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Pare che molti americani abbiano un'affascinante ossessione con una
romantica, idealizzata versione di capitalismo—una
che in realtà non è mai esistita. Vi è una tendenza a credere che siamo
in qualche modo proprio andati fuori rotta—che
abbiamo in qualche modo perduto di vista la morale, l'etica ed i
principi che incarnavano i grandi Padri Fondatori quando hanno formato
il nostro stato. "Il capitalismo non è il problema—è
il capitalismo clientelare che è il problema!" Abbiamo sentito questo
argomento molte volte:
Se soltanto potessimo sbarazzarci del "clientelismo" o
"corporativismo" e "rimpiazzarlo con" o "reintrodurre" il vero
capitalismo, i nostri problemi sarebbero risolti. Raccogliete su le
sezioni dei commenti di ogni attuale articolo online che arrivi al punto
di mettere in discussione l'attuale sistema socioeconomico globale ed è
probabile vediate dichiarazioni e commenti simili.
Dunque, cos'è esattamente il cosiddetto capitalismo clientelare?
Secondo il sito web
againstcronycapitalism.org,
"Il
capitalismo clientelare ed il capitalismo genuino, se non opposti,
sono fondamentalmente contrastanti . . . Il
capitalismo clientelare è il matrimonio dello stato e degli
interessi speciali privati. Alcune persone lo hanno chiamato
corporativismo". Contrapporre "corporativismo" a "capitalismo" rivela
una completa mancanza di comprensione della progressione e dello
sviluppo di questo sistema. Questo è il tentativo di separare il
capitalismo dal suo contesto storico e di rappresentarlo come
un'astrazione idealizzata di se stesso. Il
capitalismo clientelare è, piuttosto semplicemente, il capitalismo
come si è sviluppato nella sua fase massima, imperialista
Abbiamo il "vero capitalismo"?
Vi sono molte persone—sia
di destra che di sinistra—che
immaginano un sistema economico libero dall'interferenza dello stato,
libero dalla coercizione, nel quale tutte le parti siano in grado di
compiere ogni transazione volontaria che desiderino. Secondo uno dei
leader originari dell'economia austriaca,
Murray Rothbard,
questo è un mercato libero nel quale "ciascuno scambio viene intrapreso
come un accordo volontario tra due persone o tra gruppi di persone
rappresentate da agenti".
Tuttavia, in realtà ciò oscura i meccanismi interni del
capitalismo. Alla fine della giornata, il sistema che immaginano
equivale a niente altro che una fantasia, un'astrazione dalla realtà che
"sembra valida sulla carta", ma che ignora le condizioni materiali e le
potenti forze che vengono liberate dal capitalismo e che minano la sua
stessa base.
Non altri che
Albert Einstein ha avuto alcuni pensieri piuttosto
perspicaci relativi all'argomento del "capitalismo puro" nel suo saggio
"Perché il socialismo?" del 1949: "La situazione prevalente in
un'economia fondata sulla proprietà privata del capitale è quindi
caratterizzata da due principi primari: primo, i mezzi di produzione
(capitale) sono posseduti privatamente ed i possessori ne dispongono
come ritengono giusto fare; secondo, il contratto di lavoro è libero.
Naturalmente, non vi è una cosa simile ad una società capitalista pura
in questo senso. In particolare, si dovrebbe notare che i lavoratori,
attraverso lunghe ed aspre lotte politiche, sono riusciti ad assicurarsi
una forma in qualche modo migliorata del 'contratto di lavoro libero'
per certe categorie di lavoratori. Ma, presa nell'insieme, l'economia
attuale non differisce molto dal capitalismo 'puro'".
