WORKERS WORLD

 

 

Il 'calo' della disoccupazione nasconde l'incremento della miseria

di Fred Goldstein il 7 agosto 2013

 

Il 2 agosto il governo ha riportato che in luglio il tasso ufficiale di disoccupazione è calato dal 7,6% al 7,4%. I maestri della propaganda economica acclamano pure la crescita economica del prodotto interno lordo (tutti i beni e servizi prodotti) "maggiore di quanto previsto".

L'anemica crescita del PIL nel secondo trimestre dell'1,7% annualmente sembra buona soltanto se paragonata alle precedenti spaventose predizioni degli economisti borghesi di una crescita di meno dell'1%. E torreggia sulla peggiore crescita economica nel primo trimestre, che è stata appena dell'1%. Questo patetico tasso di crescita dimostra la continua incapacità del sistema capitalista di determinare una robusta espansione quattro anni dopo la cosiddetta ripresa. E questa crescita a passo di lumaca lascia senza lavoro o costretti a prendere posti di lavoro a livello di povertà, sottopagati, opprimenti decine di milioni di lavoratori.

I numeri dei posti di lavoro reali smentiscono decisamente la propaganda positiva sul declino della disoccupazione ufficiale. Ufficialmente, in luglio sono stati creati 162.000 posti di lavoro, soltanto leggermente sopra i 150.000 mensili necessari per fornire lavoro alla generazione di lavoratori subentrante.

In maniera più importante, dei posti di lavoro creati, il 40% era nel dettaglio sottopagato, negli alberghi e nelle industrie a lavoro temporaneo. Questi posti di lavoro riguardano il peggiore genere di sfruttamento di afroamericani, latino, lavoratori immigrati e bianchi poveri. Dall'altra parte, le costruzioni hanno preso un colpo e perduto 6.000 posti di lavoro netti, principalmente perché il programma di austerità dei banchieri ha rimandato le costruzioni governative.

Recentemente il presidente Barack Obama ha compiuto un viaggio alla struttura della Amazon a Chattanooga, Tenn., per richiedere "un trattamento migliore per la classe media". Assieme all'intero establishment capitalista, ha chiamato non correttamente "classe media" la classe lavoratrice allo scopo di cancellare ogni senso di identità di classe tra il proletariato. Ed il suo discorso è stato soltanto una ripetizione dell'appello per investimenti in infrastrutture e nell'ambiente, per i quali non ha mai veramente lottato.

E' andato alla Amazon perché era in grado di annunciare che la società stava creando 5.000 posti di lavoro. Ma il discorso ha fallito quando è stato rivelato che i posti di lavoro pagavano $11 l'ora ed erano in gran parte lavori massacranti in depositi di scorte. "A nostro avviso questi sono dei grandi posti di lavoro", ha dichiarato la portavoce della Amazon Kelly Cheeseman mentre cercava di difendere i salari di povertà per posti di lavoro a buon mercato. (Wall Street Journal, 1° agosto)

I dati sgradevoli di luglio raccontano una storia differente. Complessivamente nell'economia, le ore totali e le ore medie lavorate sono entrambe calate; la crescita salariale è declinata. Il numero ufficiale di lavoratori senza lavoro per sei mesi o più è aumentato. Il numero di lavoratori costretti al part-time è aumentato di 19.000. Ora il totale di obbligati al part-time viene stimato a 8,2 milioni dopo quattro anni di "ripresa", confrontato con soltanto 4,4 milioni nel 2007 prima della depressione economica.

I livelli occupazionali bloccati ai minimi storici

Il numero più importante di tutti, che è a mala pena menzionato nella stampa capitalista, è il tasso reale di occupazione, cioè la percentuale di adulti in età lavorativa che hanno un posto di lavoro. Questa cifra all'inizio del 2007 era il 63,3%. Per il 2009 era calata al 58,3% e non si e spostata sopra al 58,7% da quando è cominciata la "ripresa". Ciò significa che su 100 persone in età lavorativa, 41 non hanno nessun lavoro. (Ezra Klein, Washington Post, 1° agosto; vedi il grafico del Center on Budget and Policy Priorities)

Questo significa che a milioni hanno lasciato e non sono più inclusi nella forza lavoro. Il Congressional Budget Office stima che la "forza lavoro potenziale" sia di 159,2 milioni, ma che la dimensione ufficiale della forza lavoro sia di 155,8 milioni. Ufficialmente vi sono quindi 3,4 milioni di "lavoratori mancanti". (Heidi Shierholz, Economic Policy Institute, 2 agosto)

Questi 3,4 milioni sono in aggiunta ai 6,6 milioni che il Labor Department riporta come nella forza lavoro ma che non cercano lavoro attivamente. In luglio, hanno lasciato altri 37.000. Come parte della popolazione, la forza lavoro è ai minimi di tre decenni.

