nel tentativo di "appianare" le grinzesebbene non possano mai risolvere le contraddizioni fondamentali del sistema. Questo rappresenta un'altra maggiore contraddizione interna del sistema, che in questi casi pone sullo stato un'enorme pressione perché intervenga. Ma in questa epoca di austerità, non vengono offerte alla classe lavoratrice ed ai poveri nemmeno queste magre briciole.

Avidità e monopoli

Viene anche detto spesso che uno dei problemi del sistema è che siamo semplicemente "diventati troppo avidi". Tuttavia raramente viene fatto il collegamento che abbiamo un sistema economico che non soltanto incoraggia ed incentiva l'avidità, ma che è un sistema che pone intrinsecamente una pressione straordinaria su tutti i membri della società, che spesso sentono di non avere altra scelta che di ricorrere all'avidità in questo mondo di "cane mangia cane".

Persino le persone con le migliori morale ed intenzioni possono soccombere alle potenti forze del capitalismo. Non soltanto dirigenti e lavoratori sono sotto pressione costante per superare le prestazioni allo scopo di vendere esternamente a minor prezzo della competizione, ma stanno inoltre sempre attenti a competere internamente con i loro colleghi di lavoro per assicurarsi che il loro risultato non resti troppo indietroin modo da non trovarsi fuori dal posto di lavoro.

Quasi cento anni fa Vladimir Lenin assunse molti di questi punti nel suo sempre pertinente capolavoro Imperialismo, la fase suprema del capitalismo. In questo libro discusse del dominio del capitale finanziario su quello industriale, dell'esportazione di capitale e dell'utilizzo della forza militare per difendere i mercati, della fusione tra lo stato borghese e la grande impresa e, naturalmente, della tendenza ai monopoli.

I tipi del libero mercato e libertari tendono a lasciarsi sfuggire queste fastidiose contraddizioni. Lenin andò in grande dettaglio, mettendo in risalto la crescita del numero di grandi imprese, utilizzando le statistiche in Germania e negli USA, tra gli altri paesi, dalla fine dell'800 fino all'inizio del 900 per dimostrare la tendenza del capitalismo verso i monopoli:

"L'enorme crescita dell'industria e la notevolmente rapida concentrazione della produzione in imprese sempre più grandi sono una delle caratteristiche più tipiche del capitalismo . . . Si può vedere che ad un certo stadio del suo sviluppo la concentrazione stessa, per così dire, porta direttamente al monopolio, perché una dozzina circa di imprese gigantesche possono facilmente arrivare ad un accordo e, dall'altra parte, l'ostacolo alla competizione, la tendenza verso il monopolio, risulta dalla dimensione enorme delle imprese. Questa trasformazione della competizione nel monopolio è uno dei fenomeni più importantise non il più importantedella moderna economia capitalista".

Dunque qui vediamo che una delle presunte maggiori forze del capitalismola competizioneè in realtà minata dal suo stesso sviluppo e dalla tendenza a formare monopoli.

E' utopistico fare uso del concetto di "capitalismo puro". Il capitalismo clientelare, il corporativismo e tutte le altre cosiddette aberrazioni del nostro attuale sistema economico sono semplicemente dei modi di descrivere il capitalismo stesso, dei modi per ignorare il vero problema alla radice. Nessuna quantità di riformare questo sistema ci permetterà mai di tirare fuori tutti dalla povertà, di fornire posti di lavoro ed assistenza sanitaria per tutti e di stabilità alle nostre vite. Come stiamo attualmente vedendo con gli spietati attacchi ai lavoratori da parte di entrambe i partiti, l'austerità ed il tentativo su scala nazionale di approvare cosiddette leggi di "diritto al lavoro", la borghesia difenderà sempre la sua ricchezza ed attaccherà i lavoratori, lasciandoli portare il peso.

In un momento in cui i lavoratori sono di fronte a salari stagnanti o declinanti, alla disoccupazione e ad una squallida prospettiva per il futuro, molti americani stanno cominciando a mettere in discussione la validità e la credibilità delle ideologie di libero mercato dominanti che hanno implacabilmente colpito le loro teste. Proprio ora, le idee del marxismo stanno cominciando a diventare tanto popolari e d'attualità come mai. Molte organizzazioni dei media ed economisti mainstream stanno finalmente ponendo la domanda di cui noi abbiamo sempre conosciuto la risposta"Aveva ragione marx?"

Siamo ad un precipizio storico decisivo, dove l'umanità sta affrontando delle crisi enormi in quasi ogni aspetto immaginabile e questo viene riflesso nel rinnovato interesse nelle idee socialiste e marxiste. Nel recente periodo la consapevolezza collettiva nel si sta fermamente trasformandorespingendo le vecchie idee a lungo sostenute e cercandone di nuove, recentianche se sono hanno160 anni!

L'unico modo per porre fine ai monopoli, alla collusione, alla corruzione e, naturalmente, al "clientelismo", è di porre fine al capitalismo. Deve essere rimpiazzato da un sistema pianificato razionalmente, uno che sia veramente democratico e controllato dai lavoratori: il socialismo.