Quello di cui molte persone non si rendono conto è che il
capitalismo contiene dentro se stesso la tendenza naturale verso ciò che
queste persone considerano "capitalismo clientelare". Lo sviluppo e la
progressione naturale del capitalismo generalmente risulta sempre in
collusione tra lo stato capitalista e le imprese capitaliste. In una
democrazia borghese la classe dirigente è composta da un groviglio
dinamico di politici e imprenditori o alti dirigenti. Una delle
contraddizioni del capitalismo è che, alla fine della giornata, gli
stessi capitalisti non giocano mai secondo le "regole" sotto le quali
presumibilmente il capitalismo opera meglio.
E' utopistico immaginare che si possa separare interamente il
capitalismo dal governo capitalista—il
commercio non può funzionare senza strade, ponti, linee elettriche ecc.—in
altre parole, un'infrastruttura estremamente complessa può essere
coordinata e pianificata propriamente soltanto da un livello elevato.
Questi progetti costano molto denaro, così i contribuenti vengono
colpiti per pagare il conto. I capitalisti sono naturalmente desiderosi
di influenzare quelli con una carica politica e contano su di loro
quando sono necessari dei cambiamenti infrastrutturali che
beneficerebbero un particolare capitalista o industria.
Le molte contraddizioni intrinseche del capitalismo producono
costantemente degli antagonismi che risultano in quello che i libertari
percepiscono come forze esterne negative—cose
come i sistemi di welfare. Il welfare è reso necessario soltanto dalla
tendenza del capitalismo a tagliare costantemente i salari ed i posti di
lavoro, estraendo sempre più plusvalore dai lavoratori e dai
suoi costanti effetti destabilizzanti sulla vita delle persone.
Storicamente, lo stato è intervenuto e ha fornito una certa "rete di
sicurezza", un modo per fornire un certo genere di stabilità per i
milioni di persone che, per la disperazione, potrebbero altrimenti
essere obbligati al crimine o ad ancora più pericolose—sommosse
civili. Senza questo, probabilmente la società esploderebbe più spesso e
più intensamente.
Una delle maggiori scoperte di Marx è stata la crisi di
sovrapproduzione. Essenzialmente, come il capitalismo si sviluppa, i
capitalisti reinvestono costantemente una porzione dei loro profitti nel
miglioramento del macchinario e nella tecnologia. Ciò risulta in una
produzione migliorata e più merci che arrivano sul mercato. Ma i
lavoratori non sono mai in grado di riacquistare tutte le merci che
producono, perché non vengono pagati loro dei salari che sono uguali al
valore delle merci che producono.
Questo porta inevitabilmente a cicli di espansione e crisi che
risultano in continua instabilità. Nel passato, i politici keynesiani
sono stati utilizzati nel tentativo di "appianare" le grinze—sebbene
non possano mai risolvere le contraddizioni fondamentali del sistema.
Questo rappresenta un'altra maggiore contraddizione interna del sistema,
che in questi casi pone sullo stato un'enorme pressione perché
intervenga. Ma in questa epoca di austerità, non vengono offerte alla
classe lavoratrice ed ai poveri nemmeno queste magre briciole.
Avidità e monopoli
Viene anche detto spesso che uno dei problemi del sistema è che
siamo semplicemente "diventati troppo avidi". Tuttavia raramente viene
fatto il collegamento che abbiamo un sistema economico che non soltanto
incoraggia ed incentiva l'avidità, ma che è un sistema che pone
intrinsecamente una pressione straordinaria su tutti i membri della
società, che spesso sentono di non avere altra scelta che di ricorrere
all'avidità in questo mondo di "cane mangia cane".
Persino le persone con le migliori morale ed intenzioni possono
soccombere alle potenti forze del capitalismo. Non soltanto dirigenti e
lavoratori sono sotto pressione costante per superare le prestazioni
allo scopo di vendere esternamente a minor prezzo della competizione, ma
stanno inoltre sempre attenti a competere internamente con i loro
colleghi di lavoro per assicurarsi che il loro risultato non resti
troppo indietro—in
modo da non trovarsi fuori dal posto di lavoro.