Questi totali non comprendono i 2,3 milioni di detenuti, sproporzionalmente neri e latino, molti dei quali lavorano a salari da schiavitù.

Forbes non riesce a comprendere la ripresa senza posti di lavoro

L'edizione online del 4 agosto di Forbes Magazine ha considerato il dilemma che affronta il sistema capitalista e la crisi che produce sui lavoratori.

Forbes ha citato Brian Hamilton, il presidente di una società finanziaria. Con tono preoccupato, Hamilton ha osservato che la "ripresa" è vecchia 48 mesi. E' probabile che l'economia affronti presto una depressione economica. Ed il tasso di disoccupazione è ancora bene sopra il 7% e non scenderà considerevolmente.

Hamilton ha osservato che "Siamo sul retro dello sviluppo". Ha aggiunto che con la disoccupazione "sopra il 7% in una parte positiva del ciclo economico, è sconcertante pensare che è probabile che aumenti quando l'economia comincia a contrarsi".

"E' molto strano che abbiamo una crescita economica senza ... una crescita molto forte dell'occupazione", ha aggiunto.

Marx ha spiegato la crisi e la via d'uscita

Ma, per i marxisti, che comprendono il sistema capitalista, la ripresa senza posti di lavoro —dove il capitalismo si espande alquanto ma i lavoratori restano in crisi — è tutt'altro che strana.

Il capitalismo è nell'età dell'automazione. Karl Marx ha dimostrato che mentre il capitalismo cresce rende maggiori e più produttivi i mezzi di produzione, distribuzione ed i servizi. La competizione capitalista spinge questo processo verso una produttività sempre maggiore allo scopo di accumulare più e sempre più profitti. Ciò porta a sempre maggiore sfruttamento della classe lavoratrice, che è la fonte di tutti i profitti e di tutta la ricchezza.

Ciascun capitalista cerca di ridurre la propria forza lavoro, abbassare i salari della forza lavoro esistente ed aumentare i ritmi di produzione di tutti. Mentre ogni gruppo capitalista, come GM, Walmart, McDonald’s, GE e così via, utilizza sempre più automazione per ridurre la propria forza lavoro, mettendo quindi sempre più abilità nel software e nelle macchine, il risultato è una vasta forza lavoro sotto pagata e la crescita inesorabile di quello che Marx ha chiamato "l'esercito di riserva dei disoccupati".

Questo comporta inevitabilmente attacchi ai sindacati, esportazione di posti di lavoro verso aree del mondo a bassi salari per super-sfruttare i lavoratori nei paesi poveri, importazione di lavoratori irregolari vulnerabili, furto dei salari, violazione delle leggi sul lavoro e così via.

Marx ha dimostrato che più l'industria diventa produttiva, più è difficile per i capitalisti espandere la produzione. Quando lo fanno, l'enorme ammontare di merci prodotte si accumula rapidamente e la classe lavoratrice sottopagata non può acquistarle.

La sovrapproduzione aumenta. Di conseguenza non vi è nessun profitto nel produrre. Il capitalismo colpisce un muro. Se i padroni accelerano la produzione, l'intera economia arriverà velocemente a schiantarsi giù. Ma quando trattengono fermamente i loro trilioni di dollari in contanti e li utilizzano per speculazioni invece che per investimenti, milioni di lavoratori rimangono disoccupati. In ogni caso, il sistema determina una crisi per i lavoratori e gli oppressi.

Tutto ciò deriva da un processo descritto da Marx 150 anni fa. Ma Marx non ha descritto soltanto i mali del capitalismo. Ha anche dimostrato come l'intensificato sfruttamento e la crescita della disoccupazione di massa causerebbero alla fine che i lavoratori si ribellino, si organizzino e rovescino il sistema capitalista del profitto una volta per tutte.

Goldstein è l'autore di “Low-Wage Capitalism” e di “Capitalism at a Dead End”. Il secondo è stato tradotto in spagnolo come “El capitalismo en un callejón sin salida” . Per ordinare libri, vedi Amazon.com