Quasi cento anni fa
Vladimir Lenin
assunse molti di questi punti
nel suo sempre pertinente capolavoro
Imperialismo, la fase suprema del capitalismo. In questo libro
discusse del dominio del capitale finanziario su quello industriale,
dell'esportazione di capitale e dell'utilizzo della forza militare per
difendere i mercati, della fusione tra lo stato borghese e la grande
impresa e, naturalmente, della tendenza ai monopoli.
I tipi del libero mercato e libertari tendono a lasciarsi sfuggire
queste fastidiose contraddizioni. Lenin andò in grande dettaglio,
mettendo in risalto la crescita del numero di grandi imprese,
utilizzando le statistiche in Germania e negli USA, tra gli altri paesi,
dalla fine dell'800 fino all'inizio del 900 per dimostrare la tendenza
del capitalismo verso i monopoli:
"L'enorme crescita dell'industria e la notevolmente rapida
concentrazione della produzione in imprese sempre più grandi sono una
delle caratteristiche più tipiche del capitalismo . . . Si può vedere
che ad un certo stadio del suo sviluppo la concentrazione stessa, per
così dire, porta direttamente al monopolio, perché una dozzina circa di
imprese gigantesche possono facilmente arrivare ad un accordo e,
dall'altra parte, l'ostacolo alla competizione, la tendenza verso il
monopolio, risulta dalla dimensione enorme delle imprese. Questa
trasformazione della competizione nel monopolio è uno dei fenomeni più
importanti—se
non il più importante—della
moderna economia capitalista".
Dunque qui vediamo che una delle presunte maggiori forze del
capitalismo—la
competizione—è
in realtà minata dal suo stesso sviluppo e dalla tendenza a formare
monopoli.
E' utopistico fare uso del concetto di "capitalismo puro". Il
capitalismo clientelare, il corporativismo e tutte le altre cosiddette
aberrazioni del nostro attuale sistema economico sono semplicemente dei
modi di descrivere il capitalismo stesso, dei modi per ignorare il vero
problema alla radice. Nessuna quantità di riformare questo sistema ci
permetterà mai di tirare fuori tutti dalla povertà, di fornire posti di
lavoro ed assistenza sanitaria per tutti e di stabilità alle nostre
vite. Come stiamo attualmente vedendo con gli spietati attacchi ai
lavoratori da parte di entrambe i partiti, l'austerità ed il tentativo
su scala nazionale di approvare cosiddette leggi di "diritto al lavoro",
la borghesia difenderà sempre la sua ricchezza ed attaccherà i
lavoratori, lasciandoli portare il peso.
In un momento in cui i lavoratori sono di fronte a salari stagnanti
o declinanti, alla disoccupazione e ad una squallida prospettiva per il
futuro, molti americani stanno cominciando a mettere in discussione la
validità e la credibilità delle ideologie di libero mercato dominanti
che hanno implacabilmente colpito le loro teste. Proprio ora, le idee
del marxismo stanno cominciando a diventare tanto popolari e d'attualità
come mai. Molte organizzazioni dei media ed economisti
mainstream stanno finalmente ponendo la domanda di cui noi
abbiamo sempre conosciuto la risposta—"Aveva
ragione marx?"
Siamo ad un precipizio storico decisivo, dove l'umanità sta
affrontando delle crisi enormi in quasi ogni aspetto immaginabile e
questo viene riflesso nel rinnovato interesse nelle idee socialiste e
marxiste. Nel recente periodo la consapevolezza collettiva nel si sta
fermamente trasformando—respingendo
le vecchie idee a lungo sostenute e cercandone di nuove, recenti—anche
se sono hanno160 anni!
L'unico modo per porre fine ai monopoli, alla collusione, alla
corruzione e, naturalmente, al "clientelismo", è di porre fine al
capitalismo. Deve essere rimpiazzato da un sistema pianificato
razionalmente, uno che sia veramente democratico e controllato dai
lavoratori: il socialismo.
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